Timeo Trump et dona ferentes

nexilia-segnalazioni-01-febbraio-ft-navarroQuesto post richiede una premessa: mi occupo spesso delle dinamiche generali e poco in specifico di quelle italiane perché ritengo che le classi dirigenti del Paese siano del tutto incapaci di esprimere una qualunque autonomia dalla galassia geo padronale e che l’unico ambito di libertà che pretendono coincida con le licenze etiche del sistema affaristico politico. Insomma siamo troppo al traino e da troppo tempo ormai per ipotizzare una qualche via italiana per la quale non ci sarebbero nemmeno le risorse umane come si direbbe nel fetido gergo aziendalistico. Dunque in questa situazione nella quale non ci si può che appoggiare e fare i funamboli, senza poter sfruttare la nuova multidimensionalità  del pianeta, è importante interpretare correttamente ciò che avviene e non lasciarsi travolgere dagli equivoci, dalle percezioni superficiali.

Quindi occorre considerare con attenzione cosa accade altrove nei suoi sviluppi. Con l’elezione di Trump  assistiamo a un attacco alla Germania colpevole di agire sul mercato globale grazie “a un marco fortemente sottovalutato” ovvero l’euro e potremmo essere indotti a pensare che finalmente qualcuno diventa sponsor delle sofferenze alle quali ci ha costretto la moneta unica con tutti i relativi trattati. A dire la verità gli ultimi a dover parlare di sfruttamento monetario sono proprio gli americani la cui economia si regge solo su un dollaro globale imposto manu militari, cosa che, detto en passant, fa a pugni con le tesi protezioniste del tycoon, ma di fatto l’obiettivo della nuova amministrazione è ridurre il deficit commerciale con Berlino e con gli altri Paesi europei sfruttando i danni e l’inimicizia che l’improvvida costruzione della Ue neo liberista ha generato. Poiché l’euro ha effettivamente creato uno storico disequilibrio continentale colpire l’economia più forte, significa in questo momento non stare dalla parte delle vittime, ma solo circoscrivere il potere del vassallo locale più forte, quello che con più successo – Asia e Cina a parte – è colpevole del deficit commerciale made in Usa.

L’ operazione sarà agevolata dalla cecità assoluta con cui l’elite tedesca e quella europea, allevata prima nella guerra fredda e poi nel Washington consensus è caduta nella trappola ucraina e del conflitto latente con la Russia. Obama ha fatto di tutto per separare l’Europa da Mosca, ovvero dal retroterra sarmatico e asiatico che sono il suo spazio vitale e adesso che lo scopo è ottenuto ecco che si mette in discussione il feticcio dell’euro dopo i grandi disastri che ha creato e l’avvento della politica oligarchica di cui è stato il più formidabile strumento. E’ la seconda fase, quella più evidente e comprensibile di un divide et impera che è iniziato dal suo apparente contrario, ovvero dal favorire un’unione dall’alto, tutta condotta al di fuori del consenso popolare, per fare gli interessi delle elite, distruggendo nei fatti il faticoso, ma possibile e auspicabile percorso di crescita e di progresso comune.  Adesso ci troviamo nell’assurda e grottesca situazione di non poter difendere l’autonomia continentale senza difendere al contempo anche ciò che ne sta causando la concreta vanificazione.

Non so a che livello la nuova amministrazione sia cosciente di tutto questo, ma diamo a Trump qualche mese e si accorgerà di quanto l’euro è in grado di dargli una mano in questa guerra di dominio.

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4 responses to “Timeo Trump et dona ferentes

  • jorge

    Per quanto i commenti di nicosi e learco (soprattutto il primo) possano sembrare una provocazione rispetto alla riscoperta dell’europa fatta da mister simplicissimus al fine di arginare le pretese americane, essi mettono però in luce alcune cose importanti

    Intanto, la necessità cogente dell’europa, sia pure diversa da quella strutturata dai burocrati di bruxelles, finora non era mai stata asserita dal simplicissimus, che anzi parlava dei risultati positivi dei paesi rimasti fuori o usciti, come il Regno Unito. Effettivamente, richiamare la necessità di una europa, sia pure in chiave antiamericana, e un grosso cambiamento per chi fino ad ora criticava l’europa tout court.

    Ma a me non interessa uno sterile puntare il dito, quanto cercare di capire la genesi, a mio parere già scritta a priori, di questo cambiamento.
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    In fondo il simplicissimus ha sempre criticato l’europa in quanto espressione dell’oligarchia finanziaria del vecchio continente, pur collegata comunque alla oligarchia finanziaria mondiale. A tale oligarchia il simplicissimus ha sempre contrapposto il capitalismo produttivo, magari keynesiano, quello insomma della cosiddetta Golden Age

    Ora, è noto, e lo ha osservato lo stesso simplicissimus, che trump è stato votato massivamente dalla classe operaia degli stati industriali, il nuovo presidente ha sempre sostenuto la necessità di reindustrializzare gli Usa, per cui Donald Trump in qualche modo ha dato espressione politica proprio a quel capitalismo produttivo tanto caro al nostro Simplicissimus (da qui una certa simpatia iniziale verso Trump del nostro blogger).

