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Archivi tag: Siria

American Psyco lavora in Siria

colde-yasayan-olulerin-kampi-rukban-1538383628458-1_editedE’  probabile che solo pochissimi tra i lettori di questo blog, nonostante siano più attenti della media, abbiano sentito parlare di Rukban, semplicemente perché i grandi mezzi di comunicazione hanno accuratamente evitato di parlarne, anche se è un punto chiave della guerra siriana e delle strategie imperiali. Si tratta ufficialmente di un campo profughi vicino al villaggio di al Tanf , ma è in realtà è un campo di concentramento, visibile da nella foto satellitare a sinistra, con ammassate 40 mila persone in gran parte donne e bambini che non possono andarsene anche se la mancanza di cibo, la scarsità di rifornimenti idrici e l’assenza di cure mediche li sta lentamente decimando. Una situazione così drammatica che a gennaio, una madre ha tentato di dare fuoco a se stessa e ai suoi tre figli dopo che non era riuscita a trovare cibo per tre giorni consecutivi e preferiva dare ai suoi figli una morte rapida piuttosto che vederli morire di fame. Ma a gennaio sono morti altri 8 bambini, mentre una fossa comune con circa 300 persone è stata scoperta dalle foto satellitari fatte all’inizio di marzo.

Non c’è da stupirsi se la stragrande maggioranza di questi rifugiati tra virgolette abbia  espresso e ormai da tempo  il desiderio di tornarsene a casa, ma il campo di Rukban non si tocca e martedì scorso gli Usa hanno detto no a  delegazioni dalla Russia, dalla Siria, dall’ONU e dal campo profughi di Rukban  che volevano discutere del destino degli abitanti del campo dopo che un sondaggio delle Nazioni Unite ha rilevato che il 95% di questo accolti forzosi voleva lasciare il campo, mentre l’83% voleva tornare alle loro città d’origine in aree della Siria ora sotto il controllo del governo di Damasco. E nel recente passato hanno negato l’accesso ai pullman destinati ad evacuare il campo con il pretesto che i mezzi “non rispettavano gli standard di protezione degli Stati Uniti”. Vedete come sono corretti, buoni e immensamente ipocriti? 

In effetti questa gente che muore è ostaggio degli Usa i quali hanno bisogno  di quel campo per giustificare la loro presenza con annesse milizie terroriste  ex Isis,  in una zona che si trova al confine tra Siria e Giordania e costituisce una delle linee di comunicazione tra Damasco e  l’Iran: una storia che comincia nel 2014 quando dopo l’ingresso della Russia a fianco di Assad e gli occidentali hanno cominciato a perdere terreno, nell’area è stata organizzata una base americana ufficialmente per operazioni antiterrorismo, una espressione che ormai è un ossimoro tanto è vero che secondo un rapporto delle Nazioni Unite, pubblicato lo scorso agosto, l’Isis aveva ricevuto ” spazi di respiro ” nelle zone della Siria occupate dagli Usa. Compresa questa dove, secondo dichiarazioni ufficiali del Dipartimento di stato, venivano addestrati combattenti dell’ opposizione siriana”. Insomma quelle 40 mila persone che vogliono tornarsene a casa, sono diventate prigioniere del disegno Usa di spezzare il “sentiero” Siria -Iran e costituiscono una delle prove di come Washington giustifica le sue occupazioni e le sue operazioni aggressive con pretesti umanitari.

La vicenda dei rifugiati trasformati in prigionieri che non posso evadere, affamati e torturati, lasciati in pasto alle milizie terroriste protette dalle truppe Usa, la morte quasi quotidiana è certamente una svolta orwelliana nella politica degli Usa e tutto per tappare una possibile via di comunicazione con l’Iran. Qualcosa che calza a pennello con la definizione di stato canaglia che gli americani stessi hanno inventato e che parecchi scrittori e saggisti ritengono si debba attribuire in primo luogo agli Usa medesimi (vedi William Blum, Jonathan Franzen e Edward Herman) mentre altri come Noam Chomsky e Jacques Derrida sostengono che si tratti di una sovrastruttura di tipo propagandistico che in sostanza usa l’umanitarismo per il suo contrario. Esattamente come quegli angeli in casco bianco che facevano le loro comparsate dopo le bombe sempre attribuite ad Assad. Ma a Rukban non ci sono registi e cineprese compiacenti.

