Le coincidenze a volte dicono molto più di quanto non si pensi, esprimono per così dire il tono degli eventi  e anche il loro precipitare. Così lo stesso giorno in cui è scaduto il mandato presidenziale di Zelensky, ovvero ieri, dell’annuncio della morte del presidente iraniano in un incidente di cui non si sa ancora nulla, il procuratore della Corte penale internazionale ha chiesto un mandato di arresto per Netanyahu e per altri dirigenti di Tel Aviv compreso il ministro della difesa israeliano Gallant per una serie di crimini di guerra e contro l’umanità tra cui  affamare i civili come metodo di guerra, causare intenzionalmente grandi sofferenze o gravi lesioni al corpo o alla salute, dirigere intenzionalmente attacchi contro una popolazione civile e insomma tutta una serie di atti disumani che abbiamo potuto vedere praticamente in diretta.

Nei giorni scorsi i componenti della Corte penale internazionale erano stati più volte minacciati da parte di energumeni che fanno parte del congresso o del senato dell’egemone per non parlare dell’intero parlamento di Tel Aviv, ma sono andati avanti lo stesso. Non so tuttavia se per coraggio o  perché a Washington fa ormai comodo che sia Zelensky, sia Netanyahu & co. (ma senza irritare troppo le lobby israeliane) vengano in qualche modo tolti di mezzo visto che sono diventati il simbolo della sconfitta dell’Occidente e del sostengo al genocidio. Senza dire che pure Israele ne avrebbe parecchi vantaggi d’immagine. Sarebbe un’ottima via d’uscita  caricare su singole persone tutto il peso degli errori compiuti e non è certo un caso che la stessa Corte internazionale, abbia chiesto mandati di arresto anche per alcuni personaggi di Hamas  tra cui Yahya Sinwar, capo del movimento di resistenza islamica “Hamas” nella striscia di Gaza, tanto per pareggiare conti che comunque non tornano e dare un qualche alibi ai sistematici assassini dell’impero e dintorni.

Tuttavia i mandati di arresto emessi da una Corte, da sempre un giocattolo in mano agli Usa, rendono evidente che la costellazione delle forze sta cambiando velocemente in termini globali: la grande maggioranza dell’umanità non avrebbe tollerato un silenzio da parte di questo organismo giuridico e l’avrebbe equiparata all’ennesimo strumento in mano occidentale togliendole qualsiasi credibilità residua dopo le scandalose sentenze jugoslave. Appena dieci anni fa nessuno avrebbe scomodato la Corte chiedendole di intervenire come hanno fatto diversi Paesi e il Sudafrica in particolare. Anche se i mandati di arresto non sono poi in rotta di collisione frontale con le volontà dell’egemone, stiamo entrando faticosamente e sanguinosamente in una nuova era.