Archivi tag: Brexit

Un virus tira l’altro

Come volevasi dimostrare: chi si è illuso o ancora si sta ancora illudendo che ubbidendo alle disposizioni, anche le più assurde e bislacche, mettendosi la inutile museruola e in ultimo sottoponendosi a vaccini non sperimentati sarà finalmente libero perché ogni cosa tornerà come prima, ha sbagliato proprio tutto. Adesso infatti è saltata fuori la “variante inglese” del virus che colpisce elettivamente la brexit in vigore dal primo gennaio e certamente in futuro ne salteranno fuori altre versioni il che è assolutamente normale per un virus variabile, ma intanto i vaccini già ordinati, in particolare quelli a mRna della Pfizer e di Moderna, troppo “mirati”, vanno in crisi di credibilità, se ne dovranno probabilmente produrre di nuovi  e dunque tutto l’armamentario pandemico con la sua messa in mora delle costituzioni può rimanere perfettamente in piedi a tempo indefinito, fino a quando insomma non saranno  tagliate le economie e reingegnerizzate le società. Il virus o i virus non c’entrano un bel nulla, ma va a spiegare a una popolazione del tutto ignara della scienza e immersa nel vago scientismo della indecorosa divulgazione tipo Focus o banda Angela, che un nuovo virus è soprattutto un’ipotesi alla quale occorrono anni prima di essere confermata: i virus non si vedono e non si toccano, la loro presenza o meglio quella di sequenze genetiche che si ritengono tipiche dl quel particolare patogeno grazie ad elaborazioni computerizzate, vengono rilevate bio chimicamente centrifugando ( nel caso del coronavirus) i liquidi bronco-alveolari o quelli rinofaringei e stabilendo per convenzione che la parte più leggera, il cosiddetto surnatante, contiene il virus. Ma bisognerebbe dire ” anche il virus” perché in realtà  dentro ci può essere qualsiasi cosa compreso Rna nostro o di migliaia di altri microrganismi. E’ il medesimo problema dei tamponi che appunto vengono prodotti per rilevare certe sequenze che costituiscono una parte infinitesimale del codice genetico virale e che dunque possono appartenere a un vasto numero di organismi.

Probabilmente il pubblico non immagina  che nella primavera scorsa quando la tensione di paura era al massimo come pure le segregazioni  sia la commissione europea  che il Cdc americano riconoscevano di non avere davvero isolato il virus e dunque di non avere validi strumenti diagnostici. E su questo ci sono i documenti:

  • “Poiché nessun virus isolato con una quantità quantificata di SARS-CoV-2 è attualmente disponibile …” (Commissione europea, documento di lavoro dei servizi della Commissione, Prestazioni attuali dei metodi e dispositivi di prova COVID-19 e criteri di prestazione proposti, 16 aprile 2020, p.19).
  • “Dal momento che non sono attualmente disponibili isolati di virus quantificati del 2019-nCoV …” (Centers for Disease Control and Prevention, Division of Viral Diseases, CDC 2019-Novel Coronavirus (2019-nCoV) Real-Time RT-PCR Diagnostic Panel, 13 / 07/2020, pag.39).