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Ecco a voi Googlespy

Matrix-World-MapNel giugno del 2009 Ahmadinejad, il grande nemico della Casa Bianca, fu riconfermato alla presidenza dell’Iran con una schiacciante maggioranza di voti popolari e Washington fu costretta a raccogliere tutti i suoi uomini e tutte le sue forze per tentare di contestare il risultato delle urne e creare uno stabile movimento di protesta. In quell’inizio di estate Twitter che compiva tre anni, aveva programmato numerosi aggiornamenti che avrebbero potuto compromettere per qualche settimana la funzionalità e l’immediata fruibilità del sistema, ma al portone di Jack Dorsey, capo del social network, si presentò un corriere con una missiva proveniente  dal Dipartimento di stato che imponeva lo slittamento della manutenzione per permettere la comunicazione fra i gruppi che tentavano di arrivare a un sollevamento popolare che in realtà abortì quasi subito riuscendo a radunare solo qualche decina di migliaia di persone a Teheran. Ma la cosa interessante in questa storia oltre all’utilizzo geopolitico di un social network è che la missiva a Dorsey era firmata da Jared Cohen l’unico membro del dipartimento di Stato ad essere sopravvissuto al passaggio da Condooliza Rice a Hillary Clinton e soprattutto l’uomo che alla fine di quello stesso anno passerà dallo staff governativo di Washington a capo della più importante struttura di Google, ovvero Google Ideas, il cuore pensante del colosso di Mountain View.

Ma c’è di più questo nuovo incarico fu in certo modo suggellato da un articolo scritto a quattro mani con Eric Schimdt, presidente di Google, in cui veniva vantato il grande potenziale  delle tecnologie informatiche  come strumento della politica estera americana: “gli stati democratici che hanno messo insieme coalizioni militari possono fare la stessa cosa con le loro tecnologie di connessione”. Quindi non dobbiamo affatto stupirci né della vastità delle menzogne che sono state diffuse sull’Ucraina, sulla Siria e oggi sul Venezuela conoscendo questi retroscena, peraltro mai rivelati dal mainstream che fa parte dello stesso sistema. Del resto Eric Schmidt ci riguarda molto più da vicino di quanto non si creda perché ha passato molta parte della sua infanzia in Italia a seguito del padre ( l’ho incontrato diverse volte in una altra vita perché abitava nel mio stesso palazzo) a lungo docente presso la Johns Hopkins University di Bologna. Erano gli anni in cui il Pci governava così saldamente la città da costituire una sorta di unicum in occcidente: ha così avuto modo di studiare i metodi con cui operava sia il meccanismo di consenso che di dissenso in una società non ancora atomizzata come quella americana. Del  resto Eric stesso ha più volte sostenuto che questa permanenza italiana ha cambiato il suo modo di vedere.

