Sembra che tutto sia iniziato nel marzo 2024, quando Justin Rowlatt, il principale esperto di clima della Bbc, ha osservato che il “cambiamento climatico” era uno dei motivi per cui le uova di Pasqua di cioccolato stavano diventando più costose. Gli esperti avevano affermato che il cambiamento climatico “indotto dall’uomo” aveva reso le ondate di calore estreme “dieci volte più probabili” nelle principali aree di coltivazione del cacao in Africa occidentale. La storia ha avuto un’ottima risonanza in termini di allarmismo, con un paio d’anni di cattivi raccolti dovuti al maltempo che hanno fatto impennare il prezzo mondiale del cacao. Ancora nell’ottobre dello scorso anno, il New York Times affermava che i prezzi più alti del cacao, spinti dal cambiamento climatico, avevano portato le aziende a modificare le loro ricette di cioccolato. Purtroppo, in questa bufala sul clima e il cioccolato, manca il fatto che il raccolto migliore negli ultimi tempi ha portato a un massiccio crollo del 75% dei prezzi globali del cacao rispetto al picco raggiunto nel gennaio dello scorso anno.
Come per i coralli, gli orsi polari e i ghiacci artici, qualsiasi notizia che metta in discussione la narrazione dominante viene ignorata. I media che promuovono la fantasia delle emissioni zero si spostano semplicemente sul prossimo promettente progetto di “narrazione climatica” che può essere amplificato fino a raggiungere livelli apocalittici. La Grande Catastrofe del Cioccolato è un classico del suo genere, ma è solo l’ultimo di una lunga e sempre più noiosa serie di allarmismi privi di senso. Chi ha una mente curiosa potrebbe attingere alla storia e alla scienza per osservare che i periodi di maltempo che causano raccolti irregolari sono semplicemente eventi naturali guidati da processi oceanici e atmosferici che, per molti aspetti, sono ancora poco compresi. A meno che, ovviamente, non si voglia salvare il pianeta per i propri distorti scopi sociali. I raccolti irregolari che portano a fluttuazioni dei prezzi di mercato non sono rari nel settore della coltivazione del cacao, come in molte altre attività agricole. Due anni di maltempo sono stati seguiti da condizioni migliori che, unite a un forte calo della domanda, hanno portato a un crollo massiccio – curiosamente sottovalutato – dei prezzi. Da un picco di circa 12.900 dollari a tonnellata nel gennaio 2025, il prezzo delle fave di cacao è crollato del 75% fino a raggiungere un livello recente di circa 3.240 dollari nel marzo 2026. Ciononostante, i coltivatori dell’Africa occidentale continuano a soffrire di problemi strutturali, come la scarsa lotta ai parassiti e l’invecchiamento degli alberi che influiscono sulla produzione. Ma per i produttori di cioccolato la balla climatica è stata una vera e propria manna, perché hanno ridotto la quantità di cacao nei prodotti a base di cioccolato, riuscendo a realizzare un’ignobile speculazione caricandola sulle spalle del cambiamento climatico.
Tanto per aggiungere un qualche dato che non fa mai male alle menti addormentate, nelle zone tropicali, soprattutto in paesi come la Costa d’Avorio, che rappresenta fino al 45% della produzione mondiale di fave di cacao, si verificano condizioni meteorologiche molto variabili. Periodi di siccità si alternano a condizioni più umide e si osserva una certa variabilità a breve termine nelle temperature decennali. Tuttavia, secondo i dati climatici della Banca Mondiale, la temperatura media dal 1900 è aumentata di appena 1°C, mentre le precipitazioni totali sono rimaste notevolmente stabili. La media annua totale dal 1900 si aggira intorno ai 1.354 mm. Questo valore è quasi identico ai 1.283 mm registrati nel 2023 e simile ai 1.239 mm caduti durante il periodo di presunta siccità del 2024. Il vicino Ghana è il secondo produttore mondiale di cacao e la sua media di precipitazioni negli ultimi 125 anni è di 1.236 mm. Questo valore è leggermente superiore al totale di 1.181 mm registrato durante il periodo di “siccità” del 2024 e un po’ inferiore ai 1.278 mm del 2023.
Le zone tropicali offrono terreno fertile agli agit prop del clima e a coloro che promuovono le emissioni zero. Temperature e precipitazioni infatti possono variare notevolmente nel corso degli anni e dei decenni. Ad esempio, il Ghana ha registrato un minimo storico di precipitazioni nel 1983, con 851 mm, rispetto al massimo storico di 1.775 mm del 1968. Come abbiamo visto ripetutamente negli ultimi anni, qualsiasi deviazione dalla norma diventa la base per una previsione pseudoscientifica e politicizzata secondo cui il clima è in crisi. Ma per i produttori di cioccolato la balla climatica è stata una vera e propria manna, perché hanno potuto ridurre la quantità di cacao nei prodotti a base di cioccolato, riuscendo a realizzare un’ignobile speculazione caricandola sulle spalle della catastrofe climatica, senza ovviamente passare nulla agli agricoltori africani che vengono presi per la gola, ancora più di prima. È il globalismo, amici, e non possiamo farci nulla. Anzi non vogliamo farci nulla e lasciamo che ci prendano per il naso con queste cazzate.


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Mafialismo! Mi permetto questo conio per racchiudere in un termine ciò che egregiamente viene esplicato nell’articolo. Maledetti predatori! I
Il cioccolato sullo scaffale resta proibitivo, con la certezza che i contadini che raccolgono le fave sono sempre più taglieggiati e nelle fauci degli intermediari. Da ricordare che anche il caffè appartiene a questo mondo meravigliao.