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Fascismo, malattia senile del capitalismo

industria-fascismo-ponte-gardenaAnna Lombroso per il Simplicissimus

E basta! liquidare l’azione del governo guidato da Salvini  in materia di sicurezza come il sorprendente palesarsi del neofascismo  leghista, come la redenzione del razzismo soffocato nella vergogna e che solo adesso,  propagandato e avallato dal l’indecente populismo, può ardere come una fiamma avvelenata, come, cioè, la regolarizzazione di un  fenomeno arcaico fino alla bestialità, affrancato da una ideologia barbarica.

Troppo facile bollarlo e bollare milioni di elettori come marmaglia ignorante  e zotica sedotta da una leadership sboccata, volgare, sfacciata, incapace e cinica che ha avuto il sopravvento,  suscitando bassi istinti plebei che le èlite precedenti, più educate,  avevano contenuto nei limiti del bon ton.

Non c’è stata una recente svolta securitaria del sorvegliare e punire, solo il consolidarsi di una ideologia della “sicurezza” che fa esplodere il rapporto tra la distruzione dello stato sociale e il potenziamento dello stato penale, in virtù di un processo per il quale quando viene liberata completamente l’indole selvaggia del mercato si devono mettere in atto azioni e dispositivi di controllo e repressione per   gestire le conseguenze sociali che si sono generate.  Lo stato, che ha abiurato ai suoi compiti e che ha sostenuto nei fatti la strategia della disuguaglianza in modo che chi ha possa avere sempre di più e chi non ha venga punito per non aver approfittato delle magnifiche sorti e  progressive delle opportunità del gioco d’azzardo, deve diventare lo sbirro cattivo che reprime, incarcera, rende invisibili perché offendono il decoro le vite nude dei poveracci, condannati ad essere irregolari in quanto molesti e potenzialmente pericolosi se cresce la loro collera, mai abbastanza imbavagliata.

È che il fascismo non è stato certo un incidente imprevedibile e occasionale, se sa esercitare magari con altre fattezze  lo stesso ruolo, se riassume in sé la stessa fisionomia di gene insito nel capitalismo che lo impiega come cane da guardia, se lo promuove a regime quando serve, quando la sua inarrestabile avidità  e la sua smania di accumulazione fino al suicidio richiedono le maniere forti per contenere la pressione dei poveracci e dei loro bisogni, nostrani, indigeni o estranei.

E avremmo dovuto preoccuparcene ben prima dell’avocazione a sé dell’ordine come diritto dei nativi e della sicurezza come prerogativa di chi possiede beni, a rischio soprattutto quando sono pochi e  sudati, che le banche o le grandi imprese prima ancora di godere dell’assistenza pubblica, di salvano con guardie,  eserciti privati e non, tecnologie e addirittura  leggi a loro beneficio.

Infatti il buzzurro all’Interno ha sapientemente messo insieme in forma esplicita e plateale la crisi immigrazione” assurta a “emergenza” e il problema ordine pubblico, nella sua funzione di mantenimento del decoro e di lotta alla microcriminalità, che quella maxi con tutta evidenza non riveste la stessa crucialità. Ma non saremmo arrivati a tanto senza la Legge Martelli che amplia e definisce lo status di rifugiato e il diritto di asilo politico per dare il via a quel distinguo artificioso tra immigrati che fuggono alla guerra e immigrati che fuggono a fame e sete, con l’intento di regolamentare l’aumento esponenziale dei flussi migratori degli anni ’80, mediante programmazione statale dei flussi di ingresso degli stranieri non comunitari in base alle necessità produttive e occupazionali del Paese e delineando fin da subito quella che diventerà una costante della legislazione: la gestione dell’immigrazione da un punto di vista economico.

Non saremmo a questo punto se non ci fosse stata la Turco-Napolitano, che a completamento dell’impianto della legge Martelli,  impostava la stabilizzazione dei migranti,  in modo da comporre la relazione domanda-offerta di occupazione, possibilmente servile e non qualificata,  “a disposizione” di chi arrivava: badanti, camerieri, autisti, giardinieri, pizzaioli, muratori, insomma quel serbatoio gradito perfino in quel di Capalbio  e che scappava dalle guerre umanitarie cui partecipava l’Italia, meglio, così erano più grati e ubbidienti. Non saremmo qui se con la stessa foga di oggi avessimo deplorato la Bossi-Fini che su quei presupposti andava a incidere, in senso vessatorio e punitivo, da un lato rendendo più difficoltoso l’ingresso e il soggiorno regolare dello straniero e agevolandone l’allontanamento, dall’altro riformando in senso restrittivo la disciplina dell’asilo.

