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Croce uncinata su Hong Kong

Serhii-Filimonov-in-HKQualche giorno fa nel post Gas illuminante  mi sono occupato dell’inaugurazione del grande gasdotto Russia – Cina che costituisce il concreto atto di nascita del grande blocco continentale euroasiatico che si contrappone all’impero americano. E forse non è un caso che il Washington Post proprio nei giorni segnati da questo avvenimento abbia pubblicato, grazie anche alla documentazione resa disponibile sulla base del Freedom of Information Act, una complessa indagine sulla guerra Afghanistan con oltre 400 testimonianze fornite da diplomatici americani, generali e dirigenti della Nato che mostrano come i rapporti  i rapporti sul conflitto sono stati regolarmente falsificati per ingannare il pubblico sulla reale situazione. Certo il tutto arriva 18 anni dopo l’inizio del conflitto, viene presentato in funzione anti Trump che è ormai letteralmente prigioniero di una guerra che è già persa da un decennio ma dalla quale potrebbe effettivamente ritirarsi solo con l’aiuto della Russia di Putin, insomma più che una rivelazione fa parte dell’ipocrisia occidentale che si identifica prima con la bugia e infine con la verità fuori tempo massimo.

Ma cosa c’entra questo con il gasdotto? In pratica tutto perché anche da questo, come se non bastassero le vicende irachene e siriane, emerge che gli Usa ( con l’aiuto dei Paesi europei più attivi in questo campo come la Francia), non hanno mai davvero attuato la famosa guerra al terrore, che anzi hanno creato, usando questa giustificazione per occupare o destabilizzare aree strategicamente importanti per mantenere l’egemonia e ostacolare  le politiche energetiche e la vita dei paesi rivali come la Cina, l’Iran e la Federazione Russa. L’Afganistan è stato scelto come area strategica per la destabilizzazione dell’Asia centrale, cruciale per i progetti dell’integrazione sino-russa come l’Unione economica eurasiatica e la nuova via della Seta così come il rovesciamento del governo siriano avrebbe garantito a Israele una maggiore capacità di espandere i propri interessi in Medio Oriente, nonché di indebolire il principale alleato regionale ovvero l’Iran. Non c’è alcun interesse verso i cosiddetti diritti umani o alla democrazia, ma solo il tentativo  di mantenere indefinitamente l’ egemonia globale. 

Questo modus operandi è ormai entrato in crisi perché ha suscitato impreviste reazioni immunitarie  che hanno spesso portato ad ottenere il risultato contrario a quello voluto: le campagne in Iraq si prefiggevano di allontanare l’influsso iraniano che invece oggi è di gran lunga aumentato e la stessa cosa dicasi della Siria, il golpe Ucraino fu studiato per impadronirsi della strategica Crimea e adesso questa è direttamente in mano russa, l’Afganistan non ha fermato nulla, ma anzi ha accelerato i processi di contrasto all’egemonia statunitense. Tuttavia l’insieme di questa strategia che si muove sottopelle  alle tesi di facciata, lascia le sue tracce con la globalizzazione dei gruppi e delle forze usate per le operazioni di destabilizzazione: vediamo i terroristi spostarsi dalla Libia alla Siria, poi formare l’Isis, poi infiltrare altre aree come ad esempio le Filippine e adesso possiamo persino vedere le formazioni neonaziste che spadroneggiano su ciò che resta dell’Ucraina, sbarcare a Hong Kong per sostenere il tentativo di destabilizzazione  di questa antica porta della Cina portato avanti grazie alle mafie locali. Sono impegnati nell’addestrare i manifestanti  su come lanciare correttamente sommosse  come hanno fatto durante la “Rivoluzione di Maidan”.

