American drums

minneapolisriots2_hdvSe volessimo descrivere lo stato dell’occidente e delle sue elite non potremmo trovare di meglio che le rivolte in Usa: mentre le strade bruciano e le minoranze “non respirano” più il sogno americano, Trump twitta sulle violenze che avverrebbero ad Hong Kong, come fosse un Nerone che pensa allo spettacolo. Questo con un sistema dei media che in poche ore ha dimenticato completamente la terribile pandemia, quasi non fosse mai esistita, cosa che del resto è assai più vicina alla verità delle montagne di apocalissi e balle accumulatesi in tre mesi. Insomma l’ipocrisia è precipitata in cristalli perfettamente trasparenti che mostrano la gestione del potere al tempo del globalismo. Di rivolte piccole e  grandi a sfondo razziale in Usa sa ce ne sono sempre state, a prescindere dalle amministrazioni in carica, sono come dire il risultato di una somma algebrica di una società multietnica, ma ferocemente monoculturale, tra l’uguaglianza formale  e la disuguaglianza strutturale che non trova nella costituzione, nelle leggi e nel costume un ponte adeguato, ma in questo caso la sedizione sembra più ampia, si allarga alle altre minoranze e ai bianchi stessi, sembra vivere non dell’ennesimo episodio di brutalità poliziesca, ma  di un malcontento profondo che si sta accumulando e su cui è caduta l’ultima goccia dei licenziamenti da Covid un’episodio che sembra più nascere dalla mafia farmacologico- sanitaria che dal debole coronavirus.

Di certo tutto questo non porterà a nulla di concreto anche perché, come qualcuno ha fato notare, in Usa non ci sono ambasciate americane o Ong che paghino e organizzino i rivoltosi per un regime change e tuttavia i moti di questi giorni hanno perso il carattere di esplosione razziale per assumere invece un carattere di classe che viene negato dall’informazione ufficiale, ma che si intuisce come un’ombra inquieta dietro al caos, come una presenza silenziosa dietro le battaglie  tra  Antifa e Bogaloo bois. Si tratta di uno stadio rudimentale di lotta che non ha prodotto alcuna struttura politica, né alcun  leader, ma che è chiaramente alimentata dall’impoverimento e del debito perpetuo causato dal “nuovo mondo” della globalizzazione che era stato indicato come una strada di  solidarietà, cooperazione, sviluppo e si è invece risolta in una dittatura internazionale dei mercati e dei soggetti che sono in grado di condizionarli. A questo il potere americano risponde come ha sempre fatto anche se finora solo fuori dai confini con l’apparato militare: le truppe della 82a divisione aviotrasportata, della 10a divisione di montagna e della 1a divisione di fanteria – quelle che hanno perso le guerre in Vietnam, Afghanistan, medioriente  e Somalia – sono state dispiegate nella base aerea di Andrews vicino a Washington, sperando di aver maggior fortuna contro i proprio stessi cittadini.

Si delinea perciò la medesima logica che ha sotteso le vicende epidemiche non solo in Usa, ma in quasi tutto l’Occidente: le forme più grossolane di controllo con la polizia che  serve come giudice, giuria e carnefice, passano da essere il bastone per le classi inferiori a  una realtà per tutti quelli che resistono al continuato incanalamento di potere e ricchezza verso l’alto. Sta insomma accadendo ciò che Sheldon Wolin aveva previsto una dozzina di anni fa con la sua teoria del “totalitarismo invertito”: “Siamo tollerati come cittadini solo finché partecipiamo all’illusione di una democrazia partecipativa. Nel momento in cui ci ribelliamo e ci rifiutiamo di prendere parte all’illusione, il volto del totalitarismo invertito prenderà il volto dei precedenti sistemi di totalitarismo.” Insomma George Floyd soffocato da un poliziotto che probabilmente è un reduce di qualche guerra americana e/o membro di una delle polizie private che fanno lavoro esternalizzato per quella ufficiale, è soltanto una scintilla che ha dato fuoco a una miscela di risentimento per la distruzione delle classi lavoratrici e di quelle medie, mentre un leviatano perlopiù invisibile o mimetizzato, prospera in un mercato del lavoro ricattatorio e senza diritti, sorvegliato da una polizia militarizzata e caratterizzato da salvataggi di persone e gruppi troppo grandi per fallire o per essere contraddette nei loro disegni sanitario – orwelliani o di altro tipo. Una società,  che come vediamo in questi giorni  completamente priva di politica,  che nelle democrazie dovrebbe avere il compito di sanare gli squilibri attraverso interventi correttivi e che invece non fa che aumentare la disuguaglianza, sacrificando invece agli dei della deregulation finanziaria, dei meccanismi di stabilità, delle rigidità antisociali dei bilanci nazionali che hanno reso le banche le “braccia armate” di questo sistema. Insomma siamo già in qualche modo in uno stato di assedio permanente.

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2 responses to “American drums

  • Anonimo

    Trump è un tipico presidente ammeregano, in sintonia con buona parte del Deep State , tant’è che è riuscito a sgominare il vecchio Deep State per instaurarne uno di nuovo ( Pompeo ecc…)… Trump è ben poco differente in quanto a politica estera ( prevaricatrice) e probabilmente anche interna, da un Obama o da un Bush… la dicotomia fra Trump ed il Deep State o altri nemici invisibili è un falsa forma di dicotomia, un “complottismo”, fake news da internettari… Obama ha insediato ai tempi il suo Deep State… Trump sta insediando, o in buona parte ha già insediato il suo, avendo probabilmente tutti i poteri per farlo, di altro complottismo destrorso, a favore di Trump,
    “nin zò”.

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  • Diana

    Il problema è: quanti se ne rendono conto?

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