E non ci dovremmo vergognare dell’oggi se ci fossimo vergognati del recente passato, dell’approvazione   dei Decreti Legge nn. 13 e 14 che portavano le firme del Ministro degli Interni Marco Minniti e di quello alla Giustizia Andrea Orlando, che  sceglievano di inseguire le destre sul fronte securitario, addirittura superando e inasprendo il terreno già seminato dal Decreto Sicurezza di Maroni del 2008 e perseguendo e punendo fino
all’incarcerazione i “sommersi”   come soggetti  “non riusciti” e falliti da un punto di vista  personale, individui parassitari quindi pericolosi per la coesione sociale, siano barboni, graffitari, mendicanti, senza tetto in baracca o occupanti immobili vuoti, “rovistatori”, stranieri in attesa di riconoscimento di status (cui viene tolto il diritto di difesa in ogni stato e grado del procedimento) o ragazzotti colpevolmente muniti di cellulare in cerca di qualcosa di meglio della miseria, tutti parimenti oggetto di politiche volte alla difesa del diritto alla sicurezza che deve prevaricare su tutti gli altri e intesa a emarginare, penalizzare o espellere dalla società quelli che la società non sa e non vuole “contenere”.

Non deve stupire se  il virus del fascismo prende forma epidemica adesso in  successione non singolare  con la ferocia delle politiche deflazioniste e di austerity, di liberalizzazione dei mercati finanziari,  di dissoluzione del lavoro e dei suoi valori retrocesso a occupazione precaria e a contrattazione ricattatoria di mansioni dequalificate, di smantellamento della stato sociale.

E non deve stupire nemmeno che la reazione che oggi ci si raccomanda è quella di mettersi tutti insieme, con Macron e Tsipras, con Renzi e Cacciari, e pure sommessamente con Draghi e Mattarella, contro il ributtante folclore razzista e xenofobo di Salvini, in modo da far passare doverosamente sotto silenzio  la guerra contro la democrazia  e i suoi abitanti di ogni latitudine  condotta con le armi del colonialismo affilate e usate anche nel nostro Terzo Mondo interno.

 

 

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27 responses to “Fascismo, malattia senile del capitalismo

  • Accoglienza in Sala d’aspetto | Il simplicissimus

    […] abbastanza che questa forma che sta assumendo l’antifascismo ( ne ho scritto recentemente qui: https://ilsimplicissimus2.com/2018/09/28/fascimo-malattia-senile-del-capitalismo/) è foriera di inganni continuati, se finge che il nemico, il lupo feroce incarnato da un […]

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  • Internazionalismo del profitto, indebitamento popolare | infosannio

    […] di etnia e religione, contro poveracci, diseredati, sfruttati in patria e fuori (ne ho scritto qui: https://ilsimplicissimus2.com/2018/09/28/fascimo-malattia-senile-del-capitalismo/). Proprio come “populismo”, d’altra parte, marchio a fuoco impresso da chi  ha sostenuto […]

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  • Internazionalismo del profitto, indebitamento popolare | Il simplicissimus

    […] di etnia e religione, contro poveracci, diseredati, sfruttati in patria e fuori (ne ho scritto qui: https://ilsimplicissimus2.com/2018/09/28/fascimo-malattia-senile-del-capitalismo/). Proprio come “populismo”, d’altra parte, marchio a fuoco impresso da chi  ha sostenuto […]

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  • jorge

    @ Anna Lombroso :

    ” francamente caro Jorge io sono laica e considero la coltivazione delle illusioni deplorevole come tutte le religioni, un oppio dei popoli al quale mi sono sempre sottratta. Mentre lei mi pare soggiogato dalla teocrazia del capitalismo tanto che in controtendenza perfino con il neoliberismo continua a credere che mercato e sistema capitalistico siano in gradi di autoregolarsi.. e quella sì che è una illusione pericolosa ”

