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Ecco a voi Googlespy

Matrix-World-MapNel giugno del 2009 Ahmadinejad, il grande nemico della Casa Bianca, fu riconfermato alla presidenza dell’Iran con una schiacciante maggioranza di voti popolari e Washington fu costretta a raccogliere tutti i suoi uomini e tutte le sue forze per tentare di contestare il risultato delle urne e creare uno stabile movimento di protesta. In quell’inizio di estate Twitter che compiva tre anni, aveva programmato numerosi aggiornamenti che avrebbero potuto compromettere per qualche settimana la funzionalità e l’immediata fruibilità del sistema, ma al portone di Jack Dorsey, capo del social network, si presentò un corriere con una missiva proveniente  dal Dipartimento di stato che imponeva lo slittamento della manutenzione per permettere la comunicazione fra i gruppi che tentavano di arrivare a un sollevamento popolare che in realtà abortì quasi subito riuscendo a radunare solo qualche decina di migliaia di persone a Teheran. Ma la cosa interessante in questa storia oltre all’utilizzo geopolitico di un social network è che la missiva a Dorsey era firmata da Jared Cohen l’unico membro del dipartimento di Stato ad essere sopravvissuto al passaggio da Condooliza Rice a Hillary Clinton e soprattutto l’uomo che alla fine di quello stesso anno passerà dallo staff governativo di Washington a capo della più importante struttura di Google, ovvero Google Ideas, il cuore pensante del colosso di Mountain View.

Ma c’è di più questo nuovo incarico fu in certo modo suggellato da un articolo scritto a quattro mani con Eric Schimdt, presidente di Google, in cui veniva vantato il grande potenziale  delle tecnologie informatiche  come strumento della politica estera americana: “gli stati democratici che hanno messo insieme coalizioni militari possono fare la stessa cosa con le loro tecnologie di connessione”. Quindi non dobbiamo affatto stupirci né della vastità delle menzogne che sono state diffuse sull’Ucraina, sulla Siria e oggi sul Venezuela conoscendo questi retroscena, peraltro mai rivelati dal mainstream che fa parte dello stesso sistema. Del resto Eric Schmidt ci riguarda molto più da vicino di quanto non si creda perché ha passato molta parte della sua infanzia in Italia a seguito del padre ( l’ho incontrato diverse volte in una altra vita perché abitava nel mio stesso palazzo) a lungo docente presso la Johns Hopkins University di Bologna. Erano gli anni in cui il Pci governava così saldamente la città da costituire una sorta di unicum in occcidente: ha così avuto modo di studiare i metodi con cui operava sia il meccanismo di consenso che di dissenso in una società non ancora atomizzata come quella americana. Del  resto Eric stesso ha più volte sostenuto che questa permanenza italiana ha cambiato il suo modo di vedere.

