Erasmus, elogio dell’idiozia

erasmAnna Lombroso per il Simplicissimus

Rimbocchiamoci le pinne!”. Anche solo per questo appello all’ittica attiva, le sardine meriterebbero di essere collocate in un cono d’ombra, la punizione più severa per loro come per il loro nemico n.1, il Male Assoluto, uniti come sono dalla stessa bulimia presenzialista.

Ma a volte parlare di loro è irresistibile e pure doveroso. Grazie a un’attenzione che copre l’arco costituzionale, stando a cuore a poteri forti dei quali sono evidente emanazione, godendo della simpatia di Soros e dei Benetton, ricevuti da ministri, vezzeggiati unanimemente dalla stampa ufficiale, oggetto del delirio passionale di pensatori e intellettuali navigati ridotti al ruolo di Humbert Humbert soggiogati dalla loro “innocenza” che si augurano possa farli galleggiare ancora un po’ seguendo le correnti modaiole, proprio come un movimento politico della contemporaneità dopo l’eclissi della democrazie e della partecipazione, dimostrano il medesimo disinteresse per il consenso e la stessa indifferenza per i bisogni della gente.

Gente, plebe,  massa, che come è noto serviva a portare acqua al loro candidato e al loro partito di riferimento (il Pd  “quello più vicino e affine”) e che adesso può restarsene a casa, lasciare deserte le piazze presidiate dalle forse dell’ordine con la mano di ferro grazie alla permanenza di leggi di sicurezza: vedi mai che ci vada qualche lavoratore incazzato, qualche antagonista anti sistema, qualche insorto anti-Tav settantenne.

È per quello, per la certezza che  è stata loro concessa di essere intangibili, intoccabili come dei santini lavacoscienza dai persuasori del politicamente corretto, che possono sparare cazzate un giorno si e l’altro pure.

L’ultima, una delle più invereconde, consiste nella proposta che hanno recato come viatico ai ministri che li hanno ricevuti con la benevola attenzione che un preside riserva agli alunni leccaculo, rampolli dei papà che pagano di tasca loro quei valori aggiunti che fanno più appetibili gli istituti dove non esiste quella rischiosa mescolanza di ceti sociali, quella, cito, di “ inaugurare una nuova stagione di politica sardina che passa dalla contaminazione tra Nord e Sud, tra giovani e pensionati, tra cittadinanza e politica …. che trasformi il Sud e tutta Italia in un acquario da riempire invece che in un bacino condannato a svuotarsi”.

E come? Ma è facile, ripristinando “fin dall’Università una sorta di Erasmus tra regioni del Sud e del Nord. Perché un napoletano non può farsi sei mesi al Politecnico di Torino e un torinese sei mesi a Napoli o a Palermo per studiare archeologia, arte, cultura o diritto?”.

Ora a nessuno sfugge che cosa sia Erasmus, perché abbia avuto tanta presa nell’immaginario di una classe agiata retrocessa per via dell’erosione di sicurezze, garanzie, beni, che si sente impegnata a pagare la colpa insinuata dal pensiero mainstream di aver dissipato, di aver vissuto al di sopra delle proprie possibilità, di non avre saputo riservare alle generazioni future il benessere immeritato di cui hanno approfittato. Si sa che è un sacrificio e una condanna, ma anche uno status symbol e un obbligo sociale che si paga in cambio dell’appartenenza a un ceto superiore per conservare intatto il mito dei patti generazionali che la cultura e l’ideologia liberista ha invece fatto rompere per sempre.

Non a caso in occasione della Brexit a sottolineare la barbarie prevedibile nella quale sarebbe precipitata la perfida Albione c’era anche la possibilità che la Gran Bretagna uscisse dalla rete del progetto europeo, che da sempre ha l’obiettivo di consolidare una concezione della collaborazione e cooperazione colturale tarata sugli standard della Nato e della colonia europea dell’impero del male in modo da sostituire l’internazionalismo con il cosmopolitismo turistico. E infatti quanti genitori si sono indebitati (sfido chiunque sia pure sobrio come di volevano Fornero, Monti, Cancellieri a mantenere un figlio in Germania, Francia, Spagna con una borsa mensile di 250 euro) per regalare ai figli il loro sogno di qualche mese di manca, sbronze e sesso esotico, magari secondo il modello sardine:  “Salvini è un erotico tamarro e noi proponiamo un modello erotico romantico”, in collocazioni che ricordano loro l’atmosfera dei college americano dove i delfini del ceto abbiente si godono un parcheggio dorato in attesa di proseguire poi col loro bullismo a Wall Street o in qualche impresa di esportazione di democrazia.

