Archivi tag: sicurezza

Cervelli sottovuoto

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Sono passati più di 60 anni dalla pubblicazione dei Persuasori occulti di Vance Packard, testo ormai leggendario che aveva rivelato al pubblico la minaccia alla libertà di opinione e di scelta, rappresentata dalla tecniche mutuate dalla cosiddetta psicologia del profondo  messe in campo per orientare  e influenzare i comportamenti individuali e collettivi non solo nei consumi ma anche in politica e nelle relazioni industriali.

I manipolatori di simbologie stavano imparando allora a solleticare il subconscio per autorizzarci ad esprimere desideri occulti che eravamo stati abituati a reprimere,  aspirazioni e velleità più segrete delle quali addirittura non saremmo consapevoli.

Naturalmente l’assunto è quello di avere a che fare con una massa di utenti, compratori e cittadini privi di coscienza critica, autodeterminazione e facoltà di scelta autonoma e responsabile, che diventano vittime e dipendenti da messaggi e consigli per gli acquisti di prodotti e leader, che possono  appagare alcuni bisogni segreti di rassicurazione emotiva, di  consenso, considerazione e di appartenenza a un ceto e una cerchia, a partire da quella familiare, di affermazione del proprio “talento” e della propria personalità, fino a quello di “immortalità” che, secondo Packard, si esprime allegoricamente con la sottoscrizione di assicurazioni e polizze vita, a garanzia del perpetuarsi della propria “presenza”, anche dopo il decesso.

Sono passati tanti anni durante i quali il libro è stato un vangelo a un tempo irritante e stimolante, saccheggiato e abusato, entrato, e malinteso, nell’immaginario collettivo.

Ma adesso vale la pena di interrogarsi sulla sua attualità, adesso che il susseguirsi di crisi hanno sempre più concentrato il potere d’acquisto nelle mani di pochi e limitato i consumi dei molti,  proprio quelli, molti, che prima erano stati sottoposti alla conversione da cittadini a utenti e compratori di merci, ideali, valori e pure dei loro produttori e impresari di sentimenti e  convinzioni, che via via hanno perso la loro carica di “ottimismo” progressista, entusiasmo dinamico, immaginazione fattiva.

Tanto che già da anni siamo stati incitati a fare shopping compulsivo di paura, diffidenza, sospetto, grazie a una propaganda che offriva,  come i buoni fedeltà all’affezionata clientela, un modello di ordine costituito che promuove discriminazione dei soggetti pericolosi, incrementa la militarizzazione urbana recintando le aree del privilegio e confinando ai margini, nelle geografie del brutto, i nuovi cattivi, che, in sostanza, accontenta i primi e rassicura i penultimi, criminalizzando gli ultimi.

Sono così cambiati anche i veicoli e i modi della pubblicità, si può risparmiare sugli investimenti in persuasione e convincimenti, a conferma che il capitalismo nella sua attuale declinazione riesce a trasformare in ideologia e a imporre come stile di vita  i capisaldi che lo tengono in vita.

L’austerità ha messo in moto un meccanismo autopunitivo che ci ha indotti a ritenere la rinuncia a beni, diritti e libertà come il doveroso sacrificio se non addirittura il castigo per aver vissuto al  di sopra delle possibilità, sottoposti a un trattamento che alterna il bastone delle restrizioni economiche, della precarietà, dell’abiura della dignità e dell’abdicazione doverosa delle prerogative della democrazia, con la carota delle elargizioni arbitrarie, delle concessioni discrezionali anche sotto forma di ammissioni e riconoscimenti sostitutivi di diritti fondamentali che credevamo inalienabili.

L’integrazione del marketing  per promuovere mercificazione e commercializzazione di ogni prodotto, degli individui, del loro lavoro, della creatività, nell’offerta e nel consumo politico, informativo, culturale ha contribuito a convertire la persuasione da occulta a esplicita, evidente, palese.

Ci siamo arresi a pagare un sovrapprezzo per ogni acquisto che facciamo per procurarci la blandizia, l’incoraggiamento di un spot che ci ritrae, di un messaggio indirizzato proprio a noi, di una promessa elettorale che sappiamo non verrà mantenuta alla stregua del detersivo che lava più bianco nel rispetto dell’ambiente, della merendina senza olio di colza che ci esonerano da sensi di colpa ecologici,  sicché acquistando, spendendo, possiamo compiacerci di compiere anche un atto “democratico” e responsabile.

