Adesso lo sappiamo, tra le tante cose essenziali che mancano all’Europa o meglio ai suoi tenutari pro tempore, ci sono le palle, espressione che deriva dallo stemma dei Medici di Firenze e non da altre formazioni biologiche. E la dimostrazione di questa desolata assenza, la prova del nove, è arrivata inequivocabilmente questo fine settimana: Il Canada ha abbandonato i colloqui bilaterali con gli Usa e quando Washington ha  risposto imponendo dazi del 50% su merci canadesi per un valore di circa 28 miliardi di dollari annui, Ottawa ha  ha annunciato dazi di ritorsione dello stesso importo. Sabato scorso il Primo Ministro Mark Carney ha detto che i nuovi dazi erano stati progettati per danneggiare il Canada e che il Paese risponderà “dollaro per dollaro”. Siano quindi fronte a una sorta di paradosso: un Paese economicamente intensamente interconnesso con gli Stati Uniti, al punto che i tre quarti delle sue esportazioni vanno negli Usa, è in grado di respingere quella che considera una cattiva offerta e minacciare apertamente ritorsioni, mentre un anno fa un’unione di 27 Stati, ovvero l’Ue, con volumi commerciali molto più ampi e diversificati, ha spacciato per un successo l’accettazione di un aumento di dazi dall’1,2% al 15%. Eppure si sapeva benissimo che tutte le associazioni imprenditoriali del continente era profondamente ostili a questo cedimento.

Come se ciò non bastasse il  primo ministro canadese, dopo il fallimento dei colloqui, ha sottolineato nelle dichiarazioni  successive è che si stanno compiendo sforzi intensi per intensificare legami commerciali alternativi, citando tra gli altri la Cina, con la quale si erano già tenuti colloqui, mentre l’Ue subito dopo l’accettazione supina dei nuovi dazi,  attraverso il responsabile del commercio dell’Unione, tale Šefčovič, fece sapere di stare valutando sanzioni contro quello che potrebbe diventare il suo partner commerciale più importante in futuro, ovvero Pechino. Una dimostrazione di sudditanza a Washington che dire scandalosa è poco: ci si potrebbe domandare come mai i media presentano la giusta reazione canadese ai diktat americani come espressione del principio di sovranità, mentre quando si è trattato dell’Europa si è parlato con lingua evidentemente biforcuta di” stabilità ” o ” certezza nella pianificazione “, quando invece proprio l’improvviso sistema dei dazi punitivi rappresenta esattamente il contrario. Ma la risposta è purtroppo ben conosciuta, anche se non politicamente riconosciuta: la Commissione è priva  di una reale legittimità democratica, il Parlamento di Strasburgo è poco più di una imitazione in scala di una vera assemblea legislativa, mentre si fanno esclusivamente gli interessi politici della grande finanza. 

Ma anche ad altri stanno spuntando le palle, mentre l’Europa si evira fingendo il virilismo della guerra in Ucraina: si è tentato di definire il patto di difesa comune, siglato all’inizio di questo mese tra Arabia Saudita, Turchia e Pakistan e chiamato patto della Mecca, come una specie di Nato medio orientale, una sorta di alleanza sunnita contro l’Iran,  mentre di fatto si tratta del primo importante passo, verso l’espulsione degli Usa e dei loro valletti dal Medio Oriente. Si sta creando un nuovo sistema di sicurezza, le cui basi sono state in realtà concepite tra Mosca e Pechino, che vedono lo stesso Iran al centro. Oggi infatti il maresciallo Asim Munir, capo di stato maggiore dell’esercito pakistano  si trova in Iran proprio per discutere l’adesione dell’Iran all’accordo della Mecca come quarto membro. E sabato scorso anche il Bahrein ha chiesto di entrare in questo nuovo meccanismo di difesa. Ma la stessa richiesta è stata fatta pure dal Bangladesh, nonostante sia piuttosto lontano dall’area calda piuttosto lontano dall’area, visto che si trova sul golfo del Bengala e vicino alla stretto di Malacca, altra strozzatura vitale dei commerci  mondiali. Così oltre al Medio Oriente c’è caso che gli Usa finiscano per perdere tutto l’Oceano Indiano. Le premesse per questo ci sono ormai tutte favorite dalla dimostrazione che l’America non è davvero in grado di difendere gli amici che fino ad ora ha sfruttato proprio in cambio di questa promessa, Europa compresa.  non si sa bene se Trump che si pavoneggia e ogni giorno fa la coda del tacchino pensando di essere un pavone, abbia compreso le disastrose implicazioni della sua aggressione all’Iran. Probabilmente no