Ecco, deve essere questa la chiave con la quale interpretare la Weltanschauung dei leader delle Sardine, applicare su scala regionale il volonteroso intento di portare e far provare al Mezzogiorno la bellezza dell’export-import di ideologia e pratica della crescita, del dinamismo laborioso di località e popolazioni che vantano primati di evasione fiscale, consumo di suolo, corruzione, speculazione, inquinamento anche sottoforma di conferimento al Sud di veleni. E al tempo stesso di favorire l’incremento della vocazione turistica di posti che non hanno e non meritano altro che diventare parchi tematici e disneyland nostrane, avendo mostrato l’inettitudine perfino a farsi sfruttare dal padronato interno e esterno, sottraendosi come  a Taranto all’obbligo civico di ammalarsi per conservarsi il posto e di essere sottopagati per conquistarsi il salario.

Non stupisce, in fondo le sardine sono state create per dare appoggio a una regione schierata in prima fila a favore dell’autonomia differenziata, alla stregua di Veneto e della Lombardia, legittimandola e rafforzando la retorica della disuguaglianza tra Nord e Sud come effetto incontrastabile di una legge naturale, riportando alle origini la cosiddetta questione meridionale ed il tema del dualismo e delle due velocità di un Paese troppo lungo, con le terre sotto il confine del sacro fiume affette da un ritardo antropologico e che beneficiano del contributo generoso delle ricadute dello sviluppo di quelle del Nord, prospere e dinamiche ormai logorate dall’obbligo di fare l’elemosina  a un Mezzogiorno borbonico, arretrato, indolente e spendaccione.

È in nome del riscatto che ispira secessione dei ricchi che parlano e agiscono la Lega di Bossi,  Maroni, Salvini e Zaia e di Bonaccini e di chi l’ha votato con l’ambivalenza equivoca di interessi sostenuti da un impianto ideologico divisivo e feroce, di un sovranismo regionale che sogna l’annessione alle province carolinge dell’impero, mentre giù in basso altre geografie vengono giustamente spinte verso l’Africa, verso la subalternità che meritano al servizio del turismo e dello sfruttamento coloniale di risorse, paesaggio, beni artistici.

E infatti possiamo immaginarcela questa scrematura della bella gioventù, che conosce il Sud attraverso i film con Bisio, le storie d’amore nei trulli, dove si realizzano le fortune di startup dell’accoglienza, al suono di mandolini, mentre si intrecciano carole e tarantelle, e in grandi cucine industriose si friggono melanzane e si fa la conserva di pummarola.

Peccato che il loro pensiero sia poi lo stesso di quelli che sul piatto di spaghetti vedevano la pistola fumante, condanna morale e sociale perpetua a essere inferiori, poveri e dunque criminali.

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14 responses to “Erasmus, elogio dell’idiozia

  • Erasmus, elogio dell’idiozia — Il simplicissimus – Revolver Boots

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  • Anonimo

    Ai predicozzi fideistici e femministi 2.0 di Jorge, preferisco la fede e la femminilità pagana/ patriottica, e lo percepisco, in fondo, per ciò Jorge un po mi invidia ( mo’ ricomincerà con le denigrazioni…)… a proposito di fede: “de gustibus…” ( ad ognuno la sua…si rilassi Jorge, si rilassi, nessuno vuole demolire definitivamente le sue illusioni ne l’autoritarismo dei suoi predicozzi) 😉 :

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  • jorge

    La categoria gramsciana di “rivoluzione passiva”, per cui il capitale non solo sconfigge i molteplici fenomeni emancipativi di classe con la repressione, ciò non basta, ma in parte recupera anche queste istanze nel quadro delle compatibilità capitalistiche per meglio stabilizzare il proprio comando, spiega come ad es.