    Gentile Lombroso, forse mi sono spiegato male, dal mio punto di vista il capitalismo è stato progressivo fino ad un certo punto ( pur con 2 carneficine mondiali ed essendo comunque un sistema di sfruttamento),

    Progressivo per me significa solo che era in grado di riprodursi in maniera allargata, includendo sempre più gente nel suo processo, e costituendo un terreno per rivendicazioni di massa che almeno lo stato sociale arrivarono a realizzato, Sul suo processo l’autonomia del politico potè perfino sviluppare delle politiche di tipo keynesiano, Cio non toglie che non si si autoregolasse affatto, e che il suo riequilibrio passasse, solo per dirne qualcuna, per 2 carneficine mondiali, MI autocito per darne prova :

    “La storia ci dice che l’ipertrofia della finanza è un fenomeno che arriva sempre quando il capitalismo sta esaurendo una delle sue tante rivoluzioni tecno produttive, poi scompare quando delle tecniche nuove riducono i costi di ogni merce ed allargano la base produttiva ( a volte si passa per delle guerre) ”

    Dall’inizio degli anni 70 , gli investimenti propedeutici alla produzione sono cosi’ grandi da impedire le loro remunerazione prima che necessitino nuove spese per la tecnicità degli impianti ( pena rimanere fuori mercato). Sicchè gli oneri di queste spese tecniche vengono scaricate sui bilanci degli stati ed a noi raccontano che abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità ( Io no, e Lei ?)

    A partire dai 70, quindi, il capitalismo è irreformabile, non è piu keynesianizzabile perchè soddisfare piu domanda (deficit spending ) significa anche più impianti da installare ed il problema della complessiva non remunerabilità rimane intatto. Autoregolarsi non lo ha mai fatto, tantomeno lo può fare oggi, Oggi il capitalismo è in una irredimibile decadenza che ci trascina inevitabilmente verso una barbarie mai vista prima, credo che a Lei non manchi la sensibilità politica ed umana per constatare già oggi un regresso politico culturale e civile che alcuni anni fa sarebbe stato impensabile

    Sicchè, oggi sono ancora piu validi che alcuni decenni fa, e sono per me motivo di profonda rallegrazione, i Suoi riferimenti al fascismo insito nel processo capitalistico :

    ” È che il fascismo non è stato certo un incidente imprevedibile e occasionale, se sa esercitare magari con altre fattezze lo stesso ruolo, se riassume in sé la stessa fisionomia di gene insito nel capitalismo che lo impiega come cane da guardia ”

    Cosi come sono per me motivo di profonda rallegrazione i Suoi frequenti riferimenti al “fascismo autobiografia degli italiani. dacchè nei contesti oggi sempre piu diffusi sembra che il male venga solo da qualche elite svaporizzata ubicata in chissà quale profondità antartica, o da qualche complotto degli ultracorpi in stile david icke ( è una sempre piu diffusa tendenza ai lagnamenti senza spessore analitico e culturale). Voglio dire, a Suo favore, che lo spessore analitico e culturale non si improvvisa e non è acqua,

    Posso solo contestarle una certa inclinazione moralistica ad immaginare un capitalismo avido, che quindi poterebbe scegliere di trasformarsi in un capitalismo meno avido e dal volto umano. Laddove il capitalismo questo passaggio migliorativo non lo potrà fare in nessun caso, sotto nessun governo borghese, essendo costretto alla ossessiva ricerca de profitto proprio dalla sua dinamica profonda oggettiva e necessaria (impossibilità di remunerare le spese tecniche). Come vede, cara Lombroso, io la leggo con grande attenzione oltre che con piacere.

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    • Anonimo

      “se questo viene meno il deficit pubblico non sara mai ripagato con la tassazione (fallimento keynesismo)”

      LA SPESA PUBBLICA SI RIPAGA TASSANDO OGNI (!!!) TIPO DI REDDITO GENERATO DALL’INVESTIMENTO PUBBLICO, QUINDI PURE I SALARI (IRPEF!!).

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    • Anonimo

      Una volta indetti vari appalti al fine di sviluppare i trasporti pubblici ( su rotaia…), LE IMPRESE CHE VI PARTECIPERANNO LO FARANNO POICHÉ IL PROFITTO IN PRIMA BATTUTA, VERRÀ GARANTITO LORO DALLA SPESA PUBBLICA IN CONTO CAPITALE.