Poi ci sono imposizioni che conservano carattere coercitivo, quelle necessarie a garantire l’appartenenza a un ceto sociale, a una categoria che così può rivendicare superiorità sociale e quindi morale, si parla dell’imperativo consumo di prodotti informativi e culturali, “turistici”, estetici, degli status symbol che consolidano processi identitari e dei quali non si può fare a meno pena l’emarginazione che colpisce anche i bambini.

E soprattutto quelle oggetto della sorveglianza di comportamenti e abitudini, apparentemente meno cruentemente repressiva, ma che applica sistemi di intrusione nelle esistenze cui è impossibile sottrarsi a meno di non condannarsi alla marginalità con la profilazione e la targhettizzazione  degli utenti, per controllare scelte, aspirazioni, oltre che spese e movimenti, che impone la carte di plastica, l’accesso informatico ai servizi, in una sorta di “reperibilità” totale e perenne del cittadino, il conto corrente per la pensione del novantenne,  che rende gradita la rintracciabilità di ogni movimento in modo da contrastare la delinquenza del ladruncolo favorendo quella della banca, e che oggi è raggiunge il suo acme con lo smartworking straccione e la Dad dilettantistica che mostra la volontà di attuare la distopia padronale dello sfruttamento da remoto h24.

 Il potere è feroce, ma noi ci siamo fatti occupare e possedere senza resistenza. Ogni fenomeno, ogni incidente dalla storia anche quelli prevedibili ci coglie impreparati a resistere alla pressione concreta e virtuale, come se fosse segnato ormai il nostro destino all’obbedienza senza alternativa.

Così la repressione, le multe le sanzioni le intimidazioni hanno ancora ampio spazio di manovra, ma anche e soprattutto in casi eccezionali è la moral suasion, ultimamente di carattere profilattico e sanitario,  a permettere a governi e regimi di esercitare il suo  potere intrinseco,  inducendo i soggetti vigilati a assumere un comportamento eticamente e socialmente corretto, non ricorrendo direttamente alle potestà che la legge mette loro a disposizione, ma basandosi sull’autorevolezza del proprio status.

Tanto che si fa ricorso a questa forma di pressione quando l’autorità vuole conseguire il raggiungimento di obiettivi non sempre compatibili con le carte costituzionali o quando non possiede la competenza o la funzione regolamentare per adottare i provvedimenti del caso e agisce, appellandosi a personalità, dottrine, pareri scientifici e tecnici,  tramite un consiglio autorevole anziché tramite un comando a carattere imperativo. E lo sappiamo bene per aver visto un Presidente del Consiglio “raccomandare” attitudini e atteggiamenti consoni al momento grave, sia pure per Dpcm.

Tanto  che l’app Immuni è stata vivamente consigliata e non resa obbligatoria, in modo tra l’altro da attribuirne il fallimento agli intemperanti sciagurati che non l’hanno scaricata, proponendola come un atto di civiltà e solidarietà, indifferenti agli effetti che l’uso maldestro avrebbero avuto sui malcapitati viaggiatori per lavoro su una metropolitana e su un bus affollato, sulla evidente impossibilità di effettuare un tracciamento efficace, condannando lavoratori in attesa del tampone peraltro inattendibile,  a quarantene e sospensioni contrattuali.

Tanto che adesso c’è un fervore nel dichiarare che il vaccino verrà somministrato su base unicamente volontaria, come è d’obbligo in un paese democratico dove vige lo stato di diritto. Salvo renderlo di fatto obbligatorio, inevitabile, ineludibile infliggendo l’ostracismo a chi non vi si sottopone, instaurando un regime di certificazione tramite patentino che condanna a discriminazione chi, compreso Crisanti? conserva dubbi sulla effettiva efficacia.

E non basta, vengono fatti entrare in gioco testimonial e ripetitori del messaggio di doverosa coscienziosità che reclamano penalizzazioni acconce e castighi esemplari per i trasgressori e invece una forma di tesseramento per i militanti dell’immunoprofilassi che permetta solo a loro la frequentazione esclusiva, parola di Alessandro Gassman,  di “ristoranti, bar, cinema, teatri, stadio, negozi, autobus, taxi, treni, e poi vedi che tutti lo fanno».

