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Cameron abolisce le pensioni

david-cameron-sadNon è certo una novità che il milieu liberista attraverso i suoi megafoni del Fondo monetario imperiale (alias internazionale), la Banca mondiale, le sue oligarchie politiche radicate in Europa e nell’europeismo monetario abbia da tempo nel mirino le pensioni, impegnando ogni tipo di argomenti speciosi per decretarne l’insostenibilità e per evitare che il sistema pensionistico possa intaccare il profitto o mantenere in vita l’idea stessa di un welfare. Miracolosamente però ciò che è insostenibile per il pubblico, diventa invece sostenibilissimo e anzi desiderabile per la finanza privata e le sue pensioni integrative o sostitutive, anche se questa evidenza pare sfuggire alla canea di primati economisti o sedicenti tali che vivono nel sottobosco dell’informazione paludata e di potere.

Però non voglio farmi depistare dalle confutazioni di argomenti automatici che richiederebbero prima di essere espressi un controllo tipo captcha, dimostrami che sei umano e intelligente. La cosa certa è che da alcuni anni la sorda guerriglia contro i sistemi di previdenza è in pieno svolgimento anche se non può emettere, per ragioni di opportunità, una palese e definitiva condanna a morte e si “limita” ad un costante rialzo dell’età pensionabile messa in relazione con una durata astratta e aritmetica della vita media che non ha in realtà alcuna relazione con la vita lavorativa divenuta ormai  una via crucis così rituale da aver perso il suo carico di drammaticità. Nell’ombra si agisce  anche con la demolizione dell’altra colonna portante del welfare, ovvero la sanità, per ottenere il suo sfascio e dunque una riduzione effettiva della durata media della vita.

E’ una commedia con un canovaccio ormai prevedibile, ma che a volte i politici esecutori non comprendono lanciandosi in affermazioni che di fatto significano l’abolizione delle pensioni. E’ il caso di Cameron, primo ottuso di Gran Bretagna che in uno slancio di liberismo intelligente come lo strillo della scimmia nasuta, ha detto : “pensioni a 75 anni” subito seguito dall’immancabile codazzo di idioti domestici dello stivale, una delle poche specie che non rischia l’estinzione, ma l’infestazione. Il poverino ha voluto esagerare non accorgendosi che minacciare di mandare in pensione la gente a settantacinque anni, significa in pratica dire che devono morire sul lavoro anche ammesso che ce la facciano: la vita media in Gran Bretagna è infatti di 80,4 anni, (nel 2014, oggi c’è forse qualche diminuzione dovuta al calo delle prestazioni sanitarie) ma di soli 78,2 per i maschi che costituiscono comunque i 2/3 della forza lavoro e quindi per loro si prefigurano al massimo solo 3 anni di pensione e di ben sei anni per le donne.

Le cose però non stanno proprio così perché è ben noto come le medie generaliste possano essere ingannevoli: è ben noto che la durata della vita nelle classi agiate è notevolmente più lunga, alterando così il dato globale. Recentemente uno studio condotto  da Donkin, Goldblatt e Lynch ha rilevato nel periodo tra il 1972 ed il 1999 differenze nella speranza di vita tra i ceti popolari di lavoratori subordinati e i ceti agiati, a cominciare dai professionisti, dell’ordine di circa 9 anni. Differenze confermate nello studio dell’ Office for National Statistics nel periodo 1982-2006 condotto su dati dell’Inghilterra e del Galles. Quei nove anni di differenza, significano grosso modo che l’aspettativa media di vita  di un lavoratore maschio è appunto intorno ai 75 anni per cui dirgli che andrà in pensione a quell’età  anni equivale a dirgli che non andrà in pensione. Ben fatto Cameron che finalmente hai detto la verità dei tuoi padroni, anche se lo hai fatto per semplice ignoranza e ottusità.

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