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Ma quante gassate per una crisi

skripal-716x393-620x393Qualcuno ha notato la straordinaria correlazione che esiste tra l’avanzamento delle truppe siriane e la diffusione di falsi pseudo umanitari destinati a giustificare un eventuale intervento diretto in Siria o comunque a mantenere Assad nel mirino della deplorazione occidentale. Questa volta però Trump ha esagerato con i suoi toni e i suoi tweet e ha trascinato probabilmente oltre le intenzioni, la tipica cretina inglese, zia May e il Napoleone IV di Francia, che forse in assenza della premiere nonna, ha sostenuto di avere le prove del lancio di gas da parte di Assad mezz’ora prima che Trump facesse marcia indietro. Sarebbe solo patetico se non fosse anche criminale, visto che ha affermato di avere le prove dei gas anche lo scorso anno, senza però mai presentarle.  Tuttavia questo precipitarsi nel baratro di attentati fasulli e in finti appelli a un’etica tradita nel momento stesso in cui la si invoca con l’inganno a tutto campo, ha finito per sfociare in una sorta di stato di pre guerra con minaccia di mandare flotta. aerei e sottomarini: francamente un po’ troppo anche considerando il miserabile livello di personaggi che non riescono nemmeno a fare i burattini come si deve. Si tratta tuttavia di un interventismo che ha fatto più che capolino anche altrove in Italia e in Germania, ad esempio.

Il fatto è che la correlazione citata all’inizio è reale, ma è anche povera, cioè prende in esame due soli elementi senza tenere conto che essi sono immersi e collegati ad altre logiche sulle quali agiscono e dalle quali sono agite. La grande gassata in due atti del 2018 non riguarda solo Assad e la Siria, ma suona come un rullo di tamburi ordinato per distogliere l’opinione pubblica dall’ennesimo fallimento della grande promessa della crescita e anzi da un riaffacciarsi prepotente della crisi: in Usa le bancarotte societarie hanno raggiunto in marzo il livello della primavera 2011, dopo circa sette anni di altalena, ma comunque con una media annuale stabile: questa prepotente inversione di tendenza cominciata già a dicembre dello scorso anno non è altro che un venire dei nodi al pettine dimostrando il cattivo stato di salute dell’economia reale non certo curata e curabile con i placebo delle iniezioni statistiche e con le chiacchiere. Lo stesso fenomeno, in forme diverse, sta avvenendo in Europa dove tutti i primi dati del 2018 contrastano con le euforiche previsioni sparate come mortaretti:

  • la produzione industriale in Germania è diminuita dello 0,1% a gennaio a fronte  di un aumento stimato dello 0,5%;
  • la stessa cosa accade in Francia ( – 2%) e in Spagna (-2,6%);
  • gli utili per azione sono stati rivisti al ribasso del 32%
  • la Bce ha modificato le stime sull’inflazione per il 2018, portandole all’ insoddisfacentissimo livello di 1,4%.
  • L’ “indice di sorpresa” adottato da City Group e che misura la distanza tra le attese e la realtà è ai massimi, senza contare i timori inglesi per un’emigrazione da Londra a Francorforte di una serie di società e banche d’affari capisaldi della finanza: in questo caso la Brexit è solo un pretesto che copre i timori per le possibilità di vittoria dei laburisti di Corbyn.

Tutti dati che stanno uscendo a raffica nelle ultime settimane e che prefigurano una situazione nella quale si dovrà cominciare a dire che sulla mitica ripresa si era ancora una volta scherzato, col rischio di far comprendere anche agli ultimi moicani che siamo dentro una crisi irreversibile di sistema: così una forte e lunga deviazione dell’attenzione verso l’altrove siriano, non può che essere la benvenuta, Tanto benvenuta che il MI6 l’ha esplicitamente invitata al party con abito lungo e gas simil nervino, visto che le vittime presunte stanno benissimo e questo non potrebbe in nessun caso avvenire per una vera, anche se minima esposizione a queste sostanze.  Dal momento però che per la stessa classe di eventi si è gridato al lupo troppe volte, adesso la dose di metanfetamine pseudo umanitarie dev’essere aumentata fino al limite del pericolo estremo. Con il paradossale risultato di non essere intervenuti direttamente in Siria quando lo si poteva e di essere costretti ad agitare oggi con più forza questo feticcio ben sapendo che significherebbe il conflitto globale. Ma una bugia tira l’altra e un’idiozia pure, difficile uscire da questo circolo vizioso: si può solo troncarlo alla radice.

 

 

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Te la do io l’America

175846886-a2869087-a6cb-450b-b66f-34877f7f1d88Non passa mattina, pomeriggio o sera che dalle tv neocon Usa incistatesi in Italia e in Europa quali versioni contemporanee di Radio America al tempo della guerra fredda, non venga evocata la suadente sirena del sogno americano, ovvero un reperto archeologico che viene usato in tutto l’occidente, States ovviamente compresi,  fingendo che si tratti di un gadget appena uscito sul mercato, di quelli per cui gli idioti o i figuranti pagati appositamente, fanno la fila davanti ai negozi. Ma molto tempo è passato da sognando California e anche se chi dorme non se ne è accorto è da quarant’anni che gli Usa subiscono un’involuzione che erode giorno per giorno la realtà lasciando intatta l’immagine.

