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Archivi tag: Siria

Siria, ragioni di una vittoria

5036091Alle volta sembra di sognare e ci si darebbe dei pizzicotti per svegliarsi. Ma regolarmente ci si accorge che è tutto maledettamente vero, che la realtà è diventata uno sceneggiato. Non parlo del fatto che gli Usa abbiano in sostanza obbligato Al Qaeda e i gruppi di mercenari “democratici” di attaccare con tutte le forze rimaste e le armi concesse le truppe siriane fra il confine turco e Deir Ezzor nel tentativo peraltro fallito di riprendersi la città, ma soprattutto per cercare di impedire che le truppe siriane riconquistino i pozzi di petrolio che sorgono sul legittimo territorio siriano. Sono state persino aperte le dighe sull’Eufrate per aumentare la portata d’acqua e dunque rendere più difficile ai siriani il passaggio del fiume anche a costo di danneggiare gravemente le popolazioni. Ma già ci sono molti reparti al di là del fiume.

Del resto che gliene frega agli “eccezionali”? Ma non è certo questo doppio, triplo, quadruplo gioco americano e occidentale che può stupire essendo diventato un modus vivendi et operandi, quanto l’assoluta oscurità del quadro generale che regna nelle cosiddette opinioni pubbliche occidentali, ormai pastorizzate dai media main stream. Due settimane fa un alto ufficiale francese, Michel Goya, assistente del capo di stato maggiore per quanto riguarda i “nuovi conflitti” e insegnante dell’Istituto strategico della scuola militare ha pubblicato un breve saggio di 15 pagine ( qui per chi conosce il francese o vuole scaricare l’intero testo in Kindle) in cui analizza lucidamente i motivi per cui i russi con un dispiegamento di mezzo molto inferiore a quelli occidentali e spese cinque volte inferiori hanno colto un enorme e inatteso successo.

L’ufficiale oltre a sottolieneare l’efficienza degli armamenti russi, ma anche la capacità di creare adattamenti per le situazioni in atto senza i costi colossali che questo comporterebbe in occidente, sostiene che il successo russo è principalmente dovuto al fatto di avere obiettivi chiari e di perseguirli con coerenza e senza esitazioni, cambiamemti di strategie e di tattiche: quando ha deciso di intervenire in Siria lo ha fatto con un dispositivo militare limitato, ma completo, senza intraprendere la via della lenta escalation. Ora si potrebbe facilmente controbattere osservando che in realtà l’obiettivo occidentale era solo in parte Assad, ma in generale proprio la creazione di caos necessario a riedificare la realtà mediorientale in un nuovo sussulto colonial – petrolifero. Del resto dover nascondere la mano dietro supposte guerre civili e un confuso esercito mercenario, fingere di combattere l’Isis, nato dalle costole di queste armate improvvisate, ma farne al tempo stesso il fulcro strategico di questo disegno,  non è davvero facile.

In effetti ciò che manca all’analisi di Michel Goya  o che in qualche modo deriva dalle sue osservazioni nascoste fra le righe come un convitato di pietra, sono per l’appunto le ragioni per cui gli occidentali e nel caso specifico i francesi fossero in Siria e le motivazioni  della resistenza di Assad del tutto inesplicabile e incoerente alla luce della narrazione occidentale perché evidentemente favorita da un sostegno popolare che si è voluto sempre negare. La lucidità dell’analisi sul campo si scontra dunque con l’assoluta insensatezza e indeterminazione del contesto o con l’impossibilità di rivelarlo. Ma che alla fine salta fuori lo stesso quando l’ufficiale riconosce che l’arma vincente e decisiva usata dai russi a partire dal 2016 è stata la creazione di un centro di riconciliazione dedicato alla diplomazia della guerra, alla tutela dei nemici sconfitti e all’ aiuto della popolazione in sinergia con il governo, l’Onu e qualche Ong. Questo modello dice il sostanza Goya, si pone in completo contrasto con quello occidentale tutto votato alla distruzione del nemico e non alla trattativa: lascia che sia il lettore a dedurre a quale punto di non ritorno e di disonore siano arrivati gli Usa e il loro codazzo di valletti europei. Per cui ci sono sì ragioni di indirizzo politico e militare, di tattiche e di mezzi, ma l’occidente è stato principalmente sconfitto dalla sua tracotanza e dal suo abbandono della civiltà, proprio quella che vorrebbe asserire di voler portare.

