Abbiamo visto, proprio in questi giorni, come la cricca della Casa Bianca abbia approfittato della guerra in Iran, ingiustificata e criminale, per realizzare arricchimenti personali, facendo coincidere trattative e rotture con la chiusura e l’apertura delle Borse. Certamente non è la prima volta che le élite di comando approfittano della guerra per fare affari, anzi si può dire che la guerra stessa sia un affare, ma questa volta le fasi dello scontro sembrano essere determinate più da logiche finanziarie che militari o diplomatiche e soprattutto non si è cercato nemmeno di nascondere il ruolo speculativo nelle varie fasi del conflitto. Ma già da qualche anno abbiamo visto come la guerra in Ucraina abbia avuto come protagonista il sistema Starlink di Elon Musk, il cui intervento nel fornire al regime neonazista di Kiev le informazioni sul movimento delle truppe russe, ha avuto un peso forse ancora più determinante della panoplia di armi inviate dai Paesi della Nato. Ovviamente si è trattato di un escamotage per evitare che i satelliti Usa fossero direttamente ingaggiati nel conflitto, ma a ben pensarci esiste davvero una significativa differenza tra l’amministrazione americana e le aziende private che di fatto operano nel contesto di aiuti ufficiali e soprattutto sotterranei da parte dell’amministrazione di Washington? Sono le stesse aziende che con i loro contributi finanziari permettono di fatto l’agibilità del milieu politico, tanto che Trump ha quasi fatto “pacchetto” elettorale con Musk.
Ma c’è molto di più: nei giorni scorsi la Palantir ha reso pubblico un documento in cui afferma “l’obbligo di partecipare alla difesa della nazione” facendo finta che lo sviluppo della Silicon Valley sia stato una sorta di deflagrazione privata e non invece una crescita assistita dall’amministrazione e dalle sue numerose emanazioni tra cui spiccano i primis i servizi e la Cia in particolare. Già oggi Palantir ha una parte enorme nella governance americana contribuendo alla ossessiva schedatura della popolazione, all’individuazione dei clandestini, alla “polizia predittiva”, alla pervasiva gestione dei dati sanitari (che naturalmente così possono essere gestiti politicamente) e anche al sistema militare tanto che la strage di bambine in Iran è stata attribuita a un errore dei moduli di intelligenza artificiale usata da questa società – piovra e utilizzati dal Pentagono. Sempre ovviamente che si sia trattato di un errore. Dunque la generosa offerta di aumentare il proprio apporto all’apparato militare che giunge proprio nella guerra in corso, avrebbe di per sé poco senso, vista la già ampia collaborazione esistente, se non fosse che in realtà la Palantir cambia tutto il contesto e sostanzialmente afferma che il settore militare è quello a cui deve ordinarsi tutto il sistema di innovazione informatica, le app e gli algoritmi, sinora dedito al settore civile e, in pratica, alla logica del consumo. Insomma la guerra è il futuro della Silicon Valley.
Una visione senza dubbio distopica, ma che nasconde una vera e propria rivoluzione politica: le società che operano in questo settore sono private, le applicazioni, i moduli di IA, gli script e le linee di programmazione sono loro proprietà intellettuale e non possono essere esaminate, non si può aprire la scatola e vedere cosa c’è dentro: dunque il loro ingresso nella guerra significa solo che saranno esse a gestire i criteri operativi e le strategie da adottare. In questo modo Silicon Valley, Palantir in testa e in posizione preminente, divengono il vero Pentagono, il centro nel quale si fonda l’operatività militare, senza che nessuno possa andare a leggere nei programmi forniti. Gli specifici interessi di queste società e dei loro gestori diventeranno quelli della nazione e dei suoi ignari cittadini. Di fatto diventeranno il governo reale e non soltanto in Usa, ma anche nei Paesi, come l’Italia, che si affidano ad esse. Di fatto Palantir ha lavorato alacremente con Israele per realizzare la strage di Gaza.
Qualcuno infatti ha detto che questo documento – e il libro su cui si fonda, The Technological Republic, scritto dall’amministratore delegato di Palantir, Alex Karp (di cultura askenazita e sionista) e dal suo braccio destro Nicholas Zamiska – è a tutti gli effetti un manifesto politico che fa piazza pulita di ogni residuo di democrazia e partecipazione, considerate pratiche “disfunzionali e regressive”, una specie di religione pagana secondo lo stesso Karp. Ecco a chi siamo realmente in mano, qualcosa che fa sembrare un paradiso di libertà persino la teocrazia iraniana.


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L’Onu, la Nato, Ue, son giusto degli interfaccia fra le industrie di sterminio ed il sistema politico finanziario. Delle vetrine di prostitute, come a Rotterdam. Una mera finzione.
La spettacolarizzazione e giustificazione politica e giuridica della Barbarie.
Hitler era un naif.
Tempi terribili, questi.