Annunci

Archivi tag: sicurezza

La vittoria del Peggio

nigerAnna Lombroso per il Simplicissimus

Lettura dei fondi di caffè, osservazione di uccelli che attraversano il grigio cielo invernale, accurata indagine sulla paiata e altre viscere,  sono diventate ormai procedure più attendibili di qualsiasi sondaggio e qualsiasi analisi  di misuratore della percezione e di opinionisti un tanto al metro.

Ma stavolta non servono i vecchi sistemi e nemmeno quelli nuovi: posiamo star sicuri che vincerà il peggio, quello trasversale, tanto che serpeggia e innerva tutto e tutti, si presta a qualsiasi maggioranza e alleanza lontano com’è dalla politica della vita e da noi. E che, ciononostante, avrà un consistente seguito elettorale in una tenzone più virtuale, immaginaria e sgangherata della piattaforma 5stelle: rappresentazione liturgica officiata in omaggio a una simulazione democratica. Perché quel peggio è la scelta più comoda, quella che permette l’abbandonarsi codardo alla corrente avvelenata, che legittima la reazione scomposta e irrazionale alla concorrenza sleale di gente che sta peggio di noi, talmente peggio da non essere autorizzata nemmeno a provare invidia o emulazione,   desiderando una quota perfino inferiore del nostro benessere.

E  che nemmeno finge più disapprovazione per il razzismo di chi sa diluire le ingiustizie ai nostri danni nella brodaglia velenosa dove si conferiscono le disuguaglianze e le iniquità globali, dandosi una parvenza morale e antropologica in qualità di custode di quei valori che ogni giorno calpesta e in nome d una superiorità fatta solo di sopraffazione miserabile, odio per chi è diversa: povero, barbone, nero, giallo. E cosa c’è di meglio di un accidioso vittimismo che attribuisce, a altri sotto di noi, la colpa di essere, “noi”, diventati irresponsabili, che consente a “noi” di rendere legalmente  schiavi altri per esercitare un potere irrisorio che ci faccia dimenticare la nostra stessa servitù? Che invita a convertire  la paura in aggressività consumata sui più deboli, come sempre  avvenuto da che mondo è mondo, quando si sceglie un nemico per autorizzare la guerra?

Non a caso i due temi legati indissolubilmente e che circolano come un gas mefitico in tutte le sedi deputate alla propaganda e all’intrattenimento politico sono sicurezza e immigrazione. Sicurezza promossa da desiderabile condizione a garanzia di armonia e coesione sociale, a diritto fondamentale e primario,  tanto da imporre l’abiura e richiedere la rinuncia volontaria a altri diritti. E l’immigrazione, l’oscura minaccia che domina l’epoca del risentimento e che fa sì che ragione e pensiero finiscano per ancorarsi dalla sfera delle emozioni e delle pulsioni irrazionali.

Sicché, tramontato il sogno demiurgico del progresso, che abbiamo cominciato a interpretare come un susseguirsi di benedizioni e maledizioni, le ultime forse in misura maggiora delle prime, il futuro appare per quello che è, denso di rischi e di perdita di beni e valori, con l’accelerata diminuzione di risorse la fragilità delle posizioni sociali. Ed anche con la sensazione frustrante di aver perso il controllo delle nostre vite, ridotte a pedine mosse avanti e indietro da giocatori sconosciuti,  remoti nella Las Vegas  globale e indifferenti ai nostri destini e ai nostri bisogni.

Il fatto è che sono proprio loro  che hanno originato, o meglio creato le nostre paure, perché chi ne è affetto sia disposto a qualsiasi remissione  per limitare timori e angosce, compresa la consegna totale di aspirazioni, inclinazioni, dignità e talenti.

Nel momento in cui un paese straccione e come tale trattato dai grandi, impegna risorse che dovrebbero avere ben altra destinazione per offrire servigi da lacchè a potentati vicini in spedizioni coloniali e belliche in terre prostrate e dilaniate, come il Niger,  chiunque non sia accecato dalla benda del terrore, compresi quello di un sedicente terrorismo, può capire   che si tratta di un’impresa che porterà altre morti altri lutti altri profughi altri fuggiaschi.

