Manifesta Malafede

usig 2Anna Lombroso per il Simplicissimus

C’è una bella differenza tra intelligenze illuminate e profetiche e certe Cassandre che sfilano in questi giorni davanti ai microfoni e alle telecamere e le cui previsioni sono meno credibili del meteo, che si esercitano con l’unico scopo di seminare paure irrazionali che consolidino la loro indiscussa autorità sacerdotale.

E infatti c’è da star sicuri che chi è dotato di lungimiranza e vuole metterla al servizio della ragione e della coscienza, quando la sua preveggenza è confermata dalla cronaca e dalla storia non se ne compiace, al contrario soffre di aver avuto ragion, solitario tra i tanti che rinnegano e rimuovono il passato per il timore si stare anche occasionalmente dalla parte sbagliata o sul carro dei perdenti

E difatti si può essere certi che negli anni Gramsci si sarà dispiaciuto oltre che della fine che ha fatto il suo giornale, della sua facoltà divinatoria e della veridicità scientifica della sua diagnosi sulle affezioni genetiche della cerchia degli usignoli dell’imperatore, degli intellettuali che prima o poi si trovano a gorgheggiare per chi comanda e a reggergli lo strascico, pronti in un battibaleno a dimostrare con l’uso politico della cronaca e della storia di essere stati male interpretati, a smentirsi con burbanzosa eloquenza, sicuri che nessuno li contesterà  alla faccia della memoria da elefante di Google, poiché la loro perdita di credibilità coincide con l’eclissi della stampa libera.

Non l’avrà dunque stupito l’appello con tante firme in calce e aperto a altre adesioni pubblicato dal Manifesto, che appunto ha sostituito la  sua morta Unità in veste di house organ del Pd e in forma più dinamica e  estesa del liberismo progressista.  Il titolo, che calza perfettamente con la retorica bellica che si è imposta in questi mesi: Basta con gli agguati, risalta in testa a un’accorata disamina dell’accanimento esercitato ai danni del governo e della sua saggia guida, l’avvocato degli italiani Conte, da due fronti uniti, con tutta evidenza, da una furia iconoclasta e disfattista, la destra populista, off course, ma, peggio ancora, quello che con altre parole potremmo definire l’avventurismo di  quei (cito) “democratici “liberali”, i grandi paladini della democrazia e della Costituzione, i cui show disinvolti e permanenti non fanno proprio bene al paese, anzi lo danneggiano”.

A guardare ai nomi in ordine alfabetico tra i quali si registrano alcuni ritorni dei vecchi divi sul viale del tramonto dei firmaioli pazzi, sconcerterà i più avveduti la presenza di personalità che a suo tempo si sono schierate per il No al referendum che stravolgeva la Costituzione al fine di sancire in maniera definitiva un rafforzamento antidemocratico dell’Esecutivo.

Macchè, tutto dimenticato: il primato dell’emergenza, l’esigenza di adottare provvedimenti speciali, la improrogabilità di nominare soggetti dotati di poteri eccezionali magari esercitati da Londra, obbliga pensosi costituzionalisti, filosofi militanti, meditativi opinionisti a piegarsi agli imperativi della nuova bio-realpolitik, che da una parte impone di accettare restrizioni della libertà, accertate e ammesse anche da loro: “come quello alla libertà di movimento (limitazioni peraltro previste dall’art. 16 della Costituzione), e … il pieno esercizio del diritto al lavoro, all’istruzione, alla giustizia nei tribunali”,  convertiti entusiasticamente al bisogno di fare di necessità virtù, proprio come sollecitano a fare con l’obbedienza, diventata temperante qualità morale, per salvarsi la pelle dal contagio.

E dall’altra sollecita a abbandonare, temporaneamente si sa, certe convinzioni e soprattutto a gettare alle ortiche quella veste “deontologica” e quell’ indole, che dovrebbe appartenere all’autobiografia  degli intellettuali, alla critica, alla coltivazione del dubbio, alla pratica dell’interrogarsi e del fare domande e esigere risposte dal potere.

Così pur riconoscendo con una certa riluttanza che quello di Conte “non è il migliore dei possibili Governi”, gli attribuiscono la qualità politica e morale di un dicastero di “salute pubblica”, che ha operato  “con apprezzabile prudenza e buonsenso, in condizioni di enormi e inedite difficoltà, anche a causa di una precedente “normalità” che si è rivelata essere parte del problema”.

È sempre sorprendente e rivelatore come appena conquistata una cattedra, una rubrica sui giornaloni con annesse chiamate a presenziare argutamente nei talkshow, oppure la direzione di una collana in una casa editrice di qualche tycoon noto per i suoi andirivieni dal mondo di impresa alla Repubblica delle Banane, qualcuno sia subito abilitato a  conquistare una capacità straordinaria e sovrannaturale di estraniarsi dalla realtà.

