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Siria, dove l’impero va a gas

idlibSta per cominciare la grande battaglia di Idlib, la regione ad est di Aleppo dove si concentra l’ultima armata terrorista messa in piedi a suo tempo dalla Nato e da McCain in particolare per costruire il Medio Oriente che Israele e Usa volevano: caotico e inerme per averne facoltà di dominio e di sfruttamento in tutta l’area, da Damasco a Teheran. Siamo dunque di fronte allo scontro finale di una guerra che è un po’ paradigma e compendio della politica imperiale nell’ ultimo quarto di secolo: destabilizzazione della società civile, formazione e/o  appoggio di opposizioni eterodirette, creazione del mostro da abbattere, produzione di caos attraverso attentati e azioni da parte di cosiddetti gruppi di liberazione, messa a punto di canovacci di falso umanitarismo e infine intervento militare che in questo caso è stato affidato a un esercito di terroristi mercenari, reclutato, armato, pagato per interposta Arabia Saudita e appoggiato dalle armi americane.

Ciò che non era previsto è che la Russia, tutt’altro  che in ginocchio per l’assalto all’Ucraina, passasse al contrattacco e intervenisse in Siria con un potente e spettacolare apparato militare che ha mano ha fatto risorgere l’esercito siriano e ha ricacciato indietro gli assalitori senza che Usa e Israele potessero intervenire direttamente se non in maniera marginale o attraverso il sistema narrativo dell’informazione occidentale con presunti bombardamenti sui civili, distruzione di ospedali, attacchi con i gas, pietismo cinematografico con la troupe dei caschi bianchi, tutti episodi o inventati o enfatizzati dalla moltiplicazione all’infinito dei danni reali o da attribuire, come è stato per i gas, proprio alla parte amica.

Adesso ci si risiamo perché a prescindere dal ruolo complicato e difficile che avrà la Turchia,  le soluzioni per non perdere Idlib sono davvero poche e ancora una volta si riducono a due: o un attacco aereo e missilistico  contro le truppe siriane, ma senza toccare quelle russe, ammesso che ciò sia possibile, oppure inscenare l’ennesimo attacco coi gas da attribuire ad Assad. per cercare di congelare la situazione. La prima soluzione appare estremamente pericolosa, ma in ogni caso non decisiva: gli Usa dispongono di 350 missili da crociera nel teatro siriano, troppo pochi per avere un effetto determinante e sono peraltro terrorizzati dall’abbattimento dei caccia e dei relativi, eventuali prigionieri tanto da aver aperto da anni colloqui semi segreti con Assad per il rapido rimpatrio di piloti abbattuti senza che la notizia giungesse al grande pubblico. In una civiltà (si fa per dire) dell’immagine, le immagini di sconfitta sono deleterie.

Rimane la possibilità dell’attentato con i gas di cui si parla da settimane e di cui Putin ha parlato apertamente in una conferenza stampa che ha seguito l’importante vertice di Teheran con Rohani e Erdogan sul futuro di Idlib: “Abbiamo prove inconfutabili che i terroristi stanno preparando provocazioni di questo tipo. Consideriamo la situazione inammissibile: quando, con il pretesto di proteggere la popolazione civile, si tenta di proteggere i terroristi dagli attacchi e causare perdite alle truppe del governo siriano il tutto diviene inaccettabile”. Accusa ancor più significativa dal momento che il vertice a tre si è prefisso di costituire un’organizzazione di aiuti umanitari “al fine di aiutare la Siria a uscire dalle rovine e ripristinare la sua industria, l’agricoltura, le infrastrutture e quindi assicurare il ritorno in massa dei siriani nelle loro case”. 

Ovviamente Putin ha tutto l’interesse a denunciare manovre oscure, ma d’altronde non si vede quale sarebbe l’interesse di Mosca e di Damasco nell’usare i gas, peraltro assai poco efficaci in questo tipo di scontro armato, quando ormai la guerra è praticamente vinta: è la stessa logica delle cose a rendere credibili le sue parole. Ma pare che dopo tante guerre contro il terrorismo fomentato perché rendesse possibili le guerre, è evidente che il Pentagono comincia a considerare le bugie e gli infingimenti come più efficaci dei missili: in fondo nelle guerre per procura, ossia quelle travestite da conflitto interno, la superpotenza egemone e i suoi impotenti ascari riuniti nella Nato, il campo di battaglia principale è quello della comunicazione in tutte le sue declinazioni. E’ su questo terreno preparatorio che la spallata finale delle guerre ingiuste può essere data da truppe mercenarie, siano esse raccolte nell’area di interesse o formata da soldati di ventura chiamati contractors, un termine commerciale che si addice molto bene al declino morale e alla stupidità dell’occidente contemporaneo.