Ad ogni modo tale ruolo anomalo dei social e più in generale della rete trova assoluto quanto trascurato riscontro in molte delle 30.322 mail e allegati di Hillary Clinton e del dipartimento di Stato, incautamente passati attraverso un server privato, rese note da Wikileaks e di fatto mai rivelate da quei giornali come il Guardian o L’Espresso che in un primo momento avevano sgomitato per essere i fini dicitori di tutta questa enorme massa di documenti, ma che poi hanno riposto tutto nei cassetti. Nelle mail interne di una società privata di “informazione”, leggi spionaggio, come Stratfor si legge una lettera del vicepresidente  Fred Burton in cui si dice, per esempio che “Google riceve supporto dalla Casa Bianca e dal Ministero degli Interni, fa ciò che la Cia non può fare…” E in effetti troviamo sia Jared Cohen che Eric Schmidt in varie parti calde del mondo come se facessero parte di una diplomazia parallela: il primo lo troviamo con funzioni più direttamente operative in Afganistan nel 2009 per convincere le quattro principali società di telefonia mobile del Paese a trasferire le loro antenne su basi militari degli Stati Uniti o in Egitto durante la rivoluzione primaverile o ancora in Libano intento alla creazione del rivale intellettuale e religioso di Hezbollah, ovvero l’Higher Shia League che poi avrà un ruolo non secondario in Siria dove le attenzioni di Cohen si sono particolarmente concentrate.  Infatti è già dal 2006 che un cablo dell’ambasciatore degli Stati Uniti in Siria, William Roebuck, parla  delle “potenziali vulnerabilità” dell’amministrazione di Assad e dei “possibili mezzi per sfruttarle” nel quadro evidentemente di progetti geopolitici già varati. Qui Cohen entra in scena nel momento in cui bisogna concretizzare i piani e cerare attraverso la tecnocrazia della Silicon Valley una guerra civile sulla base dei malumori che nascevano dalla crisi agricola nella quale si trovava il Paese: nel 2010 è a Damasco assieme a un uomo del dipartimento di stato, Alec Ross (altro studente dell’Alma Mater studiorum bononiensis) e questi scrive alla Clinton: “Quando Jared e io siamo andati in Siria, è perché sapevamo che la società siriana stava diventando sempre più giovane (la popolazione raddoppierà in 17 anni) e il digitale avrebbe creato delle rotture nella società che avremmo potuto sfruttare per i nostri scopi”.

Schmidt dal canto suo opera in maniera più rarefatta, basta vedere l’elenco degli inviti alle riunioni annuali di Google Ideas (oggi Jigsaw che forse rende meglio l’idea): funzionari degli Stati Uniti, magnati delle telecomunicazioni, consulenti di intelligence, capitalisti finanziari, avvoltoi della politica estera,  produttori di armi e i loro clienti abituali, nonché i responsabili delle operazioni militari statunitensi. Tutte cose che in apparenza non c’entrano nulla con Google, ma affido a Julian Assange  che oltre ad aver buttato il sasso nello stagno con Wikileaks ha anche incontrato e parlato a lungo con i personaggi di cui abbiamo parlato: “Questo mondo sembra essere una successione di eventi simili: interminabili serate di fertilizzazione incrociata tra le élite e i loro vassalli, sotto la pia rubrica della “società civile”. La saggezza preconcetta nelle società capitalistiche avanzate è che esiste sempre un “settore della società civile” organico in cui le istituzioni si formano in modo autonomo e si uniscono per manifestare gli interessi e la volontà dei cittadini. Secondo questa favola, l’autonomia di tale settore è rispettata dagli attori del governo e dal “settore privato”, che consente alle ONG e alle organizzazioni senza scopo di lucro di difendere i diritti della persona, la libertà di espressione e controllare i governi. Sembra una buona idea. Ma se fosse vero un giorno, non è vero per decenni. Almeno dagli anni ’70, attori autentici come i sindacati  si sono ritirati sotto l’assalto violento del libero mercato, trasformando la “società civile” nel mercato di un compratore per fazioni politiche e interessi corporativi.” La rete gestita in questo modo e da questi poteri e per giunta in modo occulto si è trasformata nella principale arma del potere, il quale come suprema beffa nei confronti delle persone fa finta di demonizzarla come fonte di complottismo, fake news e mezzo di collegamento per rivoltosi come nel ciance del sultanino Macron. Al massimo si potrebbe dire che chi la fa l’aspetti. 

