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La Siria dei dottor Stranamore

dr stranamore“Gli Stati Uniti dovrebbero minacciare la Russia di rappresaglia se non cessa di attaccare le risorse statunitensi in Siria”. Lo ha scritto Zbigniew Brzezinski, sul Financial Times un settimana fa, facendo cadere apertamente ogni ipocrisia riguardo alla guerra civile: per “risorse statunitensi” egli intende infatti i terroristi importati, armati, addestrati e finanziati dagli Usa. Del resto se non lo dice lui che è noto soprattutto per l’idea, nata ai tempi dell’Afganistan sovietico, di sfruttare l’integralismo religioso contro l’Urss che è stato persino il creatore di Al Quaeda e di Osama Bin Laden… ma ciò che è davvero singolare è che un quasi novantenne sia di fatto l’eminenza grigia della strategia statunitense. E si tratta di uno vissuto per i suoi primi 25 anni  prima nella Polonia dei colonnelli e dell’avventura militare in Ucraina, poi in quella dell’occupazione tedesca, emigrando negli Stati Uniti solo dopo la vittoria del partito comunista a Varsavia, portandosi dietro la sua dote di odio atavico verso la Russia e uno al quadrato per la Russia comunista.

Facendo caso a tutta la sua vita non è certo strano che sia stato il commentatore entusiasta, se non il suggeritore, del colpo di stato a Kiev e che sia il grande vecchio dietro le missioni di McCain in Siria, accapigliandosì con l’altro vegliardo di Washington, Kissinger, che non solo è di origine tedesca, ma perfino ebreo, due qualità che a naso parrebbero non piacere troppo all’antico nazionalista polacco. C’è da chiedersi come mai a Washington questi due, che emergono dal più lontano e più inquieto XX° secolo, che ancora si esprimono con un forte accento dei Paesi di origine (Kissinger è stato il calco per il Dottor Stranamore) , siano tutt’ora venerati e ascoltati consigliori delle amministrazioni americane. Dovrebbero essere dei pesci fuor d’acqua e invece pare che siano gli altri ad esserlo e a non sapersi  più orientare e ad aver bisogno della follia di due vecchi che appare come saggezza.

Il fatto è che essi esprimono in maniera lucida e senza più essere vincolati né direttamente, né indirettamente dal consenso, senza necessità di mentire, gli interessi del capitalismo finanziario e della globalizzazione. Inoltre non sono abbastanza americani da sovrapporre completamente gli Usa e le pulsioni imperiali con questi ultimi. Brzezinski in particolare in un summit tipo Bilderberg tenutosi in Polonia nel novembre del 2012 e al quale partecipavano non solo gruppi multinazionali, ma anche famigerate ong che ormai sono l’acronimo perfetto di organizzazioni governative nascoste,  ha esposto il suo pensiero secondo cui viviamo in un mondo “post egemonico” nel quale gli Usa dovranno accettare l’idea di spartire  l’influenza globale con gli attori emergenti come la Cina o la stessa Russia, accontentandosi di tenere per sé solo parti periferiche come il Giappone o altre ormai annesse come l’Europa. E’ stato il lancio semi pubblico (formalmente gli interventi erano segreti) di un’idea già lanciata e maturata a Washington che  appunto in questa prospettiva ha accelerato sia il cammino degli accordi commerciali capestro, come il Tttip, sia il tentativo di acquisizione di aree marginali ma strategiche come Siria e Ucraina. Tuttavia il grande vecchio ha lanciato l’allarme sulla situazione che si è creata passando dal mondo della geopolitica a quella della comunicazione, ovvero sull’  “esplosione mondiale dell’attivismo populista (permesso dalla diffusione di mezzi come internet  ndr) che si sta rivelando ostile al dominio esterno così come era prevalso nell’epoca del colonialismo e dell’imperialismo. La resistenza populista persistente e fortemente motivata dalla coscienza politica di popoli storicamente risentiti dal controllo esterno”.

Insomma proprio la comunicazione a livello così diffuso potrebbe costituire una sorta di mezzo vischioso in cui il nuovo ordine mondiale, economico, sociale e politico potrebbe impantanarsi. E’ una constatazione, ma anche un suggerimento per  prendere al più presto il controllo su ogni forma di comunicazione, cosa che si sta puntualmente verificando anche nella vecchia Europa che ricorre persino alla censura pur di non far sapere qualcosa di vero su ciò che accade a Kiev e nel Donbass. Il vecchio Brzezinski straccia gli slogan dei repubblicani che vaneggiano di un nuovo secolo americano, ma suggerisce le strategie  giuste ai loro veri padroni e le riferisce ai sottoposti della politica. E rivela anche il vero significato strumentale di populismo, agitato a più non posso da personaggi di potere che ne sono invece il ritratto più grossolano.