Epppre nemmeno due mesi fa  il relatore speciale delle Nazioni Unite su Povertà estrema e diritti umani, il professor Philip Alston, docente di Diritto alla New York University. ga fatto un terrificante quadro riassuntivo di questo sogno che – ha detto – è ormai solo un’ illusione, ma sarebbe da aggiungere un incubo in molte periferie dell’impero. E sostenendo che “in pratica, gli Stati Uniti sono l’unico paese sviluppato a dire che, mentre i diritti umani sono di fondamentale importanza, non includono il diritto di non morire di fame, di non morire di mancanza di accesso a cure sanitarie a prezzi accessibili, o di non crescere in un contesto di totale deprivazione” Insomma dovrebbero fa una guerra contro se stessi per esportare democrazia. E se qualcuno pensa che si tratti di opinioni stravaganti ci sono le statistiche, magari quelle che passano inosservate o che non vengono nemmeno pubblicate, a creare delle solide mura al discorso. Basta un semplice elenco:

  1. La spesa sanitaria pro capite degli Stati Uniti è due volte più alta della media Ocse e molto più alta che in qualsiasi altro paese. Ma ci sono molti meno medici e letti ospedalieri per persona rispetto alla media Ocse. Il che si traduce in assicurazioni sanitarie praticamente irraggiungibili per metà della popolazione.
  2. I tassi di mortalità infantile negli Stati Uniti nel 2013 sono stati i più alti nei paesi sviluppati e dai dati degli ultimi anni non ancora ufficializzati il divario si va allargando.
  3. A seguito dei due primi punti  gli americani hanno un’aspettativa di vita più breve rispetto alle persone che vivono in altri Paesi sviluppati e il 2017 è stato il terzo anno consecutivo in cui essa è diminuita. Come se questo non bastasse le malattie tropicali  come Zika, stanno diventando comuni negli States visto che moltissime persone non hanno le risorse per curarsi: si stima che 12 milioni di americani vivano con un’infezione parassitaria non trattata.
  4. I livelli di disuguaglianza negli Stati Uniti sono molto più alti che nella maggior parte dei paesi europei. nonostante il fatto che la faglia sociale si sia drammaticamente allargata nell’ultimo decennio.
  5. In termini di accesso all’acqua e ai servizi igienico-sanitari, gli Stati Uniti sono al 36 ° posto nel mondo.
  6. Gli Usa hanno il più alto tasso di obesità nei paesi sviluppati grazie anche a una tradizione alimentare tra le più grossolane del pianeta e che tuttavia essi stanno tentando di diffondere sia dal basso con il cibo industriale dei fast food, sia dall’alto attraverso la “mentecazione” dei cuochi televisivi.
  7. L’America ha il più alto tasso di criminalità al mondo il che si traduce con il tasso di incarcerazione più elevato di tutti i temi e comunque superiore di 5 volte alla media Ocse.
  8. Il tasso di povertà giovanile negli Stati Uniti è il più alto nell’Ocse nel suo insieme, con il 25% dei giovani che vivono in povertà contro una media del 14%.
  9. Secondo lo Stanford Center on Inequality and Poverty gli Usa si classificano tra i 10 Paesi più ricchi, mentre si classificano al 35° posto sui 37 Ocse per povertà e disuguaglianza e non ci vuole troppa fantasia per immaginare in che mani finisca la differenza. In ogni caso lo stesso centro indica gli Usa hanno tassi di povertà infantile superiori rispetto ai 15 Paesi più ricchi.
  10. Secondo il Servizio di ricerca economica del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti, il 38,3% delle famiglie con reddito inferiore alla soglia di povertà federale deve ricorrere agli aiuti alimentari.
  11. Circa il 20% dei posti a tempo pieno “gode” di retribuzioni che non sono più in grado di sostentare i lavoratori nei loro bisogni fondamentali. Se a queste persone, come pare sia nei progetti, venissero tolti i buoni pasto la situazione diventerebbe drammatica.

Tuttavia in questo quadro desolante i fondamentali dell’economia sono tra i peggiori fra i Paesi sviluppati: debito pubblico stellare, debiti privati incalcolabili, deficit di bilancio, tasso di risparmio negativo, scarsi investimenti e produttività mediocre. Il che in un certo senso è mostruoso pensando come il dollaro sia la moneta di riserva universale. Se così non fosse gli Usa starebbero assai peggio del Brasile. E questo mostra come il sistema sia – lo cominciano a notare alcuni econonisti visto che davvero non è mai troppo tardi –  inefficiente e sostanzialmente votato a dare soldi, sicurezza, potere a una elite wasp cui si è recentemente unita, in un equivoco pasticcio mediatico culturale, la quasi maggioranza bianca nella speranza che qualcosa cambi. Una illusione che esiste anche in Europa  sotto le diverse forme di xenofobia.