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Il fantasma della verità

abramsCome molti avranno letto Elliott Abrams  è diventato ambasciatore speciale per il Venezuela, vale a dire la cruna dell’ago dell’assalto al Paese latino americano e alle sue immense risorse che gli Usa vogliono risucchiare, non solo per ingrassare ancora di più le loro multinazionali, ma anche per impedire che altri ne possano disporre. Non è una scelta casuale perché questo Abrams è un personaggio ben conosciuto per aver svolto fin dall’epoca di Reagan ruoli di spicco nelle varie crisi dal Guatemala, al Nicaragua, alla vicenda Iran – Contras ( per la quale fu anche condannato e poi graziato da Bush) , alle due guerre del golfo; insomma un guerrafondaio che ha appoggiato tutte le controrivoluzioni e ogni squadrone della morte.  Ma la sua vera specialità è stata quella di ricoprire qualsiasi schifezza. qualsiasi orrore, con la doratura superficiale della democrazia e dei diritti umani affinché qualsiasi operazione potesse avere a che fare, sia pure vagamente con i crismi della giustizia: infatti in veste di consigliere per la sicurezza nazionale nel quadro della Global Democracy Strategy e grazie ai suoi rapporti privilegiati con il governo di Israele,  si ritrovò a fare da protagonista in un incontro tra il ministro degli esteri Usa e alcuni inviati siriani, tra cui il ministro dell’emigrazione Bouthaina Shaaban. Era il 2005 e in quell’occasione gli Usa volevano far passare la tesi di supposte  azioni ostili della Repubblica Siriana contro le forze di invasione americane in Iraq, descrivendo la quantità di problemi che stavano affrontando non ultimo il permesso accordato a chi combatteva le forze Usa di attraversare il territorio siriano

Si trattava di semplici pretesti che con il senno di poi possiamo interpretare come la nascita dell’operazione caos in Medio Oriente, ma queste affermazioni colpirono i delegati siriani che fecero presente al ministro degli esteri come si trattasse di notizie del tutto false e probabilmente riferite di terza mano, che se volevano conoscere il reale stato delle cose dovevano chiedere a chi sul territorio ci viveva. A questo punto Abrams, prese da parte la signora Shaaban e le disse: “Ma cosa importa la verità di ciò che sta accadendo nel mondo? L’importante è il concetto e l’immagine che influenzano le menti delle persone. Che siano vicini o lontani dalla verità è secondario e non cambia nulla”. Infatti la realtà è diventata una pura immagine dove il vero e il falso si misurano non con la maggiore o minore adesione ai fatti, ma con la maggiore o minore audience come se si trattasse di uno sceneggiato o di una serie televisiva. Per quanto possa sembrare astruso tutto questo non è sorprendente e non è nemmeno una maligna deviazione: è invece in perfetto accordo con l’ideologia del capitalismo mercatista nel quale il valore di qualunque cosa non dipende da condizioni fattuali o culturali, ma dalla sua appetibilità, ovvero dalla capacità di stimolare in continuazione gli strati più primitivi e più automatici della mente emozionale. Per questo nelle produzioni della Hollywood merdiorientale i bambini prendevano tanto spazio: è semplicemente perché più forte è lo choc e più improbabile che la razionalità possa stimolare domande. 

Tutto si basa sulla percezione e sulla sensazione dopo secoli che la scienza era riuscita ad imporre un metodo tendente alla misurazione: non si studiano più i fenomeni in se stessi, ma la percezione dei fenomeni in gruppi campione e benché questa sia per antonomasia soggettiva, la realtà diventa una media statistica più importante del dato oggettivo anche nei campi in cui quest’ultimo è disponibile e diffuso. Non ci si chiede più cosa avvenga, ma cosa la gente pensi che stia avvenendo e tutto questo passa come “realismo”.  Quindi non dobbiamo affatto meravigliarci di quello che disse Abrams, né del fatto che schiere di persone possano aver creduto a tutte le assurde narrazioni sull’Irak, sulla Siria, sull’Afghanistan, sull’Ucraina e oggi sul Venezuela, ma anche su cose più vicine come la democrazie e l’Europa, oppure su semplici oggetti di consumo: cosa importa la verità?  E’ l’immagine che conta e ancor più il possesso assoluto degli strumenti con i quali queste immagini vengono riprodotte e imposte. Probabilmente se Marx avesse oggi trent’anni penserebbe che il fattore centrale del sistema sia la proprietà dei mezzi di narrazione più che di produzione.