Capite bene che in queste condizioni  si possono trovare quante varianti si vogliono. O nel futuro quanti altri virus si vogliono. Tuttavia la letteratura scientifica, al contrario della letteratura da giornale o da esperto tronista televisivo a contratto, ci dice che le mutazioni solitamente attenuano la patogenicità dei virus i quali con un meccanismo evolutivo più che ovvio  tendono ad adattarsi man mano all’ambiente, cioè a noi, dunque ben vengano le varianti ancorché esse possano essere più contagiose. a patto che si dica che la contagiosità non ha nulla a che vedere con la pericolosità: i virus più contagiosi sono quelli che fanno parte del comune virioma umano e alcuni sono importanti per mantenerci in salute Tuttavia questo non può essere detto perché attenuerebbe la paura, metterebbe in crisi l’affare del secolo dei vaccini, e soprattutto non permetterebbe di imporre regole liberticide. Una volta che si è accertata la possibilità di ottenere la sottomissione semplicemente diffondendo il terrore per un’infezione tutto sommato al livello di un’influenza, gonfiata in maniera grottesca considerando tutti i decessi possibili come da Covid, di certo non si tornerà indietro. Neanche il fatto che la nuova malattia sia stata campo di indecorose speculazioni, come per esempio in Italia l’uso ospedaliero di antivirali contro l’ Hiv  di cui già si conosceva la totale inefficacia, per non parlare del famigerato Remdesivir della Gilead, utilizzato soprattutto in Usa e acquistato dalla Ue, pochi giorni prima che gli studi sul farmaco lo dichiarassero inutile riescono ad attivare i processi razionali, anche si tratta di vistose tracce per indurre a una riconsiderazione dell’Apocalisse. Così possiamo prepararci ad anni di tormenti e di povertà a meno che non la smettiamo di fare i babbei.


La dura lezione della Brexit

1576191462067.jpg--boris_johnson_stravince_le_elezioni__laburisti_travolti__l_inghilterra_grida_forza_brexitNon c’era bisogno della sfera di cristallo per sapere come sarebbero andate le elezioni in Gran Bretagna: la questione della Brexit si era infatti radicalizzata da quando agli inglesi era risultato chiaro che i loro rappresentanti volessero, per l’ennesima volta in questo continente, ribaltare il risultato del referendum e annullare in qualche modo la separazione dall’Ue o attraverso il Parlamento oppure riproponendo la consultazione fino ad avere il risultato sperato. Vittima di tutto questo è stato il Partito Laburista che, inizialmente, grazie alla nuova radicalità impressa da Corbyn, era stato favorevole all’uscita da un’unione che si rivelava sempre più conservatrice, avendone anche un notevole guadagno elettorale, ma in seguito si è abbandonato a una ambigua incertezza  sul tema finendo per ottenere una sconfitta di proporzioni storiche figurando tra quella parte di ceto politico che se ne infischia della volontà popolare. La cosa va comunque spiegata meglio: quando Cameron volle il referendum sull’uscita lo fece esclusivamente per avere maggior libertà contrattuale con la commissione di Bruxelles, ma non si aspettava che il Si vincesse davvero, voleva soltanto portare al tavolo delle trattative una consistente minoranza di inglesi decisa ad andarsene per spaventare la commissione e ottenere maggior spazio di manovra. In questo modo la intesero anche i Laburisti i quali speravano di poter stappare regole diverse di bilancio meno draconiane e così rilanciare la politica sociale.

Quando gli inglesi si pronunciarono a sorpresa per l’uscita, finirono per spiazzare tutti i partiti come galline nel pollaio quando arriva la volpe, ma mentre tra i conservatori è prevalsa mano mano  l’idea che bisognava cavalcare la tigre e premere su quest’acceleratore per conquistare una maggioranza che mettesse in cassaforte lo stato antisociale di stampo neoliberista, i Laburisti non sono stati in grado di prendere una chiara posizione ondeggiando continuamente attorno a un “ni” che si è concretizzato nella proposta di un nuovo referendum, finendo così per scontentare i propri elettori che volevano uscire, ma anche quelli che invece volevano rimane nella Ue, sia pure in posizione defilata. Ancora una volta questo feticcio dell’Europa causa danni e riesce a sostenere la causa della reazione persino quando si tratta di andarsene. D’altro canto la questione riguarda soltanto gli assetti delle elites e le geopolitiche, ma non certo la classe lavoratrice che ha disertato le urne dei laburisti e certamente non senza ragioni: tutta la caduta dello stato sociale, dei salari e l’assunzione della precarietà come modello di lavoro si è svolta con la Gran Bretagna nell’Europa, anzi è stata potentemente supportata da quest’ultima soprattutto nella fase blairista: quale credibilità poteva avere la radicalizzazione corbiniana con questo combattuto attaccamento alla Ue?

