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Il buio oltre il virus

buona-1-ombre-gaza-la-buioNel 2001 cominciò la cosiddetta guerra infinita al terrorismo dando origine a dinamiche di guerra che alla fine si sono arenate in medio oriente di fronte alla resistenza della Siria appoggiata dalla Russia, allo stallo con l’Iran e alla sconfitta in Afganistan dove ci si è dovuti mettere d’accordo con i talebani. Ma la posta più importante di queste campagne belliche più o meno pretestuose e precedute da ostensioni mediatiche di diritti e democrazia è stata vinta: quella di ridurre le libertà e aumentare il controllo sociale attraverso la paura del terrorismo. Col tempo però la massiccia dose di paura anche se rinnovata di volta in volta semplicemente creando le condizioni stesse dell’esistenza di un terrorismo, si è esaurita e sono comparsi i primi sintomi di un malessere diffuso. Così ecco che nel 2020 un virus che dai dati disponibili a livello planetario è probabilmente più innocuo di quelli dell’influenza i quali compiono stragi annuali nella più completa indifferenza, diventa il nuovo paradigma della perdita di libertà: in suo nome non vengono potenziati i presidi sanitari né viene aumentata l’attenzione per le persone a rischio e vengono abbandonati tutti gli altri malati, ma con il pretesto e/o l’illusione di fermare un contagio che è ormai ampiamente diffuso, vengono abolite le libertà costituzionali rimaste, si militarizza il territorio, si sdogana la possibilità di controllo telematico massivo di ogni soggetto. Si fa insomma ciò che probabilmente non si dovrebbe fare col rischio di endemizzare il Covid , cercando di imitare tardivamente la Cina mentre la si demonizza . La campagna di terrore si svolge a reti unificate e chi non ci sta viene apertamente minacciato da un pungo di idioti catafratti sulle sedie del governo e degli enti locali , in completa assenza di un Parlamento e appoggiato mediaticamente da una lobby di mediocri pseudo scienziati che trasformano  ipotesi tutte da accertare in certezze granitiche che regolarmente si scontrano con i dati statistici che arrivano da ogni parte del pianeta.

Ma tutto questo serve ad altro rispetto alla tutela della vita e della salute che è essenzialmente anche quella una espressione sociale: si punta a una sorta di reingegnerizzazione dei rapporti e a una demolizione controllata di un’economia non più sostenibile da parte degli stessi soggetti e forze che l’hanno creata: il virus, ma soprattutto la semina di angoscia e le misure di segregazione che peraltro hanno uno scarso significato medico,  si presta magnificamente sia a nascondere il fallimento di un sistema, sia a salvare e rafforzare i poteri che lo hanno costruito, sia a prevenire ribellioni e resistenze attraverso un  capillare controllo e la militarizzazione del territorio da cui non si tornerà indietro, così come il patriot Act non è stato più abolito. Per dare un’idea di  ciò che sta accadendo o comunque di ciò a cui tendono i padroni del denaro basti pensare  che in meno di una settimana la Federal Reserve è stata fusa di fatto con il Ministero del Tesoro degli Stati Uniti e BlackRock, la più grande e potente istituzione di servizi finanziari del mondo, è stata incaricata di eseguire le acquisizioni e operazioni future con i 4,5 triliardi di dollari del piano di denaro dall’elicottero. Tutto sarà ristrutturato e i disoccupati saranno una marea, mantenuti come nel basso impero da elemosine appena sufficienti a consentire il consumo, controllati perché non si ribellino, mentre ogni diritto del lavoro sarà di fatto abolito e la democrazia diventerà una farsa ignominiosa, da commedia degli inganni che era diventata.

Tuttavia bisogna vedere se il brandeggio dell’arma virale riuscirà nel suo intento perché  ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria: c’è un prezzo da pagare da parte dei poteri che hanno approfittato della comparsa di un microorganismo sulla cui origine per il momento non è possibile dire altro se non che era stato preconizzato con sorprendente precisione nei giochi di simulazione di cui si diletta l’elite neoliberista, per portare su un piano orwelliano il controllo sociale. Questo prezzo sta nella inevitabile frattura del mondo e rinuncia all’idea di impero universale: Washington è stata colta di sorpresa dalla capacità di risposta cinese al Covid, qualcosa che nemmeno immaginava e che l’occidente non è stato in grado di replicare pur avendo avuto due mesi di vantaggio, questo mentre l’Europa dava coram populis la prova della sua incapacità e impotenza se non della sua inesistenza stessa. Il mondo che verrà dopo questa crisi in parte controllata, in parte fuori di ogni controllo non sarà più lo stesso e diventerà dal punto di vista occidentale molto più piccolo, un fattore dell’equazione, ma non più l’equazione stessa e dunque anche le ricette che ci hanno illuso non potranno più essere spacciate come universali e necessarie.