Ad ogni modo tale ruolo anomalo dei social e più in generale della rete trova assoluto quanto trascurato riscontro in molte delle 30.322 mail e allegati di Hillary Clinton e del dipartimento di Stato, incautamente passati attraverso un server privato, rese note da Wikileaks e di fatto mai rivelate da quei giornali come il Guardian o L’Espresso che in un primo momento avevano sgomitato per essere i fini dicitori di tutta questa enorme massa di documenti, ma che poi hanno riposto tutto nei cassetti. Nelle mail interne di una società privata di “informazione”, leggi spionaggio, come Stratfor si legge una lettera del vicepresidente  Fred Burton in cui si dice, per esempio che “Google riceve supporto dalla Casa Bianca e dal Ministero degli Interni, fa ciò che la Cia non può fare…” E in effetti troviamo sia Jared Cohen che Eric Schmidt in varie parti calde del mondo come se facessero parte di una diplomazia parallela: il primo lo troviamo con funzioni più direttamente operative in Afganistan nel 2009 per convincere le quattro principali società di telefonia mobile del Paese a trasferire le loro antenne su basi militari degli Stati Uniti o in Egitto durante la rivoluzione primaverile o ancora in Libano intento alla creazione del rivale intellettuale e religioso di Hezbollah, ovvero l’Higher Shia League che poi avrà un ruolo non secondario in Siria dove le attenzioni di Cohen si sono particolarmente concentrate.  Infatti è già dal 2006 che un cablo dell’ambasciatore degli Stati Uniti in Siria, William Roebuck, parla  delle “potenziali vulnerabilità” dell’amministrazione di Assad e dei “possibili mezzi per sfruttarle” nel quadro evidentemente di progetti geopolitici già varati. Qui Cohen entra in scena nel momento in cui bisogna concretizzare i piani e cerare attraverso la tecnocrazia della Silicon Valley una guerra civile sulla base dei malumori che nascevano dalla crisi agricola nella quale si trovava il Paese: nel 2010 è a Damasco assieme a un uomo del dipartimento di stato, Alec Ross (altro studente dell’Alma Mater studiorum bononiensis) e questi scrive alla Clinton: “Quando Jared e io siamo andati in Siria, è perché sapevamo che la società siriana stava diventando sempre più giovane (la popolazione raddoppierà in 17 anni) e il digitale avrebbe creato delle rotture nella società che avremmo potuto sfruttare per i nostri scopi”.

Schmidt dal canto suo opera in maniera più rarefatta, basta vedere l’elenco degli inviti alle riunioni annuali di Google Ideas (oggi Jigsaw che forse rende meglio l’idea): funzionari degli Stati Uniti, magnati delle telecomunicazioni, consulenti di intelligence, capitalisti finanziari, avvoltoi della politica estera,  produttori di armi e i loro clienti abituali, nonché i responsabili delle operazioni militari statunitensi. Tutte cose che in apparenza non c’entrano nulla con Google, ma affido a Julian Assange  che oltre ad aver buttato il sasso nello stagno con Wikileaks ha anche incontrato e parlato a lungo con i personaggi di cui abbiamo parlato: “Questo mondo sembra essere una successione di eventi simili: interminabili serate di fertilizzazione incrociata tra le élite e i loro vassalli, sotto la pia rubrica della “società civile”. La saggezza preconcetta nelle società capitalistiche avanzate è che esiste sempre un “settore della società civile” organico in cui le istituzioni si formano in modo autonomo e si uniscono per manifestare gli interessi e la volontà dei cittadini. Secondo questa favola, l’autonomia di tale settore è rispettata dagli attori del governo e dal “settore privato”, che consente alle ONG e alle organizzazioni senza scopo di lucro di difendere i diritti della persona, la libertà di espressione e controllare i governi. Sembra una buona idea. Ma se fosse vero un giorno, non è vero per decenni. Almeno dagli anni ’70, attori autentici come i sindacati  si sono ritirati sotto l’assalto violento del libero mercato, trasformando la “società civile” nel mercato di un compratore per fazioni politiche e interessi corporativi.” La rete gestita in questo modo e da questi poteri e per giunta in modo occulto si è trasformata nella principale arma del potere, il quale come suprema beffa nei confronti delle persone fa finta di demonizzarla come fonte di complottismo, fake news e mezzo di collegamento per rivoltosi come nel ciance del sultanino Macron. Al massimo si potrebbe dire che chi la fa l’aspetti. 


Il fantasma della verità

abramsCome molti avranno letto Elliott Abrams  è diventato ambasciatore speciale per il Venezuela, vale a dire la cruna dell’ago dell’assalto al Paese latino americano e alle sue immense risorse che gli Usa vogliono risucchiare, non solo per ingrassare ancora di più le loro multinazionali, ma anche per impedire che altri ne possano disporre. Non è una scelta casuale perché questo Abrams è un personaggio ben conosciuto per aver svolto fin dall’epoca di Reagan ruoli di spicco nelle varie crisi dal Guatemala, al Nicaragua, alla vicenda Iran – Contras ( per la quale fu anche condannato e poi graziato da Bush) , alle due guerre del golfo; insomma un guerrafondaio che ha appoggiato tutte le controrivoluzioni e ogni squadrone della morte.  Ma la sua vera specialità è stata quella di ricoprire qualsiasi schifezza. qualsiasi orrore, con la doratura superficiale della democrazia e dei diritti umani affinché qualsiasi operazione potesse avere a che fare, sia pure vagamente con i crismi della giustizia: infatti in veste di consigliere per la sicurezza nazionale nel quadro della Global Democracy Strategy e grazie ai suoi rapporti privilegiati con il governo di Israele,  si ritrovò a fare da protagonista in un incontro tra il ministro degli esteri Usa e alcuni inviati siriani, tra cui il ministro dell’emigrazione Bouthaina Shaaban. Era il 2005 e in quell’occasione gli Usa volevano far passare la tesi di supposte  azioni ostili della Repubblica Siriana contro le forze di invasione americane in Iraq, descrivendo la quantità di problemi che stavano affrontando non ultimo il permesso accordato a chi combatteva le forze Usa di attraversare il territorio siriano

