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Veltroni, the italian cazzaro

VeltroniC’è da non crederci e c’è da vergognarsi, ma la cosiddetta “nuova sinistra” che dovrebbe nascere dalla sacra unione fra i soliti noti e in particolare tra la possidente terriera ed ecclesiastica Boldrini e quell’intellettuale formatosi alla dura scuola dei risvolti di copertina Walter Veltroni, non trova di meglio che ricominciare da McCain. In una lunga articolessa di notevolissima vacuità, ospitata ovviamente da Repubblica, tamburo  a stampa di qualsiasi trombone purché in sintonia con gli interessi di De Benedetti e della razza padrona, l’ineffabile creatore del Pd ci fa sapere che:  “Il populismo, espressione comoda per indicare una politica che a questo disagio si rivolge, è, per tutto questo, una definizione sbagliata. È destra, la peggiore destra. Quella contro la quale un galantuomo come John McCain ha combattuto fino all’ultimo”.

Ora il mio parere personale su Veltroni, espresso da sempre e in particolare dopo il discorso fondativo del Pd al lingotto, è che si tratti di uno di quei fenomeni del tipo cavallo sapiente, ignorante come una capra, ma capace di appropriarsi di linguaggi, di modalità e di formule che lo mettono in grado di simulare competenze, sensibilità e conoscenze che non possiede o idee che non pratica e di cui sa solo per sentito dire, come dimostra anche il fatto che per decenni ci ha propinato l’America con il sussiego di un anglicista, senza conoscere un parola d’inglese. Ma questa mia certa idea di Veltroni non c’entra nulla con l’evidenza: col fatto cioè che il suo ritorno da un ‘Africa dove non è mai andato, si compie spacciando come ispiratore della sinistra il più celebre guerrafondaio dell’ultimo quarto di secolo. Veltroni è si ignorante e superficiale, grossolano e futile insieme, ma non è stupido: se prova a riciclarsi sotto la stella cometa di McCain significa soltanto che questo tentativo nasce all’interno della battaglia di autunno ed è evidentemente collegata agli ambienti neo liberisti italiani ed europei che cercano qualcuno a fare da prestanome verso la riduzione del Paese a Grecia.

Che Veltroni, come è possibile, abbia sfruttato i suoi canali per infilarsi di straforo in questo progetto e proporsi sgomitando come principale camerlengo del globalismo reazionario o che sia stato scelto dall’alto in qualità di Renzi  biscottato dagli anni, come usato garantito, è difficile da capire  anche se certe sue uscite sul buon Pci prima delle elezioni e poi la polemica sulla presunta falsa scorta mentre il nostro, travestito da regista, stava girando un film di tenore teletrash, comunque pagato in gran parte con i soldi pubblici e destinato come ogni bricolage da stagionato dilettante a un rapido oblio, fanno pensare che qualcuno abbia lucidamente scommesso su di lui. In ogni caso il fatto che abbia voluto slanciarsi in questo grottesco non richiesto panegirico di McCain fa pensare a zampini tra i più ignobili, probabilmente un segnale alla destra, dico quella vera, per fare un unico blocco come nei progetti renziani e cercando in maniera grossolana e maldestra di invertire le parti. Ma i cavalli anche quelli sapienti non dovrebbero andare al di là degli zoccoli, come i sutor non dovrebbero andare ultra crepidam.

Davvero è uno spettacolo miserabile e sciagurato quello di una sinistra che approva incondizionatamente i massacri greci additandoli ad esempio per le magnifiche e progressive sorti dell’Europa futura e, non soddisfatta, inneggia a McCain e ai milioni di morti che questo signore della guerra ha provocato.  E’ anche uno spettacolo penoso e patetico perché questa gente non rappresenta proprio più nulla se non la voglia di riacquisire il potere perduto. Ma è soprattutto uno spettacolo perverso perché costoro cercano di ostacolare con i propri corpaccioni in vendita la nascita di una nuova sinistra vera come accade in altri Paesi del continente. Tuttavia più cercano di servire i padroni più sono costretti a rivelarsi e si scopre che hanno sempre agito sotto falsa bandiera.

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Elogio del boia

mccain-takfiri-002” Onore a ____  che ha sempre messo al primo posto i valori dell’America e della libertà” pensierino tipo risposta a Miss Italia  di Paolo Gentiloni

“Uomini così semplicemente non ne fanno più. Tutto il mondo in piedi stamattina per _____” aforisma ignobile di Luigi Marattin, consigliere economico di Gentiloni e Renzi.

