Rispetto all’operazione Desert Storm del 1991, molte cose sono cambiate ed è quasi simbolico il confronto tra due guerre che costituiscono l’apertura e la chiusura della soverchiante prevalenza militare americana, apertasi con la dissoluzione dell’Unione Sovietica e chiusasi con l’ascesa dei Brics. Trentacinque anni fa l’assalto all’Iraq di Saddam si concluse in poco tempo, con una campagna aerea e missilistica pressoché incontrastata, pochissime perdite e con una capacità di replica da parte dell’esercito iracheno, praticamente uguale a zero, solo qualche vecchio missile Scud lanciato su Israele. Quella fu la madre di tutte le battaglie più che per l’esercito di Saddam, per quello americano che ne fece un modus operandi e per gli americani in genere che si convinsero di poter fare ciò che volevano. In realtà però nell’operazione Desert Storm gli Usa utilizzarono una fetta relativamente piccola della loro forza complessiva e dunque si aspettavano che usando tutto ciò che adesso hanno avrebbero facilmente avuto ragione dell’Iran. Il Pentagono ha letteralmente schierato in guerra tutte le sue principali risorse aeree e navali, dai gruppi d’attacco delle portaerei Gerald Ford e Lincoln ai caccia stealth F-22 e F-35, dai bombardieri B-2 e B-52 ai suoi sistemi di difesa aerea più avanzati, Thaad, Aegis e Patriot. Ha inoltre utilizzato tutta la panoplia di armi offensive dai Tomahawk, agli Agm, dagli Atacams ai Precision Strike Missiles che peraltro sono già esauriti.

Insomma sono state usate tutte le carte senza raggiungere alcun obiettivo: persino contro la limitatissima difesa aerea iraniana, arretrata di 2 o 3 generazioni rispetto a quella cinese o russa, la massiccia potenza di fuoco statunitense non è riuscita a indebolire significativamente la potenza militare dell’Iran, né a sopprimere la sua controffensiva missilistica. Al momento del cessate il fuoco dell’8 aprile, in Iran erano stati colpiti 67.000 obiettivi civili, facendo oltre tremila vittime civili, ma senza riuscire a scalfire significativamente le difese iraniane. Abbiamo invece assistito a un flusso costante di missili sempre più sofisticati, nonché di droni a basso costo Shahed 136, che hanno penetrato le difese statunitensi e israeliane e colpito numerosi obiettivi in ​​Israele e negli stati vassalli del Golfo, in particolare basi statunitensi. E gli Usa per giunta hanno perso molti aerei da combattimento statunitensi, abbattuti o distrutti a terra dall’Iran, tra cui F-35 Lightning II, F-15E Strike Eagle, A-10 Warthog, E-3 Sentry, MQ-4C Triton, MQ-9 Reaper, aerocisterna KC-135, aereo da trasporto MC-130J, elicotteri HH-60G Pave Hawk e MH-60M Black Hawk, e molti altri. Senza dire dei super radar miliardari andati in fumo o dei lanciatori di missili Patriot e veicoli radar in Qatar, Arabia Saudita, Bahrein ed Emirati Arabi Uniti. Si tratta complessivamente di una perdita corrispondente a circa 40 miliardi di dollari, ma soprattutto di attrezzature che potranno essere reintegrate solo fra anni, ammesso che sia disponibile la quantità di terre rare necessarie per la loro realizzazione: secondo alcune fonti, le scorte statunitensi di terre rare basterebbero per meno di due mesi. Tuttavia è possibile, anzi di fatto certo, che queste perdite dichiarate siano solo una parte di quelle effettivamente subite.   

A prescindere dalla barbara sequenza di crimini di guerra commessi apertamente, dobbiamo chiederci: dov’è l’onnipotente potenza militare statunitense? Cosa ci sta rivelando la guerra sulle reali capacità della macchina bellica degli Usa? Intanto, ancora più interessante delle perdite è la quantità di mezzi a disposizione della macchina bellica americana: essa è scesa a un livello così basso che ci si deve chiedere se gli Stati Uniti siano in grado di combattere una guerra moderna in un contesto industrializzato. È emerso che l’esercito statunitense è dotato di armamenti costosi e a bassa densità, del tutto insufficienti per le moderne guerre ad alta tecnologia, dove le armi vengono consumate in quantità prodigiose. Nella migliore delle ipotesi, gli Stati Uniti possono schierare tre portaerei per una guerra di grandi proporzioni. Una, la George Washington, è impegnata nella “difesa del Pacifico” nel suo porto di base a Yokosuka, in Giappone. Le altre sono in manutenzione nei cantieri navali statunitensi o in attesa di essere riparate. Un’ altra la Ford, è stata ritirata dal teatro delle operazioni ufficialmente per un incendio nelle lavanderie e un intasamento delle latrine di bordo (facciamo che siamo così gnucchi da crederci) e una terza, la Bush,  sta navigando nell’Atlantico in direzione del Golfo Persico, circumnavigando l’Africa e il Mar Rosso per timore di un attacco degli Houthi. Ma di seguito metto una tabella recentemente pubblicata su siti di argomenti militari:

  • gli Stati Uniti dispongono di 6 radar strategici Pave Paws a livello globale; 3 sono schierati in Usa, mentre il più avanzato (AN/FPS-132) è stato distrutto nella base aerea di Al Udeid, in Qatar, da un drone iraniano
  • ci sono 11 sistemi di difesa aerea Thaad a livello globale; almeno 3 sono stati distrutti in Arabia Saudita, Giordania ed Emirati Arabi Uniti; da questa piattaforma sono stati lanciati oltre 150 missili intercettori  (da 12 a 15 milioni di dollari ciascuno) durante la guerra di 12 giorni nel giugno 2025, pari a circa il 25% dell’arsenale totale statunitense di allora; hanno lanciato altri 198 intercettori durante i primi 16 giorni della guerra più recente, pari a circa il 40% dell’inventario disponibile all’inizio
  • l’inventario prebellico statunitense di intercettori SM-3 ammontava a 414 missili; ne sono stati utilizzati da 80 a 92, pari a circa il 22% delle riserve totali nel primo mese di guerra; la produzione annua è stata di 60-72 unità (SM-3 Block IB da 36 a 48 unità, SM-3 IIA da 24 unità)
  • l’ arsenale prebellico dei missili Agm-158 Jassm-Er era di 2.300 esemplari; gli Stati Uniti ne hanno utilizzati  oltre 1.000 nel primo mese; a metà aprile, solo 425 missili di questo tipo rimangono disponibili per l’uso al di fuori del Medio Oriente. La produzione annua è di 396 unità all’anno
  • l’ultima arma statunitense, presentata nel contesto della guerra con l’Iran, è il Precision Strike Missile (PrSM), lanciato dal sistema Himars  e progettato per sostituire il missile balistico tattico Atacams.

Insomma la differenza rispetto a 35 anni fa è enorme e di certo gli Usa non potrebbero fare la guerra alla Cina, alla Russia o a qualsiasi altro grande Paese industrializzato. E questo senza tenere conto che parecchie di queste armi hanno subito una rapida obsolescenza e sono oggi piuttosto scarse rispetto a quelle in mano ai principali avversari.