Beati i tempi in cui certi cretini si potevano liquidare chiedendosi chi li avesse pagati per proferire baggianate degne del Mago Otelma, di Vanna Marchi, di sindacalisti di polizia che vendono amuleti, del microfascismo che vige in Italia trasferito dai  bar e dagli scompartimenti ferroviari ai social. Macché, è peggio di così, l’adesione alla retorica delle delega in bianco ai poteri, politici, tecnici, scientifici, dell’obbedienza e del conformismo che sortiscono anche l’effetto non secondario di regalare venti secondi di visibilità, la possibilità di rivendicare una superiorità morale a poco prezzo, valgono il cachet di un spot, di una soap in Rai o Mediaset, che tanto è lo stesso.


Barboni e Barboncini

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Ormai  qualsiasi fenomeno, incidente o accidente della storia, catastrofe, opera dell’uomo o intervento della natura matrigna diventa problema di ordine pubblico.

Interi paesi in un cratere del sisma sono stati transennati,  a detta delle autorità per impedire sciacallaggi, quando invece era evidente l’intento di occultare la vergogna di gente lasciata senza casa, senza strade occupate dalle macerie, senza lavoro perché non erano state aiutate le piccole aziende e i coltivatori colpiti dal terremoto, costretti a disputarsi i prefabbricati a colpi di riffa in piazza, senza voce e senza ascolto, se i pochi giornalisti che si avventuravano estemporaneamente, al di fuori delle periodiche visite pastorali della autorità, di  venivano sottoposti a controlli polizieschi e i locali venivano invitati a non rilasciare dichiarazioni.

Anche la realizzazione di opere faraoniche, inutili e dannose per l’ambiente e per i bilanci pubblici,  si è ridotta a repressione di sediziosi negazionisti dello sviluppo a colpi di intimidazione e arresti,  censure e manipolazioni dopo che per anni non sono state rese note le analisi costi- benefici, è stato interdetto l’accesso ai documenti ufficiali, il tour nei cantieri di informatori che non dimostrassero l’appartenenza alla stampa in carta rosa, dopo che è stata stesa una cortina di silenzio sulle indicazioni dei soggetti preposti alle valutazioni economiche o di impatto ambiente, perché uno dei modi di  garantire ordine, sicurezza e obbedienza consiste nell’ostacolare la conoscenza e dunque  la partecipazioen al processo decisionale.

Invalidi e portatori di handicap che reclamavano un trattamento assistenziale dignitoso sono stati dispersi se uscivano dalla condizione di invisibili e si facevano vedere nelle piazze contigue ai Palazzi, proprio come altri “diversi”, immigrati delle varie tipologie economiche, lavavetri, vu cumprà, clandestini riconosciuti come tali e conferibili in lager amministrativi, in attesa di rimpatrio forzato, aspiranti profughi cui si nega la difesa in tutti i gradi di giudizio prevista per gli italiani, tutti discriminati e emarginati a norma di legge o tramite la creazione di appositi corner su tram, panchine, giardinetti, periferie.

E d’altra parte anche in questo caso si ha la conferma che il principale reato che esige provvedimenti di ordine pubblico è la povertà, perseguita come  crimine da rimuovere dalla vista perché non macchi decoro e reputazione. Pratiche di sorveglianza e controllo devono provvedere a consolidare la segregazione spaziale e morale impedendo l’accesso in certe aree a gruppi “marginali” rei di comportamenti anti-sociali, che le norme definiscono come “tipici del disordine urbano”, tossici, malati psichiatrici, barboni fini a arrivare alla colpevolizzazione  dell’”eccentricità”. 

Perché come è noto sono considerate eccentriche e insidiose per l’ordine pubblico e il decoro, grazie ai decreti sicurezza non abbastanza purgati dal Conte 2 rispetto al Conte 1 e ai Renzi-Gentiloni che avevano firmato quelli di Minniti, anche le contestazioni e le manifestazioni di lavoratori che commettono il crimine di blocco stradale, di picchetto, di sit in, di corteo, mentre è destinato a cadere quello di travisamento e mascheramento visto che è stata indirettamente introdotta la punibilità per chi non indossa la regolamentare mascherina nel corso di un assembramento sedizioso.

E figuriamoci se grazie allo stato di eccezione alle regole del vivere civile introdotto per contrastare la diffusione del Covid  non venivano incrementate le misure di repressione e condanna, concreta, morale e virtuale di atteggiamenti arbitrariamente considerati trasgressivi.

