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Siria, gli Usa ammettono la sconfitta

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Gli Usa hanno perso la guerra in Siria e assieme a Washington l’ha persa l’Europa che attraverso Francia e Gran Bretagna pensava di gestire a suo piacimento il dopo Assad e assicurarsi un posto al sole nel rimaneggiamento della regione. Una comune sconfitta che include però la significativa  differenza che il nostro continente subisce in prima persona tutte le conseguenze dello sconsiderato tentativo americano di destabilizzare il medioriente  e di “conquistare” l’est europeo, trovandosi di fronte al drammatico problema dei milioni di migranti che si affollano ai suoi confini, cedere all’infame ricatto turco, sostenere l’inquietante ritorno dei terroristi anti Assad partiti da eroi e oggi alla ricerca di uno spazio e di una vendetta per non parlare dei problemi suscitati dalle sanzioni nei confronti della Russia.

Che la guerra sia sostanzialmente persa non è una mia opinione è ciò che ha sostanzialmente detto Obama in una lunga intervista (qui) concessa a The Altantic sulla propria dottrina. L’inquilino della Casa Bianca comincia a fare marcia indietro sulle nobili motivazioni che hanno spinto l’occidente ad organizzare una crociata terrorista contro Damasco e sui meccanismi mediatici che hanno tenuto in vita l’infernale guerra: ora dice   che  l’intelligence americana  non aveva identificato in maniera specifica il governo di Assad come responsabile degli attacchi chimici di Ghouta, mandando all’aria la madre di tutti i pretesti per scardinare la Siria. Ma c’è molto di più perché Obama sostiene anche che l’Ucraina non è dopo tutto così importante per gli Usa e perfino che l’Arabia Saudita si inserisce impropriamente nella politica estera americana e ne approfitta. E’ del tutto evidente che l’amministrazione americana ha compreso di non poter andare allo scontro diretto con l’orso russo e la sua straordinaria capacità di manovra, che dovrà trovare strade meno dirette dopo il fallimento delle strategie volte a trascinare Mosca in una sorta di vietnam. Che insomma per il momento si cerca un accordo.

Ciò che rimane però sullo sfondo è se sia Obama ad aver cambiato idea o i poteri che determinano le scelte dell’amministrazione americana, nel caso specifico il milieu neo liberista e neo conservatore. Una differenza importante per capire come si presenterà il dopo Obama. Se dovessi esprimere un’opinione direi che i neocon hanno compreso di aver fatto il passo più lungo della gamba e che rischiano a lungo andare di compromettere i loro disegni. Quindi tendono ora all’accordo, lasciando la sconfitta solo all’Europa e alle sue elites pasticcione, subalterne e ottuse.

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