Tutto ciò che il tribunale della storia potrebbe dire su questi terribili anni è contenuto in questa foto orwelliana in cui la realtà del massacro dei palestinesi si accosta a sdolcinati messaggi di pace e amore. Non è una foto recentissima ma fa parte di quelle che il governo israeliano è andato pubblicando fin dal mese di novembre dell’anno scorso per accreditare una sua grottesca immagine di pace e bene. Il testo del tweet nel quale questo documento frutto della demenza contemporanea, spiegava: “Yoav Atzmoni, membro della comunità LGBTQ+, voleva inviare un messaggio di speranza alla popolazione di Gaza che vive sotto la brutalità di Hamas. La sua intenzione era quella di issare la prima bandiera dell’orgoglio a Gaza come un appello alla pace e alla libertà”.

A parte il miserabile tentativo di ribaltare la realtà si tratta di una di quelle operazioni che si chiamano “lavaggio in rosa” che consistono nel legare qualcosa di fortemente negativo dal punto di vista etico ed emotivo come la strage di Gaza a qualcosa ritenuto positivo come la bandiera dell’amore alternativo, smussandone in qualche modo l’orrore. Il fatto è che in questo caso tutto diventa completamente assurdo perché viene praticato da una destra sionista e ultrareligiosa che non considera affatto positive le bandiere gay e invece pare compiacersi delle rovine sullo sfondo provocato dalle bombe. Insomma manda un messaggio radicalmente diverso a seconda che esso si rivolga a un pubblico occidentale o agli adepti della Grande Israele che nel panorama di morte e distruzione scorgono la promessa di poter finalmente fondare uno stato su base razziale.

Tuttavia quando uno stesso messaggio provoca reazioni così antitetiche non è affatto contradditorio, ma semplicemente vuoto, vale a dire non ha nessun senso, è costruito con i singoli brandelli di una pseudo ideologia costruita esclusivamente su frammenti sparsi e su pezzi di interesse della classe dominante, non è una interpretazione del mondo sia pure schematica e meccanica, ma è solo un nascondimento del mondo stesso. Così come il tizio che ha sparato a Fico in Slovacchia si definisce pacifista e inneggia alla guerra in Ucraina anche questa foto è la dimostrazione che la schizofrenia è l’unica cultura del nostro tempo. Non esistono valori che valgano in generale, ma soltanto insensate antinomie che cambiano di luogo in luogo, di narrazione in narrazione fino al nulla.