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Modesta proposta: vietare il voto ai cretini

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Lo so, me lo sento, mi pioveranno addosso le solite accuse di bieco maschilismo, ma non posso non osservare che biondine di regime, squinzie bipartisan e ochette giulive di maggioranza si sono accollate l’onere gregario di sbrigare lavori sporchi e di propagandare tutta l’immondizia ideologica che ispira un ceto dirigente senza idee ma con molti interessi.

Non torno nemmeno sulla personalità di Giovanna Melandri, sulle sue frequentazioni “bilionarie” almeno quanto i suoi incarichi immeritati e sorprendenti. Voglio invece soffermarmi sulla sua ultima esternazione, ovviamente su Twitter, in occasione del referendum sulla Brexit, quando – in attesa di procedere a limitazioni del diritto di voto tramite selezioni per target: tutti quelli di statura superiore a 1, 70, o tutti quelli che si chiamano Matteo, o tutti quelli che si sono laureati in fantasiose materie para-economiche negli Usa, o, meglio ancora, concediamo lo status di corpo elettorale a una sola regione, magari la Toscana, tanto per non sbagliare – ha scritto “: “Invece di vietare il voto alla gente nei primi 18 anni di vita, perché non negli ultimi 18?”.

Si sa che la mezza età suscita invidia ed emulazione della giovinezza, quanti ne vediamo di maschi in chiodo e stivaletti ranchero col tacchetto, coi capelli tinti di colori improbabili e riporti spericolati. E quante ne vediamo di “dietro liceo, davanti museo” con i labbroni, gli shorts e sfrontate canottiere. Tutti ansiosi di   appartenenza tardiva e militante nelle schiere di giovani, come se al giorno d’oggi fosse una fortuna, come se non fosse sempre più attuale la massima di Nizan secondo il quale non c’era età più infelice dei vent’anni. E come se i giovani non fossero fin troppi per annettere anche i cinquantenni, visto che attempati bellimbusti, veterani dell’intrallazzo, ammuffiti parassiti della più arcaica politica, ne rivendicano lo status a 40 anni passati per legittimare incompetenza, dissennatezza, capriccioso infantilismo criminale.

Ma quasi nessuno resiste alla tentazione di blandirli e coccolarli a parole, perché poi nei fatti vengono invece penalizzati in speranze e sogni, un tempo corredo dell’età, se i dati confermano la condanna all’infelicità per i giovani al di sotto dei trent’anni fatta di inattività forzata, lavori atipici o emigrazione. Se  il trend negativo, registrato perfino dagli organismi che ubbidiscono ai killer europeo, persiste e riguarda soprattutto coloro che hanno già concluso gli studi universitari (dai 25 ai 34 anni), per i quali l’inattività continua ad essere alta e, anzi, ad aumentare: il livello cresce costantemente da dieci anni, passando dal 21,9% nel 2004 al 27% nel 2014 e al 27,6% nel 2015. Se alla fine della formazione universitaria, dunque, i giovani non trovano lavoro per un lungo periodo di tempo (uno su tre lo trova dopo tre anni) neppure, a quanto pare, se adottano l’espediente suggerito dal Ministro Poletti e si accontentano di voti bassi o mediocri. Se abbiamo fatto di loro personalità fragili e ricattabili, permeabili a lusinghe e intimidazioni, tanto da accettare il lavoro gratuito e incostituzionale all’Expo, da scappare dal  loro Paese per svolgere mansioni svalutate e umilianti che da noi abbiamo delegato agli immigrati, purché in pizzerie londinesi, bar tedeschi, bisteccherie americane.

La Melandri, nata e cresciuta in anni più favorevoli, in famiglia privilegiata, dotata di buone conoscenze e parentele e incline per indole a saperle mettere a frutto con profitto, non si sottrae. E per una volta ha ragione di dedicare tanta benevolenza ancorché intermittente  ai giovani, a quelli  inglesi che hanno votato per la permanenza nell’Ue. Perché come diceva Tostoi meglio di lei, “si pensa comunemente che di solito i conservatori siano i vecchi, e che gli innovatori siano i giovani. Ciò non è del tutto vero. Il più delle volte, conservatori sono i giovani. I giovani, che han voglia di vivere ma che non pensano e non hanno il tempo di pensare a come si debba vivere, e che perciò si scelgono come modello quel genere di vita che v’era prima di loro”. Perché basta guardarsi attorno per capire che abbiamo dato vita e creato dei mostri del misoneismo, condizionati dalla paura, da una inclinazione all’irresponsabilità, da un istinto alla delega, che abbiamo alimentato per innumerevoli motivi, molto analizzati da sociologi, psicologi, antropologi: sensi di colpa, frustrazioni, apprensività, e che loro hanno nutrito grazie alla frase risolutiva: siete i miei genitori, avete l’obbligo di mantenermi, in fondo non rubo, non mi drogo, non faccio la mignotta.

