È difficile immaginare due mondi così diversi: da una parte Putin e Xi Jinping che si incontrano e promettono di agire insieme per un mondo migliore e Biden che abbraccia Netanyahu e che attraverso la Cia mette in croce la Georgia attraverso le 20 mila ong presenti nel Paese pagando militanti di piazza che ritengono antidemocratica una legge che obbliga queste sedicenti organizzazioni non governative a rendere conto della provenienza dei soldi. Tra parentesi una legge che non esiste in Russia, ma in Usa sì: eppure i manifestanti ritengono che la legge sia in stile russo secondo la realtà ribaltata che viviamo oggi.

L’incontro al vertice tra Russia e Cina non è comunque solo un “segno dei tempi” sul quale costruire ipotesi ma una realtà in atto: del documento finale sono comparsi solo alcuni brani, ma uno di essi dice chiaramente  che tutti i paesi abbiano il diritto di scegliere autonomamente i propri modelli di sviluppo, i sistemi politici, quelli economici e sociali in conformità con le loro condizioni nazionali e la volontà del popolo. Che è loro diritto opporsi all’ingerenza negli affari interni alle sanzioni unilaterali e  a “giurisdizioni a lungo termine” che non hanno basi nel diritto internazionale e non sono autorizzate dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Putin in particolare ha dichiarato: “Lavoriamo in solidarietà per formare un ordine mondiale multipolare più giusto e democratico che dovrebbe basarsi sul ruolo centrale delle Nazioni Unite e del suo Consiglio di Sicurezza, sul diritto internazionale e sulla diversità culturale e di civiltà, su un equilibrio verificato degli interessi di tutti i partecipanti della comunità mondiale”. I leader russo e cinese  hanno sottolineato che il neocolonialismo e l’egemonismo sono completamente contrari alla tendenza dell’era moderna e hanno chiesto un dialogo paritario, lo sviluppo del partenariato e la promozione degli scambi civili e dell’apprendimento reciproco.

Insomma le carte sono state scoperte tanto più che il documento finale esprime una critica diretta verso i Paesi che abbracciano l’egemonismo e la politica di potere: essi tentano di sostituire e sovvertire l’ordine internazionale riconosciuto basato sul diritto internazionale e incarnato dal dopoguerra dall’Onu, con un “ordine basato su regole”  ovvero sugli interessi del momento dell’egemone e dei suoi valletti. Dunque viene ufficialmente fondato un partenariato strategico in diretta opposizione all’Occidente e ai suoi metodi, non si tratta più di qualcosa che si può dedurre e ipotizzare o auspicare perché lo scontro fra due antitetiche concezioni dei rapporti planetari è stato messo apertamente  sul tavolo: l’autonomia degli Stati e dei popoli contro la servitù ad una concezione globalista dove tutti sono servi credendosi liberi. Si tratta di un’agenda globale contro la quale l’Occidente combatterà per conservare il suo diritto di comando, ma a questo punto dovrà combattere contro la maggioranza del mondo. Mai come oggi risulta chiaro che l’ordine dettato dall’Occidente è un disordine militarizzato in cui guerre illegali e conflitti clandestini vengono fomentati per sostenere la sovranità egemonica e il parassitismo. Come nei tempi antichi, la maggioranza deve rendere omaggio ai loro signori o essere passata a fil di spada. Certo 0ggi, il sistema dei tributi si manifesta attraverso lo sfruttamento commerciale, le condizioni di scambio ingiuste e la predazione finanziaria derivante dall’abuso del dollaro statunitense. Non c’è partnership o mutualismo in un tale “ordine” perché l’intero sistema si basa sul privilegio e sullo sfruttamento, sostenuto da nozioni fasciste di superiorità ed eccezionalismo.