Mille e non più mille

1546008729_GettyImages-917755276Per molti giorni da quando è iniziata questa storia della pandemia ho tentato di strappare il sipario sul millenarismo che l’accompagna e tentato di mostrare come del resto appare chiarissimo dai dati che abbiamo, la sua assoluta sovrapponibilità a un’ epidemia influenzale che pur essendo altrettanto pericolosa per le persone a rischio del Covid 19, passa di solito sotto silenzio. Per esempio l’epidemia Nord americana del 2009 – 2010, per ragioni che tutti potrete intuire chiamata suina o messicana pur essendo nata in California, fece, sempre per via delle complicanze, un milione di morti in giro per il mondo, di cui oltre 16 mila in Europa. Eppure noi non ce la ricordiamo affatto, non è rimasta nella memoria nemmeno la foto di Obama che si fa vaccinare, né, durante la sua diffusione, qualcuno si sognò di recludere le persone per evitare il contagio. Questa volta il coronavirus viene dalla Cina ed è subito pandemia. L’elemento per così dire culturale ancorché primitivo – e in Zaia con i suoi cinesi che mangiano i topi vivi ne abbiamo un esempio a tutto tondo modellato in materiale organico sulla cui natura non mi pronuncio – ha giocato da moltiplicatore patologico, in accordo  e sinergia  con la gestione geopolitica della vicenda subito sfruttata da Washington e dai alcuni suoi reggicoda europei. Così il governo di Pechino si è subito reso conto che il virus sarebbe stato usato come una pistola contro la nuova via della seta e ha reagito con estrema decisione in maniera da trasformare la minaccia in una vittoria morale.

Ma questa è soltanto una cornice che di per sé non è in grado di spiegare cosa sia successo dopo, ovvero la grande paura del tutto sproporzionata agli eventi o sarebbe meglio dire inattiva di fronte a situazioni sostanzialmente analoghe: la ragione fondamentale sta in parte nell’occasione colta da poteri che si sentono minacciati dopo decenni di pesca miracolosa nelle tasche fisiche e metaforiche dei ceti popolari e tentano per via epidemiologica di ottenere quel controllo totale della società che non sono ancora stati in grado di conseguire in maniera definitiva. Così si è soffiato sul fuoco usando i numeri in maniera scorretta e dolosamente emotiva, soprattutto truccando i numeri riguardanti le statistiche di letalità che secondo le ultime rilevazioni  coreane, le uniche non basate su modelli astratti, ma su screening di massa nelle zone più colpite dal virus, sono fino a 35 volte più basse di quelle correnti. L’azione è stata inversamente proporzionale alla credibilità e alla capacità dei governi in carica e non a caso la massima estensione dell’angoscia si è avuta in Italia dove l’epidemia è servita alla sopravvivenza di un ceto politico ampiamente screditato e asservito ai poteri euro finanziari, tanto da creare un situazione di crollo del Paese al fine di renderlo un boccone più facile. Tutto ciò non sarebbe ancora stato possibile se non ci fosse una diffusa sensazione di fine di  un’era, se non ci fosse la disillusione per un rosario neoliberista che ha impoverito e privato di diritti una grande massa di persone, se non ci fosse un disorientamento totale che in qualche modo alimentano un millenarismo nascosto dietro e dentro la paura. E’ spesso accaduto nella storia che vi fossero eventi divenuti in qualche modo metafora di un passaggio di epoca: e se anche la paura dell’anno mille è una pura invenzione dei secoli successivi,  in effetti in quel torno di tempo il mondo stava cambiando radicalmente, cosa di cui ci si accorse a posteriori; insomma  i “segni” hanno sempre grande importanza. Purtroppo la sensazione o forse la speranza che l’epidemia spazzi via l’invivibile status quo si scontra con l’occasione che quest’ultimo ha di sfruttare il virus innanzitutto per nascondere le magagne di un sistema che sta distruggendo la democrazia per la maggior gloria e potere dell’oligarchia finanziaria e dei sui castelli di carte, ma poi anche la scarsa attenzione alla salute come diritto fondamentale che si concreta con lo smantellamento delle sanità pubbliche.