Perciò che gas sia. Asfissiante per tutti.

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Correnti del Nord, dell’Est e del Sud

nord_stream2Le cose cambiano e mentre siamo costretti a vedere come la razza padrona e i suoi dipendenti dell’informazione si diano un gran daffare per smacchiare Benetton e Atlantia da ogni responsabilità in nome del mercato, nel resto del mondo si è vissuta una settimana piuttosto densa di eventi franosi per gli assetti dell’ordine nuovo. Prima Putin è andato a Vienna per festeggiare il matrimonio del ministro degli esteri austriaco Karin Kneiss, cosa che di per sé supera appena la barriera della cronaca mondana, ma che in realtà svela un intreccio di rapporti e interazioni che ben poco hanno a che fare con le sanzioni a Mosca che Bruxelles si è fatta imporre da Washington. E infatti subito dopo il leader di Mosca ha incontrato Angela Merkel e con lei ha ha siglato un accordo per il completamento del gasdotto North Stream 2, contro il quale gli Usa da cinque anni gli Usa stanno facendo fuoco e fiamme, mettendo a segno anche colpi bassi come quello dell’affaire Volkswagen. Ma la Merkel non aveva politicamente altra strada per sopravvivere perché se perdesse il favore dell’industria tedesca sarebbe fuori gioco e dunque il niet statunitense, con sanzioni alle aziende che partecipano alla costruzione del gasdotto, avrà comunque poco effetto, anche grazie alle possibilità di aggirarlo.

Ma c’è di più perché a margine dell’accordo si è discusso di una possibile missione russo – tedesca di pace in Ucraina e di uno sforzo europeo per la ricostruzione della Siria distrutta dalla guerra americana, il che paradossalmente sembrerebbe poter resuscitare un qualche ruolo europeo ucciso dal totale e servile appiattimento sugli Usa e sulla Nato. Certo l’accordo segna anche una frattura continentale in ragione dei diversi interessi, ma essa è più che ovvia dopo una quarantina d’anni di silenzio geopolitico.  C’è da chiedersi quanto dureranno le sanzioni contro Mosca in queste condizioni, ma del resto proprio in questi giorni Trump ha fatto sapere di aver interrotto i finanziamenti alla Siria, ovvero ai terroristi  ingaggiati  per simulare una sanguinosa guerra civile, ufficializzando in questo modo la sconfitta a stelle e strisce. Se si vuole proseguire sarà l’Arabia Saudita a dover intervenire in prima persona.

A questo proposito c’è da segnalare che la Cnn ha ammesso che il missile a guida laser lanciato dai sauditi contro un bus ammazzando 43 bambini era di fabbricazione americana. Nessuno lo dubitava minimamente, tuttavia l’ammissione fatta per interposta informazione embedded forse prelude a un qualche presa di distanza dalla politica saudita. Certo è impossibile dirlo perché ormai gli Usa sono un demente con personalità multipla per cui bisogna vedere se prevarrà il deep state o Trump o magari nessuno dei due in un indescrivibile caos di azione. Del resto proprio in questi giorni John Bolton ha fatto sapere che sono solo la Russia può interferire nelle elezioni americane, ma anche Cina, Corea del Nord, Iran e via dicendo: i più grandi creatori di brogli e imbrogli elettorali dell’universo ora temono non ben chiarite interferenze, dalle  quali è comunque escluso ogni segno di intelligenza. Tuttavia già solo questo è un cambiamento gigantesco negli assetti globali.


I sicofanti coi fichi secchi

roberto-saviano-gomorraLa straordinaria temperie di contumelie quotidiane che ricade sul nuovo governo qualsiasi cosa faccia o non faccia, rassomiglia a quel fuoco di sbarramento che senza avere alcun  obiettivo definito cerca di impedire l’avanzare del nemico, o meglio di ciò che il potere definisce come tale. Infatti non si tratta di giudicare le intenzioni e i fatti del nuovo esecutivo, che peraltro hanno avuto aggrovigliati precedenti sia nel campo della destra che del centrosinistra, tanto che di fatto manca finora una vera specificità del governo giallo verde, ma di colpire alla cieca e con irragionevole indignazione a ciclo continuo coloro che hanno sconfitto lo stats quo ante, l’establishment insomma.

