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Tutta la verità dei bugiardi

le-monde-altLa censura è ormai l’unico modo con cui le elites globaliste, atlantiste e liberiste possono impedire alla realtà di sgorgare dalle crepe  e prendere il sopravvento sulla narrazione che esse hanno imposto al mondo occidentale: avere in mano tutta l’informazione verticale, giornali, televisioni, intrattenimento non è bastato nell’era del web.Certamente anche la rete può essere in gran parte domata attraverso il capitale, ma i il tempo stringe, si deve fare in fretta e bisogna ricorrere a metodi più immediati ed energici . C’è un problema però: non possono chiamarla apertamente censura perciò hanno inventato uno pseudo concetto ad hoc, la post verità e affidato ai media tradizionali, raccolti in comitati di decodifica, altrimenti detti fact checking  in cui si colpisce ciò che per il potere è la menzogna suprema, ovvero l’opposizione alle sue tesi.

Non c’è dubbio che questi media paludati abbiano un’invidiabile esperienza in bugie, depistamenti e distrazioni di cui esigono il remunerativo monopolio e che per questo sono subito accorsi alla chiamata alle armi del padrone fondando i loro tribunalini dell’inquisizione. Però anni di acquiescenza e di trasformazione da cani da guardia del potere in cani da compagnia dello stesso, li rende goffi, livorosi e rischia di bruciare presto la credibilità sulla quale vorrebbero innalzare il feticcio del vero e del giusto. Così non è sorprendente che un quotidiano prestigioso come Le Monde, una volta a sinistra, ma oggi in mano a tre sinistri miliardari decisi ad impadronirsi di tutta la stampa francese, sia già incorso in alcuni  “incidenti” clamorosi ancorché all’insaputa dei loro lettori a cominciare dalla negazione dell’assoluzione postuma di Milosevic presso la corte dell’Aia, una menzogna pura e semplice, attuata anche attraverso la manipolazione dei testi, la loro traduzione falsata e la cancellazione dei brani “scomodi” ma funzionale alla diffusione negli altri media e nei siti web dell’atlantismo palese o nascosto, vedi East journal,  di dubbi e condizionali su un fatto che rischiava di mettere sotto tutt’altra e più illuminante luce la guerra jugoslava. (il testo integrale della sentenza lo trovate qui)

La sfacciataggine di costoro, che pretendono di aver individuato 600 siti di fake news (loro non compresi), la fiducia nel fatto che nessuno si prenderà la briga di controllare, arriva anche a servire la disinformazione dei lettori in maniera così grottesca e superficiale da lasciare stupefatti perché è come compiere un furto lasciando il biglietto da visita. Qualche mese fa l’edizione on line dell’augusto giornale francese ha attaccato il sito americano Counterpunch  accusandolo di essere veicolo di false informazioni e basando questa tesi generale sul fatto che era stato pubblicato un post con uno pseudo discorso di Hillary Clinton davanti alla sede di Goldman Sachs che in realtà non era mai stato tenuto. Come prova di fraudolenza nel pubblicare il divertente discorso di fantasia, Le Monde fornisce il link non a Countepunch, ma ad un altro sito americano che a sua volta conferma queste accuse, ancora senza fornire un collegamento al post incriminato. Basterebbe andare all’originale per accorgersi immediatamente che  il pezzo  in questione non era affatto stato spacciato per vero, anzi se ne rivendicava la natura satirica e sotto il titolo era bel visibile la scritta Satire Alert! come potere tranquillamente controllare qui. L’editore del portale di informazione ha ribattuto ” Voltaire piange, i francesi non capiscono più la satira”. Pare che non la capiscano più nemmeno quando glielo si dice.

Ecco come si fa la decodificazione della cosiddetta post verità che in realtà viene coltivata con amore e straordinaria dedizione proprio da chi pretende non si sa bene in base a che cosa, di essere arbitro del vero. Sono peraltro gli stessi che per anni hanno spacciato come vangelo le notizie sulla Siria di un tizio che abitava alla periferia di Londra e che ora dopo aver pubblicato montagne di cazzate sulla presunta guerra civile siriana e sui combattenti della libertà, ci dicono come se nulla fosse che fu il parlamento inglese ad impedire che Obama invadesse tout court la Siria, negando il via all’operazione e alla necessaria complicità “internazionale”. Ma fact checking you self.