E così non senta più l’obbligo di vedere le disuguaglianze, di denunciare le tremende iniquità, di farsi carico delle ingiustizie che hanno per anni condannato i poveracci a rinunciare a cure, assistenza, sicurezze e diritti.

Fenomeni dei quali questi celebrati teoreti e studiosi hanno improvvisamente contezza, non perché si siano presi la briga di districarsi tra statistiche farlocche e dati manipolati, ma perché quella normalità vergognosa di prima che è causa del problema, concorre a giustificare scelte insensate, repressione poliziesca, stato di eccezione, narrazione apocalittica in grado di generare l’assoggettamento volontario al catastrofismo e al regime del terrore.

Il fatto è che non stiamo parlando di poveracci: da che mondo è mondo la scrematura elitaria degli intellettuali era in grande percentuale espressione di ceti privilegiati, da figli di una borghesia acculturata, con qualche eccezione di formidabili personalità “venute su dal nulla”, che della loro origine hanno fatto l’arma per dare vigore e potenza alle loro vocazioni, al loro talento e alla loro lotta ai soprusi.

Ma, tanto per fare un esempio, una ministra ex bracciante che fa apostolato di sfruttamento anche tramite il caporalato di stato, sta a dimostrare che certe interazioni antropologiche e sociali non sono più possibili, che la visibilità, l’affermazione di sé, sono opportunità in regime di esclusiva di ceti privilegiati o che si ritengono tali per una malintesa superiorità culturale che non fa veder loro come certe prerogative siano già minacciate e in pericolo.

Per questa miopia i loro “pensatori” con le firma in calce, i difensori della libertà di parola, purché sia la loro,  hanno perso autorevolezza, vengono intesi come i soliti culialcaldo (ne ho scritto qui: https://ilsimplicissimus2.com/2020/04/28/culi-al-caldo-nella-tormenta/) risparmiati dai crucci della maggioranza di sfruttati, ridotti in stato di servitù con le torture dei mutui, delle bollette, della necessità di ricorre a fondi e assicurazioni per garantirsi il minimo della sopravvivenza, i precari, gli esodati, i cassintegrati e delle futura maggioranza dei profughi del virus, dei sopravvissuti licenziati, delle partite Iva, dei part time, dei call center,  che quando escono di casa possono trasferirsi direttamente sotto i ponti o sui cartoni nel parco, fatto salvo il doveroso distanziamento.

Pensate a cosa devono ricorrere per far sentire la loro voce, coperta dal berciare degli opinionisti della scienza: gli tocca, a queste inossidabili facce di tolla, puntare il dito accusatore contro la lobby “degli interessi e delle aspirazioni di coloro che vogliono sostituire questo governo e la maggioranza che faticosamente lo sostiene, per monopolizzare le cospicue risorse che saranno destinate alla ripresa”.

Scrivono spericolatamente proprio così, “le cospicue risorse”, intendendo la liquidità e i prestiti a strozzo del racket, intendendo le mance degli indigenti del covid passate da oltre 3 miliardi, a due, per essere ancora dimezzate. Intendendo le elemosine da restituire a breve a chi detiene la cassetta delle collette padronali quella che collettivizza le perdite e privatizza i profitti.

Si è proprio rovesciato il mondo: intellettuali che in nome della libertà di azione di chi sta in alto,  censurano l’opinione di chi sta in basso o altrove, gente che affolla le  piazze per sostenere un partito di maggioranza, intellettuali che firmano appelli per il governo, costituzionalisti che apprezzano le abiure e le abdicazioni alla carta, gente che  si sente nel giusto se rinuncia alla libertà e al libero arbitrio per salvarsi da una malattia non proprio conclamata e gente che deve sentirsi nel giusto se la sfida per salvarsi il magro salario.

No, mi sbaglio, è sempre andato alla rovescia.

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16 responses to “Manifesta Malafede

  • La Marchesa del Grillo – infosannio

    […] (Anna Lombroso per il Simplicissimus) – Ma vuoi vedere che è vero che i vecchi, posseduti dall’istinto di autoconservazione, sono egoisti? La tesi, si sa, è molto propagandate dalle alte sfere dell’economia e della finanza che per questo li vuole condannare a emarginazione e morte precoce, per punirli della rottura dei vincoli e dei patti generazionali in qualità di insaziabili parassiti che pesano sui bilanci pubblici e sul sistema di Welfare, che non hanno voluto garantire nemmeno ai loro discendenti gli standard di benessere dei quali hanno goduto dissipatamente. […]

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  • La Marchesa del Grillo | Il simplicissimus

    […] dirsi “felice di firmare l’appello” (ne ho scritto qui: https://ilsimplicissimus2.com/2020/05/02/manifesta-malafede/        e qui: https://ilsimplicissimus2.com/2020/05/03/santo-subito/  )  sentendosi così tra […]