Ecco perché alla fine il destino della Siria si deciderà a Ginevra, evitando un conflitto aperto che gli Usa non sono in grado di vincere senza il ricorso ad armi nucleari e dal quale invece potrebbero uscirne con le ossa rotte: sono altri i problemi per i quali i padroni della politica chiedono una soluzione finale.

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4 responses to “La Siria dei dottor Stranamore

  • apoforeti

    L’ha ribloggato su terzapaginae ha commentato:
    Brzezinski in particolare in un summit tipo Bilderberg tenutosi in Polonia nel novembre del 2012 e al quale partecipavano non solo gruppi multinazionali, ma anche famigerate ong che ormai sono l’acronimo perfetto di organizzazioni governative nascoste, ha esposto il suo pensiero secondo cui viviamo in un mondo “post egemonico” nel quale gli Usa dovranno accettare l’idea di spartire l’influenza globale con gli attori emergenti come la Cina o la stessa Russia, accontentandosi di tenere per sé solo parti periferiche come il Giappone o altre ormai annesse come l’Europa.

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  • La Siria dei dottor Stranamore | | NUOVA RESISTENZA antifa'

    […] Sorgente: La Siria dei dottor Stranamore | […]

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  • voltaire1964

    Sia Kissinger che Brzezinski, sono i nobili rappresentanti del sionismo internazionale – e il fatto che Brzezinski, “a naso”, debba essere anti-sionista, dispiace dirlo, e’ una bufala. Da tempo immemorabile e’ un mammasantissima nel sottobosco dei formidabili, numerosi e potentissimi gruppi, cosche o lobbies sioniste, nel Pentagono, CIA, Congresso, Wall Street e media di regime.
    La politica degli Stati Uniti gia’ dimostra che “il paese eccezionale” si considera padrone del mondo. Può fare di tutto a tutti e dovunque senza dover renderne conto a nessuno – vedasi, ultimo esempio ma non banale, la distruzione dell’ospedale a Kunduz in Afghanistan.
    Un whistleblower (finora ritenuto ignoto) ha rivelato le carte e la struttura degli assassinii con i drones, dove le statistiche rivelano che circa il 90% delle vittime non erano quelle da uccidere stile-videogames. Purtroppo, tra il nefasto e grigio gruppo di potere ci sono anche quelli che la terza guerra mondiale la vorrebbero. Del resto, la colonia Europa non batte neanche ciglio alla sfacciataggine con cui la famigerata “Al Qaida”, “responsabile” per l’11 Settembre, sia d’un tratto un alleato degli US of A.
    Non occorre essere “cospirazionisti”, per osservare che gli sviluppi recenti, sul piano politico, militare e sociologico puntano alla realizzazione del sogno del padre dell’Unione Europea, Kalergi. Vedi distruzione delle nazionalità, lingue, culture locali, piu’ la recente introduzione della filosofia ‘gender’ nelle scuole, etc.
    Chi e’ interessato al piano Kalergi, il link http://wp.me/p2e0kb-1Qs ne offre un riassunto.

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  • jorge

    Volevo farti i complimenti per l’articolo, i riferimenti a Kissinger e Brzezinski illuminano molto sulla mancanza di visione delle attuali classi dirigenti e sulle dinamiche profonde. Ma-perché parli di capitalismo finanziario e della globalizzazione quasi che possa esisterne un altro produttivo e forse nazionale? I dati ufficiali di molti istituti di analisi mettono in evidenza che dalla fine della 2° guerra mondiale fino al 1985 i profitti della grandi aziende multinazionali sono stati costantemente decrescenti. E’ facile capire che ad un certo punto è diventato più profittevole investire nella finanza piuttosto che nella produzione, per questo i capitali si sono incanalati nella sfera finanziaria ed hanno imposto di poter circolare liberamente in tutto il mondo richiedendo la globalizzazione (prima circolavano liberamente le merci ma solo in parte). Finita intorno al 1985 la possibilità di fare profitti sufficienti con la produzione, il capitalismo si regge da allora con la finanziarizzazione, ma senza di questa la crisi sarebbe arrivata non nel 2008 ma già nel 1985.Il problema non è il capitalismo finanziario o globalizzato ma il capitalismo punto e basta, quindi bisogna inventarsi qualcosa di nuovo senza riproporre il vecchio con l’apparenza del nuovo

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