Ma c’è anche un altro piano da considerare ed è quello che proprio in questa logica così lontana dalle speranze e utopie che sono il sale della politica, diventa fondamentale la capacità organizzativa delle società e quelle occidentali, dove è stato distrutto il senso di comunità e di solidarietà  stanno facendo una misera figura di fronte a quelle orientali dove ancora esiste un altro senso della vita. Non parliamo nemmeno della Cina dove lo sforzo di contenimento è stato gigantesco e reso appositamente visibile in quanto risposta a un atto di guerra economico – psicologica, ma anche di Corea del Sud e di Giappone dove esistono molti contagiati accertati: qui non c’è stato il blocco delle attività e dell’economia, si sono subito prese le misure per trattare i soggetti a rischio, l’infezione per quanto possibile è stata circoscritta con ordine senza alcuna necessità della galera casalinga come in Italia, ma dove anche non ci sono stati i tentennamenti occidentali, ne le invocazioni stupide alla immunizzazione di massa e dove l’epidemia è stata presa a pretesto di favorire ancora di più i poteri forti: valga per tutti  il provvedimento voluto in Usa da Nancy Pelosi, che esonera le aziende di oltre 500 dipendenti dal pagamento di indennità di malattia e diminuisce le stesse del 20 per cento per quelle al di sotto di tale soglia. Siccome il pesce puzza dalla testa si pensi che la chiusura delle scuole è stata oggetto di feroci dibattiti per il fatto che le aule americane servono più come servizio di sorveglianza e di distribuzione di cibo che come luogo di apprendimento: un sempre maggior numero di padri e madri devono avere più lavori semplicemente per campare e non possono badare ai figli. Nella sola area di Los Angeles il 70% di tutti gli studenti è al di sotto della soglia di povertà e fa affidamento sul sistema scolastico per la maggior parte dei pasti. Situazioni che ormai cominciano a verificarsi dovunque nell’occidente, ma i detentori del potere, quelli che hanno umiliato la sanità, non sanno trovare altro che demonizzare la Cina oppure la Russia dalla quale proverrebbero fake news sull’epidemia. Tutta la pena di una fine d’epoca.


Il paradiso perduto

Robot--1000x500In un sito che si vanta di essere  “il quotidiano italiano sulla digital economy e sulla cultura del futuro”, radiografia in 11 parole dell’ottusità modaiola che esprimono, si legge questo titolo: Coronavirus, dagli Usa alla Cina anche i robot in campo per combattere l’epidemia, ma andando a leggere l’articolo ci si rende conto che delle decine di robot utilizzati negli ospedali cinesi per la distribuzione di medicine, dispositivi diagnostici, cibo, trasporto di attrezzature, nonché per la sanificazione degli ambienti, non c’è alcuna traccia in America:  infatti viene portato un unico ambiguo esempio di un ospedale di Seattle dove “i dottori quotidianamente visualizzano e comunicano con i pazienti contagiati e quindi in isolamento tramite robot, anche per dare indicazioni di cura e somministrazione di farmaci e terapie”. Nella sostanza niente più di un sistema di video chiamata, ma cosi come per Aristotele la natura aborre il vuoto, il neo liberismo nerdista aborre l’assenza dell’acronimo Usa in fatto di tecnologia, come fosse un’intollerabile blasfemia nei confronti del creatore e insolenza nei confronti del Padre, così i robot sanitari cinesi dovevano apparire in secondo piano rispetto a quelli americani ancorché questi ultimi non esistano. Si tratta dello stesso contesto mentale che ha spinto Trump a rifiutare il test del Covid 19 messo a disposizione dall’Onu attendendo quello autoctono che si è fato attendere forse un po’ troppo. Ed è lo stesso motivo per cui si annuncia ogni giorno un vaccino che dovrebbe arrivare ora dagli Usa, ora dall’Europa, ora da Israele, mentre il primo sarà senza  dubbio cinese, visto che già da aprile alcuni vaccini entreranno  in fase di indagine clinica e potranno comunque essere usati in casi di emergenza.