Basta soltanto che una parte di quelli che hanno ben poco da perdere a parte le catene placcate d’oro, smetta di sognare americano e le conseguenze saranno epocali.

 


Le metanfetamine della crescita

pasticche-varieSe dico che la crisi continua sempre più buia e opaca faccio del terrorismo piscologico e pre elettorale? Oppure elargisco una fake news, magari in accordo con Putin, secondo  quanto dicono i diversamente abili dell’informazione, perché non voglio proprio rendermi conto che ormai siamo fuori dalla tempesta, che il futuro ci sorride e che addirittura in Usa è previsto un più 4% del pil quest’anno? Convengo che per gli illusi renitenti e per i devoti che si bevono ogni fesseria purché venga dall’Autorità che è un po’ come dire da Dio, un ottimismo bugiardo possa essere molto meglio di una realtà deludente e inquietante, visto che la sindrome di Pollyanna è parte integrante della pratica politica neoliberista. Certo bisogna mettersi una benda sugli occhi per meglio sognare: infatti mentre la numerologia economica di larga diffusione è stata aggiustata proprio per dare risultati artefatti come ad esempio il numero degli occupati o il Pil, altri numeri sono hanno resistito meglio perché più semplici e meno manipolabili. Per esempio nella tabella a fianco,20180114_econ4 pubblicata nei primi giorni di gennaio, emerge con chiarezza che il numero dei veri posti di lavoro, ovvero quelli a tempo pieno, creati nel tempo sono andati costantemente diminuendo per arrivare ad appena  5 milioni nel decennio 2007 – 2017.  Tenendo conto che dal ’67, primo anno di questo confronto, la popolazione è aumentata  di 120 milioni di persone ci si può rendere conto che è difficile presupporre aumenti reali di pil, visto tra l’altro che questa area è quella che detiene quasi il 70 per cento dei consumi e che per giunta soffre di salari in diminuzione o nel migliore dei casi fermi da anni. In un Paese nel quale il 70% dell’economia è costituita dai servizi, molti dei quali immateriali, che da qualche anno ha anche smesso di crescere demograficamente, anzi sta mettendo in luce un drastico quanto inatteso calo della popolazione fra i 15 e i 64 anni, che la media dei salari è calata del 30 per cento in termini reali, non si capisce davvero da dove possano uscire i dati positivi anche in presenza di un drogaggio spaventoso in termini di debito pubblico e privato, a parte ovviamente l’aumento degli ordinativi militari per sostenere i conflitti conclamati o potenziali in Libia, Siria, Yemen, Afganistan, Corea del Nord, la confrontazione con Russia e Cina e infine le costosissime operazioni  sottotraccia in Venezuela, Ucraina, Iran, Pakistan, Birmania.

Ma non è solo questo. A causa o grazie (le due cose in questo caso vanno insieme) alla presidenza di Trump, nel Paese che si considera indispensabile e in quanto tale eccezionalmente esentato da responsabilità etiche e storiche qualunque abominio compia, la dissociazione tra le fazioni delle elites dominanti è diventata non solo visibile e concreta, ma ha assunto quasi il carattere di triumvirato caotico e non dichiarato, rendendo così Washington del tutto inaffidabile, priva di bussola in materia di politica estera dove si limita a tirare botte da orbi in giro, quasi che fosse stata contagiata dal caos che ha creato nell’ultimo ventennio. La vicenda  di Gerusalemme o le minacce di genocidio lanciate da Trump all’Onu sono l’apice di questa bagarre insensata che tra le altre cose ha cominciato seriamente a mettere a rischio la posizione centrale del dollaro, vitale per l’economia americana.

Inutile dire che ciò che manca agli Usa è proprio l’Europa le cui elites, ansiose di distruggere le dinamiche sociali e i diritti del lavoro all’interno dell’Unione, si sono completamente subordinate ai disegni geopolitici americani a cominciare dalla Jugoslavia e ora non sono più in grado di fermare la mazza da baseball impazzita che rotea oltre atlantico, pur sapendo che l’ostilità con la Russia è un colpo economico durissimo, soprattutto in prospettiva strategica e che un conflitto aperto, sempre possibile in una situazione di disfacimento come quella che viviamo. significherebbe in ogni caso la distruzione totale del vecchio continente.

In questa cornice le previsioni di crescita non solo appaiono fasulle (del resto è normale in Usa che i dati vengano corretti al ribasso dopo qualche mese o qualche anno, quando sono divenuti innocui), ma per qualche verso anche patetiche:  sono metanfetamine iniettate in vene che si vanno ostruendo. Non sono numeri, sono dosi.


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