Lo si è capito da subito quando nei primi giorni di marzo sono state disperse e definitivamente vietate le manifestazioni dei lavoratori nelle zone già rosse indette per reclamare procedure e dispositivi a garanzia della salute, quelli caldamente raccomandati per tutelare i resilienti sui sofà. Manifestazioni sconsigliate da gran parte degli stessi sindacati che si sono piegati senza grande sforzo a sottoscrivere il patto unilaterale di Confindustria con il Governo, temporaneo  e finalizzato a evitare assunzioni di responsabilità a carico delle aziende nel caso i dipendenti venissero contagiati.

Poi via via la precisa volontà repressiva a fini di controllo sociale si è manifestata con un alternarsi di dolci violenze educative e pedagogiche per contenere l’indole disobbediente di un popolo fanciullino, e di multe, sanzioni, ammende anche sotto forma di pubblica gogna, con il ricorso a mezzi e strumenti eccezionali: perfino elicotteri minacciosi sopra le spiagge, e poi mobilitazione di militari, rafforzamento dei compiti in capo alle polizie municipali, ronde interforza, con l’appoggio di parte della popolazione persuasa che si tratti di azioni atte a preservare l’unico diritto concesso, quello alla salute, tanto da accettare di essere trattati non da cittadini che sanno salvaguardarsi da soli, ma da bambini  scemi e irresponsabili.

Così mentre le autorità si assumevano l’onere di vegliare sulle vite degli individui di serie A,    imponevano a quelli di serie B, riconosciuti come “essenziali”,  di viaggiare su mezzi pubblici pieni recandosi al lavoro durante il periodo  più pericoloso per la diffusione del virus, in industrie, fabbriche, imprese rimaste aperte per permettere al profitto di garantirsi e accumularsi sulla loro pelle producendo bombe o patatine fritte.

L’obiettivo esplicito era ed è quello di mantenere la continuità della produzione senza esigere dal padronato (dizione ormai considerata maleducata e arcaica) il rispetto preciso delle norme di sicurezza grazie a una  autoregolamentazione discrezionale dalla quale sono esclusi il commercio, i pubblici esercizi  e la mobilità dei singoli.

Per fortuna abbiamo a che fare con un ceto politico e “tecnico” poco creativo, che dimostra di voler arraffare quello che può: la permanenza sulle poltrone in evidente assenza di concorrenza, trasformarsi in oggetto di culto se si appartiene alla casta sacerdotale degli scienziati, sviluppo di un profittevole brand sanitario,  rimozione della memoria della cause concorrenti allo sviluppo di epidemie, crisi climatica, consumo del suolo, inquinamento industriale, effetti della globalizzazione sulla circolazione e diffusione rapida di contagi, come delle colpe condivise della demolizione dell’edificio dell’assistenza pubblica, della prevenzione e della cura.  

Per fortuna, perché altrimenti chissà cosa si inventerebbero, che corpi speciali metterebbero in campo per sorvegliare che non ci abbandoniamo ai riti dell’affettività, abbracci, effusioni durante i riti natalizi durante i quali, parole del Presidente del Consiglio, sono invece concessi, forse raccomandati,  acquisti finalizzati all’algido scambio di doni da effettuare in numero inferiore a 6 congiunti di primo grado presenti a sobrie cerimonie che non ipotizzino quella “socialità scatenata”, è sempre Lui che lo dice,  che caratterizza le festività, tombola come i rave, bacio sotto il vischio come le ammucchiate tra scambisti, spaghetti ‘a vongole orgiastici come da Trimalcione.

Ormai viene meno anche la fantasia e la voglia di ridere sia pure amaramente, se un liceo di Torino, per punire alcuni allievi che avevano deciso di collegarsi al pc restando seduti fuori dal plesso, in segno di protesta contro la didattica da remoto, sancisce l’obbligatorietà di seguire la didattica a distanza solo da casa, che sia un attico al Valentino o un tugurio in Pozzo Strada. Non ci si puo’ collegare da un bar o da un parco, la Dad va fatta con lo studente nella propria abitazione“, ha decretato la dirigente scolastica del Gioberti. “Per questa settimana gli studenti che protestano contro la Didattica a distanza non potranno collegarsi e quindi seguire le lezioni“.  