Ovviamente in Usa come in Europa non ci sarebbero grandi difficoltà a progettare robot per i casi in cui è meglio diminuire al minimo il contatto sanitari – paziente oppure potrebbero tranquillamente comprarli dalla Cina come del resto avviene per molte attrezzature medicali, ma in Usa lo impediscono i costi stratosferici raggiunti dalla sanità privatistica basata sulle assicurazioni e in Europa i tagli draconiani fatti sui sistemi pubblici che hanno fatto mancare solo in Italia 37 miliardi di finanziamento alla sanità e agli assurdi vincoli di bilancio che impediscono gli investimenti anche in caso di necessità come questa o come per le catastrofi naturali di ogni tipo. Detto in sintesi la capacità di garantire cure adeguate alla popolazione è stata sacrificata alle dottrine austeritarie derivanti dall’euro e comunque a una visione sociale che non solo tollera , ma auspica la disuguaglianza e che in nome di questo “ideale” ha distrutto lo stato sociale. L’Europa che è uno dei testimonial del sistema neo liberista sta raggiungendo il grottesco, perché anche in questa situazione se si volesse tutelare la saluta pubblica si dovrebbe comunque contrattare con la commissione un minimo di elasticità, entro comunque confini del tutto risibili e inadeguati ad affrontare la situazione. Per questo il governo sta chiudendo il Paese in lazzaretti gradi come regioni e uccidendo l’economia: per ubbidire a Bruxelles, perché se  l’epidemia dovesse diffondersi non potrebbe far fronte alle spese necessarie. Siamo cosi costretti ad invocare la beneficenza cinese che farà giungere mascherine e altro materiale sanitario negato invece dai Paesi europei: a questo siano ridotti e per fortuna che in definitiva siamo di fronte a una semplice influenza.

La questione dei robot con la quale ho iniziato il post non è dunque in primis un problema di tecnologia o comunque non solo di quella, ma di organizzazione sociale: un Paese a grande prevalenza pubblica come la Cina non ha difficoltà monetarie o resistenze lobbistiche ad aumentare le spese quando se ne presenta la necessità anche perché producendo in proprio gran parte dei  beni e servizi per la tutela della salute ogni investimento rientra facilmente nel ciclo economico se non altro come stimolo e sostengo alle industrie e al mercato interno.  La novità è che nonostante il reiterato tentativo di demonizzazione della Cina, messo in atto in mille occasioni e anche in questa, il messaggio mediatico non è passato, anzi tutti sono in grado di vedere la differenza tra un occidente che procede a tentoni, tardivamente, ossessionato dall’avidità finanziaria come la famigerata Banca mondiale, senza alcuna traccia di solidarietà anzi arrivando a sfruttare l’epidemia per le speculazioni commerciali e persino come occasione di licenziamento e la risposta cinese estremamente organizzata ed efficace. In sintesi le meraviglie del neoliberismo hanno ricevuto un grave colpo di immagine e il virus del dubbio ha cominciato a diffondersi anche tra quelli che sono soliti dar credito gli imbecilli primitivi che “vedono” i cinesi mangiare i topi vivi.

 


La ballata di Nerone

incendio_RomaChe Nerone suonasse la lira mentre la città bruciava è solo una leggenda costruita a posteriori, ma è una perfetta metafora di un punto di crisi e di passaggio: con l’imperatore falso incendiario si chiude infatti il capitolo dell’ impero di Roma e italico e comincia quello della lenta e progressiva orientalizzazione che due secoli e mezzo dopo porterà a Costantino e alla rapida decadenza della parte occidentale. Ma è anche il punto di svolta nel quale la diffusa prosperità che si era avuta nei secoli precedenti di espansione, di bottini e di distribuzione di terre, ma anche di straordinaria crescita di cultura, di infrastrutture, di tecnologia, di servizi comincia ad arenarsi e ciò che oggi potremmo chiamare standard di vita inizia ad abbassarsi. D’altronde la forte pressione che proveniva dall’Asia, i problemi logistici e quelli demografici  impedivano ulteriori e significative espansioni, nonostante i tentativi fatti in tal senso e la perpetuazione del modello economico che aveva accompagnato la crescita dell’impero diventava impossibile. In termini moderni potremmo dire che i salari cominciano ad abbassarsi, la vita media a calare, le regole a farsi labili  mentre la proprietà in generale, i mezzi di produzione e la terra si concentrano man mano in una elite che vive di ricchezza acquisita attraverso eredità, speculazioni, affitti, attività parassitarie, terziarizzazioni nelle colonie, sfruttamento che degradano il lavoro produttivo basato su abilità e conoscenza. E’ anche l’epoca dei circenses che sono strumenti di distrazione, infantilizzazione e mantenimento del consenso.