Da sempre azioni imperiali e scorrerie e campagne predatorie hanno prodotto fenomeni di immigrazione, ma che potevano essere controllati, limitati, incoraggiati, programmati. Non è così con questi esodi, queste migrazioni, questi flussi che sfondano e bypassano ogni porta e ogni contrafforte frettolosamente eretto e che producono negazione, respingimento, rifiuto.

Sono quei giocatori che faranno vincere il loro candidato – quel Fontana o i Fontana in giro per il mondo, perché puntano su qualcosa di insondabile e diffuso,  una intolleranza che nasce prima delle dottrine e delle pratiche della differenza, che  si formano dopo per spiegare emozioni ostili, negative e antagonistiche esaltate dalla perdita di status e beni. In modo da accentuare la divisione perversa : Noi contro Loro, quei Loro  che nella mappa delle nostre vite e delle nostre identità vivevano in geografie indicate  come hic sunt leones  e che le hanno abbandonate per collocarsi in maniera perturbante accanto a noi.

È per quello che fanno sì che noi con loro non scendiamo a patti, con ci convinciamo e  non ci convertiamo, perché l’inferiorità di loro è  deve restare tale, permanente  e irreparabile, come uno stigma  indelebile e una condanna senza riabilitazione per illuderci della nostra superiorità. E anche a condannali siamo stati noi, con guerre, ruberie, prevaricazioni e anche  se i più educati tra gli xenofobi, i più acculturati tra i razzisti ci invitano a ospitarli a casa nostra, nelle modeste dimostrazione di buona volontà e impegno solidale, quello che già dimostriamo pagando le tasse e i servizi, o ci raccomandano di riflettere sulla nostra carità pelosa che li costringe in lager e centri di accoglienza disumana, raccomandando la bontà  dell’aiuto in casa loro, in Niger forse? Perorando  la causa della nostra civiltà superiore, unica compatibile con quelle democrazie che i giocatori hanno deciso di cancellare per paura che torniamo a essere uomini migliori e  liberi, come non abbiamo mai saputo essere.

 

 

 

 

Annunci

Voglio una vita condizionata

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Altro che vita spericolata, Vasco Rossi e i suoi fan vengono esibiti come modelli da imitare, replicare e esportare in piazze e arene, fulgidi esempi del rispetto  del decoro e della decenza   e dell’osservanza delle regole che disciplinano ordine, compostezza e civile contegno. È destino comune nascere incendiari e finire pompieri: con le rughe e i capelli incanutiti l’indole trasgressiva  e anticonformista viene addomesticata, pena il ridicolo,  l’insubordinazione e la disubbidienza scendono a patti col conto in banca. E se è invecchiata l’icona è capitato lo stesso alle sue cheerleader e ai suoi ammiratori anche se non dismettono i chiodi di pelle e si presentano all’evento in moto.

C’erano tanti giovani a Modena, ma si sa, per dar ragione a Tolstoj,  che i giovani sono per natura conservatori e  la nostra contemporaneità dimostrerebbe che alla protesta preferiscono la cagnara, Erasmus all’avventura, la paghetta all’indipendenza.

E per fare ancora un po’ di antropologia e di relativismo culturale un tanto al metro, basta leggere i commenti sui social network che mettono a confronto la piazza  irrazionale di Torino che si fa prendere dal  panico e tutto travolge in una fuga scomposta come alla Mecca, con la moderata festosità dei coretti di Albachiara, da una parte il popolino irragionevole e insensato delle tifoserie, dall’altro il mondo migliore del rock, o, perché no?, da una parte i malmostosi con insufficiente dotazione di senso civico che votano 5Stelle e dall’altra un “mondo migliore” forte dell’antica retorica delle geografie rosse, con le loro sezioni, i loro servizi d’ordine, le loro pacifiche ma potenti manifestazioni di popolo … e dire che  basterebbe perfino leggersi un po’ di psicologia delle folle tramite Wikipedia per sapere che sono  fatte più di materiali organici che della sostanza dei sogni.