E che vuoi dire se è stato stravolto insieme a quelli di libertà e responsabilità, anche quello di volontarietà. Così mentre Crisanti viene arruolato tra i negazionisti perché ingenuamente ammette che è preferibile sottoporsi ai vaccini quando siano stati testati, mentre la cura del virus è lasciata alla, quella si libera, interpretazione di pochi medici di base che si sono sottratti alla nuova e originale autorizzazione a tradire Ippocrate, si rassicurano terrapiattisti, performer delle evoluzioni di scie chimiche equiparati a Montagnier e a Palù del quale in rete sono cancellate le interviste recenti, che la vaccinazione anti Covid non sarà obbligatoria.

E falla anche essere obbligatoria, se viene ipotizzata la concessione di un patentino da esibire a conferma del proprio senso di responsabilità e spirito di appartenenza, proprio come il microchip del barboncino. Se non possederlo sarà oggetto di ulteriore distanziamento sociale e ostracismo. Se il fallimento di Immuni, l’app più scadente e impraticabile messa sul mercato, si attribuisce ai troppi che si sono astenuti dall’obbligo morale di scaricarla, quando le procedure di tracciamento ancora più dilettantistiche, inappropriate e inefficaci ai fini del contenimento, hanno avuto l’unico effetto di penalizzare i lavoratori e gli studenti, costretti all’isolamento, a perdere lezioni e lavoro, in attesa di tamponi dall’esito incerto e inaffidabile.  

Il timore vero è che siamo troppo distanziati, troppo isolati, troppo espropriati di baci e abbracci, di dignità e rispetto per guarire.


Leva Salvini, lascia Minniti

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Hanno levato Salvini e lasciato Minniti.  E non potevamo certo aspettarci di meglio dal governo che tiene insieme gli ex gregari del Ministro che incarna il Male e il partito del Ministro che ha sdoganato la paura del diverso, dello straniero ma anche dell’indigeno che rovina il decoro con la sua molesta presenza.

Non potevamo aspettarci di meglio nemmeno dal Parlamento che dovrebbe produrre riforme che sviluppino il senso della democrazia e della “cittadinanza”, che aveva approvato a larghissima maggioranza nel parlamento le due leggi volute dall’ex ministro dell’interno e leader della Lega Matteo Salvini tra il 2018 e 2019,  recanti misure sull’immigrazione , rendendole addirittura più severe come nella parte relativa alle multe da comminare alle navi delle Ong. E meno che mai da un esecutivo che ha fotocopiato il bieco memorandum sottoscritto dal governo Gentiloni con la Libia.

Licenziando le modifiche ai due decreti pronte da luglio, ma  messe all’ordine del giorno solo dopo le elezioni regionali e il referendum,  la montagna ha partorito il topolino, salutato come un riscatto morale dal giogo razzista e xenofobo.

Per carità meglio di niente, se siete del partito del menopeggio che si accontenta di un camouflage che nasconda le pecche. Per carità meglio di niente, anche se i decreti sicurezza non sono stati cancellati, ma semplicemente addomesticati lasciando intatto l’edificio di regole eretto sul differente trattamento da riservare ai profughi meritevoli del riconoscimento dello status di richiedente asilo e i fuggiaschi per motivi economici, che si vede che fame sete, miseria non costituiscono una valida ragione per lasciare la propria terra, i propri cari, affrontare viaggi perigliosi per recarsi dove nessuno li vuole.

Per carità, è proprio il caso di dirlo, nei confronti di chi era stato escluso dalla regolarizzazione- beffa di quest’estate e pure nei confronti della Bellanova autrice dell’indegna “sanatoria”, è positivo che  si estendano le “opportunità” per convertire una delle forme di protezione rimaste in vigore in permesso “speciale” per motivi di lavoro  “ove ne ricorrano i requisiti”,  quelli concessi per calamità, per residenza elettiva, per acquisto della cittadinanza o dello stato di apolide, per attività sportiva, per lavoro di tipo artistico, per motivi religiosi, per assistenza minori.

 È prevista una sorta di protezione umanitaria, della durata di due anni, per gli stranieri che presentano seri motivazioni di carattere umanitario o “risultanti da obblighi costituzionali o internazionali dello stato italiano”.

È rimasto invece inalterato l’impianto del decreto Salvini sul soccorso in mare, pur dichiarandone l’obbligatorietà: il ministro dell’interno, in accordo con il ministro della difesa e dei trasporti, informando il presidente del consiglio, può vietare l’ingresso e il transito in acque italiane a navi non militari. E malgrado il principio della criminalizzazione sia stato reso di fatto  inapplicato il procedimento rimane amministrativo, con ammende che vanno da 10 mila a 50mila euro, malgrado la richiesta del presidente Mattarella di diminuirne l’importo,  e penale.