Si trattava di semplici pretesti che con il senno di poi possiamo interpretare come la nascita dell’operazione caos in Medio Oriente, ma queste affermazioni colpirono i delegati siriani che fecero presente al ministro degli esteri come si trattasse di notizie del tutto false e probabilmente riferite di terza mano, che se volevano conoscere il reale stato delle cose dovevano chiedere a chi sul territorio ci viveva. A questo punto Abrams, prese da parte la signora Shaaban e le disse: “Ma cosa importa la verità di ciò che sta accadendo nel mondo? L’importante è il concetto e l’immagine che influenzano le menti delle persone. Che siano vicini o lontani dalla verità è secondario e non cambia nulla”. Infatti la realtà è diventata una pura immagine dove il vero e il falso si misurano non con la maggiore o minore adesione ai fatti, ma con la maggiore o minore audience come se si trattasse di uno sceneggiato o di una serie televisiva. Per quanto possa sembrare astruso tutto questo non è sorprendente e non è nemmeno una maligna deviazione: è invece in perfetto accordo con l’ideologia del capitalismo mercatista nel quale il valore di qualunque cosa non dipende da condizioni fattuali o culturali, ma dalla sua appetibilità, ovvero dalla capacità di stimolare in continuazione gli strati più primitivi e più automatici della mente emozionale. Per questo nelle produzioni della Hollywood merdiorientale i bambini prendevano tanto spazio: è semplicemente perché più forte è lo choc e più improbabile che la razionalità possa stimolare domande. 

Tutto si basa sulla percezione e sulla sensazione dopo secoli che la scienza era riuscita ad imporre un metodo tendente alla misurazione: non si studiano più i fenomeni in se stessi, ma la percezione dei fenomeni in gruppi campione e benché questa sia per antonomasia soggettiva, la realtà diventa una media statistica più importante del dato oggettivo anche nei campi in cui quest’ultimo è disponibile e diffuso. Non ci si chiede più cosa avvenga, ma cosa la gente pensi che stia avvenendo e tutto questo passa come “realismo”.  Quindi non dobbiamo affatto meravigliarci di quello che disse Abrams, né del fatto che schiere di persone possano aver creduto a tutte le assurde narrazioni sull’Irak, sulla Siria, sull’Afghanistan, sull’Ucraina e oggi sul Venezuela, ma anche su cose più vicine come la democrazie e l’Europa, oppure su semplici oggetti di consumo: cosa importa la verità?  E’ l’immagine che conta e ancor più il possesso assoluto degli strumenti con i quali queste immagini vengono riprodotte e imposte. Probabilmente se Marx avesse oggi trent’anni penserebbe che il fattore centrale del sistema sia la proprietà dei mezzi di narrazione più che di produzione.


Siria, dove l’impero va a gas

idlibSta per cominciare la grande battaglia di Idlib, la regione ad est di Aleppo dove si concentra l’ultima armata terrorista messa in piedi a suo tempo dalla Nato e da McCain in particolare per costruire il Medio Oriente che Israele e Usa volevano: caotico e inerme per averne facoltà di dominio e di sfruttamento in tutta l’area, da Damasco a Teheran. Siamo dunque di fronte allo scontro finale di una guerra che è un po’ paradigma e compendio della politica imperiale nell’ ultimo quarto di secolo: destabilizzazione della società civile, formazione e/o  appoggio di opposizioni eterodirette, creazione del mostro da abbattere, produzione di caos attraverso attentati e azioni da parte di cosiddetti gruppi di liberazione, messa a punto di canovacci di falso umanitarismo e infine intervento militare che in questo caso è stato affidato a un esercito di terroristi mercenari, reclutato, armato, pagato per interposta Arabia Saudita e appoggiato dalle armi americane.