” Solo preghiere, rispetto e commozione”  del profundis di Matteo Renzi

“E’ morto a 81 anni il senatore Rep che con il suo voto ha salvato l’assicurazione sanitaria per milioni di americani” L’ennesima balla  di Vittorio Zucconi il quale forse non sa o non ha capito che l’assicurazione sanitaria obbligatoria di Obama l’hanno salvata proprio le assicurazioni che ci stanno guadagnando miliardi.

“Addio al leone dell’America delle ,libertà” pensiero di Gianni Riotta, un uomo (si fa per dire) che non stimola l’intelligenza, ma piuttosto le ghiandole salivari

“Avercene in ITA di ____. Schiena dritta, senso dell’onore, amore x le istituzioni prima che per propria parte.”  Opera originale del pluri non laureato Oscar Giannino

 

E infine la voce del padrone dei precedenti epitaffiatori: “Un indomito combattente per i diritti umani che si erse contro la repressione e la tortura” , pensiero tragicomico di George Soros 

Probabilmente tutti hanno capito chi è l’innominato sostituito con i trattini per rendere più evidente e drammatica questo coro di elogi: si tratta di John McCain, l’uomo che ha lavorato infaticabilmente per la guerra e per i massacri a cominciare dalla ex Jugoslavia, passando per l’Irak e l’Afganistan, arrivando infine in Ucraina, in Libia, Siria e Iran, uno dei colpevoli di milioni di morti, l’uomo che canticchiava nei suoi uffici bomb bomb bomb Iran, quello che si è fatto fotografare assieme ai tagliagole medio orientali mentre preparava l’assalto alla Siria, quello che compare come fiero nonnino fra i neonazisti di Kiev, quello che considerava una cosa tragica non poter usare l’opzione miliare contro Mosca. Insomma una sorta di eminenza  grigia dell’impero americano.

Ora una cosa è esaltare questo boia fatto e finito che rappresenta la prosecuzione della banalità del male oltre i confini artificialmente stabiliti dal pensiero unico, da parte di chi ne condivideva metodi e obiettivi, crudeltà asettiche e idiotismi, una cosa ben diversa è che tanto cordoglio e stima vengano manifestati da personaggi che si auto collocano nel campo progressista e che invece non perdono occasione per fare sfoggio della loro concreta appartenenza al mondo reazionario. E guarda caso si tratta degli stessi personaggi che fanno fuoco e fiamme per  l’accoglienza incondizionata degli immigrati, un campo della tragedia contemporanea a cui McCain ha dato un decisivo apporto nella sua qualità di guerrafondaio in servizio permanente attivo e di incoerente suggeritore oltre che  realizzatore di interferenze statunitensi in tutto il mondo. Un ruolo di tale noncuranza umana che ha spinto un commentatore a scrivere che il suo tumore al cervello meriterebbe il Nobel per la Pace. Terribile, certo, ma chi semina vento raccoglie tempesta e il fatto che McCain fosse ufficialmente contro la tortura di certo non lo riscatta: anche l’Inquisizione formalmente si asteneva da essa, lasciando che fosse il “braccio secolare” ad attuarla.

Peggio di lui sono però quelli che lo esaltano mentre fingono di predicare pace, umanità e accoglienza.


La Siria dei dottor Stranamore

dr stranamore“Gli Stati Uniti dovrebbero minacciare la Russia di rappresaglia se non cessa di attaccare le risorse statunitensi in Siria”. Lo ha scritto Zbigniew Brzezinski, sul Financial Times un settimana fa, facendo cadere apertamente ogni ipocrisia riguardo alla guerra civile: per “risorse statunitensi” egli intende infatti i terroristi importati, armati, addestrati e finanziati dagli Usa. Del resto se non lo dice lui che è noto soprattutto per l’idea, nata ai tempi dell’Afganistan sovietico, di sfruttare l’integralismo religioso contro l’Urss che è stato persino il creatore di Al Quaeda e di Osama Bin Laden… ma ciò che è davvero singolare è che un quasi novantenne sia di fatto l’eminenza grigia della strategia statunitense. E si tratta di uno vissuto per i suoi primi 25 anni  prima nella Polonia dei colonnelli e dell’avventura militare in Ucraina, poi in quella dell’occupazione tedesca, emigrando negli Stati Uniti solo dopo la vittoria del partito comunista a Varsavia, portandosi dietro la sua dote di odio atavico verso la Russia e uno al quadrato per la Russia comunista.

