Chi meglio di un uomo in completo disordine mentale, se si vuole fomentare il caos? In quest’ ultimo mese si scontrano due tesi sostanziali: c’è chi vuole a tutti i costi vedere Trump come un campione dell’anti globalismo e allora, per giustificare l’ingiustificabile, dice che la sua apparente follia risponde invece a un lucido piano per muovere guerra ai Brics e impedire loro di diventare la parte preponderante del mondo, insomma per conservare all’America il suo ruolo di predominio. E chi invece parla di tradimento  delle promesse elettorali e di un decadimento mentale del personaggio che lo rende, tra le altre cose, succube di Netanyahu e del sionismo. Chiaramente entrambe le tesi contengano qualcosa di vero, ma a mio giudizio non colgono il punto: Trump potrà personalmente e confusamente pensare di essere un antiglobalista, ma in realtà fa il gioco delle élite che vorrebbe combattere, è insomma l’uomo giusto al posto giusto. Ciò che le oligarchie di comando vogliono, anzi ciò di cui hanno disperatamente bisogno per continuare a detenere il potere e scamparla dalle contraddizioni insite nel sistema, è proprio il caos  per poter rimodellare da una parte la struttura monetaria e dall’altra per imporre una diversa ingegneria sociale che porti la disuguaglianza a livelli  ancora più ampi e regoli i conti con quella fastidiosa democrazia. E chi meglio di uno che appare come un avversario, ma è anche privo di qualsiasi cultura oltre ad essere affetto da una psicopatia narcisistica  che lo rende facilmente malleabile, può svolgere meglio questo lavoro?

Francamente non capisco come si faccia a conciliare l’antiglobalismo con la lotta contro i Brics, visto che sono due realtà antitetiche. Ma siamo di fronte all’ennesimo esempio di come il potere reale generi all’interno delle sue logiche sia il consenso che il dissenso, come abbiamo potuto sperimentare in questi anni in numerose occasioni. E oggi, grazie a due elementi chiave il gioco e sempre più facile: da una parte l’ablazione di ogni cultura politica fondata su valori che non siano solo vaghe, quando non illusorie, petizioni di principio e dall’altra la pervasività assoluta dei media non è poi così difficile creare il Maga da una parte e i No Kings dall’altra e farli scomparire quando hanno esaurito il loro compito. Il globalismo che è poi la forma ideologica o forse sarebbe meglio dire la forma mimetica, in cui si è incanalato il neoliberismo, per sopravvivere a se stesso ha bisogno di dominare l’intero pianeta e fino a che ci sono sacche di resistenza  potenti ed estese, rischia di deperire rapidamente nel suo stesso ambiente, di annegare nella propria acqua. Così oggi ha bisogno di camuffarsi dietro la faccia di un suo apparente nemico.

Questo non vuol dire ovviamente che sia sempre un successo servirsi di uno svanito come Biden o di un egotico privo di qualsiasi cultura che non sia quella degli affari, come Trump, perché alla fine sono i particolari che contano e la gestione della vicenda iraniana è stata così crudele, ma anche così effimera e ondivaga, da aver trasformato una possibile vittoria in una palese sconfitta e in un disastro di immagine. Il prestigio degli Usa e anche quello di Israele, sono statui gravemente intaccati, la presunta onnipotenza si è rivelata come impotenza quando l’avversario non ha intenzione di farsi intimorire e soprattutto quando riesce ad identificare i punti di debolezza del tiranno globale. E non sarà certo la straordinaria capacità dei media occidentali di evocare realtà inesistenti a cambiare le cose: si può anche travisare un comunicato di un funzionario iraniano, estrapolarne alcune parti per dire che Teheran ha ceduto e riaperto Hormuz al fine di favorire le speculazioni in borsa. Ma lo Stretto rimane comunque chiuso. Le Borse potranno anche festeggiare, prima e dopo ogni crisi, ma non hanno ormai nulla a che vedere con l’economia  e con la vita reale, sono una sorta di teatro Kabuki dove si tratta solo qualcosa di astratto, un gioco di società per grandi ricchi ed organizzazioni di rapina.