Ciò che appare davvero incredibile e inquietante del mondo contemporaneo, è che la pace si è trasformata in qualcosa che viene generalmente considerata politicamente svantaggiosa e sospetta. Non è da oggi che viviamo questa inversione etica epocale, i primi sintomi si erano già mostrati al tempo del Russiagate quando i soli contatti di Trump con Putin furono comunque interpretati come un cedimento al nemico. Poco importa qui che si trattasse di una colossale balla, il fatto è che la cosa funzionò per un certo periodo proprio perché allontanava qualsiasi possibilità di gentleman agreement: se parli con Putin è perché gli vuoi vedere l’America e perché ogni colloquio con Mosca costituisce un’ingerenza elettorale. Certo visto che gli Usa hanno pesantemente condizionato le elezioni in innumerevoli Paesi, servendosi dei servizi, dei soldi e della diplomazia in un contesto di assoluta strumentalizzazione, si capisce anche da dove derivi questa malattia e di come si possa essere interpretare i contatti con gli altri come un’interferenza. Questo del resto avviene anche sul piano personale.

Ma adesso le cose si sono fatte più chiare:  è del tutto evidente come l’Occidente complessivo si trovi di fronte alla necessità di una pace lungo la lunghissima linea di guerra che parte da Leopoli in Ucraina, passa per il Mar Caspio e arriva fino in Iran: il dispositivo militare americano e Nato si è rivelato troppo debole per avere ragione di quelli che vengono considerati nemici. Anche le sanzioni sono fallite in Russia e quelle annunciate contro l’Iran si sono già rivelate spuntate e di fatto rappresentano un ammissione nemmeno troppo larvata di non voler continuare lo scontro sul mero piano militare.  Tuttavia in Occidente nessuno osa parlare veramente di pace se non in un contesto nel quale l’avversario non sia disposto a riconoscere la sua  sconfitta. Sia l’amministrazione americana che gli sciocchi europei creano falsi scenari, quella di una fantomatica volontà russa di invadere l’Europa o di un ruolo dell’Iran nel terrorismo che  in qualche modo, è ancora più lontano da una qualunque realtà, visto che i veri sponsor del terrorismo di trovano esattamente sull’altro fronte. Di certo siamo lontanissimi da ciò che diceva Spinoza, ossia che la pace è “una virtù che sorge dalla forza dell’animo”, ma credo che sostanzialmente le ragioni per cui si cerca il conflitto siano altre. La guerra e l’esistenza di un umico sostituiscono infatti quell’identità o per meglio dire senso che l’Occidente sta rapidamente perdendo. al punto che sono gli altri a proporre la pace, subito un nutrito gruppo di giornalai e analisti del pelo pubico, l’unica cosa nella quale si può supporre abbia noi una qualche esperienza, ci dicono che non è vero, che fingono.

Schiere di milieu politici che non hanno nulla dire sulla società e legati a doppio filo con le oligarchie di comando e al loro front end che si chiama globalismo, trovano nella guerra le giustificazioni che non troverebbero nella pace: per esempio – e qui mi riferisco in particolare all’Europa –  lo smantellamento delle tutele dello stato sociali che può essere facilmente contrabbandato con la necessità di armarsi e di indebitarsi ,di fatto facendo trovare i cittadini di fronte al fatto compiuto di una scarsità di risorse per molti anni. Ce ne sarebbe da dire al proposito in una vasto campo che va dalla sanità al clima, ma qui non voglio rimettere sul piatto il disco che contesta “la voce del padrone” quanto piuttosto mettere in luce che la guerra giustifica anche la mannaia sulla libertà d’informazione di fronte alla quale ci troviamo e la militarizzazione della società.

Tuttavia le situazioni che si sono create impongono che alla fine una pace o comunque una lunga tregua ci sia, ed ecco la ragione per cui ci troviamo un gatto di Schrödinger nella scatola della pace: è necessario concedere al cosiddetto nemico ciò che esso vuole o gran parte di ciò che esso vuole, essendo impossibile contrastarlo efficacemente con i mezzi militari, ma allo stesso tempo bisogna far finta che non sia così, che si è vinto su tutto il fronte. L’apparato mediatico può certamente dare una mano come si può vedere dall’esaltazione di qualche carognata terroristica, priva di qualsiasi senso strategico, praticata dal regime di Kiev e dalla Gran Bretagna, mentre l’Ucraina viene praticamente asfaltata dai bombardamenti russi. Però alla fine sarà necessario confessare qualche  verità:  la cosa più terribile per il sistema complessivo in cui siamo. Si cerca di allontanare questo calice amaro, ma ormai la situazione sta precipitando perché è proprio il fronte interno che sta crollando come sarà ben visibile a partire da settembre e dalle elezioni  in  Sassonia  o dal sempre più pronunciato scontento del Maga in America.