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Washington a “cane pazzo”

cane-pazzo-24101332Sebbene l’impero statunitense sia nato, verso fine Ottocento con una serie di azioni e guerre coloniali condotte senza scrupoli e abbia poi proseguito la sua traiettoria con la medesima logica anzi aggravandola sempre di più, esso è stato considerato da questa parte dell’atlantico come un fattore di equilibrio e di ragionevolezza. Si tratta ovviamente di una leggenda nata all’interno di un’egemonia culturale, ma che ha resistito e ha funzionato anche quando era palese il contrario e anche quando esistevano contraltari ideologici che resistevano a questa narrazione, divenuta dopo la caduta del muro, un credo da recitare la mattina. Tuttavia da un decennio abbondante, da quando la crisi, ha mostrato anche ai ciechi le piaghe del capitalismo nella sua versione finanziaria, da quando la Cina è divenuta di gran lunga la maggiore potenza industriale del pianeta, la Russia si è risollevata dalla mazzata e il dollaro come moneta universale ha cominciato ad incontrare qualche ostacolo nelle terre dell’oro nero, questa favola è divenuta meno funzionale agli interessi di Washington.

Sebbene l’impero disponga di un apparato militare dai costi stellari e considerato il più efficiente del mondo nonostante le non poche batoste subite contro avversari che sembravano pulci in confronto con l’elefante, nella nuova cornice di nascente multipolarismo anche finanziario nel quale si fanno avanti ossi molto duri da mordere, tale deterrenza militare non basta più di per sé a garantire il mantenimento del dominio unipolare ormai vitale per un’economia delocalizzata e dipendente da una massa di denaro incoerente con il mondo reale. La forza non basta, bisogna anche mostrare di essere disposti ad usarla con leggerezza e tracotanza, altrimenti dal caos disseminato in questo anni non si raccoglierebbe altro che tempesta. Ed ecco allora che Trump o chi per lui minaccia di bombardamento atomico la Corea del Nord, ordina nuove sanzioni contro la Russia che travolgono in primis l’Europa, intima alle truppe russo siriane di non a varcare l’Eufrate per salvaguardare la futura repubblica curda che dovrebbe essere il futuro centro delle operazioni Usa in medio oriente e il maggior ostacolo sulla” via della seta” o ammassa mercenari ( gli ucraini, nazisti a parte, non ci pensano proprio ad andare al fronte) e mezzi pesanti ai confini del Donbass, torna in Afganistan con ossessiva protervia. Insomma è apparentemente incapace di assorbire la sconfitta del tutto inaspettata in Siria, nel centro Asia e anche in Ucraina dove il regime creato dal golpe arancione è ormai palesemente destinato a una pessima fine e non possiede che carri armati dalla sua.

Tenere in piedi venti di guerra che tuttavia potrebbero facilmente trasformarsi in un armageddon anche per qualche casualità o errore, consente inoltre di depistare l’attenzione dalla crisi endemica che viene superata solo negli espedienti statistici e che anzi rischia di esplodere una nuova bolla. Dunque la tecnica del cane pazzo ha le sue ragioni e del resto è ormai dal 2011 che viene sperimentata a cominciare dalla Libia di Gheddafi, maggio esponente di questa strategia, ma a questo punto visto che è stata sconfitta dovunque abbia operato senza che gli analisti lo avessero sospettato e abbia anche compiuto il miracolo storico di riavvicinare la Turchia alla Russia, essa più che spaventare gli avversari che anzi proprio per proteggersi meglio tendono ad unirli contro ogni previsione (si pensi solo ai rivali geopolitici in Asia, ossia Russia e Cina),  finisce per creare nuovi e inaspettati problemi e alla fine impaurisce soprattutto gli alleati, esposti a rilevanti perdite economiche e a essere in prima fila tra le vittime di un possibile olocausto nucleare.

Certo tutto questo sarebbe facilmente evitabile se solo gli Usa si arrendessero all’idea di non essere “eccezionali” e dunque deputati a imporre dovunque i loro voleri, di essere insomma solo una grande potenza fra altre: ma il mio sospetto è che le elites statunitensi temano di innescare il loro declino in mancanza delle rendite imperiali, prima fra tutte quella del dollaro, anche avendo consapevolezza che il tempo non lavora per loro. Anzi proprio questo li spinge fatalmente a considerare plausibile la carta militare o comunque a mostrare tutta la volontà di usarla. Il che significa che probabilmente non fingono di essere pazzi, lo sono davvero


La Saigon di Deir Ezzor

7842964538867182115Non avevo ancora finito di scrivere il post  Siria: “il massacro della Cia”  focalizzato sul fatto che ormai la stampa americana ammette apertamente il ruolo determinante dei servizi Usa  e della Cia in particolare nella creazione, direzione, finaziamento e armamento della falange terrorista destinata ad abbattere Assad e distruggere il Paese che è arrivata la straordinaria e sfacciata conferma: gli elicotteri Usa e quelli dei loro compagni di tragiche merende si affrettano ad evacuare comandanti e personalità di spicco dell’Isis che ormai sta perdendo anche la provincia strategica di Deir Ezzor sotto l’incalzare dell’aviazione russa e dei reparti siriani:  sono decine gli interventi di salvataggio e secondo il sito al-Ahd due elicotteri hanno evacuato  nei pressi del villaggio di Bu Leil, a sudest di Deir Ezzor, anche uno dei personaggi più in vista, il comandante dell’Isis responsabile del campo petrolifero di al-Tayem, di fatto il ras che governava da tre anni la più ricca regione del Paese.

Questo conferma ancora una volta come la guerra all’Isis, proclamata dall’occidente, fosse una farsa e una orrenda presa in giro delle opinioni publiche chiamate a maledire il Califfato per le sue imprese terroristiche in Europa. E svela anche come Daesh non sia frutto di una insanabile frattura in seno ai mercenari  delle formazioni di “ribelli moderati “esercito di liberazione” messo in piedi contro la Siria, ma ne fosse una  faccia parallela con un’osmosi continua di uomini e mezzi, in realtà perfettamente funzionale alla creazione di un nuovo Medio Oriente secondo Washington.  Dunque adesso si portano in salvo quelli che conoscono troppe cose per lasciarli in mano alle truppe di Assad: una cosa è “confessare” in maniera generica il ruolo della Cia e degli altri servizi occidentali nell’organizzazionee della campagna siriana, un’altra cosa è lasciare che vengano fuori particolari inquietanti, su personaggi di spicco d’oltre atlantico o su più oscuri e segreti mediatori che magari stanno in Turchia o in Israele,  sull’organizzazione della guerra, sulla gestione economica della stessa, ma anche di quella vera e propria hollywood nel deserto con tutte le sue strane figure e fiction dagli elemetti bianchi agli ospedali distrutti dieci volte, con il suo cuore nerissimo di inconfessate responsabilità come l’uso dei gas per addossarne la colpa al governo Assad o magari anche piani e contatti che potrebbero riguardare imprese di morte al di fuori dell’area medio orientale. No, davvero fare nomi e cognomi non si può. e per giunta i personaggi recuperati possono per il momento servire altrove, magari nelle Filippine o nel Caucaso o in Afganistan o anche nell’area stessa dove potrebbero instaurare un regime di guerriglia.

Per cui si va via con gli elicotteri con scene che se non fosse per un paesaggio radicalmente diverso ricorderebbero da vicino quelle di Saigon e dell’evacuazione dei collaborazionisti più eminenti della dittatura sud vietnamita di Diem e successori. Qui non ci saranno i boat people che purtroppo già esistono a milioni come vittime dirette o indirette delle rapine occidentali e della stessa guerra siriana, perché in questa vicenda non entra nulla che possa rassomigliare a un popolo, ma solo mercenari e gente illusa di poter combattere l’occidente prendendo parte a undisegno di caos occidentale e in primo luogo americana. No, in questo caso la fuga con gli elicottere del falso nemico è già un’ammissione di colpa.


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