Il fatto è che non c’è granché da aspettarsi da un posto sulla terra dove i leader politici guardano indiscriminatamente a un pantheon di ispiratori tra Dylan Dogg e Jovanotti, Madre Teresa e Edwige Fenech,  i Righeira e Dossetti,  Mandela ma pure Fanfani, caro alla cerchia renziana anche per contiguità geografica. O dove un bel po’ di gente si riconosce nei cinici e mediocri arrivisti di Sordi vigile, negli impauriti impiegati di Villaggio soggiogati, frustrati e incattiviti, nei borghesi piccoli piccoli che affiorano dalla mota della mediocrità grazie a vendicativi dolori, o negli avventori dei Roxy bar urbani o di paese, un popolo di individualismi che hanno paura e diffidano degli altri e si riconoscono e ritrovano scandendo il nome della squadra del cuore o cantando in coro una canzone sotto le stelle immaginando che stanno vivendo alla grande.

Ma d’altra parte quello a godersi i circenses pare sia l’ultimo beneficio erogato come una elargizione quando i diritti, quelli veri, e le libertà, quelle doc,  sono negate. E quando lo è diventato, un diritto, anche  la “sicurezza”, limitata magari all’apericena nei dehor delle enoteche e delle bettole con cucina fusion, al concertone delle star delle ragazzine, alla partitona vista dagli spalti finalmente aperti pure alle tifoserie nere e razziste che ricattano club e giocatori. E come si incazzano con i sindaci che non glielo garantiscono quell’ordine pubblico attrezzando ghisa e piazzardoni, con la polizia che ai loro occhi deve tutelarci dalla presenza molesta e ingombrante di forestieri, accattoni, stranieri e non, lavavetri, rom, mendicanti, fiorai, che turbano il loro decoro ma non la loro coscienza, purché però la sbirraglia sia invisibile, meni e sanzioni altri invisibili senza disturbare il passeggio o il fresco sui lungarni, sui lungotevere, sui navigli. Pronti all’abiura e alla rinuncia di larghi segmenti di prerogative, libertà, desideri, speranze offerte come necessario sacrificio per essere protetti da nuovi mostri, primo tra tutti quel terrorismo che fa sospendere perfino le gare di offshore a Brindisi nel timore che  un lupo solitario diriga l’imbarcazione sulla folla festante degli appassionati, o l’invasione inquietante di altri da noi che compromettono il domestico e irrinunciabile godimento del maxischermo, della birra a garganella, dei centri cittadini retrocessi a luna park.

Viene da pensare che ci hanno talmente abituati alla delega a cominciare dalle urne, che siamo così addestrati all’irresponsabilità da aver bisogno di guardiani, controllori, vigilantes che tengano a freno i nostri istinti. E da considerare inevitabili restrizioni, intimidazioni, repressioni, limitazioni di movimenti, azioni, aspirazioni. Di una in particolare, sopita, repressa, vissuta con senso di colpa, quella alla libertà.


Ingiustizieri della notte

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Una legge troppo blanda: basta processare chi subisce un furto! tuona l’avvocata Bongiorno a proposito dei pistoleri in pigiama, nota per aver difeso nella sua smagliante carriera società multinazionali e importanti imprese italiane  in diversi settori produttivi (costruttori di auto, istituti bancari, produttori di energia, aziende farmaceutiche, realizzatori di grandi opere, case di moda, internet provider, New Slot e VLT, come recita la voce che le dedica Wikipedia), oltre a alcuni evasori di chiara fama, sportivi in odor di partite truccate e doping, facendoci sognare che dopo questo proclama prenda a difendere normali cittadini  dalla clientela eccellente che si rivolge a lei.

È in buona compagnia e non stupisce: ai tradizionali fan della giustizia faidate si sono ormai aggiunti gli usurpatori dell’aggettivo “democratico”  che, è bene ricordarlo, non si limitano a inseguire  la destra, avendola già ampiamente superata.

Macché, ormai sono diventati i testimonial di una interpretazione della sicurezza basata  sulla percezione – i furti in casa sono diminuiti, e pure gli assassinii, un’alta percentuale dei quali viene consumata tra le pareti domestiche, spesso da fortunati possessori di armi dichiarate – percezione bene alimentata dagli impresari del sospetto e della paura coi loro talkshow, le loro ricostruzioni raccapriccianti e perfino la loro idolatria per killer imprendibili che aumenta audience e tirature.