Alla fine si è spontaneamente creata l’idea che non ci fosse poi molta differenza tra le formazioni politiche in relazione alle questioni sociali: non è infatti molto credibile chiedere un cambiamento radicale delle cose in favore del lavoro e contro la disuguglianza che nasce dall’accumulazione di capitale senza quasi più redistribuzione e nello stesso tempo traccheggiare per rimanere dentro un un’unione che fa proprio di questo la sua ragion d’essere costringendo i bilanci dentro regole, palesemente assurde e costruite proprio per questo, che non permettono politiche sociali e privatizzano tutto. E’ chiaramente una posizione insostenibile o sostenibile solo dallo strato borghese e garantito di queste sinistre convertite. Del resto questa è la ragione per cui la mania europeista ha di fatto distrutto tutta la sinistra europea anche perché è del tutto evidente che le ragioni del lavoro contro quelle del capitale hanno più forza dentro i singoli Paesi dove il peso del consenso ha un’efficacia ben superiore a quella che può avere nelle ambigue governance elitarie sovranazionali e ricattatrici. E’ quasi elementare, ma l’effetto di questo errore è stato devastante permettendo che questi temi venissero cavacalcati da altri così da alimentare una dialettica politica che in un modo o nell’altro è tutta alla fine dentro i dogmi del sistema.

Ma invece di cercare d comprendere cose così evidenti  ci si rifugia in fantasie perverse e ridicole che partendo dai supposti sfracelli che la Brexit avrebbe provocato all’economia inglese insinuate dai soliti sedicenti esperti che da anni annunciano un disastro immaginario, naturalmente dietro pagamento, ha come punto di arrivo stravaganti fesserie, come per esempio l’apertura di sottoscrizioni per i poveri bambini inglesi colpiti dalla Brexit. La sterlina si rivaluta, ma come fanno questi poveracci a rinunciare al loro minimo  mondo così ordinato e così disperatamente ottuso?  Tutto fa brodo per diffondere paure insensate perché nessuno osi alzare la testa, anche quando per puro caso ce l’abbia.


Ammucchiata per il suicidio

rana Anna Lombroso per il Simplicissimus

Eh si ci vorrebbe proprio un governo di coalizione, tutti insieme, rane e scorpioni fino a ammazzarsi, così finalmente si uscirebbe dall’equivoco che questa crisi sia effetto dei giochi perversi della “politica” dei partiti, vecchi e nuovi, liquidi e aerei, che ormai non ce n’è più nessuno con la base, le sezioni, i circoli, gli iscritti, le minoranze. Quando invece è chiaro il trattarsi dell’allegoria come in un affresco della breve battaglia dalla quale sono usciti vincitori i poteri speculativi e sfruttatori che hanno scelto come terreno esemplare una valle che vogliono trasformare in una miniera, in un giacimento da esaurire grazie a quel buco per tirarne fuori un tesoro, concreto:  i frutti di sfruttamento, corruzione, malaffare e  simbolico: l’ostensione liturgica della potenza invincibile del capitale. 

Certo il bottino non è poca cosa,  ma  a valere davvero è l’affermazione di quella combinazione di avidità d’oro e di predomino, con il trionfo dell’ideologia che ci sta dietro rappresentata da una grande opera paradigmatica dell’indirizzo che devono prendere gli investimenti per fruttare  in favore di soggetti privati che non hanno mai scommesso un centesimo in innovazione e tecnologia, limitandosi a tunnel,  ponti, muri, piramidi, vele e autostrade senza curarsi della loro pressione e delle controindicazioni anche quando pare possano servire a fari più belli,  della  sicurezza e della manutenzione, esemplare dell’avidità di rendite parassitarie, di azionariati incarnati anche in forma letteraria degli esangui rampolli della dinastia torinese.

Eh si, era proprio il monumento all’Europa, che per alcuni sarebbe ancora il terreno sul quale esercitarsi per addomesticare il sistema mentre è il teatro della colonizzazione intestina, anche se in realtà all’Ue non interessa un treno veloce  se non per lasciare l’impronta del suo tallone di ferro, per dare forza a un mito modernista presente nella narrazione contemporanea, quello della velocità legata al trasporto di merci in una edizione contemporanea dei fasti del doux commerce, anche se si tratta di una leggenda bugiarda quando traffici, consumi e scelte   viaggiano nel mondo virtuale dell’e commerce al cui comando di sono multinazionali invisibili e inagibili con le loro forme di marketing , di management e organizzazione del lavoro, le più antiche e inique possibili.

Poco ci vuole a capire che ci hanno messi alla prova, governo e cittadini, grazie a test per saggiare fino a dove è possibile fare di noi una nuova Grecia praticato nel corpaccione di Salvini, quello che digrignai denti, abbaia e poi fa sissignore nel canile a guardia della fortezza europea ricoprendo a meraviglia, forse anche spericolatamente,  l’incarico di staccare la spina a comando, appagato del ruolo muscolare di sventolare  il drappo rosso delle elezioni che tutti fanno finta di volere e nessuno vuole, nel corpicino di Conte che si ritaglia la funzione demiurgica e salvifica fino al sacrificio personale sperando in un incarico di servizio,   nella sagoma di cartone del convitato di pietra, nelle figurine dell’albo del Pd che sperano di appropriarsi della mansione di ago della bilancia  decisivo come i socialisti dell’Italia da bere, influenti, irrinunciabili, in alleanza non temporanea di interessi con gli attrezzi mai arresi dell’utensileria berlusconiana.

Adesso hanno verificato che possiamo subire tutto senza fiatare, che sono evaporate le velleità anti-sistema dei 5Stelle, che quella di cambiare l’Europa dall’interno altro non era che un grazioso esercizio stilistico di chi dallo status quo trae solo vantaggi, ancorché miserabili, che il cane che abbaia non solo non morde ma scodinzola, che quel referendum vinto da chi voleva tutelare la costituzione invisa perchè nata da una lotta di liberazione con targa “socialista”  è stato messo nel dimenticatoio, dove è riposto l’articolo 18, l’istruzione pubblica, il welfare, i diritti fondamentali, che poi lo sono tutti, le pensioni in qualità di remunerazioni procrastinate e non di erogazioni benevole.

Adesso hanno visto con sollievo che siamo pronti al Monti 2, 3, 4, comunque si chiami, a una nuova stretta, a una austerità ancora più severa e punitiva, così impariamo, per la tranquillità di chi si era preoccupato della Via della Seta, delle aperture alla Russia, di qualche sussulto imitativo della Brexit, esorcizzato nella pratica dal rito della nomina di Ursula Von del Leyen a presidente della Commissione, con i 5Stelle che forniscono l’appoggio necessario e la Lega che fatti i conti fa la finta di votare contro.

Non consola che a vincere siano dei generali vecchi e  ottusi che guardano a un mondo che è già cambiato sotto i loro occhi, destinati a perdere con la cronaca e la storia, seppelliti sotto le rovine delle loro piramidi e scaraventati dentro i grandi buchi che hanno scavato come fosse comuni per noi.

 

 

 

 


Socialdemocrazia: il supplizio di Tantalo

TantalusMorto uno Tsipras se ne fa un altro: così Jeremy Corbyn dopo aver salvato il labour dalla mortale peste blairiana e aver dato l’impressione di voler tornare a una vera politica di sinistra, fa un voltafaccia di 180 gradi e chiede un nuovo referendum sulla Brexit per tentare di mantenere la Gran Bretagna in Europa, cosa  che rappresenta un doppio scacco sia alla democrazia sia alle illusioni che Corbyn aveva suscitato sulla possibilità di riscatto alle socialdemocrazie. Sul primo punto non c’è bisogno di dire molto: il fatto che i referendum vengano riproposti fino a che non c’è la risposta che le oligarchie si attendono è una completa sconfessione della volontà generale come si sarebbe detto un tempo  Le consultazioni popolari che prevedono decisioni dirette e non mediate da rappresentanti in qualche modo condizionabili  non piacciono proprio al potere tanto che in Europa quella dei referendum a cascata non è una pratica inedita. Nel caso specifico questa perdita di senso delle istituzioni democratiche viene dimostrata dal fatto che la quasi totalità dei parlamentari inglesi, in pratica l’85% è stato eletto in base a programmi nei quali si prometteva di onorare il referendum del 2016.