Facendo caso a tutta la sua vita non è certo strano che sia stato il commentatore entusiasta, se non il suggeritore, del colpo di stato a Kiev e che sia il grande vecchio dietro le missioni di McCain in Siria, accapigliandosì con l’altro vegliardo di Washington, Kissinger, che non solo è di origine tedesca, ma perfino ebreo, due qualità che a naso parrebbero non piacere troppo all’antico nazionalista polacco. C’è da chiedersi come mai a Washington questi due, che emergono dal più lontano e più inquieto XX° secolo, che ancora si esprimono con un forte accento dei Paesi di origine (Kissinger è stato il calco per il Dottor Stranamore) , siano tutt’ora venerati e ascoltati consigliori delle amministrazioni americane. Dovrebbero essere dei pesci fuor d’acqua e invece pare che siano gli altri ad esserlo e a non sapersi  più orientare e ad aver bisogno della follia di due vecchi che appare come saggezza.

Il fatto è che essi esprimono in maniera lucida e senza più essere vincolati né direttamente, né indirettamente dal consenso, senza necessità di mentire, gli interessi del capitalismo finanziario e della globalizzazione. Inoltre non sono abbastanza americani da sovrapporre completamente gli Usa e le pulsioni imperiali con questi ultimi. Brzezinski in particolare in un summit tipo Bilderberg tenutosi in Polonia nel novembre del 2012 e al quale partecipavano non solo gruppi multinazionali, ma anche famigerate ong che ormai sono l’acronimo perfetto di organizzazioni governative nascoste,  ha esposto il suo pensiero secondo cui viviamo in un mondo “post egemonico” nel quale gli Usa dovranno accettare l’idea di spartire  l’influenza globale con gli attori emergenti come la Cina o la stessa Russia, accontentandosi di tenere per sé solo parti periferiche come il Giappone o altre ormai annesse come l’Europa. E’ stato il lancio semi pubblico (formalmente gli interventi erano segreti) di un’idea già lanciata e maturata a Washington che  appunto in questa prospettiva ha accelerato sia il cammino degli accordi commerciali capestro, come il Tttip, sia il tentativo di acquisizione di aree marginali ma strategiche come Siria e Ucraina. Tuttavia il grande vecchio ha lanciato l’allarme sulla situazione che si è creata passando dal mondo della geopolitica a quella della comunicazione, ovvero sull’  “esplosione mondiale dell’attivismo populista (permesso dalla diffusione di mezzi come internet  ndr) che si sta rivelando ostile al dominio esterno così come era prevalso nell’epoca del colonialismo e dell’imperialismo. La resistenza populista persistente e fortemente motivata dalla coscienza politica di popoli storicamente risentiti dal controllo esterno”.

Insomma proprio la comunicazione a livello così diffuso potrebbe costituire una sorta di mezzo vischioso in cui il nuovo ordine mondiale, economico, sociale e politico potrebbe impantanarsi. E’ una constatazione, ma anche un suggerimento per  prendere al più presto il controllo su ogni forma di comunicazione, cosa che si sta puntualmente verificando anche nella vecchia Europa che ricorre persino alla censura pur di non far sapere qualcosa di vero su ciò che accade a Kiev e nel Donbass. Il vecchio Brzezinski straccia gli slogan dei repubblicani che vaneggiano di un nuovo secolo americano, ma suggerisce le strategie  giuste ai loro veri padroni e le riferisce ai sottoposti della politica. E rivela anche il vero significato strumentale di populismo, agitato a più non posso da personaggi di potere che ne sono invece il ritratto più grossolano.

Ecco perché alla fine il destino della Siria si deciderà a Ginevra, evitando un conflitto aperto che gli Usa non sono in grado di vincere senza il ricorso ad armi nucleari e dal quale invece potrebbero uscirne con le ossa rotte: sono altri i problemi per i quali i padroni della politica chiedono una soluzione finale.


Moldavia, la piccola Ucraina e la democrazia dei ladri

Protesta-cittadini-Repubblica-Moldova-310x165Con tutto quello che sta accadendo le decine di migliaia di persone scese in piazza domenica scorsa a Chisinau, capitale della Moldavia, per protestare contro la corruzione dilagante e il furto di un miliardo non fanno notizia. Eppure cinquantamila persone e anche più su una popolazione di appena 3 milioni e mezzo di abitanti sono un bel numero, mentre quel miliardo scomparso misteriosamente dal circuito bancario, costituisce un ottavo del Pil del Paese: insomma un disastro, come se da noi qualcuno avesse fatto sparire 150 miliardi. Ma credo che se anche fossero scesi in strada tutti i moldavi e fosse svanito l’intero Pil non ne avremmo che scarse notizie perché la Moldavia è il Paese EuroNato che ha fatto da laboratorio dalle vicende ucraine ed è oggi una colonia di Washington che la occupa con sue ong e i suoi inviati informali come il senatore Mc Cain instancabile viaggiatore tra Kiev e il deserto siriano, tra terroristi ben pagati e movimenti arancioni.

