I talk show dei cardinal Bellarmino

ins3.jpg--Un tempo quando ancora si studiava qualcosa e non ci si addestrava semplicemente con i test a fare le scimmiette sapienti, la rivoluzione scientifica veniva sintetizzata con la rivoluzione copernicana e l’affermazione, grazie a Galileo, della teoria eliocentrica contro quella geocentrica di Tolomeo che da più di duemila anni spiegava grosso modo il moto delle stelle, i moti planetari e sia pure a costo di calcoli complicatissimi, riusciva a prevedere le eclissi. In realtà la questione era molto più generale della questione astronomica e coinvolgeva le basi stesse della fisica e della metafisica antiche che non erano mai state messe in dubbio per un  principio di autorità che da Aristotele era poi passato alla Chiesa la cui teologia ne sussumeva l’impianto generale. In effetti la teoria eliocentrica rendeva i calcoli astronomici molto più semplici e lo stesso Copernico che aveva imparato la lezione dai matematici bolognesi  dell’Alma Mater, non voleva affermare che effettivamente la Terra girasse attorno al sole, ma che assumendo questa ipotesi ci si risparmiava un sacco di fatica matematica (mica c’erano i calcolatori al tempo), fermo restando che era possibile spiegare perché se la terra gira su stessa  tutto ciò che c’è sulla sua superficie non viene spazzato via all’istante. Solo con Galilei e la sua relatività che sostituisce l’inerzia all’impetus aristotelico si poteva concepire un sistema eliocentrico.

Così vediamo che la nascita della scienza viene di solito spiegata come il passaggio da un corpo di conoscenze stabilite a un altro, perdendone il vero significato che sta proprio nel rifiuto di un’autorità che può e deve essere sostituita dal “provare e riprovare” galileiano,  dal fare esperienze ed esperimenti, possibilmente riproducibili, dal dubbio cartesiano programmatico. Insomma non viene per nulla trasmesso il dramma che si svolse negli anni di Galileo attorno all’eliocentrismo perché si era dilaniati da evidenze che suggerivano di abbandonare la teoria eliocentrica senza avere ancora le basi per poter sostituire del tutto la fisica di Aristotele. Il filosofo della scienza Feyerabend scrisse che all’epoca di Galileo la Chiesa rimase più fedele alla ragione dello stesso Galileo” intendendo con questo dire che l’essenza della scienza non è tanto nelle metodologie e nei protocolli, quanto nell’atteggiamento anti dogmatico. Eppure in questo 2020 abbiamo potuto sperimentare in pieno la “normalizzazione” e dogmatizzazione della scienza che divenuta nuova religione, pretende non solo di controllare una verità che peraltro non conosce e che per definizione è in divenire dialettico tra le ipotesi, ma anche di prestare anche la propria autorità alla censura delle opinioni non gradite alle elite. Insomma non incarna più  Galileo, ma il cardinal  Bellarmino con in più i media di massa e i talk show. Anzi peggio perché è diventata ancella del potere e dei poteri economici  dai quali dipende ormai strettamente in tutti i settori e in tutti segmenti e filiere in cui può essere suddivisa . E così cerca in maniera grossolana e anche attraverso la manipolazione dei dati o semplicemente attraverso la loro confusione di tenere in vita la  narrazione della pandemia che è servita alle elite per scatenare  la tempesta perfetta, ormai inevitabile, ma che provocata artificialmente e in modo controllato evita di pagarne  lo scotto e anzi manda al macero la democrazia e la libertà.  Sarebbe intollerabile anche se si trattasse di qualcosa di davvero letale e non di una sindrome influenzale pantografata fino all’inverosimile per raggiungere alcuni scopi precisi che servono per i decenni futuri: la vaccinazione universale con annessa schedatura biologica, il controllo della popolazione attraverso gli strumenti informatici e il dominio finale e incontrastato della tecnocrazia.

Fate caso al fatto che gli unici esperti che si oppongono apertamente e nettamente agli appelli millenaristici della pandemia sono scienziati con grandi carriere dietro le spalle, talvolta persino Nobel, persone che ormai non hanno più nulla da dimostrare, nessun cursus honorum da intraprendere o da curare, non hanno più bisogno né di fama mediatica, né dell’appoggio o dei soldi di Big Pharma. Le mezze figure, i cui titoli sono incerti o a volte millantati o hanno apertamente fallito i propri obiettivi come Anthony Fauci diventano gli eroi di questi disegno i San Giorgio alleati del drago che sgomitano per essere i primi della classe nell’appoggiare quel potere che poi li ripagherà o almeno così illudono. Così fin da subito una supposta “scienza” tra molte virgolette è stata chiamata dai media colti e meno colti del potere ad avallare la trasformazione di una sindrome influenzale in peste, per fare fronte comune contro l’evidenza dei numeri che pure non lasciano scampo e per zittire con l’autorità ogni contradditorio, preludio questo all’annullamento della libertà di parola e di opinione. Il tutto con obbligatorio seguito di intellettuali di firma che stanno sottoscrivendo non solo la loro abdicazione da teste pensanti, ma la loro stessa fine: hanno siglato la loro dichiarazione di inutilità perché se prima potevano mettersi a servizio da qualcuno, oggi non servono più alla tecnocrazia rampante di cui stanno facendo gli interessi. Del resto non è che intellettuale vuol dire necessariamente intelligente e lo si capisce bene proprio in Italia dove il disegno generale ha assunto il carattere più diretto, inequivocabile e persino grottesco di cambiamento di regime: davvero fare i valletti di Conte e di quattro grassatori della peggiore specie è una gran brutta fine. Saranno vaccinati anche loro volenti o nolenti, avranno anche loro la app di controllo, ma probabilmente non ci saranno più i soldi per alimentare la loro visibilità. Almeno una soddisfazione.

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