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Comincia a franare la ex verità

maxresdefault-650x366Lo abbiamo visto mille volte al cinema, fino alla noia: quando non si può contestare la testimonianza si contesta il testimone nella speranza, quasi sempre esaudita, che la giuria si faccia trarre in inganno e desuma la credibilità del teste sostanzialmente dal suo status sociale, dalla sua attività, dai suoi precedenti. Sono meccanismi psicologici che funzionano egregiamente pure in politica, anche se su grande scala, presentano un po’ di problemi, ovvero la pluralità di voci al posto del solo avvocato o pubblico ministero che tuona nell’aula. Tuttavia anche quando il trucchetto non funziona nelle sentenze elettorali serve comunque a spostare l’attenzione dai fatti e dalle loro implicazioni politiche, etiche sociali, di sistema su chi li ha rivelati. E’ ciò che è successo e sta succedendo con il Clinton gate: nessuno bada più al fatto che Hillary, i poteri che erano alle sue spalle, il partito democratico stesso abbiano tramato per truccare le primarie e farle vincere alle ex first lady contro Sanders, un fatto cento volte più grave di quello per cui Nixon è stato condannato alla damnantio memoriae, ma s’interroga sul ruolo della Russia accusata senza alcuna prova di aver svelato gli altarini.

Fosse anche vero la mossa ha ottenuto l’effetto perverso di porre in secondo piano il degrado etico di un’ intera oligarchia di comando e delle sue grinfie mediatiche globali, per spostare tutta l’attenzione su un supposto nemico, divenuto tale per volontà unilaterale della medesima oligarchia e dei suoi orrendi pasticci in Ucraina e Medio Oriente. Ma ha anche creato un grottesco cortocircuito informativo che mette in un cul de sac le verità costruite a tavolino dal clan Obama: si fanno produrre alle agenzie di intelligence documenti ( qui e qui ) deplorevoli e inquietanti insieme che attribuiscono la colpa delle rivelazioni a fantomatici hacker russi, senza averne le prove, ma anche senza poterle nemmeno presentare, qualora per assurdo ci fossero, dal momento che la loro presentazione richiederebbe anche la riproposizione dei documenti hackerati e dunque dei pasticci clintoniani, del partito democratico e di una parte degli stessi repubblicani. Il pendolo informativo si sposterebbe proprio nel punto focale che si voleva nascondere, rendendo sostanzialmente perdente tutta la campagna anti russa.

Questo è quello che succede quando si vive in regime di concentrazione mediatica. E per fortuna che c’è ancora, non si per quanto, il web che è riuscito a spezzare l’intonazione del coro e a mettere in difficoltà gli ordini del giorno  travestiti da giornali e tv, unica ragione per la quale l’informazione ufficiale ha cominciato una campagna a tappeto contro la cosiddetta post verità della rete. Però il bordello è talmente grande ed evidente che la credibilità del potere grigio occidentale  comincia a franare: piccoli massi per ora, ma l’effetto valanga è dietro l’angolo perché l’impossibilità di provare le accuse senza contestualmente rivelare fino in fondo il marcio, rende più libero Trump di non proseguire la sorda e dissennata guerra alla Russia. Così alla periferia dell’impero cominciano le defezioni: proprio ieri  il ministro dell’economia tedesco, Sigmur Gabriel per difendere le politiche della Merkel attaccate da Trump ha dovuto buttare alle ortiche un po’ di tesi ufficiali sostenendo alla fine quella evidenza che invece è tacciata di complottismo dalla voce del padrone, sostenendo che “c’è un legame tra le politiche sbagliate interventiste americane, specialmente nella guerra in Iraq, e la crisi dei rifugiati”.

Come si vede per ora si preferisce tacere della Siria e del caos cinicamente creato nell’area mediorientale da Obama e dai suoi referenti. Ma è chiaro che i segni di sfaldamento ci sono tutti, compresi quelli che riguardano gli assurdi assetti europei e la potente sponda che hanno trovato a Washington. Berlino che di questi assetti è stata la prima se non unica beneficiaria è la più interessata a disarmare contro la nuova amministrazione americana per mantenerli il più possibile nel nuovo contesto e nel contempo sfruttare le grandi possibilità offerte con il ritorno a possibilità di un ritorno a normali relazioni con Mosca. Gli altri seguiranno. Alla fine paradossalmente la sfacciata menzogna degli hacker russi diventa una verità per altri versi: in effetti è stata l’accorta azione  di Putin e la superiore strategia russa a mettere in crisi le politiche dell’oligarchia euro americana  e i suoi interpreti politici.


Hollande Killer

 Anna Lombroso per il Simplicissimus

Va a capire se fanno più paura i sospetti di indole criminale e propositi sanguinari condannati a morte senza processo da Hollande anche fuori dal suolo patrio o la sua intelligence, che in assenza della necessaria perizia investigativa, è stata autorizzata in questi giorni a fare giustizia sommaria di almeno 40 soggetti a alto rischio nel corso di missioni speciali da svolgere in nome della legittima difesa collettiva.