Siria, dove l’impero va a gas

idlibSta per cominciare la grande battaglia di Idlib, la regione ad est di Aleppo dove si concentra l’ultima armata terrorista messa in piedi a suo tempo dalla Nato e da McCain in particolare per costruire il Medio Oriente che Israele e Usa volevano: caotico e inerme per averne facoltà di dominio e di sfruttamento in tutta l’area, da Damasco a Teheran. Siamo dunque di fronte allo scontro finale di una guerra che è un po’ paradigma e compendio della politica imperiale nell’ ultimo quarto di secolo: destabilizzazione della società civile, formazione e/o  appoggio di opposizioni eterodirette, creazione del mostro da abbattere, produzione di caos attraverso attentati e azioni da parte di cosiddetti gruppi di liberazione, messa a punto di canovacci di falso umanitarismo e infine intervento militare che in questo caso è stato affidato a un esercito di terroristi mercenari, reclutato, armato, pagato per interposta Arabia Saudita e appoggiato dalle armi americane.

Ciò che non era previsto è che la Russia, tutt’altro  che in ginocchio per l’assalto all’Ucraina, passasse al contrattacco e intervenisse in Siria con un potente e spettacolare apparato militare che ha mano ha fatto risorgere l’esercito siriano e ha ricacciato indietro gli assalitori senza che Usa e Israele potessero intervenire direttamente se non in maniera marginale o attraverso il sistema narrativo dell’informazione occidentale con presunti bombardamenti sui civili, distruzione di ospedali, attacchi con i gas, pietismo cinematografico con la troupe dei caschi bianchi, tutti episodi o inventati o enfatizzati dalla moltiplicazione all’infinito dei danni reali o da attribuire, come è stato per i gas, proprio alla parte amica.

Adesso ci si risiamo perché a prescindere dal ruolo complicato e difficile che avrà la Turchia,  le soluzioni per non perdere Idlib sono davvero poche e ancora una volta si riducono a due: o un attacco aereo e missilistico  contro le truppe siriane, ma senza toccare quelle russe, ammesso che ciò sia possibile, oppure inscenare l’ennesimo attacco coi gas da attribuire ad Assad. per cercare di congelare la situazione. La prima soluzione appare estremamente pericolosa, ma in ogni caso non decisiva: gli Usa dispongono di 350 missili da crociera nel teatro siriano, troppo pochi per avere un effetto determinante e sono peraltro terrorizzati dall’abbattimento dei caccia e dei relativi, eventuali prigionieri tanto da aver aperto da anni colloqui semi segreti con Assad per il rapido rimpatrio di piloti abbattuti senza che la notizia giungesse al grande pubblico. In una civiltà (si fa per dire) dell’immagine, le immagini di sconfitta sono deleterie.

Rimane la possibilità dell’attentato con i gas di cui si parla da settimane e di cui Putin ha parlato apertamente in una conferenza stampa che ha seguito l’importante vertice di Teheran con Rohani e Erdogan sul futuro di Idlib: “Abbiamo prove inconfutabili che i terroristi stanno preparando provocazioni di questo tipo. Consideriamo la situazione inammissibile: quando, con il pretesto di proteggere la popolazione civile, si tenta di proteggere i terroristi dagli attacchi e causare perdite alle truppe del governo siriano il tutto diviene inaccettabile”. Accusa ancor più significativa dal momento che il vertice a tre si è prefisso di costituire un’organizzazione di aiuti umanitari “al fine di aiutare la Siria a uscire dalle rovine e ripristinare la sua industria, l’agricoltura, le infrastrutture e quindi assicurare il ritorno in massa dei siriani nelle loro case”. 

Ovviamente Putin ha tutto l’interesse a denunciare manovre oscure, ma d’altronde non si vede quale sarebbe l’interesse di Mosca e di Damasco nell’usare i gas, peraltro assai poco efficaci in questo tipo di scontro armato, quando ormai la guerra è praticamente vinta: è la stessa logica delle cose a rendere credibili le sue parole. Ma pare che dopo tante guerre contro il terrorismo fomentato perché rendesse possibili le guerre, è evidente che il Pentagono comincia a considerare le bugie e gli infingimenti come più efficaci dei missili: in fondo nelle guerre per procura, ossia quelle travestite da conflitto interno, la superpotenza egemone e i suoi impotenti ascari riuniti nella Nato, il campo di battaglia principale è quello della comunicazione in tutte le sue declinazioni. E’ su questo terreno preparatorio che la spallata finale delle guerre ingiuste può essere data da truppe mercenarie, siano esse raccolte nell’area di interesse o formata da soldati di ventura chiamati contractors, un termine commerciale che si addice molto bene al declino morale e alla stupidità dell’occidente contemporaneo.

