Qualche giorno fa avevo scritto un post sulle petroliere russe che venivano scortate attraverso il canale della Manica da unità militari di Mosca in maniera da evitare sequestri da parte degli inglesi. Una delle navi di scorta nel corso di questa operazione era la fregata Admiral Grigorovich, come anche il comando della marina britannica ha confermato. Solo che questa nave avrebbe dovuto essere affondata alcuni giorni prima, ovvero il 6 aprile, da un missile ucraino: così aveva annunciato orgogliosamente il regime neonazista di Kiev. Anzi dell’operazione era stato dato un resoconto dettagliato in cui , fra l’altro, si diceva:  “nella notte del 6 aprile, gli aerei ‘bird’ hanno colpito la fregata ‘Admiral Grigorovich’ nel porto di Novorossiysk e hanno sferrato un attacco incendiario contro la piattaforma di perforazione Sivash”. È stato pure presentato un video con alcuni momenti dell’attacco. Ma due giorni dopo la nave è ricomparsa nella Manica a testimonianza delle balle che vengono sparate a ripetizione dagli ucraini.

Ho riportato questo episodio perché in effetti molti dei colpi che Kiev asserisce di assestare agli impianti petroliferi e civili  russi sono mere fantasie e quando, al contrario, si tratta di tentativi di attacco effettivamente realizzati, molto spesso i danni sono lievi, marginali e a volte inesistenti. Ad ogni modo quando gli ucraini hanno capito che loro manovra propagandistica era fallita, hanno detto che i suoi droni non avevano colpito la Grigorovich, bensì la Makarov, accusa poi corretta per includere anche la Admiral  Essen.  Insomma il regime tenta di nascondere le sue bugie con ulteriori menzogne ​​e video generati dall’intelligenza artificiale che non fanno altro che peggiorare la situazione. Questo viene fatto molto probabilmente per distogliere l’attenzione dalle ingenti perdite subite dal regime di Kiev, che ormai hanno raggiunto livelli insosteninibili: 1000 a 40 per quanto riguardo morti e feriti al fronte.