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    • Anonimo

      Guardi che investimenti pubblici sono già stati fatti nei bandi infratel per esempio, e l’appalto lo ha vinto una società controllata dall’Enel.

      E quindi, Openfiber, sta realizzando una rete in fibra nelle zone a fallimento di mercato, PER BENEFICENZA, senza alcun profitto ?

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  • jorge

    Di ciò il policy maker SE NE DEVE FREGARE E PORTARE AVANTI DETTE POLITICHE DI INVESTIMENTO PUBBLICO PER RILANCIARE L’ECONOMIA !

    La politica non se ne può fregare di cio che dice Anonimo, poichè nel capitalismo l’esigenza del profitto è imprescindibile, se questo viene meno il deficit pubblico non sara mai ripagato con la tassazione (fallimento keynesismo), Anzi il deficit spending cresce con il prosieguo di tali politiche, nel capitalismo ciò alla lunga porta davvero delle conseguenze negative , inflazione . crescita tassi di interesse, stagflazione etc

    é come se io dicessi Anonimo se ne deve fregare del suo tumore alla prostata (?) e lasciarlo stoicamente concrescere, una richiesta del genere esprimerebbe solo un moralismo del tutto astratto dalle circostanze reali

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    • Anonimo

      ” l’esigenza del profitto è imprescindibile”

      Se in mezzi pubblici locali su rotaia sono in stato di sotto sviluppo, e lo sono (!), sviluppandoli ulteriormente il profitto verrà, e verrà pure il moltiplicatore dei redditi keynesiano … sempre che le cose vengano fatte bene e non alla cialtrona.

      Con più mezzi pubblici locali una famiglia italiana di 5 persone potrebbe tener 3 automobili anziché 4 come spesso succede ( meno code , meno inquinamento, meno rischio incidenti…).

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    • Anonimo

      “se questo viene meno il deficit pubblico non sara mai ripagato con la tassazione (fallimento keynesismo)”

      LA SPESA PUBBLICA SI RIPAGA TASSANDO OGNI (!!!) TIPO DI REDDITO GENERATO DALL’INVESTIMENTO PUBBLICO, QUINDI PURE I SALARI (IRPEF!!).

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    • Anonimo

      Una volta indetti vari appalti al fine di sviluppare i trasporti pubblici ( su rotaia…), LE IMPRESE CHE VI PARTECIPERANNO LO FARANNO POICHÉ IL PROFITTO IN PRIMA BATTUTA, VERRÀ GARANTITO LORO DALLA SPESA PUBBLICA IN CONTO CAPITALE.

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      • jorge

        @ Anonimo che dice

        “Se in mezzi pubblici locali su rotaia sono in stato di sotto sviluppo, e lo sono (!), sviluppandoli ulteriormente il profitto verrà, e verrà pure il moltiplicatore dei redditi keynesiano … sempre che le cose vengano fatte bene e non alla cialtrona.”

        il profitto della singola impresa verrà solo in quanto le spese propedeutiche alla produzione un tempo in capo alla singola impresa (non solo impianti ma, servizi, ricerca scientifica, e tanta roba), a priori sono assunte su di se dallo stato, con normative di carattere generale

        se non fossero sgravate di questi loro oneri, a differenza che nel passato, le imprese non realizzerebbero i loro profitti, che quindi oggi sono solo formali. Tanto piu formali che oggi per qualunque impresa dalle dimensioni significative il profitto tendenzialmente non viene dalla parte produttiva ma dalla divisione finanziaria ( la scrematura dei dati dice questo, )

        Parliamo di profitto relativo alla completa attivita dell’impresa durante un intero ciclo capitalistico, non quello variabile del dì per di’, o di aspetti separati della complessiva attività

        in sintesi, tutte le imprese, a causa delle spese propedeutiche non remunerabili per i motivi spesso citati, sono oggi realtà parassitarie, come erano parassitari i feudi signorili all’inizio della età moderna. Come tali signori portavano al collasso la società tardomedioevale e della prima età moderna ( dibattito brenner), oggi le imprese capitalistiche portano al collasso le società attuali, reggendosi tali imprese non sulla produzione di valore e profitti ( impossibile per i motivi spesso citati) ma sulla appropriazione parassitaria della ricchezza già in mano ai cittadini, che non a caso non cessano di impoverirsi, (Il sistema fa acqua da tutte le parti ed è prossimo al collasso)