L’ometto dell’Eliseo, come spesso succede a individui affetti da un fisico poco atletico  e da una personalità ancor meno eminente e carismatico, ha scoperto il bello dell’autoritarismo più cupo in sostituzione di ragionevole autorevolezza: a lui si deve la svolta forte dello stato di eccezione “necessario” e stabile ben oltre l’emergenza che legittima come inevitabili restrizioni di libertà e diritti in nome dell’ordine e della sicurezza. E ora in prossimità della detronizzazione e a due anni da Charlie Hebdo realizza il suo incubo muscolare e  mette una pezza sulla credibilità perduta dei suoi servizi dopo innumerevoli fallimenti, tra operazioni mirate, non abbastanza se era sbagliato luogo e tempo della missione, sconcertante trascuratezza nei controlli e nella vigilanza su espliciti simpatizzanti della Jihad dediti al turismo in aree calde,  una tendenza estrema al grilletto tanto facile  da rendere impossibile l’accesso a informazioni cruciali.

Così si viene a sapere che ha autorizzato esecuzioni extra giudiziarie di supposti aderenti all’ideologia del Califfato fuori dai confini, per neutralizzare bersagli eccellenti, stanziali o di passaggio in territori un tempo appartenenti alle geografie coloniali francesi e oggi obiettivo di imprescindibili missioni di rafforzamento istituzionale, export di democrazia, aiuto umanitario secondo le regole Nato. E non c’è poi da stupirsi se intorno a certe misure eccezionali e a certi interventi contro svariati nemici Numero 1 si sbizzarrisce il fronte dietrologico tirato a cimento da disorientanti ritrovamenti sui luoghi degli attentati di copiose documentazioni attestanti identità, curricula criminali e frequentazioni di commissariati  e galere dei poco misteriosi killer, la non ardua rintracciabilità dei loro arditi spostamenti secondo una mobilità resa possibile da una stupefacente latitanza di vigilanza e accertamenti, e così via.

Il fatto è che laddove tutto è confuso, quando il “cattivo” trae la sua forza dal fatto di essere elusivo, sfuggente, capace di incarnazioni le più diverse. quando è sempre più impervio legittimare i costi umani, economici e sociali di guerre di aggressione contro Afghanistan, Iraq, Libia, strategia di destabilizzazione come in Siria, tracotanti presenze militari e appoggio a despoti sanguinari. Quando, tra l’altro, il Nemico Pubblico è stato e sarà magari un comodo alleato, finanziato proprio dai governi delle sue vittime transnazionali, sostenuto da alcuni dei migliori amici dell’Occidente ivi incluso un paese membro della Nato e aspirante all’ingresso nell’Ue, è difficile dimostrare che quella che si sta conducendo è una guerra giusta, rispettosa di imperativi morali e giuridici, in quanto difensiva della civiltà.. e che civiltà, quella che usa menzogna e trasformismo come sistema di governo, sicché Bin Laden era un fratello se combatteva i sovietici in Afghanistan e il terrorista più efferato se ispira gli attentatori delle Torri Gemelle e gli islamisti che compivano stragi a Damasco erano benevolmente definisti “ribelli anti Assad” dalle generose cancellerie per essere retrocessi a macellai feroci se usano lo stesso trattamento a civili di Bruxelles o Parigi.

Non è una novità e dovremmo preoccuparci, perché certe esecuzioni in giro per il mondo e non solo in America Latina hanno rivelato che agli occhi e al giudizio dell’impero il tremendo e aberrante flagello del terrorismo  poteva assumere le fattezze di sindacalisti e oppositori, se la “sicurezza” della scuola americana ha forgiato le élite più repressive e ferine del Guatemala, del Salvador, del Cile, dell’Argentina,  dell’Honduras, dove la formazione dell’esercito, delle polizie, dei servizi, ma soprattutto degli squadroni della morte,  era a cura della Cia che insegnava i modi e gli usi della giustizia sommaria, delle necessarie condanne a morte senza processo.

Non c’è nulla di buonista nel reclamare il rispetto delle leggi. E nemmeno nel dire che se il terrorismo è l’assassinio di persone innocenti per conseguire fini politici, come dovremmo chiamare guerre condotte per scopi economici, sopraffazione e sfruttamento in cui ancora più numerosi e altrettanto innocenti individui, regrediti a effetti collaterali, vengono ammazzate? E che nome dare a altre forme non meno cruente di conflitto, la riduzione di servitù dei lavoratori, il ricatto come strumento di potere, l’intimidazione come mezzo di persuasione, la limitazione di prerogative e diritti, la cancellazione di assistenza e cura, la dilapidazione e la svendita di beni comuni? E non è affine alla sovversione più cruenta corrompere le leggi per la difesa di interessi particolari, promuovere emergenze e nutrire minacce e paure per autorizzare regimi e misure speciali e illegittimi, irridere valori e principi etici per imporre il comando del più forte? Attenti a dirlo però, potrebbe esserci un ometto che digrigna i denti e comanda di farvi star zitti in qualsiasi modo.

 

 


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