Lo dimostra come meglio non si potrebbe la canea sull’ Alitalia, un tema sul quale Berlusconi vinse le elezioni contro il centro sinistra predicando al tempo stesso la sua privatizzazione, ma il mantenimento dello status di compagnia di bandiera e che Renzi ha svenduto successivamente a Etihad facendo finta che sarebbe stata la panacea di tutti i mali. Adesso tutti trovano da eccepire sulla rinazionalizzazione che dopo 18 anni disastri, incapacità, ruberie e totale mancanza di visione è l’unico modo di salvare una compagnia alla deriva. Si può fare meglio o peggio e dunque le domande incalzanti al ministro Toninelli sono legittime e doverose, ma di certo se gestita decorosamente Alitalia potrebbe fare parecchi utili vista la vocazione turistica del Paese e potrebbe anche essere strategica per le future sfide poste dalla rinascente multipolarità planetaria. Per carità è solo un esempio del fatto che i cecchini sparano comunque su qualsiasi cosa si muova.

Questa specie di battaglia non solo è perdente in sé, ma è anche estremamente pericolosa perché a forza di sparacchiare giorno e notte sul nulla nel momento in cui l’esecutivo farò una cazzata vera si sarà già esaurito il capitale di indignazione incautamente sperperato. Ad ogni modo fra la truppa dei socialisti da social spiccano alcuni condottieri, dei kagemusha del potere che sono letteralmente ed etimologicamente dei sicofanti, ovvero quelli che nell’antica Atene rubavano i fichi sacri, il cibo di elezione della popolazione più povera, Tra questi si distingue Saviano, un caso esemplare di personaggio costruito a tavolino “con i dosaggi esatti degli esperti”, la cui notorietà non deriva da ciò che scrive e dunque da ciò che copia, ma esclusivamente dal favore dei media padronali. Questo “vate” inserito nell’asse ereditario di De Benedetti, come proprietà immobiliare, tende ad esagerare, così come il gregge che conduce e che spesso esprime un solo e puntuale argomento, quello che Salvini, Di Maio e compagnia cantante sono cretini e ignoranti, mentre chi lo dice è bello e sagace, come dimostra del resto la forza intellettuale di questo ragionamento. In effetti Saviano non entra mai nel discorso politico vero e proprio, non sottolinea contraddizioni ( e dire che ce ne sarebbero di grosse come macigni), si limita come i suoi fans a una banale demolizione verbale puramente evocativa e automatica. Paragona Salvini a Putin (ma magari) o a Trump insomma a quelli che per lui sono esempi di neofascismo probabilmente perché sono stati tutti eletti e non nominati dai suoi padroni, accusa il leader della Lega di assassinare i migranti in mare e sembra arrivare a dire: “sinceramente preferisco salvare i rifugiati e i miei fratelli clandestini che aiutare qualche terremotato italiano, piagnucolone e viziato”. La frase in se e per sé è un fake costruito chissà da chi, ma corrisponde ai concetti espressi durante l’intervista a Che tempo che fa e nella quale il vate fa sapere che a lui dei dati non gliene frega nulla perché valgono di più le sue sensazioni, una uscita in fondo anche più grave di quella attribuitagli. Ma comunque non ci si può certo risentire per queste sue perle di saggezza che pateticamente dimostrano solo l’inadeguatezza del personaggio  al ruolo che gli fanno recitare con cachet stratosferici. Certo è una pena, anzi una vergogna vedere come in questo Paese una voce intellettualmente più che modesta, ma sincronizzata alla perfezione con le tesi atlantiste, europeiste, oligarchiche, con la sua omologazione genetica al potere, possa  passare per fuori dal coro, persino come una sorta di dissidente.

Del resto basta prendere le cronache siriane di questo boss dell’informazione, tutte regolarmente smentite, frutto di superficialità e asservimento senza limiti, per avere un’idea realistica di Saviano persino in un Paese dove anche Mentana pretende di essere maestro di buon giornalismo e prende a male parole chi gli fa domande sul suo editore di riferimento. L’insensatezza di una battaglia che non si svolge sui temi proprio del governo e dei problemi in campo, ma semplicemente sulle evocazioni e sulle appartenenze ci riporta alla caduta di criticità e di ideologia che rende perfettamente comprensibili i fenomeni che trasformano il Paese in un’arena del futile. E dove anche i sicofanti finiranno per poter rubare solo fichi secchi


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