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Far mica il Letta, sai

Enrico Letta si fa dare un buffetto da un automa

Enrico Letta si fa dare un buffetto da un robot di aspetto umano

Due anni fa, dopo la fuga di Berlusconi dal governo e dallo spread mi augurai che non si dovesse arrivare a rimpiangere il bugiardo costituzionale che per tanti anni aveva guidato l’Italia al disastro morale e materiale. La sua sostituzione con il banal paludato Monti, una desinenza grigia del potere non destava eccessive speranze e infatti di massacro in massacro, di pasticcio in pasticcio siamo arrivati a Letta, alleato di ferro del Cavaliere: ora dobbiamo sperare che almeno sia un bugiardo incallito e non anche l’ennesimo cretino di successo inferto al Paese. Questa di tanta speme oggi ci resta.

Dopo tre mesi di battage su una fantomatica ripresa, (rimandata all’anno prossimo, comme d’habitude da sei anni a questa parte) adesso non solo si ammette un nuovo precipizio del Pil, ma anche lo sforamento del deficit al 3% che si era solennemente affermato di voler rispettare e per il quale non ci sarebbero stati problemi. Tutto questo era ovviamente nelle cose, lo si vedeva chiaro nonostante i mezzi di distrazione di massa, ma la cosa inquietante è la giustificazione che ora Letta dà di questi suoi straordinari successi: la mancanza di stabilità e non la tecnica del rinvio necessaria alle larghe intese. Proprio quella mancanza sognata da milioni di italiani che non ne possono più di stronzate e di qualunquismi economici. Instabilità che non avrebbe permesso un sufficiente abbassamento degli spread. Ma va là, come diceva Ghedini.

Il fatto è che ormai esiste la dimostrazione, more mathematico, dei danni dell’austerità, dimostrazione prodotta dai suoi stessi ideatori e propalatori, mentre diventa sempre più evidente che essa è brandeggiata dalla Germania a cui conviene e dal milieu finanziario come strumento di riduzione della democrazia. Ora è da vedere se Letta -facendo un nome che riassume un intero sistema politico – lo capisce, è d’accordo col disegno e mente per la gola, oppure per intima insipienza crede davvero nelle magiche virtù dell’austerità e nello specchietto per allodole dello spread. Perché in questo caso non solo bisogna battersi contro un progetto politico reazionario, ma anche contro una classe dirigente di mentecatti.

Una delle evidenze più chiare che sta emergendo non è solo la certezza che l’economia finanziaria ha perso ogni contatto con quella reale, ma che anzi è in un insanabile contrasto con essa: nessuna ripresa è dunque possibile alla luce dei teoremi finanziari che continuano ad essere surrettiziamente imposti per altri scopi. Lo vediamo ogni giorno sulle principali piazze della Borsa: non appena ci sono sintomi positivi, aumenti di occupazione e di salari, le borse cadono a precipizio nel timore che questo significhi minore immissione di denaro da parte della Fed o meno prestiti a basso interesse della Bce agli istituti di credito e insomma meno disponibilità da parte della banche centrali. Mentre se si evidenziano segni di crisi le Borse festeggiano perché è certo che il denaro facile non mancherà. Insomma se l’economia funziona, la finanza si preoccupa e viceversa esattamente come se fosse un enorme carico che grava sulle spalle dei cittadini e degli stati, facendo di tutto per non cadere vittima dell’ubriacatura di denaro fasullo e di scommesse sempre più azzardate man mano che il calo della domanda bussa alla porta.

In queste condizioni lo spread non ha nulla a che fare con un rallentamento nella caduta dell’economia del Paese (perché di questo in effetti si tratta nel migliore dei casi), ma semmai con il timore che si formino le premesse per un governo meno disponibile a farsi comandare a bacchetta e a seguire le direttive della Troika. Non per l’Italia in sé, ma per l’effetto domino che ne deriverebbe. Stabilità si deve leggere come governo filo finanziario.

La teoria dell’austerità rappresenta appunto la pretesa che gli stati infieriscano sull’economia reale e sui cittadini spogliandoli dei diritti e del welfare per aver i conti in ordine ed essere dunque in grado di salvare i giocatori incalliti della Las Vegas finanziaria. Far finta di non accorgersene è criminale, non accorgersene è catastrofico. E a questo punto fare i Letta è mortalmente ridicolo.

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3 responses to “Far mica il Letta, sai

  • max9000

    Letta a più piazze,sta bene con tutti,cresciuto alla scuola per burocrati della farnesina,imparentato con lo zio potente…..un vero oggetto politico….va bene su ogni cosa…..I media lo gratificano perché non dovrebbero appartengono alla sua casta,il resto lo vediamo ogni giorno….

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  • Angelo Kinder

    Bella la didascalia della foto. Mi ricorda quella che ritraeva Ronald Reagan durante la sua dimenticabile carriera d’attore assieme allo scimpanzè Bonzo. “Il Presidente è quello con l’orologio”, recitava la perfida ma azzecata didascalia.
    Concordo con il post. Niente da aggiungere.

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  • laura mazzola

    ………il timore che si formino le premesse per un governo meno disponibile a farsi comandare a bacchetta………E poi ci si chiede perché il M5S è visto e trattato come Satana!!

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