 Lo Sprar  cambia denominazione e diventa Sistema di accoglienza e integrazione, la cui gestione viene di fatto restituita  ai comuni, distinguendo i servizi di primo livello per i richiedenti protezione internazionale: accoglienza materiale, assistenza sanitaria, assistenza sociale e psicologica, corsi di lingua italiana, consulenza legale dai servizi di secondo livello che hanno come obiettivo l’integrazione e includono l’orientamento al lavoro e la formazione professionale.

Insomma non c’è tanto da esultare: sul ravvedimento del Governo che sana l’obbrobrio a norma di legge (in realtà la firma in calce ai decreti era di Conte, 1, è ovvio prima della conversione virtuosa in Conte 2) si stende il velo nero dell’Europa che condizionerà le eventuali elemosine a investimenti punitivi dei diritti degli indigeni e figuriamoci degli ospiti, e che ha bell’e pronta la sua strategia di rifiuto, espulsione, rimpatri forzati generalizzati e sponsorizzati  secondo le regole della “solidarietà obbligatoria” tra i partner dalla quale sono esentate le cancellerie carolinge che godono di minor affaccio sul mare delle Pensioni Rosetta italiana o greca.

Non può che andare così, a riconferma, ve ne fosse bisogno, che anche l’immigrazione deve essere governata con le azioni organizzative e ideologiche del neoliberismo, temperando con i meccanismi di mercato i danni prodotti dal mercato, quello che esporta armi e importa schiavi, che depreda risorse per alimentare i consumi di popolazioni per poco ancora risparmiate dal colonialismo, che pure sta agendo con successo nei Terzi Mondi interni. E adesso che ha perso forza la minaccia dell’invasione, adesso che non occorre una concorrenza esterna disposta a tutto sotto ricatto perché i nostri lavoratori ormai subiscono pressioni talmente potenti dal racket da accettare intimidazioni e riduzione del salario, delle garanzie, dei diritti.

Che poi il problema è sempre lo stesso, circoscrivere i rischi di chi ha, criminalizzare gli ultimi per proteggere i primi e rassicurare i penultimi. E infatti indovinate un po’ come definisce la svolta civile e umanitaria del governo il vice ministro all’Interno del Pd, il primo passo per l’apertura del “cantiere dei diritti”, perfettamente coerente con la decantata ricostruzione post Covid, uno in più rispetto ai 130 individuati nelle slide dei Villa Pamphili che non comprendono scuole, ospedali, università, opere di salvaguardia del territorio.

Eh si, levato Salvini, lasciato Minniti. Verniciata di umanitarismo in offerta la barbarie, resta la gestione della “sicurezza” in capo ai poteri forti, rafforzati con l’arruolamento desiderabile e pienamente adottato dei militari in strada sempre più reclamati per mantenere mascherine, distanziamento sociale, insieme alle polizie locali, da anni incaricate di reprimere e condannare all’invisibilità moleste presenze estranee, colpevoli di promuovere il meticciato tramite kebab e falsi Vuitton,  e con attribuzioni speciali date alle forze dell’ordine in materia di contrasto alla criminalità di chi non si adegua agli standard di rispetto del decoro, e dell’ordine pubblico, siano operai che protestano, donne che respingono l’offensiva dei movimenti per la vita fuori dagli ospedali, gente di tutte le età che manifesta contro gli oltraggi al suo territorio, cittadini che contestano decisioni e misure del governo nazionale e periferico.

Tutto vien buono per zittire, immobilizzare, limitare la circolazione di pensieri “scorretti”, disomogenei, non allineati, ormai genericamente tradotti in assembramenti irresponsabili.

Cosa non si farebbe per rinvigorire le misure di una ingiustizia ingiusta contro i barboni che colpevolmente si stanno moltiplicando, i nuovi matti che dai margini gridano la loro disperazione, i senzatetto che occupano i falansteri tirati su dagli speculatori?

Per non far cadere in disuso il Daspo che dal calcio aveva sconfinato nella società tutta,  dall’assassinio, tramite pestaggio di Willy, si trae una “lezione” per inserire nella riconversione civica dei decreti del barbaro, una norma ad hoc che ne estende l’applicazione all’esercizio della “violenza”, dando il potere ai questori di disporre, anche in presenza di una condanna non definitiva, il divieto di accesso a pubblici esercizi o locali di pubblico trattenimento nei confronti delle persone denunciate, negli ultimi tre anni, per reati commessi in occasione di  disordini, qualora dalla condotta possa derivare un pericolo per la sicurezza.