        Quanto a keynes, a parte critiche di merito, basti dire che egli è morto nel 1946 e la sua teoria è superata dai fatti, ai suoi tempi le tecnologie non erano tali da implicare spese propedeutiche irrecuperabili prima di un nuovo ciclo di implementazione tecnica imposto dalla concorrenza

        A partire dai 70, il capitalismo è un morto che cammina, non è piu keynesianizzabile perchè soddisfare piu domanda (deficit spending ) significa anche più impianti da installare ed il problema della complessiva non remunerabilità rimane intatto

        inutile quindi citare i moltiplicatori della spesa, strumenti teorici molto ideologici che astraggono dalle citate difficoltà di remunerazione delle spese propedeutiche, così come sarebbe inutile credere alle teorie di milton.friedman, Queste sono cose smentite dall’esperienza empirica per cui oggi le scuple economiche predominanti stanno alla realtà economica come come gli scolastici agli esperimenti di galilei

        P S, Lei certe volte ricade nella tendenza a riproporre la stessa tesi senza obiettare nulla alla critica di merito già ricevuta, scavalcandola in effetti

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      • Anonimo

        per allestire delle infrastrutture di trasporto pubblico, mica ci vuole la tecnologia della NASA, dato che Non sono pochi i paesi che hanno trasporti urbani migliori dell’italia, perciò le spese di R&S, sarebbero parecchio ridotte.

        Lo Stato spenderà il necessario a seconda dei casi, coprendo la spesa in seguito, tramite gettito fiscale.

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      • Anonimo

        Guardi che investimenti pubblici sono già stati fatti nei bandi infratel per esempio, e l’appalto lo ha vinto una società controllata dall’Enel.

        E quindi, Openfiber, sta realizzando una rete in fibra nelle zone a fallimento di mercato, PER BENEFICENZA, senza alcun profitto ?

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  • jorge

    @ Anonimo ex-grege, e chi non si accontenta delle favolette

    indubbiamente un piano di investimenti pubblici sarebbe una cosa positiva, e darebbe sollievo ai ceti impoveriti, sarebbe ossigeno pure per le imprese

    ma Lei si chiede perchè le imprese non impongono cose del genere, neanche le richiedono, neanche la potente confindustria.

    Pure le banche non impongono o richiedono cose del genere, troppo comodo è dire è colpa della finanza, anche la finanza ci guadagna con operazioni del genere, ed esse non precludono altre attività, magari speculative.

    Tant’e che imprese e banche italiane sono impegnate nel costruire infrastrutture di grandi dimensioni in molte parti del mondo, ad esse farebbe schifo secondo Lei costruirne in Italia? La favoletta della finanza cattiva che cannibalizza la produzione buona va lasciata ai professionisti del moralismo, o a chi ci deve lucrare politicamente.

    Le imprese produttive temono che la spesa pubblica poi debbano pagarla loro con le tassazioni sui profitti, ed allora preferiscono operare all’estero dove una eventuale spesa pubblica non sarebbe da ripianare con la tassazione su di esse, essendo detta tassazione pagata all’italia sparagnina e non ai paesi che di tali costose infrastrutture si vengono a dotare

    La storia ci dice che l’ipertrofia della finanza è un fenomeno che arriva sempre quando il capitalismo sta esaurendo una delle sue tante rivoluzioni tecno produttive, poi scompare quando delle tecniche nuove riducono i costi di ogni merce ed allargano la base produttiva ( a volte si passa per delle guerre)

    il punto è che oggi, dati empirici alla mano, per la prima volta nella storia i costi delle tecniche innovative sono superiori all’allargamento della base produttiva che esse consentono, per questa via il capitale non viene ben remunerato, Ne percentualmente su ogni singola unità di prodotto, ne sulla crescita della massa complessiva delle unità di prodotto che con la tecnologia innovativa diventa possibile, ed è per questo che dalla ipertrofia della finanza non si torna più indietro

    ovvio quindi che le imprese vogliono costruire infrastrutture sì, ma non nella madrepatria dove esse sono sottoposte a tassazione, non avrebbero i margini di profitto per poter contribuire al rientro dal deficit spending, ed il crescente debito pubblico farebbe aumentare i tassi di interesse , l’inflazione etc..