Di certo non sarebbe una bella pubblicità per l’Occidente aver fatto di tutto per instaurare un regime di ladri: che è senza dubbio tale perché il capro espiatorio della fuga miliardaria di soldi, un piccolo, ma ricchissimo oligarca di nome Ilan Shor, dopo appena 30 giorni di domiciliari continua ad essere sindaco di una cittadina storica, vicina alla Capitale. Naturalmente è solo un’episodio, anche se clamoroso, fra i tanti che costellano il concetto di democrazia da esportazione ormai tipico di Washington e di Bruxelles.

A questo punto vale la pena ripercorrere le tappe della recente storia moldava per vedere in atto i meccanismi sperimentati all’inizio nei balcani e poi divenuti una dottrina. Bene, nelle elezioni del 2009, nonostante il profluvio di soldi giunti dall’occidente, il partito comunista vinse aggiudicandosi il 50% dei consensi. Immediatamente scattò una sorta di rivolta “popolare” con il tentativo di assaltare il Parlamento. Tuttavia, visto che gli osservatori esterni, avevano già decretato la correttezza del voto, non c’era altra strada che spingere sull’arancionismo  e sulla strategia della tensione per ribaltare il risultato: fu creata persino una formazione ad hoc il Partito Democratico  (ogni riferimento a fatti e personaggi reali è puramente casuale) che si andò ad affiancare alle altre opposizioni, i liberali, i liberali democratici e i nazionalisti di Moldavia nostra. Ci fu un ritorno alle urne, ma nonostante gli enormi sforzi e il clima da guerra civile instaurato il partito comunista ottenne il 48% dei seggi il che impediva alle opposizioni, miracolosamente riunitesi tutte assieme per formare un governo di opposizione, di eleggere il presidente della repubblica. I filo occidentali promossero allora un referendum per l’elezione diretta del capo dello stato, con l’intento di superare l’empasse, ma la consultazione popolare fece sentir un bel no. Allora nuove manifestazioni, nuovo disordine e di conseguenza nuove elezioni grazie alle quali l’alleanza occidentale riuscì a strappare i 3 seggi in più necessari all’elezione del presidente. Alla carica fu chiamato tale Nicolae Timofti, giurista, espressione delle ex opposizioni ormai riunitesi nell’ Alleanza per l’integrazione europea. Disgraziatamente il primo personaggio da lui proposto come premier Vlad Filat, già direttore del Dipartimento della Privatizzazione è stato incriminato il giorno prima della nomina ufficiale per corruzione,  ma ha governato quasi due anni in attesa degli sviluppi giudiziari. Gli è succeduto alla fine di febbraio di quest’anno, grazie a un accordo con i comunisti , Chiril Gaburici candidato che con la vicenda ucraina in pieno corso e la Transnistria che chiede la secessione per riunirsi alla Russia, non soddisfaceva per nulla gli amici ad occidente, per cui pochi mesi dopo è saltato fuori che aveva falsificato il diploma e la laurea. Quindi via ed elezione, questa volta senza comunisti di mezzo, di Valeriu Strelet, uomo  che può vantare un diploma sia pure tardivo dell’Istituto Europeo di Studi Politici, ma soprattutto la militanza in un fondo di investimento per le privatizzazioni e il lavoro per aziende appartenenti alla galassia delle multinazionali agricole e chimiche sia europee che americane. 

Adesso arriva il miliardo rubato e la protesta portata avanti anche con un accampamento di 150 tende davanti al Parlamento, dalla piattaforma Dignità e Verità, appoggiata in qualche modo da comunisti e socialisti, ma sostanzialmente un movimento magmatico in cui figurano giuristi, attivisti anticorruzione, personaggi politici di secondo piano, comunisti e liberali, vecchi riciclati e giovani promesse. Insomma una forza che può trasformarsi in qualsiasi cosa, tanto che qualcuno sospetta possa trattarsi di un’operazione di riverginamento operata  da oligarchi marginalizzati per conto di Washington e Bruxelles mentre altri sospettano che sia questa calunnia a venire dai medesimi luoghi. Si vedrà, ma non sembra ancora chiaro come dentro il paradigma delle privatizzazioni selvagge, dello stato ridotto all’osso, della colonizzazione, della democrazia ridotta a fatto puramente formale e rituale, la scomparsa del senso di solidarietà, sarà impossibile combattere la corruzione che è divenuta elemento strutturale della società e sostanzialmente diversamente legale. Del resto perché se ne dovrebbero accorgere i moldavi se non ce ne accorgiamo noi?


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