È ancora troppo presto per dire se l’elicottero che trasportava il presidente iraniano Ebrahim Raisi e il suo intero entourage, compreso il ministro degli Esteri Hossein Amir-Abdollahian e il governatore dell’Azerbaigian orientale Malek Rahmati, si sia schiantato per un incidente causato dal maltempo o  se si sia trattato di un attentato occidentale: entrambe le ipotesi sono in campo e altrettanto possibili, tanto più che i servizi inglesi, operanti  da un secolo e mezzo, poi quelli americani e infine il Mossad hanno una consistente e storica presenza nel Paese, vi infiltrano continuamente terroristi e armi per alimentare una sorta di continua guerriglia fatta passare per resistenza interna.

Le foto disponibili come quella pubblicata in apertura del post dove si vede l’elicottero disintegrato, salvo il boma di coda sono compatibili con l’incidente, ma la tesi dell’attentato che può anche essere avvenuto sabotando l’elicottero del presidente, è in ogni caso irresistibile, visto che è la risposta tipica delle potenze occidentali quando non sono in grado di dare una risposta militare: tutto il mondo sa che l’attacco iraniano a Israele ha messo in luce la scarsa deterrenza di Tel Aviv, la sua debolezza e dunque la strada di una vendetta trasversale è quella più facile da percorrere, tanto più che in questo caso si tratterebbe di una “lezione” ad ampio raggio visto che l’elicottero di Raisi è caduto dopo che questi aveva incontrato il presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev per inaugurare una diga. Se non è stato un attentato è comunque quello che Tel Aviv e Washington avrebbero voluto fare ed è da questo che nasce l’incertezza.

Del resto anche la guerra in Ucraina procede in sostanza per atti terroristici più che per risposte militari anche se in questo caso ce la si prende con anonimi civili appena dentro i confini russi o  con personaggi che dispongono solo  di un potere simbolico, per così dire, come ad esempio la figlia di Dugin o con leader politici, quando possono , come è accaduto in Slovacchia. Tuttavia questo ci mostra come stiano cambiando le cose senza che ce ne si accorga con chiarezza: fino a una decina di anni fa era inamovibile l’idea che il terrorismo fosse una risposta inammissibile, ma volta comunque contro realtà assai più potenti. Adesso è invece l’Occidente militarmente incastrato che si rileva così debole da essere necessariamente terrorista per non dover subire degli smacchi o per confondere le proprie opinioni pubbliche. Il sacrificio umano è quello che secondo i poteri grigi del globalismo salveranno i loro Dei neoliberisti dal disastro. E ne esigono sempre di più mandando al fronte persino i disabili, per salvare il disabile della Casa Bianca. Ciò è tanto più necessario in quanto da tempo l’Occidente ha perso le capacità negoziali e si aspetta sempre una resa incondizionata dai nemici, o almeno da quelli che esso ha dichiarato tali, senza riuscire ad elaborare nient’altro. Non sembra che vi sia altra strada al punto che si inventano ridicole conferenze di pace in assenza della controparte pur di non dover realmente trattare.

Ma questa alla fine, padroni e servi dell’Alleanza occidentale  saranno comunque costretti ad arrivare a un tavolo della pace e ci arriveranno così carichi di stragi e così incapaci di percepire la realtà che hanno sempre negato, che proprio quello sarà la loro resa incondizionata.