    Sfugge che se tutti sono costretti ad adottare questo schema mercantilistico, allora guerre commerciali e poi militati sono inevitabili. Se sono le stesse imprese produttive italiane che non vogliono un piano di costruzioni infrastrutturali in italia, è chiaro che simili piani possono portare giovamento ma non sono la soluzione alla crisi, per i motivi oggettivi anzidetti

    se invece si producesse per i bisogni, non ci sarebbe bisogno di remunerare le tecnologie, esse sarebbero ricchezza sociale, ripristinabile e migliorabile in base al mutuo scambio sociale per i bisogni. La riproduzione della società non può passare per la cruna d’ago della remunerazione degli investimenti tecnici preliminari alla produzione, oggi davvero i rapporti privati di proprietà diventano un macigno che blocca la natura sociale della produzione

    Pensi che per quanto la propaganda descrive progressi tecnici su progressi tecnici,, il saggio di accumulazione ( misura l’ incremento di valore degli impianti produttivi) è decrescente dalla metà degli anni 80, segno che il capitalismo è uno zombie che non può neanche sviluppare le potenzialità tecniche perchè già sa che la spesa relativa non potrà essere remunerata

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    • Anonimo

      Di ciò il policy maker SE NE DEVE FREGARE E PORTARE AVANTI DETTE POLITICHE DI INVESTIMENTO PUBBLICO PER RILANCIARE L’ECONOMIA !

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      • Anonimo

        Quanto sopra, relativamente a questo capoverso, di Jorge:

        “Le imprese produttive temono che la spesa pubblica poi debbano pagarla loro con le tassazioni sui profitti, ed allora preferiscono operare all’estero dove una eventuale spesa pubblica non sarebbe da ripianare con la tassazione su di esse”

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    • Anonimo

      La scelta di COSTRUIRE INFRASTRUTTURE PUBBLICHE UTILI (!!!!), NON SPETTA ALLE IMPRESE !

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      • Anonimo

        RELATIVAMENTE A QUESTO:

        “ovvio quindi che le imprese vogliono costruire infrastrutture sì, ma non nella madrepatria dove esse sono sottoposte a tassazione”

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      • Anonimo

        Forse l’italiana ansaldo-breda interesse a rilanciare il trasporto pubblico anche per un minimo di benessere socila, ce l’avrebbe avuto…ora che ansaldo breda fa parte della Hitachi, molto meno, che gli frega ai giapponesi che il trasporto pubblico italiano sia utile e funzionale ?

        Mica ci viaggiano giapponesi con il trasporto pubblico locale italiano… a quelli della Hitachi quasi sicuramente interesserà solamente massimizzare i profitti!

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  • jorge

    Troppo facile bollarlo e bollare milioni di elettori come marmaglia ignorante e zotica sedotta da una leadership sboccata, volgare, sfacciata, incapace e cinica che ha avuto il sopravvento,

    infatti tali elettori non vanno colpevolizzati, ma va loro spiegato cosa è il sovranismo e perche questo è contro i loro stessi interessi, Su questo il post è un pò debole, la concreta comprensione verso i percorsi dell’elettorato sovranista (niente in contrario), si tira dietro la comprensione verso le loro illusioni, queste si da stigmatizzare. Non cambia tale situazione il fatto che ci sia un cappello che in astratto mette sullo stesso piano e giustamente, matteo salvini ma anche turco-napolitano. martelli . minniti etc

    Mi colpi della Lombroso che in un lontano post ella scrivesse ( sia pur come espediente retorico, immagino) di quasi vergognarsi ad essere italiana, se come poteva apparire da una fitta pagina di commenti, neanche un connazionale fosse in grado di sollevarsi sopra il livello della guerra dei poveri. Oggi nelle analisi della Lombroso manca sempre quella completezza che non lascierebbe spazio ad atteggiamento codista alcuno, e neanche minimamente, dopo molte volte che accade evidentemente non è un caso. Le illusioni vanno denunciate : mi permetto di riproporre tale denuncia, circa alcune illusioni propagate del sovranismo pentastellato, che sul lungo periodo si riveleranno l’ennesima fregatura

    ad es, diminuire le tasse a tutti. Anche a chi pagando le tasse d’impresa se le è viste diminuire progressivamente per decenni ed indipendentemente da ogni criterio selettivo, laddove solo l’irpef che colpisce le famiglie è rimasta stabile o è aumentata?