Perciò che gas sia. Asfissiante per tutti.


Correnti del Nord, dell’Est e del Sud

nord_stream2Le cose cambiano e mentre siamo costretti a vedere come la razza padrona e i suoi dipendenti dell’informazione si diano un gran daffare per smacchiare Benetton e Atlantia da ogni responsabilità in nome del mercato, nel resto del mondo si è vissuta una settimana piuttosto densa di eventi franosi per gli assetti dell’ordine nuovo. Prima Putin è andato a Vienna per festeggiare il matrimonio del ministro degli esteri austriaco Karin Kneiss, cosa che di per sé supera appena la barriera della cronaca mondana, ma che in realtà svela un intreccio di rapporti e interazioni che ben poco hanno a che fare con le sanzioni a Mosca che Bruxelles si è fatta imporre da Washington. E infatti subito dopo il leader di Mosca ha incontrato Angela Merkel e con lei ha ha siglato un accordo per il completamento del gasdotto North Stream 2, contro il quale gli Usa da cinque anni gli Usa stanno facendo fuoco e fiamme, mettendo a segno anche colpi bassi come quello dell’affaire Volkswagen. Ma la Merkel non aveva politicamente altra strada per sopravvivere perché se perdesse il favore dell’industria tedesca sarebbe fuori gioco e dunque il niet statunitense, con sanzioni alle aziende che partecipano alla costruzione del gasdotto, avrà comunque poco effetto, anche grazie alle possibilità di aggirarlo.

Ma c’è di più perché a margine dell’accordo si è discusso di una possibile missione russo – tedesca di pace in Ucraina e di uno sforzo europeo per la ricostruzione della Siria distrutta dalla guerra americana, il che paradossalmente sembrerebbe poter resuscitare un qualche ruolo europeo ucciso dal totale e servile appiattimento sugli Usa e sulla Nato. Certo l’accordo segna anche una frattura continentale in ragione dei diversi interessi, ma essa è più che ovvia dopo una quarantina d’anni di silenzio geopolitico.  C’è da chiedersi quanto dureranno le sanzioni contro Mosca in queste condizioni, ma del resto proprio in questi giorni Trump ha fatto sapere di aver interrotto i finanziamenti alla Siria, ovvero ai terroristi  ingaggiati  per simulare una sanguinosa guerra civile, ufficializzando in questo modo la sconfitta a stelle e strisce. Se si vuole proseguire sarà l’Arabia Saudita a dover intervenire in prima persona.

A questo proposito c’è da segnalare che la Cnn ha ammesso che il missile a guida laser lanciato dai sauditi contro un bus ammazzando 43 bambini era di fabbricazione americana. Nessuno lo dubitava minimamente, tuttavia l’ammissione fatta per interposta informazione embedded forse prelude a un qualche presa di distanza dalla politica saudita. Certo è impossibile dirlo perché ormai gli Usa sono un demente con personalità multipla per cui bisogna vedere se prevarrà il deep state o Trump o magari nessuno dei due in un indescrivibile caos di azione. Del resto proprio in questi giorni John Bolton ha fatto sapere che sono solo la Russia può interferire nelle elezioni americane, ma anche Cina, Corea del Nord, Iran e via dicendo: i più grandi creatori di brogli e imbrogli elettorali dell’universo ora temono non ben chiarite interferenze, dalle  quali è comunque escluso ogni segno di intelligenza. Tuttavia già solo questo è un cambiamento gigantesco negli assetti globali.


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