Si chiama “norma Willy” il minimo sindacale che si sarebbe dovuto pretendere da sempre in occasione di aggressioni, botte, delitti contro le persone con particolare accanimento per i più deboli e indifesi, da parte svariate tipologie di fascisti, in orbace o in divisa, comunque protetti, assolti, legittimati. Ma che, succede quando la cronaca nera diventa strumento di propaganda, diventa l’occasione per assimilare alla violenza cieca e ferina, brutale e bestiale, la collera che potrebbe far scaturire ribellione, opposizione, insomma lotta .. di classe.


Le mascherine nuove dell’Imperatore

masch Anna Lombroso per il Simplicissimus

È stato il sottosegretario alla presidenza della giunta dell’Emilia-Romagna, Davide Baruffi, con quella sanguigna e ruspante schiettezza  che ha decretato il successo di personaggi letterari e cinematografici regionali, a sintetizzare efficacemente quello che in tanti sospettano, pensano e dicono a rischio di censure, gogne morali, anatemi.

La  confessione è datata 25 aprile, ma la dice lunga sulle scelte che hanno “suggerito” di imporre al paese restrizioni, leggi marziali, sanzioni, penali, di concedere deleghe in bianco a autorità che non possiedono un mandato del Parlamento, cui è stata data perfino facoltà di sottoporre i cittadini a tracciamento grazie  alla concessione a una società privata dell’applicazione di un software che ha suscitato dubbi perfino da parte del Copasir sia per le modalità di affidamento che per le eventuali conseguenze sulla “sicurezza nazionale”.

E infatti, ammette Baruffi, hanno proibito l’attività fisica non perché la situazione sia più a rischio, ma perché “volevamo dare il senso di un regime molto stringente”.

La ragione per la quale ciò che è stato fatto, si fa e si farà non ha nessuna credibilità da un punto di vista “sanitario” e della sicurezza dei cittadini, se come è giusto non la intendiamo come declinazione restrittiva dell’ordine pubblico, è l’evidente contraddittorietà delle misure in atto e di quelle che verranno prese, alcune delle quali sono state oggetto dell’ultima annunciazione del Presidente del Consiglio, accompagnata da nuova modulistica, timing complesso e soggetto a decodificazioni articolate su scala regionale e comunale.

E dire che per capire tutto basterebbe porsi e porre qualche quesito semplicissimo, di quelli che i bambini fanno agli imperatori mettendoli a nudo. Ma anche se siamo trattati come bambini da guidare, mettere in castigo, sgridare e vezzeggiare “per il nostro bene”, si vede che abbiamo perso quell’innocenza e pure la libertà di pensare e parlare proprie delle creature.

Così non si può contare sulla tradizione di RepuStampa perché qualcuno  si sogni di domandare e domandarsi perché se il Covid19 è una patologia così contagiosa, se richiede limitazioni dei contatti, delle relazioni, di movimenti così restrittive, se sono diventati a rischio tutti i mezzi di trasporto, luoghi chiusi e perfino quelli aperti, come mai allora milioni di lavoratori hanno viaggiato in metro, treni e bus  sui quali è previsto solo dal 4 maggio la “segnaletica”  per l’opportuno distanziamento.

Ed anche secondo quali criteri sono state selezionate le cosiddette attività essenziali, i cui addetti sono stati comandati con dispositivi e procedure di sicurezza inadeguate e elargite dalle proprietà e dirigenze nell’ambito di un protocollo volontario e non vincolante, quindi arbitrario e discrezionale, in modo da dimostrare che si tratta di disposizioni temporanee cui non faranno seguito provvedimenti a garanzia della protezione dei dipendenti.

Ed ancora sulla base di quali valutazioni, quando l’allarme sarebbe ancora alto per numero di contagi e decessi in Lombardia e Piemonte, si stanno indicando delle date per la ripresa delle attività e delle produzioni, su pressione confindustriale certo, ma anche delle regioni e dei comuni, da Bonaccini che intende riaprire al più presto i cantieri di grandi opere e infrastrutture a Brugnaro che interpreta come un todaro brontolon il malcontento della fiera popolazione veneziana “semo stufi de star a casa”, sotto pressione per i ritardi registrati nell’esecuzione del prodigio ingegneristico del Mose e per la sospensione delle incursioni dei corsari delle crociere, da Zaia che promette novità epocali per le prossime ore con l’allentamento delle inique restrizioni a Sala che vanta la diminuzione da 6000 a 1500 ingressi all’ora nella metro, ma scalpita per la ripresa degli interventi per le Olimpiadi.

