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Si lavora e si fatica per Marchionne e per la Fca

IMG_4543-kHZC-U10402026736967GGI-700x394@LaStampa.it_Oggi mi voglio proprio divertire a svelare i trucchi delle fake news della stampa mainstream e lo faccio in un settore, quello dell’auto, in cui l’informazione italiana è da sempre al solerte servizio della Fiat, senza se e senza ma. Se per caso si volesse sapere qualcosa delle vendite si va dentro un labirinto di percentuali precedute immancabilmente dal verbo volare: Fiat vola, Alfa vola, quel tal modello vola. Siccome tutti sanno che per conservare posti di lavoro, beni personali o carriere si è costretti a fare copie anastatiche delle balle di Marchionne senza metterle mai in discussione, è naturale che poi il modo di illustrale diventi iperbolico e perciò stesso convergente, ripetitivo.

Adesso prendiamo un testo di Rai news, come simbolo ufficiale della nostra informazione che il 16 giugno scorso rivelava al popolo questa buona novella: “Il gruppo ha aumentato le vendite nei principali Paesi con valori superiori al mercato: in Germania (+31,6% rispetto al +12,9% complessivo), in Francia (+18,5% a fronte del +8,9% del mercato) e in Spagna (+34,9% in un mercato cresciuto dell’11,1%). Panda e 500 dominano, con una quota del 32,2% le vendite delle city car. La 500L è la più venduta del suo segmento, con il 30,2% di quota. Bene anche 500X e Renegade, tra le top ten del loro segmento”. Prendiamolo e confrontiamolo con lo sciopero a oltranza che dal 27 giugno sta bloccando lo stabilimento Fca di Kragujevac in Serbia dove vengono assemblate le 500L: già dall’anno scorso la stagnazione delle vendite del modello ha costretto al licenziamento di 900 operai, quasi un terzo delle maestranze, fatto che ha inciso pesantemente sugli orari di lavoro senza tuttavia toccare i salari che sono inferiori a quelli della media serba, 38 mila dinari contro 45 mila lordi. Così  una Fiat di fatto ridotta a una sola struttura base, quella della 500 offerta in varie salse (a parte la Tipo turca e la vecchia Mazda Mx4 proposta come Fiat 124 spider ) è abbastanza naturale che ogni singolo modello cannibalizzi l’altro e finisca anche per impoverire le proposte e i progetti. Infatti le maestranze di Kragujevac dicono che mentre “i concorrenti puntano tutto sull’elettrico e la guida assistita, il Lingotto insiste sulla flessibilità e il basso costo del lavoro”. Dal momento che queste lamentele sono le stesse di tutti gli impianti Fca, diventa chiaro che siamo di fronte a un sistema che punta tutto sul dumping sociale invece che su progetti e tecnologie.

Insomma è il modello Marchionne che a questo punto è costretto a resistere ad oltranza pena il disastro, almeno fino che ci riuscirà. Tuttavia sorge un problema, come si conciliano i voli pindarici della stampa italiana e la realtà? E’ molto semplice: siccome le vendite al di fuori dell’Italia sono modeste basta l’introduzione di un qualche nuovo modello, di qualche variante di esso o anche una semplice campagna di sconti per far salire vertiginosamente le percentuali a fronte di vendite effettive ridicole. E’ il caso ad esempio delle Alfa Romeo Giulia e Stelvio per le quali si è gridato al miracolo per aver fatto aumentare le vendite del biscione in Germania di quasi il 100% tra gennaio e aprile e addirittura del 153% in quest’ultimo mese. Caspita ci sarebbe da temere per l’esistenza stessa di Mercedes, Bmw e Audi che invece fanno registrare dei segni meno. Poi si scopre che il 157 per cento in più corrisponde a 610 immatricolazioni nel più grande mercato continentale. Per fortuna che anche in Francia le vendite sono aumentate del 55% portando le immatricolazioni a ben 662 vetture mentre in Usa c’è stata una crescita gigantesca del 1190% corrispondente allo stratosferico numero di 550 vetture. Certo in Gran Bretagna le vendite sono crollate del 23% e in Spagna del 3%,  riportando sulla terra i trasvolatori. Ma insomma si tratta di numeri di affezione, anche per vetture costose (per la verità anche più di quelle della concorrenza) che sono destinati a declinare una volta esauritasi la novità. Ovvio che con numeri così piccoli è uno scherzo aumentare i percentaggi più della media.

Insomma tentano di fregarci con le percentuali per nascondere il progressivo disastro della filosofia Marchionne tutta ed esclusivamente basata sulla compressione salariale e contrattuale nonché sul più banale bricolage ingegneristico: anche negli Usa si sta delineando il disastro con il decimo mese consecutivo di cali nelle vendite e prima che finisca l’anno rischia di essere più che palese visto che in questo primo semestre 2017 il gruppo Fca nel suo complesso viene dopo Volkwagen, Toyota, Renault – Nissan, Hyundai – Kia,  Ford, General Motors ( senza più Opel), Honda, Peugeot – Citroen per non parlare dei costruttori cinesi che sono complessivamente al primo posto. Insomma una decima posizione insidiata da vicino da Suzuki. Mai la Fiat da sola era scesa così in basso nonostante gli Agnelli, ma poi è arrivato Marchionne l’ammerregano con il suo primitismo industriale, la sua rivoltante tendenza finanaziar reazionaria: con la complicità vergognosa e ottusa della politica ha sbaragliato i sindacati, distrutto la politica del lavoro e  “internazionalizzato” l’azienda torinese nei modi più assurdi con il compiacimento dei soliti idioti striscia stellanti. Ecco il bel risultato. Hai voglia a volare e a dare percentuali da parte di chi è al 100% sotto servitù.

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4 responses to “Si lavora e si fatica per Marchionne e per la Fca

  • jorge

    La Fiat storicamente ha fatto sempre utilitarie, avendo un mercato meno ricco di quello usa, della francia gran bretagna e germania. Per questa ragione, non ha mai esportato in questi paesi sviluppati, al più in spagna , india, brasile prima che tali paesi scalassero qualche gradino nella gerarchia dei paesi capitalistici.

    Con la progressiva apertura dei mercati, la Fiat sostanzialmente non ha retto la concorrenza, aveva più del 50% del mercato italiano 40 anni fa, oggi molto mollto meno. Marchionne, elogiato come capitalista volto alla produzione da Bertinotti, poichè prima la famiglia Elkann sembrava inclinare davvero ad interessi finanziari, ha effettivamente rilanciato qualche modello.

    Senza togliere nulla ai demeriti di Marchionne, la Fiat era in declino già prima di lui e da alcuni decenni, le case automobilistiche serie investono sì in tecnologia ma contemporaneamente puntano altrettanto sul basso costo del lavoro delocalizzando e assumendo con i nuovi contratti più precari, inoltre hanno divisioni finanziarie davvero di grandi dimensioni (vale anche per la germania).

    Per cui, la fiat, era semplicamente più debole nella competizione internazionale e condivide il generale declino dell’Italia, forse un manager super-geniele- superman la avrebbe inserita nel club dei grandi, ma le difficoltà erano oggettive. La propensione alla finanza di Marchionne non solo non c’entra niente, ma il simplicissimus la evoca senza nessun riferimento fattuale ad essa, senza dimostrala e neanche argomentarla. Insomma, qualunque cosa non vada bene al mondo, dalla comparsa del virus HIV alle macchie solari, dal rifiuto dell’evoluzionismo all’omicidio di Cucchi, Aldovrandi & company, per il simplicissimus dipende sempre dalla finanza(tra l’altro come fenomeno isolato).

    Un paradigma, quello del simplicissimus, che pertiene anch’esso alla tendenza al pensiero unico propria dei nostri tempi, allo schematismo pubblicitario, al feticismo dell’esistente. Un vero peccato, il personaggio ha le sue qualità, ma forse gli manca la forza psicologica di navigare davvero in mare aperto, senza bisogno dell’ala protettiva di un capitalismo ancestrale e produttivo, senza approdi già a priori rassicuranti (e sarebbe rassicurante anche il comunismo, invero siamo tutti come Ulisse)

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  • Zed

    forse è meglio se vi dedicate ad altro,per scrivere cavolate è meglio non scrivere proprio nulla

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  • Zed

    vecchia Mazda mx5 proposta come Fiat è di quanto più incorretto possa essere scritto,mi è bastato questo per calibrare il livello dell’articolo.
    La NUOVA (non vecchia) MX5 (non MX4) è nata da un progetto con FCA,si tratta di una joint venture!

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