La storia ci presenta un’infinità di esempi anche in tempi più vicini e su scala più ridotta,  dal declino di Venezia a quello della Spagna che rientrano in questo schema generale di alterazione dei rapporti tra capitale e lavoro, tra conoscenza e rendita, tra produzione e sfruttamento: oggi non sarebbe difficile  individuare qualche Nerone che magari si riempie di birra mentre le torri bruciano. perché ciò a cui stiamo assistendo è la dissoluzione del’impero occidentale nel suo complesso e principalmente nel suo centro: gli standard di vita degli americani sono diminuiti precipitosamente, i datori di lavoro hanno smesso di pagare le pensioni mentre la copertura sanitaria viene ridotta o eliminata, l’istruzione pubblica si fa peggiore di anno, mentre si attuano continue riduzioni delle imposte sulle società. Negli ultimi due decenni, i salari e le retribuzioni per la maggior parte delle famiglie sono rimasti stagnanti o in calo, mentre dilaga la disoccupazione reale, ovvero quella che viene eliminata dalle statistiche che scambiano per lavoro stabile in gradi di assicurare l’esistenza di un futuro attività precarie o episodiche. Le spese per l’istruzione e per la salute mandano in bancarotta molti e riducono i laureati in peones del debito a lungo termine e dunque facilmente sfruttabili.

Oltre a questo l’accessibilità alla proprietà immobiliare  per gli americani di età inferiore ai 45 anni è diminuita drasticamente dal 24% nel 2006 al 14% nel 2017. Allo stesso tempo, gli affitti sono saliti alle stelle soprattutto nelle grandi città di tutto il paese, nella maggior parte dei casi assorbendo tra un terzo e la metà del mese reddito. Ma le elite e i loro esperti focalizzano l’attenzione sulle disuguaglianze “intergenerazionali” tra pensionati e salariati più giovani invece di riconoscere le disuguaglianze che sono aumentate drasticamente negli ultimi tre decenni, mentre è aumentato in maniera impressionate anche il gap dell’aspettativa di vita tra ceti benestanti e quelli poveri che dopo quasi tre secoli di costante ascesa comincia a diminuire. Contemporaneamente anche i tassi di natalità si abbassano a causa dell’assenza di tutele, dei bassi salari e della scomparsa del congedo materno o paterno retribuito. In realtà la cosiddetta “ripresa economica” in seguito al crollo finanziario del 2008 è solo un trompe l’oeil: le élite  finanziarie hanno ricevuto oltre due trilioni di dollari in salvataggi e ne hanno evaso altrettanti mentre 3 milioni di famiglie della classe operaia sono state sfrattate dai possessori di mutui finanziari. Il risultato è stato un rapido aumento dei senzatetto, soprattutto nelle città con il più alto tasso ufficiale di ripresa dalle crisi.

A questo stato di cose si cerca di reagire non con una diversa visione sociale o a un ritorno alle relazioni intrinseche del patto sociale precedente al neo liberismo , ma affidandosi  allo spettacolo, alla valorizzazione delle pulsioni più elementari e alle legioni: le spese militari  sono cresciute in proporzione diretta al declino dei pagamenti di assistenza sociale, ma anche l’efficacia della rapina globale, degli assedi e degli accerchiamenti sta rapidamente diminuendo, ma mano che cresce la potenza oltre i vari limes cominciano a configurarsi dei rovesci così che anche alleati fedeli cominciano a scalpitare, a interrogarsi a volere una fetta di torta. E tutti sono invitati a cantare e ballare, a convincersi che la festa  non sta davvero finendo.


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