Fanno parte del gruppo Gonor e hanno tatuaggi sulla parte superiore del torso con innegabili simboli di supremazia bianca e neonazismo quando non con la croce uncinata. Uno dei suoi membri è Serghiei Sternenko che ha diretto la sezione di Odessa di Right Sektor in Ucraina quando ha dato fuoco alla Camera dei sindacati il ​​2 maggio 2014, uccidendo 42 persone e ferendone centinaia nella violenza di strada. Un altro membro, è  Serghei Filimonov, una volta a capo della sezione di Kiev del battaglione Azov, il quale  ha condiviso un video di se stesso e di altre figure dell’estrema destra ucraina a Hong Kong e ha pubblicato “Hong Kong ci ha accolto come parenti”. Il video mostrava anche che uno dei suoi soci aveva ottenuto misteriosamente un passi da giornalista. Naturalmente godono di coperture di facciata: Il Free Hong Kong Centre, un progetto pro-Unione Europea chiamata Liberal Democratic League of Ukraine, che ha pubblicato una dichiarazione che descrive i neofascisti come “semplici attivisti”.

L’arrivo ad Hong Kong di questi baldi giovanotti nazisti segue alle trattative che alcuni oscuri settori della città aperto col governo cinese, facendo temere la fine prossima ventura dei tentativi di destabilizzazione ed ecco che compaiono questi nuovi personaggi per non far esaurire la rivolta. Insomma l’osmosi è a tutto campo e non si preoccupa nemmeno più di mostrare una qualche coerenza o plausibilità: Imperium non olet anche se è merda.


Gas illuminante

1944-1966 - Dati - 1. La Cascata D'acqua 2. Il Gas Illuminante Marcel DuchampUna decina di giorni fa Putin ha partecipato alla cerimonia di inaugurazione del gasdotto “Potenza della Siberia” che si sviluppa per 2200 chilometri fino in Cina, è stato progettato per resistere a temperature di – 62 gradi e a terremoti dell’ordine di 8 gradi Richter, mentre il presidente cinese Xi Jinping in video conferenza ha detto che “questo passaggio sta portando la cooperazione strategica russo-cinese nel settore energetico a un livello completamente nuovo”. L’opera inizia nel giacimento di gas Chayanda in Yakuzia e completa la sezione russa a Blagoveshchensk  dove, attraverso due gasdotti subacquei sotto il fiume Amur, si collega con  il gasdotto Heihe-Shanghai lungo 3.371 chilometri che come si evince dal nome porta il gas nell’area della  megalopoli cinese al ritmo di 38 miliardi di metri cubi l’anno, ma anche nelle regioni del nord est favorendo anche lì lo sviluppo industriale. Tuttavia questa è solo una parte della storia perché Gazprom ha dato il via alla costruzione, ai margini del gasdotto e a 160 chilometri dal confine cinese,  del più grande impianto planetario di trasformazione del gas per produrre etano, propano, butano e 60 milioni di metri cubi di elio ogni anno, elemento questo richiestissimo dalle industrie di punta, da quella dei semiconduttori a quella aerospaziale e missilistica dove finora Usa e Qatar erano in pratica i soli produttori. Per la sua costruzione saranno impegnati centinaia di ingegneri e fino 25 mila operai (non si vuole perdere tempo) , di cui tremila saranno poi stabilmente addetti alla produzione. Se vogliamo aggiungere un altro elemento  geopolitico si può aggiungere che il socio principale di Gazprom  in questa impresa destinata a rivitalizzare la regione assieme a tutto l’oriente russo, ma anche a far cadere un monopolio di fatto, è la tedesca Linde.

Però la cosa davvero interessante è che tutto questo non sarebbe mai nato se il noto politco, mestatore e corrotto Joe Biden, al tempo vice di Obama, uno di quei “competenti” a cui, secondo il furbetto da mentecatti Santori, bisogna affidarsi senza pensieri, non avesse avuto la malaugurata idea di provocare il golpe in Ucraina con l’espulsione del legittimo presidente da parte di formazioni naziste  e oligarchi  dentro un regime fantoccio degli Stati Uniti. Il colpo di stato fu pensato quando il governo di Viktor Yanukovich aveva deciso di accettare generose condizioni russe per aderire alla sua Unione economica eurasiatica piuttosto che una vaga promessa di un possibile status di candidato all’adesione all’Ue e quindi a qualche imbecille dovette sembrare un colpo da maestro, senza minimamente pensare che invece avrebbe cambiato tutte le carte in tavola e non a favore di chi si ritiene il banco. Fino ad allora infatti i negoziati tra Mosca e Pechino per il gasdotto si stavano trascinando da più di dieci anni senza alcun costrutto, perché Cina e Russia non avevano idea di quanto accanitamente e ossessivamente gli Usa intendessero assediarli. Anzi i due Paesi erano, per quanto blandamente, rivali riguardo alle risorse dell’immenso territorio siberiano, ma col golpe a Kiev tutto è diventato immediatamente chiaro, i responsabili dei due Paesi si sono resi conto che l’irresponsabilità americana e dei suoi ceti dirigenti non aveva limiti né ritegno: in poche settimane dopo tanti anni di melina, Mosca ha raggiunto un accordo finale con Pechino nell’ambito di un progetto complessivo volto a creare un perno politico ad Est, lontano dalla Nato.

Insomma la hybris di ceti politici subalterni ai poteri economici e ai loro interessi ha fatto commettere loro un enorme passo falso risvegliando resistenze che prima erano state riposte in un cassetto e agevolando la formazione un blocco continentale di straordinaria potenza economica e militare  che prima era soltanto in uno stato larvale. La cosa è indirettamente ammessa anche da uno dei massimi rappresentanti e complici del sistema liberista, ovvero Emmanuel Macron che in una recente intervista all’Economist parla di un necessario riavvicinamento alla Russia rendendosi conto che la prima vittima di tutto questo è proprio l’Europa che pure ha tenuto bordone alle avventure Usa – Nato. Insomma ha cercato in qualche modo di accodarsi alla doppia politica della Germania che non vuole assolutamente essere tagliata fuori dal gioco adesso che il Pacifico ha sostituito l’Alantico come centro della geopolitica e da una parte aderisce alle sanzioni Usa, dall’altra le bypassa senza pensieri.  Forse è la rivolta sociale in Francia che porta Macron a meditare, anche sull’assenza reale di un’Europa che non è altro che un coacervo di ideologie commerciali guidate dalla Nato, ma non c’è il minimo dubbio che occorre ripensare completamente il futuro e rifiutare il presente se non si vuole trovarsi ai margini della carta geografica dove si accumulano le cacche delle mosche.

 


Una lenta catastrofe

imagesTruppe russe si vanno frapponendo nella Siria del nord tra i reparti turchi (ovvero di un Paese Nato) e le formazioni curde per evitare un massacro mentre la Cina ha varato un grande piano di aiuti finanziari all’Ucraina che, al contrario di quelli dell’Fmi non prevede, come corrispettivo, macellerie sociali: si tratta di due vittime sacrificali dell’occidente, usate e poi tradite o spolpate che adesso trovano in Mosca e Pechino interlocutori e  mediatori più affidabili di Washington e dei suoi ascari europei, così come accade in altre parti del mondo. E’ evidente che il paradigma unipolare sorto dopo la caduta del muro di Berlino, la famosa fine della storia nel letto di Procuste del neoliberismo , è ormai in grave crisi, aggredito dalle proprie stesse contraddizioni. Ciò sta provocando un vuoto di capacità e dunque di potere che viene via via colmato da altri e che non deriva dai tentativi di disingaggio di Trump il quale non fa altro che prendere atto della realtà delle cose invece di accanirsi in avventure dall’esito incerto e quasi sempre disastrose.  Migliaia di aziende occidentali ormai non fanno che rimarchiare prodotti cinesi (anzi nemmeno quello perché i marchi vengono apposti all’origine) e grazie al lavoro ancora a bassissimo costo nel sud est asiatico mediato dall’enorme complesso industriale cinese e dalla sua organizzazione , fanno utili notevolissimi che consentono loro di comprare le proprie azioni e creare bolle borsistiche che devono essere sostenute con il folle stampaggio di denaro a costo zero, mai così di carta come oggi. I sistemi privatistici si rivelano sempre più inefficienti, corrotti e fonte di disuguaglianze, dalla scuola alla sanità e trascinano nel declino persino i settori vitali per l’egemonia, ossia quelli delle armi come dimostra la figuraccia in Arabia Saudita e con le petroliere iraniane.  Il sistema nel suo complesso ha preso di mira anche la democrazia, i diritti del lavoro e le libertà non puramente individuali come fonte di ostacolo al profitto infinito e dunque sta perdendo il consenso interno che aveva acquisito: insomma le mura si incrinano tenute in piedi dall’ intelaiatura narrativa dei media che in definitiva sono la vera conquista del mondo post caduta del muro.

Questo non può essere semplicemente rubricato, come pure è stato fatto in questi giorni, come declino della Nato e rivelazione della sua inutilità, semplicemente perché è solo uno dei problemi collegati così come appare francamente ridicolo attribuire ogni responsabilità a Trump  come si  diverte a fare certa pseudo sinistra di potere in Italia: la crisi è di sistema e semmai l’ inquilino della Casa Bianca esprime grossolanamente tutta l’incoerenza fra l’ ideologia liberista e le sue conseguenze ovvero il globalismo unipolare. In aggiunta a questo ogni avventura finita male, ogni giravolta fra amici e nemici, ogni limite intrinseco di volta in volta dimostrato nei più vari campi stanno facendo perdere soggezione  nei confronti della macchina occidentale che si imbarbarisce sempre di più. Non possiamo sapere quali saranno le conseguenze di questa mutazione che di certo non si limita a mettere in crisi gli assetti del dopo muro o quelli instauratisi dopo la seconda guerra mondiale, ma quelli di 4 secoli di incontrastato dominio occidentale, ma tuttavia è evidente che questo ha effetti diretti sull’Europa e sugli assetti che essa si è data, prima funzionali alla guerra fredda e successivamente all’imposizione politica del paradigma neoliberista. Innanzitutto la Germania è chiaramente indirizzata ad aperture vesto Est, ormai vitali per la sua economia: la sua egemonia continentale così stupidamente sprecata in imposizione di austerità ha ridotto fatalmente il suo mercato continentale mentre le politiche trumpiane, e ancor prima la guerra delle multinazionali Usa, rischiano seriamente di ridurre i suoi sbocchi commerciali in Nord America: senza un’apertura a Est il declino sarà fatale e anche rapido: niente di strano dunque se tra i suoi piani ci sia anche l’eventualità di sfilarsi dall’euro. La stessa Francia scalpita rendendosi conto di essere in un cul de sac perché il tentativo macroniano di associarsi alla Germania nella guida continentale anche in vista della Brexit si è arenato sulle proteste della popolazione e dentro un non senso globale.

L’Italia poi è nella totale confusione: essendo rimasto un Paese sotto occupazione militare dalla fine del conflitto, il partito amerikano vi è particolarmente forte, sia nella sua espressione diciamo così clintoniana nelle aree di centro sinistra (ammesso che questa  espressione abbia un senso e non sia solo un riferimento nominalistico), sia nella versione trumpiana espressa da Salvini: si trova quindi nella situazione di non poter sfruttare la sua posizione geograficamente privilegiata per i traffici dall’Asia, di fatto vietata da Washington e malvista dall’Europa del Nord per questioni concorrenziali:  l’Asia e i contatti diretti con essa le sono preclusi e quando qualcuno si è premesso un’apertura c’è stata subito una crisi di governo. Si dovrebbe sperare in una politica così raffinata da sfruttare la situazione per sfilarsi dalle molteplici obbligazioni che si sono create e che non si compensano l’una con l’altra, ma si assommano. E tuttavia la mediocrità assoluta di un ceto politico che è l’effetto della selezione neoliberista nelle sue diverse formulazioni, rende praticamente impossibile sortire fuori da questa tettonica a zolle geopolitica senza essere schiacciati. No ho una ricetta in mano, ma solo la sensazione di una lenta catastrofe mentre tutto cambia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Ucraina, corruzione e armi “democratiche”

425938Un nuovo scandalo sta agitando le coscienze dei democratici di Washington indignandole e alimentando la campagna contro Trump: il fatto che il presidente abbia congelato il rifornimento di armi all’Ucraina che peraltro veniva alimentato sia da Joe Biden il cui figlio è implicato in una storia di droga e petrolio a Kiev e da Kurt Volker il vecchio ambasciatore Usa preso la Nato, direttore del McCain Institute for International Leadership  e fino a pochi giorni fa inviato speciale di Washington per l’Ucraina, ma al tempo stesso consulente di una società di lobbyng  che rappresenta la Raytheon una delle più importanti aziende del settore militare: così decine di milioni di dollari sotto forma di missili anticarro sono arrivati in un Paese ormai letteralmente alla canna del gas per sostenere le ragioni della guerra e armare le milizie naziste.

Sembra davvero di vivere in un mondo rovesciato perché cercare di evitare una guerra sanguinosa con le regioni secessioniste, unica ragione di vita di un regime fallimentare, pare un delitto e una prova dell’ “intelligenza” fra Trump e Putin.  In effetti da quello che trapela sulla stampa americana pare che Trump abbia autorizzato negli anni scorsi questo invio di missili anticarro, tra l’altro del tutto inutili visto che i secessionisti non possiedono divisioni corazzate, proprio per evitare l’accusa di fare gli interessi russi, ma adesso che si presentano buone occasioni per una pace, continuare con questa trafila di armi fa solo gli interessi delle formazioni militari con la croce uncinata, il cui potere deriva esclusivamente dal conflitto col Donbass.  Zelensky ( notare che viene chiamato universalmente Vladimir alla russa e non Volodimir nella versione Ucraina) era stato eletto proprio per cercare di porre fine a questo stato di cose che tra l’altro ha distrutto il Paese se non fosse per i rappresentanti dello stato profondo che hanno coniugato i propri interessi personali con quelli di un milieu democratico rotto a qualsiasi avventura. Del resto il sottobosco di Washington brulica di personaggi che da una parte svolgono ruoli di politica estera e dall’altro ricevono emolumenti dall’industria bellica, compreso Adam Schiff, il leader dell’indagine sull’impeachment di Trump che è  beneficiario di numerose donazioni da parte delle industrie di armi, sostenitore accanito della guerra tra Arabia Saudita e Yemen, nonché percettore di 25 mila dollari da parte del trafficante d’armi di origine ucraina Igor Pasternak .

Secondo Max Blumenthal, notissimo scrittore e notista delle vicende geopolitiche i democratici si sono fatti prendere da circolo vizioso perverso nel quale “tutto ciò che danneggia Trump e tutto ciò che gli fa male è opportunisticamente accettabile, anche se produce una nuova guerra fredda, che un progressista non dovrebbe supportare. E così eccoli di nuovo andare fuori di testa per la sospensione di 400 milioni di dollari in aiuti militari in un momento in cui l’Ucraina sta attraversando un passaggio storico, verso la pace”. Ma il fatto in questo caso è particolarmente grave perché il flusso di armi (paradossalmente anche da Israele) e la corruzione che vi si nasconde, hanno contribuito in maniera determinante a far sì che il battaglione Azov, la più nota delle formazioni naziste sia divenuto così influente da essere parte della guardia nazionale e a diventare un punto di riferimento per la supremazia bianca: non è un mistero che parecchi gruppi di americani e anche europei di questi tipo,  vanno a istruirsi presso il battaglione Azov, come ad esempio il Rise Above Movement della contea di Orange in California, una delle formazioni suprematiste più note.

Insomma si va ben oltre l’opportunismo della battaglia politica ed elettorale per entrare in un territorio del tutto estraneo a quelli che dovrebbero essere gli ideali e gli statuti democratici: tanto che questi partiti in tutte e due le sponde dell’Atlantico si sono trasformati nei principali  fautori del conflitto e in questa veste anche in sostenitori della corruzione e persino dell’improponibile revanscismo nazista. Non inganniamoci da soli: qui non è questione di tattiche, ma di una vera e propria mutazione, di una schizofrenia indotta dal denaro e dalla sua straordinaria accumulazione da parte di un numero ristrettissimo di soggetti.  O si è contro il sistema nel suo complesso o non si può che esserne degli impiegati: lo abbiamo visto da vicino negli ultimi due mesi.


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