E infatti basta leggere le cronache sui club dei club del  “Conservative Future”, il movimento giovanile del partito di Cameron e Osborne, basta sfogliare qualche pagine del libro di David Leonhardt e perfino delle pagine di Time per sapere che i  ragazzi americani, figli di chi non ha avuto ritegno a eleggere Reagan e a subire Bush, sono disinteressati ai diritti civili,  alla legalizzazione della marijuana, alla limitazione della vendita delle armi, alla cittadinanza per gli immigrati illegali, alla lotta ai cambiamenti climatici e alla diseguaglianza economica. O basta dare una scorsa ai segmenti generazionali che hanno votato Le Pen.

Abbiamo le nostre colpe se li abbiamo disegnati in modo che debbano considerare la “flessibilità” come un male necessario, la precarietà come una occasione per esprimere un creativo e disordinato dinamismo, l’incertezza come un effetto incontrastabile del progresso, la paura come una condizione naturale, l’austerità come una pena cui sono condannati per via dei nostri usi dissipati, per i quali ce ne vogliono, per i quali ci serbano rancore, perché questa è la prima conseguenza di un sistema che istiga all’inimicizia, al risentimento, alla rottura di patti millenari tra generazioni.

È che la Melandri, a forza di stare in America, ha fatta sua la considerazione di Woody Allen: perché dovrei preoccuparmi per le generazioni a venire? In fondo cosa hanno fatto loro per me?

Quello che sappiamo è che cosa abbiamo fatto noi contro di loro.

 

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4 responses to “Modesta proposta: vietare il voto ai cretini

  • Giulio Mario Palenzona

    al netto del molto, imho eccessivo, “condimento”, c’è un nucleo di verità profonda ed agghiacciante nell’analisi (B.T.W. non conoscevo questa posizione di Lev, ma non mi sorprende che ci abbia preso e che sia ancora valida), e il solo enunciarla in chiaro è di per sé molto coraggioso e non politically correct. Si sa : chi viene falcidiato sui fondamentali deve essere blandito sul superfluo. E guai a mettere in discussione il diritto a trasgredire o a conformarsi, perché rischia di rievocare il diritto a lottare per la giustizia e il proprio futuro. Confermo tristemente, dal mio punto di osservazione degli/sugli adolescenti, che l’opera di irregimentazione mentale su di loro è stata installata con successo, e che rientrano perfettamente nel prototipo delineato, in grande maggioranza. E questo lascia poca o punto speranza sul futuro.
    A latere : lo smartphone è non solo uno status symbol, ma il mezzo preminente per il condizionamento mentale, per restringere gli orizzonti del libero pensiero entro menu a scelta rapida standardizzati, per insegnare a pensare in termini di segni di spunta su caselline preformattate e non progettare nulla in senso divergente. La rete stessa in dieci anni è molto cambiata, per rispecchiare questa fruizione da carrello della spesa di servizi utili (a chi li eroga di certo)

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  • Roberto Casiraghi

    “Invece di vietare il voto alla gente nei primi 18 anni di vita, perché non negli ultimi 18?”

    Interessante, vuol dire che la Melandri si è lasciata sfuggire che qualcuno ha già deciso che l’età obbligatoria della dipartita del cittadino da questo mondo sarà in futuro fissata per legge, unico modo con cui si potrebbero calcolare “gli ultimi 18 anni”. Diversamente non si possono calcolare… a meno che non ci pensi un algoritmo che sulla base dei dati di salute di ognuno immessi nel solito database statistico stabilisca già adesso la sua probabile data di decesso. A questo punto sarebbe facile inibirgli il voto nel giorno in cui compie il 18° anno rispetto alla data di decesso prevista algoritmicamente.
    Si scherza, ma queste follie statistiche già avvengono nelle diagnosi mediche di osteoporosi in cui si indica, per esempio, che il paziente ha un 35% di probabilità di avere una frattura agli arti entro 15 anni. Oggi si prevedono le fratture, domani perché non gli addii alla vita?

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  • Manunzio

    “Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma (ndr donne di) bordello!”

    Recessione e/o crisi bancaria: l’esplosione annunciata dell’eurozona

    http://federicodezzani.altervista.org/brexit-sette-giorni-la-miccia-brucia/

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