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  • Santo subito! — Il simplicissimus – Revolver Boots

    […] maestà. Mi sono permessa intanto di criticare un piccolo convivio virtuale di intellettuali, (qui: https://ilsimplicissimus2.com/2020/05/02/manifesta-malafede/, firmatari di un appello inteso a dare appoggio ufficiale al Governo, oggetto di una campagna di […]

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  • Santo subito! | Il simplicissimus

    […] Mi sono permessa  intanto  di criticare un piccolo convivio virtuale di intellettuali, (qui: https://ilsimplicissimus2.com/2020/05/02/manifesta-malafede/,  firmatari di un appello inteso a dare appoggio ufficiale al Governo, oggetto di una campagna di […]

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  • Paolario

    Lei considera quella degli intellettuali (certamente culi al caldo di cui sopra) una mozione a difesa del difensore del popolo a discapito del popolo. A me è sembrato un estremo e disperato invito affinché opposizioni interne ed esterne al governo, affrontino nel merito le questioni, anche quelle che lei si augurerebbe affrontassero. Invece quelli delle opposizion se va bene fanno dibattiti infiniti su congiunti et similia, ma se va male si ergono a difensori di quella carta che 4 anni fa volevano devastare e si lamentano di autoritarismo pur essendo l’uno quello del governo con più decreti della storia, gli altri gli amici di Orban. Al netto di questi subumani si potrebbe, secondo il Manifesto, concentrarsi su salute e lavoro, temi a lei, Anna Lombroso, carissimi. Ma per lei questi subumani non esistono: ammiro il suo disprezzo assoluto, ma ne consegue che l’attuale status quo si opponga nella sua visione direttamente ad un’Arcadia in cui Gramsci dettava l’agenda. Io vorrei essere capace con lei di voli così alti e puri, invece in un gioco al ribasso il mio iperuranio diventa un mondo in cui l’avvocato rappresenti il mio più grosso guaio.

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  • Anonimo

    Si può vedere:

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  • Manifesta Malafede – infosannio

    […] (Anna Lombroso per il Simplicissimus) – C’è una bella differenza tra intelligenze illuminate e profetiche e certe Cassandre che sfilano in questi giorni davanti ai microfoni e alle telecamere e le cui previsioni sono meno credibili del meteo, che si esercitano con l’unico scopo di seminare paure irrazionali che consolidino la loro indiscussa autorità sacerdotale. […]

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  • Anonimo

    Si può vedere:

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  • Anonimo

    “il timore si stare anche occasionalmente dalla parte sbagliata o sul carro dei perdenti”

    Ci sedemmo dalla parte del torto visto che tutti gli altri posti erano occupati.

    Bertolt Brecht

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  • Anonimo

    “degli interessi e delle aspirazioni di coloro che vogliono sostituire questo governo e la maggioranza che faticosamente lo sostiene, per monopolizzare le cospicue risorse che saranno destinate alla ripresa”.

    Ah… sembra un eufemismo per dire che non voglio fare redistribuzione del reddito a chi ne ha bisogno, magari da sempre, ma implementeranno il solito assitenzialismo per ricchi e benestanti lagnoni.

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  • Anonimo

    Si può vedere:

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    • Anonimo

      Si può vedere in modo un po’ più esteso ( al fenomeno onda, si può sostituire il fenomeno virus, ma il risultato , cambia poco…):

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  • Anonimo

    “la presenza di personalità che a suo tempo si sono schierate per il No al referendum che stravolgeva la Costituzione al fine di sancire in maniera definitiva un rafforzamento antidemocratico dell’Esecutivo.”

    Piccolo appunto:

    il referendum di riforma Costituzionale, è un referendum confermativo, quindi chi voleva sfasciare la Costituzione, eventualmente si era schierato con i SI.

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    • Anonimo

      Ah…però il discorso è coerente, sono io che non conoscendo sti intellettuali, Non ne avevo capito il senso…

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    • Anne La Rouge Lombroso

      appunto alcuni si sono dimenticati di essersi a suo tempo espressi contro il rafforzamento dell’Esecutivo cui oggi plaudono

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  • Anonimo

    “con l’unico scopo di seminare paure irrazionali che consolidino la loro indiscussa autorità sacerdotale.2

    Questi sono i sacendoti del predicare bene e del razzolare male, tant’è che il SSN si è rivelato sin dall’inzio per quello che è: un disservizio tendente allo sfascio che ha costretto a segregazione autoritaria e domiciliare…
    prima e dopo aver pontificato, taluni “dotti medici e saccenti”, dimostrano l’essenza scientifica della loro professionalità, in buona sostanza: “segregati a casa, perché, tanto , visto lo sfascio del servizio sanitario, non riusciremo a curarti da un malattia virale”.

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