    Pur a concedere tutti i limiti riferibili a Trump ed al suo progetto, come sempre è nelle cose umane, l’elezione di questi sarebbe dovuta quindi essere una cosa da salutare positivamente (secondo il blogger). Se non altro perché suscettibile di sburgiardare le elites finanziarie, o quanto meno perché capace di creare le premesse di una futura ripresa del capitalismo produttivo, quello che secondo il simplicissimus è il fattore capace di riportare sul globo terracqueo la perduta armonia

    Invece, a pochi giorni dall’ insediamento della nuova amministrazione, il riemegere del cosiddetto capitalismo produttivo più che preannunciare l’ armonia sperata, diventa il motivo di un attacco all’europa assolutamente senza precedenti, al punto che il simplicissimus deve fare dietro front ed invocare più europa, per quanto percosiddire dal “volto umano”
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    Come si può inquadrare questo dietrofront , che per la verità non manca di una sua logica e di una sua razionalità, motivo per cui non va sbeffeggiato semplicisticamente come fa Nicosi ? La spiegazione , a mio giudizio, risiede in un limite di fondo riscontrabile nelle posizioni del simplicissimus.

    Il nostro Blogger infatti, già a priori, non è partito dalla necessità di difendere i redditi e le condizioni di vita che la società attuale ci sottrae, non è partito dai bisogni reali dei cittadini sempre più espropriati (mai una critica alla confindustria), bensì da una distinzione tutta politicistica, quella suscettibile di distinguere il buon capitalismo produttivo da quello cattivo finanziario.

    Con tutta evidenza, tale distinzione aveva lo scopo di proporre una alleanza con il capitalismo buono e produttivo contro quello cattivo e finanziario, un’alleanza opportunista che disconosce il contare sulle proprie forze per cercare la scorciatoia dell’affidarsi al presunto “meno cattivo tra i nemici” , dipinto per la bisogna con caratteri falsati ed angelicati.

    E’ chiaro che contrariamente alle illusioni opportuniste di Simplicissimus, il capitalismo è uno solo, e quello finanziario è il portato necessario di quello produttivo giunto al suo limite storico. Pertanto il presunto alleato o capitalismo produttivo, con trump ha semplicemente mostrato il suo vero volto, costringendo uno spaventato Simplicissimus a cercare rifugio sotto l’ala protettrice dell’europa prima tanto criticata.
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    In effetti, il Buon Capitalismo Produttivo, evocato dal nostro Blogger un pò apprendista stregone, non appena ha fatto capolino con la nuova presidenza Usa (almeno nelle sue premesse), già dimostra di avere in programma guerre commerciali che possono lentamente diventare guerre tout court. Inoltre preannuncia una concorrenza sfrenata che porterà i politici europei a chiedere ulteriori sacrifici ai cittadini del nostro continente per reggere appunto la concorrenza del Buon capitalismo Produttivo americano.

    In sostanza, ciò che per opprtunismo ? è stato eletto a opzione salvifica rispetto al capitalismo finanziario, si rivela cosa negativa quanto questo stesso capitalismo finanziario, né poteva essere diversamente dal momento che si tratta di opzioni al fondo consustanziali.

    Ecco cosa accade, qualora avvenga a scala importante, a voler dividere artatamente il nemico sperando di manipolarlo alleandosi con una delle sue fazioni : si viene strumentalizzati dalla fazione con cui si sceglie di allearsi, non appena preso il potere anche grazie a noi , essa fazione si ricongiunge con quella a lei consustanziale costringendo noi ai dietro front ed alla subalternità a quelle forze che si volevano contrastare. In questo senso non stupisce, ed appare invece cosa necessaria, la ricaduta del simplicissimus proprio nella realtà dell’europa che egli voleva fino ad adesso contestare.

    E si badi che un contrasto al capitalismo come congerie sia produttiva che finanziaria, evitando atteggiamenti opportunisti, non è affatto qualche cosa di insolito o di inaudito. Non è altro che la strada attraverso cui ogni conquista sociale è stata finora storicamente realizzata

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  • calogero.nicosi

    ma tu ti arrampichi sugli specchi, prima era tutta colpa di un’elite mondiale che imponeva l’europa, adesso che questa elite vuole comandare contro l’europa e così pure Le Pen e Salvini non sai come uscirtene e parli di un’europa da difendere S fossi un generale ci porteresti allo s baraglio Ah Ah aH..

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  • vera sessi

    ferentem (Trump è uno, i Danai tanti 🙂

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