E se le statistiche, anche quelle dichiaratamente più inaffidabili delle rilevazioni e dei sondaggi sui voti di Italia Viva, hanno accertato che gli anziani sono a alto rischio, a causa, almeno questo è sicuro, della inadeguatezza del sistema sanitario e di cura, perfino a partire dai sessantenni (quelli che contano un anno e mezzo più del suggeritore degli arresti domiciliari per la terza età) c’è da supporre che sia in arrivo finalmente la cancellazione della legge Fornero che fino a due mesi  li annoverava tra la forza lavoro con pieni potenziali di attività.

Da ieri sera abbiamo appreso che la comunità scientifica che si presta per appoggiare coscienziosamente le decisioni del governo, avrebbe maturato una teoria secondo la quale i vincoli tra consanguinei stretti fornirebbe la totale protezione dal contagio, a differenza di quelli amorosi, affettivi e di amicizia tra “estranei”, definizione che Sordi dava anche delle mogli, mettendoci nella possibilità di andare a sternutire in faccia allo zio d’America avaro e alla cugina Gertrude che ogni Natale vi regala la stessa acqua di Colonia, ma non di vedere il fidanzato e nemmeno l’amante che vi ha atteso con pazienza per due mesi (stante anche che non vi è permesso l’atto di contrizione per adulterio durante la messa).

O potremmo chiedere per che strana coincidenza temporale adesso che si è consolidato il brand mascherine, diventano obbligatorie in tutta Italia, in tutti i luoghi chiusi, nelle feste di famiglia, pure in qualcuno di aperto, le piazze ad esempio, a disincentivare assembramenti che potrebbero attentare, proprio come gli scioperi, all’unità del Paese.

Stancamente ormai ripeto da due mesi che all’origine dello stato di eccezione imposto non ci sia stato un complotto, ma che siamo oggetto di una cospirazione che approfitta di una epidemia che in condizioni normali sarebbe stata gestita con misure normali per incrementare la produzione normativa di leggi marziali e provvedimenti di ordine pubblico repressivi, per favorire la distanza “sociale” dei cittadini, isolando possibili focolai di dissenso. E soprattutto per giustificare con i costi del prevedibile cigno nero, dell’incidente inatteso della storia, l’impotenza degli esecutivi a spendere e decidere in virtù delle cravatte degli strozzini europei, accettate sempre e comunque come doverosa accondiscendenza i padroni e come atto di fede alla teocrazia del mercato e della finanza.

E infatti da tempo vivevamo appunto la normalizzazione della crisi, la quotidianità delle disuguaglianze sopportate cristianamente come giusta punizione per aver troppo voluto e troppo avuto, e come pena preventiva per non garantire ai figli lo stesso immeritato benessere, lavando la macchia della dissipazione delle risorse e dei veleni in terra, acqua e aria, dovuta a consumi individuali e collettivi e non certo alle stesse attività oggi dichiarate essenziali, con l’assoggettamento alle imposizioni di una austera severità, indulgente e collaborativa solo all’atto di salvare banche criminali e imprese assassine.

Da tempo rinuncia di diritti, abiura di convinzioni diventate impopolari, sono diventate doveri per riconquistare la reputazione e l’appartenenza al contesto della civiltà occidentale,  alla cerchia dei sudditi dell’impero che ratifica la sua superiorità muscolare con guerre coloniali esterne e interne, fuori e dentro i patri confini, Nord contro Sud, regioni operose contro geografie meritevoli solo di invasioni turistiche non proprio pacifiche.

Ma non bastava, serviva qualcosa di straordinario che accelerasse la fine delle incomplete democrazie, che ratificasse l’improduttività della pretesa di diritti e dello stato di diritto, in coincidenza con la fine dello Stato, privato di poteri e sovranità e pure dell’arcaico concetto di popolo, retrocesso da massa di consumatori a target ben divise tra lavoratori e galeotti agli arresti domiciliari, anche grazie a barriere di plexiglas, recinti, segnaletico, perché non si corra il rischio che guardandosi negli occhi, parlandosi, confrontandosi possano rievocare il gusto della solidarietà e della libertà.

 

 


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: