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Paradisi di bugie

 Anna Lombroso per il Simplicissimus

Nei giorni scorsi in rete molti assidui e tenaci scrutatori di dito per non essere costretti a guardare una luna sempre più corrucciata e minacciosa, hanno deriso i 5Stelle per aver pubblicato la denuncia dell’incidente a un pozzo di prospezione verificatosi al largo di un paradiso naturalistico, le Isole Kerkennah in Tunisia, corredandola dell’immagine di un altro disastro, peraltro della stessa origine che non  è ardito definire doloso, accaduto in Thailandia qualche anno fa.

Imperdonabile leggerezza direte voi, che toglie efficacia all’informazione. Ma niente al confronto di chi – media embedded prima di tutto – ha soavemente sorvolato sulla notizia, che avrebbe assunto l’effetto simbolico di un monito a poche settimane dal pronunciamento popolare sul regime di autorizzazioni per le perforazioni petrolifere al largo delle nostre coste. Come non capirli: uno dei pilastri della propaganda “istituzionale” per il No, o meglio per una risibile libertà di coscienza, ormai abusata dal partito della nazione per qualsiasi occasione “sensibile”  affidata a un sito Nonsprecarenergia.it  registrato da Davide Bacarella, amministratore unico e azionista di minoranza di DotMedia, società di comunicazione che dal 2009 segue il premier e che è stata fondata da Patrizio Donnini e che al pari di Bacarella, ha un incarico di consulenza presso il ministero della Difesa, consiste nel ripetere, insieme alla paccottiglia di bugie in merito alle formidabili ricadute occupazionali e al fondamentale contributo all’approvvigionamento energetico, cui non credono più nemmeno quelli che avevano inoltrato domanda di concessione e che stanno scappando a gambe levate,  che si tratta di un’attività compatibile con l’ambiente, sicura e affidabile.

A differenza dei 5Stelle, io alle Kerkennah ci sono stata anni fa. È un piccolo arcipelago di lunghe spiagge piatte, così incantevole, così contemplativo e poetico, che – mi perdonerete la digressione personale – io mi persuasi che il mio temporaneo compagno di vagabondaggi fosse un amore e lui che l’avessi stregato come Circe, tornata là dove la leggenda racconta che avesse situato la sua dimora. Il merito è di quelle lunghe distese di sabbia e poi il mare, basso, dove puoi camminare per ore, attraversando banchi di polipi giocosi, gli stessi che vedi in ogni parte stesi sui fili come fantasmi a seccarsi al sole. Perché la ricchezza delle Kerkennah, a parte un po’ di recente turismo grazie agli hotel che si sono aggiunti a due o tre albergoni di stile bulgaro che richiamavano alla mente gli uffici del Comintern, viene dal mare, dalla pesca ricca e facile per via di quelle misteriose escursioni di maree e dalle sterminate distese della sempre più rara Salicornia, attività compromesse forse irreversibilmente dalla  marea nera del 14 marzo  provocata dalla rottura di una piccola tubazione di un pozzo di petrolio, piccola ma feroce.

Meglio stendere un pietoso velo di silenzio, rimozione ed omissione dunque. Perché se c’è qualcosa che proprio non piace agli isterici dei fasti europei è il principio di precauzione  citato nell’articolo 191 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea  con lo scopo di  garantire un alto livello di protezione dell’ambiente grazie a delle prese di posizione preventive in caso di rischio.  Perché a loro si addicono le misure tardive, meglio ancora se postume, quelle che rendono di più per via del sistema di governo imperniato sullo sfruttamento dell’emergenza, in modo da autorizzare poteri e interventi speciali, fuori da leggi e regole, e che lasciano intatti rapporti di forza, in modo da non disturbare manovratori e padroni delle ferriere, in “senso proprio” se pensiamo che una delle coste investite dalle smanie trivellatrici del governo è quella pugliese, tanto che perfino uno dei ras più autorevoli del Pd si è ribellato all’infamia.

Il fatto è che dovremmo tener conto del principio di precauzione non solo in occasione del referendum del 17 aprile. Ma anche per quello d’autunno, per usare cautela e prevenzione e contrastare gli avvelenatori del nostro ambiente civile e democratico.

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