    Aiutare tutti, anche quei settori o quei piccoli imprenditori incapaci di economie di scala e che si reggono solo sullo sfruttamento degli extracomunitari?

    Quegli extracomunitari che non sono un esercito di riserva suscettibile di danneggiare gli italiani, giacchè senza di essi migranti ed a salari normali tali realtà (im)produttive dovrebbero solo chiudere a favore di aziende estere ?

    Alle realtà capaci di economie di scala puoi imporre salari decenti, norme per il rispetto dell’ambiente etc,. Tanti settori , e tanti piccoli imprenditori, possono soprevvivere solo danneggiando l’intera società italiana, servendosi del precariato , non rispettando l’ambiente etc
    —————————-

    Circa il capitalismo scrive l’ Autrice : la sua inarrestabile avidità e la sua smania di accumulazione fino al suicidio

    E allora come si spiega che per tutti gli anni 50 e sessanta il capitalismo è stato progressivo, pagava salari alti e stabili, alla crescita della germania non corrispondeva la decrescita dell’italia o della grecia che anch’esse crescevano, e perfino i paesi del terzo mondo si decolonizzavano erano lambiti dalla crescita fordista ?

    Come si spiega che egli stati uniti le tasse sulle corporation arrivavano talvolta al 70 %, ma i profitti erano il più delle volte superiori ai profitti attuali?

    L’autrice continua ad avere una visione solo moralistica del problema, mentre ormai è proprio la borghesia di comando che parla di stagnazione secolare, come fenomeno all’origine del recupero dei profitti tramite le bolle finanziarie,

    A noi i Vanna Marchi dell’economia, bagnai, alesina, merciandaro, e firme prestigiose varie. Nelle sedi del potere vero riconoscono il problema, Lawrence Summers, ministro tesoro usa e prof universitario, alla serie si e aggiunto di recente Werner Sinn, il piu prestigioso economista tedesco, molto ascoltato dal deutsche regierung. Chiaramente le soluzioni di costoro sono soluzioni reazionarie senza contestazioni di fatto, visto che il campo “progressista” ha paura perfino di riconoscere il problema, ma ciò ovviamente trascende la figura della simpatica Lombroso

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    • Anonimo

      “L’autrice continua ad avere una visione solo moralistica del problema, mentre ormai è proprio la borghesia di comando che parla di stagnazione secolare, come fenomeno all’origine del recupero dei profitti tramite le bolle finanziarie,”

      Un piano di investimenti pubblici nel medio lungo periodo può rilanciare l’economia ( non la crematistica di lorsignori…) in Italia: Ponte Morandi rimodernato e trasporto pubblico locale in primis !!

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    • Anonimo

      L’ansaldo breda, è stata acquisita dai giapponesi anche perche in Italia i trasporti pubblici locali su rotaia, creano poca domanda di treni, poiche i servizio di trasporto pubblico in parecchie regioni italiane È SOTTO MINIMALE , SOTTOSVILUPPATO!!

      I fattori della produzione sono minimamente impiegati , poiche il servizio suddetto é male sviluppato… all’itaGliana.

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    • anna lombroso

      francamente caro Jorge io sono laica e considero la coltivazione delle illusioni deplorevole come tutte le religioni, un oppio dei popoli al quale mi sono sempre sottratta. Mentre lei mi pare soggiogato dalla teocrazia del capitalismo tanto che in controtendenza perfino con il neoliberismo continua a credere che mercato e sistema capitalistico siano in gradi di autoregolarsi.. e quella sì che è una illusione pericolosa

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  • Anonimo

    Bel pezzo…

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  • Fascismo, malattia senile del capitalismo | infosannio

    […] (Anna Lombroso per il Simplicissimus) – E basta! liquidare l’azione del governo guidato da Salvini  in materia di sicurezza come il sorprendente palesarsi del neofascismo  leghista, come la redenzione del razzismo soffocato nella vergogna e che solo adesso,  propagandato e avallato dal l’indecente populismo, può ardere come una fiamma avvelenata, come, cioè, la regolarizzazione di un  fenomeno arcaico fino alla bestialità, affrancato da una ideologia barbarica. […]

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