Il secondo punto è più complesso perché Corbyn era riuscito a rimanere alla testa del Labour sconfiggendo la maggioranza blairiana proprio mantenendo fermo il punto sulla Brexit che per un partito che vuole difendere i lavoratori è il minimo sindacale visto che una politica sociale anche di modesto impatto è impossibile alla luce dell’ideologia ordoliberista di Bruxelles  e delle delle obbligazioni che ne scaturiscono. Del resto esse sono perfettamente allineate alle posizioni ultra liberiste dei conservatori: come si faccia a contestare quelle politiche e nello stesso tempo a volere che esse diventino la base della governabilità è un mistero che non riesco a spiegarmi tanto più che il sistema non esita a piegare i personaggi che teme qualunque mossa facciano come dimostra l’ignobile e miserabile accusa di antisemitismo a Corbyn.  O meglio il mistero è spiegabile alla luce della impraticabilità della socialdemocrazia già profetizzata da Dahrendor e divenuta plasticamente oggettiva con Tsipras, che si rifugia perciò in una specie di universalismo feticistico delle buone intenzioni e delle idee facili come appunto quella di Europa. Insomma le mosse di Corbyn che ovviamente affonderanno i laburisti derivano in sostanza dal vuoto culturale in cui ormai naviga la socialdemocrazia e la sua incapacità di guidare in modo la protesta sociale.

Anzi guidare è un termine in qualche modo sbagliato, perché il compito sarebbe molto più complesso e basilare, ovvero quello di rendere esplicito il conflitto sociale facendone prendere coscienza ai ceti subalterni che sono stati atomizzati, ridotti a puri soggetti desideranti, a consumatori di beni e illusioni che colgono lo scontro sociale solo dal punto di vista individuale, adattandosi ad esso e colpevolizzandosi per la propria sconfitta. Ma questo è ormai completamente fuori discussione: una cosa è pensare all’evoluzione del conflitto sociale dentro i confini del consenso come è stato per le socialdemocrazie del dopoguerra, un’altra è negare il conflitto stesso nelle diverse forme che esso assume prendendo a fondamento assoluto quelle che vengono chiamate leggi dell’economia e che sono piuttosto prassi auto referenti dell’ideologia della disuguaglianza. E’ proprio dalla mancanza di prospettive sostanzialmente altre che nascono poi questi ondeggiamenti e queste oscillazioni di giudizio  i quali finiscono fatalmente per accordarsi sul diapason delle elite: la dissonanza è qualcosa di vietato nell’era contemporanea. Si era appunto sperato che personaggi come Corbyn in Gran Bretagna o come Sanders in Usa stessero lavorando per uscire da questa matassa di impotenza, ma evidentemente manca un’ideologia di fondo diversa da quella vacua modernità del futile e del mercato caratteristica del neo liberismo. Cercare di ridurre le diseguaglianze sullo stesso piano di pensiero dal quale esse scaturiscono è un lavoro di Tantalo.

La cosa è tanto più evidente proprio perché la nuova posizione assunta da Corbyn ha già danneggiato gravemente il Labour che ha preso il 14 per cento scarso dei voti alle elezioni europee, lasciando tra l’altro a Farrage spazio aperto e indirettamente ai personaggi come Boris Johnson: se invece di ripensare al passo falso si rilancia addirittura con la richiesta di un nuovo referendum siamo di fronte più che a un errore, a un vuoto di elaborazione. I conservatori hanno compreso che per mantenere il potere e il consenso occorre sacrificare qualcosa, mentre i socialdemocratici rimangono sempre col cerino in mano.


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: