Soluzione all’1 per cento

1-e-povertaTalvolta piccoli aneddoti crescono, lì per lì ti danno solo un po’ di quel fastidioso prurito intimo di cui si favoleggia negli spot, poi ti accorgi che sono uno specchio molto preciso della realtà, eventi – monade si potrebbe dire con Leibniz che nel loro piccolo riflettono il tutto. Ebbene, ecco l’aneddoto nel suo minimale e grottesco globalismo: qualche giorno fa avevo ordinato on line una serie di prodotti da un’azienda bolognese e due giorni dopo mi sono visto arrivare una mail della Dhl, ovvero il corriere che per chi non lo sapesse fa parte di Deutsche Post, che mi avvertiva dei tempi di spedizione e consegna. Tutto normale se non che l’avviso, peraltro piuttosto articolato, era completamente in inglese come se ci fosse un obbligo a conoscere tale lingua e questo per merci italiane che dovevano viaggiare esclusivamente in Italia. Capisco che il profitto degli azionisti  e gli alti stipendi dei manager impediscano assolutamente di assumere qualche disoccupato qui e là in Europa, anche a progetto, per scrivere agli acquirenti nella loro lingua e tradurre messaggi standardizzati, ancorché importanti per eventuali e possibili risvolti legali: non sia mai che gli manchino i dieci euro per le mance e anzi pensano di licenziare ancora gente per sostituirla con immigrati con salari a precipizio.  Del resto perché sprecarsi se in certi Paesi come l’Italia più si è coglioni più si è convinti di fare i “cittadini del mondo”?

Alla fine di questo post vi racconterò  un altro aneddoto un miliardo di volte più importante che mostra l’assurdo della situazione in cui siamo, ma già in quella mail sono perfettamente descritte le logiche del neo liberismo che da una parte  cosmopolitizza l’interesse privato, forzando, anzi scardinando culture e limiti geografici in nome di un assoluto che si chiama profitto. Dall’altro però si appoggia nella globalizzazione a stati guida nei quali si condensa il potere ideologico e militare da cui deriva l’uso di un’unica lingua (situazione mai verificatasi negli imperi storici) che nel concreto è l’inglese, garante della globalizzazione sia sotto il profilo pratico che della centralità dei suoi valori e della loro diffusione mediatica. Tutti gli altri stati secondari e vassalli sono stati indotti a perseguire queste logiche pensando di trarne vantaggio, di promuove il proprio capitalismo e le proprie classi dominanti consentendo allo stesso tempo di mantenere quanto meno le condizioni per la pace sociale. Inutile dire che non è stato così, che la crescita è stata solo della finanza e dell’economia di carta portando nel tempo a una straordinaria concentrazione di ricchezza a una soluzione all’ 1 per cento. Così mentre in Europa solo la Germania è stata in grado (grazie anche ai perversi meccanismi della Ue) di tenere a fatica le posizioni, ma scapito degli altri partner continentali, si è innescata con le delocalizzazioni selvagge in nome del profitto la nascita della super potenza cinese. D’altro canto la resistenza a questo stato di cose da parte della società e delle sue espressioni politiche, è stato minimo: le destre di chiesa e bottega hanno visto da perfetti ciechi un interesse precipuo in questo assetto, mentre le sinistre si sono illuse che dando corda al neo liberismo rampante avrebbero avuto la possibilità di redistribuire parte del bottino: confondendo con magistrale ottusità internazionalismo e cosmopolitismo, stato e nazione, si sono trovare a rimanere vittime sia del privato che degli Stati guida di cui hanno nascosto ed esorcizzato il ruolo, dando origine, per rimanere in Italia, alla mutazione genetica piddina o dando voce a quell’altro capolavoro di idiozia retribuita che è la campagna contro il populismo..

Per finire l’altro aneddoto promesso: circa due anni fa nell’ambito dei suoi continui e costanti giochi di guerra, il Pentagono ha prodotto un report, ovviamente rimasto segreto nei suoi particolari, ma trapelato e non certo per caso nella sua sostanza, nel quale ci si accorge che gli Usa avrebbero un bel po’ di difficoltà nel portare guerra alla Cina perché attualmente una buona parte dei ricambi meccanici e dei sottosistemi elettronici viene prodotto nell’ex celeste impero. Qualcosa che rende evidente come questo mondo sia ormai entrato in crisi definitiva per eccesso di contraddizione: ideologia e potenze propugnatrici della stessa sono in grado ormai di rallentare il declino, ma non di fermarlo.

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