Ciò che non era previsto è che la Russia, tutt’altro  che in ginocchio per l’assalto all’Ucraina, passasse al contrattacco e intervenisse in Siria con un potente e spettacolare apparato militare che ha mano ha fatto risorgere l’esercito siriano e ha ricacciato indietro gli assalitori senza che Usa e Israele potessero intervenire direttamente se non in maniera marginale o attraverso il sistema narrativo dell’informazione occidentale con presunti bombardamenti sui civili, distruzione di ospedali, attacchi con i gas, pietismo cinematografico con la troupe dei caschi bianchi, tutti episodi o inventati o enfatizzati dalla moltiplicazione all’infinito dei danni reali o da attribuire, come è stato per i gas, proprio alla parte amica.

Adesso ci si risiamo perché a prescindere dal ruolo complicato e difficile che avrà la Turchia,  le soluzioni per non perdere Idlib sono davvero poche e ancora una volta si riducono a due: o un attacco aereo e missilistico  contro le truppe siriane, ma senza toccare quelle russe, ammesso che ciò sia possibile, oppure inscenare l’ennesimo attacco coi gas da attribuire ad Assad. per cercare di congelare la situazione. La prima soluzione appare estremamente pericolosa, ma in ogni caso non decisiva: gli Usa dispongono di 350 missili da crociera nel teatro siriano, troppo pochi per avere un effetto determinante e sono peraltro terrorizzati dall’abbattimento dei caccia e dei relativi, eventuali prigionieri tanto da aver aperto da anni colloqui semi segreti con Assad per il rapido rimpatrio di piloti abbattuti senza che la notizia giungesse al grande pubblico. In una civiltà (si fa per dire) dell’immagine, le immagini di sconfitta sono deleterie.

Rimane la possibilità dell’attentato con i gas di cui si parla da settimane e di cui Putin ha parlato apertamente in una conferenza stampa che ha seguito l’importante vertice di Teheran con Rohani e Erdogan sul futuro di Idlib: “Abbiamo prove inconfutabili che i terroristi stanno preparando provocazioni di questo tipo. Consideriamo la situazione inammissibile: quando, con il pretesto di proteggere la popolazione civile, si tenta di proteggere i terroristi dagli attacchi e causare perdite alle truppe del governo siriano il tutto diviene inaccettabile”. Accusa ancor più significativa dal momento che il vertice a tre si è prefisso di costituire un’organizzazione di aiuti umanitari “al fine di aiutare la Siria a uscire dalle rovine e ripristinare la sua industria, l’agricoltura, le infrastrutture e quindi assicurare il ritorno in massa dei siriani nelle loro case”. 

Ovviamente Putin ha tutto l’interesse a denunciare manovre oscure, ma d’altronde non si vede quale sarebbe l’interesse di Mosca e di Damasco nell’usare i gas, peraltro assai poco efficaci in questo tipo di scontro armato, quando ormai la guerra è praticamente vinta: è la stessa logica delle cose a rendere credibili le sue parole. Ma pare che dopo tante guerre contro il terrorismo fomentato perché rendesse possibili le guerre, è evidente che il Pentagono comincia a considerare le bugie e gli infingimenti come più efficaci dei missili: in fondo nelle guerre per procura, ossia quelle travestite da conflitto interno, la superpotenza egemone e i suoi impotenti ascari riuniti nella Nato, il campo di battaglia principale è quello della comunicazione in tutte le sue declinazioni. E’ su questo terreno preparatorio che la spallata finale delle guerre ingiuste può essere data da truppe mercenarie, siano esse raccolte nell’area di interesse o formata da soldati di ventura chiamati contractors, un termine commerciale che si addice molto bene al declino morale e alla stupidità dell’occidente contemporaneo.

Perciò che gas sia. Asfissiante per tutti.


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