    la critica al lavoro alienato e ripetitivo sia stata recuperata per proporre il “lavoro flessibile” come fatto emancipativo, anche per questa strada oltre che per i raporti di forza si ha l’attuale svalutazione del lavoro

    anche il femminismo, che criticava il patriarcato come sostegno al comando capitalistico (pago meno l’uomo perchè la calzetta la fa la moglie e lui non la deve comprare), è stato recuperato per proporre le donne in carriera grazie alla badante est europea a casa ed in nero, laddove il femminismo proponeva l’ espansione dei servizi sociali per “socializzare il lavoro di cura” e determinare l’accesso della donna al lavoro

    evodentemente , è contestualmente ad una ripresa di classe che riemerge la critica al lavoro alienato, o il femminismo (anche un tecnico o un insegnante è oggi un proletario)

    che c’entrano le donne in carriera col femminismo ? E che c’entra la teoria pornografica del femminismo immigrazionista ideata da Anonimo col femminismo ?

    Oggi il Capitale non può più servirsi del grimaldello (squalificato) delle donne in carriera, o del lavoro flessibile quindi emanciativo, per attaccare il lavoro ideologicamente oltre che con la mai terminata repressione : ecco che ripropone il patriarcato, le gerarchie di razza, ovvero la fase alternativa del pendolo ideologico con cui sempre combatte il lavoro e la sua emancipazione

    Anonimo, come tanti, è funzionale a questa ultimissima fase del pendolo che ancora una volta divide i soggetti che dovrebbero essere uniti giacchè l’unità è l’unico modo per realizzare la emanciazione dal capitale

    perchè l’unità della classe , deve essere su basi di classe, non può essere ottenuta con ideologie esteriori alla condizione di classe, come la nazione, i valori patriarcali intrinsecamente gerarchici e divisivi, etc

    tali ideologie sono il cavallo di troia con cui la classe dominante si insinua nel movimento di classe e ne prende il controllo portandolo alla sconfitta

    la classe è formata da coloro che sono sfruttati, e che non possono sfruttare nessun altro, poi gli appartenenti alla classe in quanto singoli individui possono avere i peggiori difetti, ma non conta, nei momenti di azione collettiva prevale infine l’interesse oggettivo che è necessariamente emancipativo dato che non ci sono altri al di sotto su cui scaricare lo sfruttamento

    In una figura idealtipica come quella di Anonimo, si osserva l’insistere sui caratteri individuali dei singoli appartenenti alla classe, il collega di lavoro piu anziano che era stato garzone da giovane e sottovaluta il pericolo della precarizzazione, la collega donna e sexy che lo sbeffeggia, il nero che gli da il tu e non il Lei nonostante anonimo dia a tutti il Lei, e via dicendo

    le esplosioni di conflitto ci sono, oggi molto spesso da parte degli immigrati, serve una avanguardia che le colleghi e le metta in comunicazione, nell’azione collettiva i limiti personali scompaiono e vengono travolti perchè prevale la condizione oggettiva, il non aver nessuno al di sotto su cui scaricare lo sfruttamento, il collante della classe è questo e non la nazione il patriarcato ed altri concetti interclassisti

    il singolo nell’azione collettiva si trasforma, è il passaggio quantità qualità, ad es un filo di paglia è un filo di paglia, 100.000 fili di paglia sono un covone, un significato molto maggiore che la sommatoria dei singoli fili di paglia

    PS. @ Anonimo, non dimenticare la pillolina, se no adesso posti 250.000 commenti ripetitivi simili ad uno sciame di cavallette, e dopo per sfogarti ti rimane solo il fine vita assistito, poichè ci dispiacerebbe infinitamente ti consigliamo di andare a dormire

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    • Anonimo

      Guardi Jorge se ne trovi uno di bravo, perché i suoi delirii di onni saccenteria stanno rasentando il grottesco, della pontificazione random e denigratoria.
      Ormai il merito dei singoli problemi manco lo sfiora, lei predica raffazonate teorie marxiste ottocentesche Come fossero il Verbo, e per confutare i mille difetti di detti predicozzi usa tendenzialmente argomenti ad personam o ad baculum… di predicatori di questo tipo “stamo so’ na botte de fero” per i prossimi 100 anni.

      Continui a elucbrare sfavillanti ed infallibili teorie marxiste, le potranno tornare utili pure nell’aldilà.

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    • Anonimo

      Quando si è invasati e dogmatici, l’autocritica NON è ammessa, si procede per dogmi e predicozzi, proiettando la propria meschinità sugli altri, magari pure qualche complesso sessuale, che appunto si attribuisce a chi contesta la propria verità di fede.

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    • Anonimo

      Sotanzialmente Jorge da buon sinistrato simil sardina , è un femminista 2.0 ( la quinta colonna del capitalismo…), per dissimulare ciò continua a recitare ottusamente sermoni marxisti ottocenteschi a mo di dogma fideistico, per imbonire i maltrattati maschi della classi subalterne.
      Guardi Jorge per renderla felice le dico questo: sono convinto che le ciancione femministe 2.0 possiedono 1000 virtù , anche quella di portare avanti una rivoluzione comunista sostanziale di successo… sono talmente convinto di ciò che rimango in trepidante e fideistica attesa.

      Jorge, si dice che 3 indizi fanno una prova, o dovrebbero perlomeno sollevare dubbi, ma Solo su coloro che non sono dei dogmatici beoti, forse.

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    • Anonimo

      “anche il femminismo, che criticava il patriarcato come sostegno al comando capitalistico (pago meno l’uomo perchè la calzetta la fa la moglie e lui non la deve comprare), è stato recuperato per proporre le donne in carriera grazie alla badante est europea a casa ed in nero, laddove il femminismo proponeva l’ espansione dei servizi sociali per “socializzare il lavoro di cura” e determinare l’accesso della donna al lavoro”

      Come si può notare in parte anche dai predicozzi di Jorge, a predicare bene si fa sempre tempo, ma, particolarmente in itaGlia: fra il dire ed il fare c’è di mezzo l’oceano pacifico , e la fossa delle marianne.

      Un palliativo alle contraddizioni anche pesanti del femminismo 2.0 però c’è: l’ipocrisia e la fede dogmatica…magari, di quando in quando la denigrazione verso chi critica le pesanti e subdole contraddizioni, delle ciance femministe 2.0 ( argomenti ad personam, ad baculum…e con tanto argomentare si avvicina sempre più il “sol dell’avvenir femminista 2.0”).

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    • Anonimo

      Jorge le consiglio di tornare ad argomenti un po’ più seri:

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    • Anonimo

      “anche il femminismo, che criticava il patriarcato come sostegno al comando capitalistico (pago meno l’uomo perchè la calzetta la fa la moglie e lui non la deve comprare), è stato recuperato per proporre le donne in carriera grazie alla badante est europea a casa ed in nero, laddove il femminismo proponeva l’ espansione dei servizi sociali per “socializzare il lavoro di cura” e determinare l’accesso della donna al lavoro”

      Le vie dell’inferno sono lastricate di buone intenzioni.

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    • Anonimo

      Lo squilibrio denigratorio di Jorge è sintomatico della validità delle sue ciance femministe 2.0 , ben mixate con poderosi e dogmatici predicozzi marxisti ottocenteschi.

      Un mix veramente esplosivo ( poi sta esplosione bisognerebbe vedere chi andrà a danneggiare, magari ulteriormente…).

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  • Erasmus, elogio dell’idiozia | infosannio

    […] (Anna Lombroso per il Simplicissimus) – “Rimbocchiamoci le pinne!”. Anche solo per questo appello all’ittica attiva, le sardine meriterebbero di essere collocate in un cono d’ombra, la punizione più severa per loro come per il loro nemico n.1, il Male Assoluto, uniti come sono dalla stessa bulimia presenzialista. […]

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  • Anonimo

    “È per quello, per la certezza che è stata loro concessa di essere intangibili, intoccabili come dei santini lavacoscienza dai persuasori del politicamente corretto, che possono sparare cazzate un giorno si e l’altro pure.”

    Vedo che la Lombroso inizia a capire talune dinamiche della democrazia ( oligarchia…) 2.0, buon segno.

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  • ogm44

    Una volta, almeno per i maschi, ci pensava il servizio di leva a spedire i pugliesi a Tarviso e i triestini in Sardegna, ed era molto più efficace, visto che adesso si parla di Erasmus da Autogrill.

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