E infatti come dice perfino Serra, ex poliziotto e ex prefetto di ferro,  corrono dietro non tanto ai loro competitor in felpa, ma a quella massa magmatica e trasversale ormai persuasa dell’obbligatorietà di abiurare a diritti e libertà in cambio di un presunto “quieto vivere” arroccata dentro a case fortificate, con il revolver sul comodino e il cagnaccio alla catena, in città dove per legge chi attenta all’ordine costituito o turba il decoro può essere conferito in remote periferie o in quelle moderne discariche realizzate per ricevere altri da noi, indesiderati, reietti, diseredati e perciò rischiosi e infidi. E convinta che ci si deve difendere da loro, mentre è giusto anzi doveroso esporsi inermi a altri malfattori, consegnarsi a proverbiali corruttori, feroci banchieri, crudeli manager e “risanatori” aziendali, ma pure compagnie elettriche e della telefonia, baroni della medicina obiettori in ospedale e laici in clinica, e ministri  che decidono quando ci possiamo permettere un cancro al seno, premier che atterrano Alitalia  che tanto loro volano in air force one, gente che ci ha tolto il nostro salario differito, amministratori che compiono quotidiani vandalismi contro paesaggio e monumenti e così via, proprio quelli che ci hanno davvero portato via tutto, mica solo la catenina della Cresima o l’orologio della laurea: lavoro, garanzie, dignità, diritto di voto, informazione trasparente, partecipazione, speranza.

Mette i brividi questa concezione di sicurezza che dalla reazione a atti predatori sconfina nella “prevenzione”, facendo prevedere che si  possano adottare i nuovi imperativi autorizzati e praticati per i sospetti di terrorismo anche ai ladri d’appartamento e a chi attenta ai beni, quel poco che resta dalla grande razzia, in modo da far sentire qualcuno troppo espropriato ancora proprietario di cose, oggetti, prodotti, ma anche  di una donna, pure quella roba sua e della quale va tutelato il possesso, come sentiamo dire nelle interviste al popolo delle bifamiliari del pingue Nord costretto a sopportare la intollerabile pressione straniera. Proprio come successe gli americani dopo  l’11 settembre o dopo le lettere all’antrace, grazie alle quali venne legittimata l’opportunità della guerra contro l’Afghanistan, ci vogliono convincere che un po’ di balordi stiano mettendo in pericolo il nostro stile di vita, il nostro modello esistenziale e la nostra civiltà superiore, convertendoci in giustizieri della notte, perché si sa che in un periodo storico nel quale idee e ideali hanno perso valore e credibilità, sono solo inganno e paura di nemici fantasma a sorreggere i troni del potere. E alla politica che non sa più vendere sogni, non resta che somministrarci la promessa di proteggerci dagli incubi, a cominciare da quelli confezionati ad arte nella fabbrica dell’intimidazione e del ricatto.

Mette i brividi anche questa concezione di insicurezza, che non contempla – e ci mancherebbe – quella economica e sociale, incrementata dall’ideologia della mobilità che ratifica una generalizzata precarietà e incertezza, nemmeno quella ambientale che miete più vittime di guerre dichiarate, del terrorismo, della criminalità, meno che mai quella sanitaria, sviluppata dal degrado  e dall’esaurimento del Welfare

Mette i brividi infine la trasformazione della sicurezza in diritto fondamentale  per garantire il quale tocca rinunciare ad altri, se più crescono le richieste di ordine e controllo sociale, più si restringono  le libertà, se la guerra al terrore comunque si configuri nella narrazione pubblica,  priva di risorse la lotta  ai problemi e alle crisi che generano insicurezza, vulnerabilità, timore in un contesto  che ha perso la capacità di generare appartenenza, socialità, solidarietà, lasciandoci nudi, soli, sgomenti, intimoriti e sempre più poveri. Illusi di poter sparare a ladri piccoli piccoli, che quelli grandi sono loro il plotone di esecuzione.


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: