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“E allora Gentiloni?” Farsa in un atto della Ue

101203ArlecchinoSappiamo che l’Europa della Merkel e del santo bevitore Junker che a dirlo così sembra un racconto di Joseph Roth, ha deciso di schiacciare il governo giallo verde  con la scusa dello sforamento del defcit. In molti post (come qui ad esempio) ho cercato di mostrare come questa decisione sia sostanzialmente immotivata da qualunque parte la si rigiri, ma adesso se ne ha la prova provata: la procedura effettiva per deficit eccessivo per ragioni burocratiche e formali dovrebbe metterci alcuni mesi ad essere ratificata  in via definitiva, così che presumibilmente (lo dice lo stesso Economist) dovrebbe concretizzarsi nella primavera prossima, mentre per le sanzioni vere e proprie ci vorrebbero altri sei mesi, anche perché la multa stessa e la sua entità dovrebbe essere commisurata ai risultati fiscali del 2018. Invece la commissione ha fretta, vuole arrivare prima delle elezioni, come se questo avvantaggiasse le sue forze di riferimento e questo apre un probabile capitolo che non solo si manifesta come miserabile e pretestuoso, ma anche come grottesco.

Infatti per accelerare i tempi  ed applicare la multa nel più breve tempo possibile basterebbe riferirsi agli sforamenti di bilancio del 2017, quindi quelli avuti in pieno governo Gentiloni. La commissione aveva ritenuto non conforme il deficit previsto in quel bilancio, ma aveva in pratica salvato il governo decidendo di non applicare alcuna sanzione, mentre ora sembra decisa a ritornare sui sui passi per unire il governo successivo. La sfacciataggine di queste cosiddette istituzioni non ha più limite visto che vogliono punire l’attuale esecutivo per le presunte colpe di quello precedente  e mette in rilievo al di là di ogni ragionevole dubbio la natura pretetestuosa e ideologicamente reazionaria dell’Europa. Siamo di fronte allo stesso coordinamento ordoliberista  che si è palesato a suo tempo contro la Grecia, ma che non presuppone alcuna concertazione reale, alcuna unione effettiva tanto che non viene punito né il  deficit più ampio della Francia (2,8% contro il 2,4 dell’Italia) né tanto meno il surplus tedesco. che rendono l’euro ancor meno sostenibile e in ogni caso appare sostanzialmente illegittimo rispetto alla regola del 3% di sfioramento del deficit sul pil.

Credo che l’unico modo di far terminare questa ignobile farsa è che l’Italia ponga il proprio veto sul bilancio europeo  di cui è già contributrice attiva, nel senso che versa più di quanto ottiene per circa sei – sette miliardi l’anno di media. A questo punto Bruxelles e la sua nomenklatura di lobbisti, banchieri e speculatori si troverebbe di fronte a un bivio: o insistere sapendo bene di sancire lo sfascio dell’Unione (persino Prodi dice che senza l’Italia l’Europa non va da nessuna parte)  o fare marcia indietro. E’ possibile che qualcuno sia tra i Paesi più deboli, massacrati dalla Ue. che tra quelli più forti timorosi di dover ripagare il prezzo del mancato riequilibri non veda l’ora che questo accada anche se l’impalcatura del potere finanziario ed economico multinazionale tenterà fino all’ultimo di mantenere uno status quo enormemente vantaggioso per i poteri forti e umiliante per il lavoro. Il problema però è se esistano piani per affrontare questa situazione, se sono stati approntati sistemi di moneta fiscale, se sono stati presi accordi con Usa, Cina, Russia e/o altri soggetti per il sostengo del Paese (credo che per diversi motivi si aprirebbe una gara senza esclusione di colpi in questo senso, a patto di saper manovrare con intelligenza e attenzione). Dopotutto siamo in un mondo globale o dentro un nazional europeismo? Purtroppo temo che tale piano non esista se non nelle intenzioni.

In attesa che molta gente risolva il dilemma di cui non vede né l’entrata né l’uscita, va detto che la questione, pur nei suoi paradossi, anzi proprio in virtù di questi, non si pone nei termini della simpatia o antipatia  verso un esecutivo: Bruxelles sta semplicemente punendo gli elettori di qualsiasi parte e dimostra di non sopportare la democrazia quando non è un semplice megafono confirmatorio delle elites. E’ contro di questo che si deve combattere e chi non lo ha compreso o finge di non averlo compreso si merita quello che accadrà, anche se ai piani intermedi ci si illude che il destino dei ceti popolari non sia il loro o quello dei loro figli: pensano che mandandoli alle suole americane o nelle università private (come accade per la maggioranza dei soloni a pagamento di giornali e televisioni anche se non amano farlo sapere in giro) o a confricare  in lontananza con l’ Erasmus rimarranno a galla. Non intuiscono la tempesta che si prepara su un occidente marcito fino al midollo.

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Servitù allo stato gassoso

gasdotto_tap-420x235 Anna Lombroso per il Simplicissimus

Non facciamoci illusioni, ormai siamo un posto occupato manu militari e in ragione di ciò posseduto dalla paura. Paura di tutto: paura degli altri, paura di fare, paura di non fare, paura di aver fatto troppo o troppo poco, paura di dispiacere ai figli ingrati, ai genitori severi che non cacciano più un euro, ai condomini, al bancario che ti offre i fondi, ai condomini che non devo sapere che sei alla canna del gas, agli elettori e agli eletti, paura di piacere e suscitare appetiti o invidie, sicché quando arriva l’autunno con piogge sempre meno naturali anche se largamente prevedibili, visto che almeno in quello si sa di non aver fatto niente per contrastare il cambiamento climatico e l’estremizzazione dei suoi effetti, l’unica scelta obbligata è quella della paura di quel che può succedere e che può venir imputato e raccomandare ai cittadini di starsene a casa, tenere chiuse le scuole e i varchi delle metropolitane uscite indenni dai lazzi e salti di tifoserie esuberanti.

Siamo ammaestrati all’ubbidienza, a non dire mai di no, salvo una volta “una tantum” già dimenticata come cadute in oblio le pressioni indegne di chi voleva rafforzare un esecutivo in modo da rendere ancora più obbligatori i si successivi.

E perciò chiniamo la testa a opere faraoniche, opache e dannose quando non semplicemente inutili, che devono solo sortire l’effetto di  regalare profitti ai soliti noti, ci facciamo persuadere che acquazzoni e temporali, come i morti da terremoto, siano fenomeni naturali o effetti collaterali incontrastabili, che gli investimenti sono più produttivi se occupano in una eterna  ammuina lavoratori precari o a cottimo, piuttosto che impegnarli per salvaguardare il territorio, se ci restituiscono reputazione e credibilità da servi presso il padronato globale, piuttosto che riacquistare dignità e qualità di abitare, viaggiare, godersi paesaggio e bellezza, respirare. E ci convinciamo che è il prezzo da pagare, caro, per essere restare nel contesto civile, ammessi al club dei grandi il cui tesseramento costa in cemento, buchi e perforazioni in terra e mare, crudeltà coi poveri e assoggettamento coi ricchi e armi taroccate, aerei scamuffi e correità criminali o silenzi complici.

Se mi viene da spezzare una lancia in favore di questo governo che ha a che fare con i troppi si del passato, una eredità pesante e non voluta che in alcune città ha persuaso le coalizioni di passato a scegliere di perdere piuttosto che affrontare i danni precedentemente prodotti,  quella stessa lancia, gliela spaccherei in testa.

Le minacce di ritorsioni, le intimidazioni e i ricatti degli esattori europei e non, i rischi di sanzioni e multe comminate dagli esattori globali a proposito della Tap come di altri interventi dei quali non è mai chiarita l’efficacia e l’opportunità, anche grazie a una informazione abituata a passare le veline padronali, sono la tradizionale sceneggiatura dell’opera da tre soldi del racket imperiale. Come con la Tav, come con il Ponte di Genova e pure con l’unico davvero efficiente, quello sullo Stretto, come con il Mose di Mafia Serenissima, oggi all’onore delle cronache per via di una acqua alta eccezionale che comunque lo oltrepasserebbe,  come con lo Stadio della Roma, etc., etc., non solo ai cittadini è interdetta la consultazione dei progetti, il calcolo dei costi e  del rapporto costi/ benefici, lo stato di avanzamento, la natura e veridicità dei ritardi e dei cambiamenti in corso d’opera, provvidenziali per le cordate speculative e i valzer di poltrone dei loro manager dentro e fuori dalla porta girevole dei tribunali, ma soprattutto non è concesso l’accesso alle informazioni veritiere sulle penali e i costi della eventuale rottura di patti e contratti già largamente truffaldini all’origine.

Ora è necessario dire che un governo che accettasse il regime dei ricatti (siano sotto forma di sanzioni o risarcimenti a seconda della legenda che ne vuol dare il Sole 24 Ore, il ministro in carica, quello fortunatamente mai abbastanza decaduto) sarebbe un esecutivo che diserta al suo incarico di rappresentanza degli interessi dei cittadini, che abdica e che si rassegna al sì come sistema di comando. Oppure, come abbiamo detto dei governi del si che si sono succeduti, è prostituito e “venduto”.

La vicenda della Tav è il prodotto col marchio doc della fabbrica della menzogna che lavora per sfornare incessantemente corde con cui impiccare e strozzare i cittadini delle morenti democrazie che vuole abbattere definitivamente, se proprio l’Osservatorio Torino Lione ha dovuto dichiararne la “superfluità”:  “…non c’è dubbio, infatti, scrive in un rapporto del gennaio scorso, che molte previsioni fatte quasi 10 anni fa, in assoluta buona fede, anche appoggiandosi a previsioni ufficiali dell’Unione Europea, siano state smentite dai fatti, soprattutto per effetto della grave crisi economica di questi anni, che ha portato anche a nuovi obiettivi per la società, nei trasporti declinabili nel perseguimento di sicurezza, qualità, efficienza….Lo scenario attuale è, quindi, molto diverso da quello in cui sono state prese a suo tempo le decisioni e nessuna persona di buon senso ed in buona fede può stupirsi di ciò. Occorre quindi lasciare agli studiosi di storia economica la valutazione se le decisioni a suo tempo assunte potevano essere diverse”.

Vorremmo, una volta rispettato l’iniquo patto, non dover aspettare che gli studiosi ci storia confermino quello che sappiamo già a proposito della inutilità, che diventa danno, della Tap, il progetto fortemente appoggiato dall’UE “al fine di ridurre la dipendenza dal gas russo per ragioni geopolitiche e allo scopo (educativo?) di stimolare la competizione tra diverse fonti di gas” , e con l’obiettivo di far passare il messaggio che il gas è un combustibile “pulito” e un partner nelle risorse rinnovabili, portando nel nostro Paese il gas proveniente dall’Azerbaigian, attraverso Georgia, Turchia, Grecia e Albania:  gli otto chilometri «più lunghi del mondo », come recita lo slogan dei cittadini ribelli, che iniziano in località San Basilio, nel Comune di Melendugno, e arrivano alla Masseria del Capitano, a mezzo chilometro dalla spiaggia di San Foca, un piccolo gioiello difeso a spada tratta da ambientalisti e abitanti del posto e che non dovrebbero subire nemmeno l’onta di assoggettarsi alla direttiva Seveso sui requisiti di pericolosità e l’eventuale interazione con altre fonti inquinanti.

Non dovremo aspettare loro per sapere che l’Italia, vanta già un’offerta ben diversificata importando GNL e gas dalla Russia, dal Nordafrica e dal Mare del Nord, che i 10 mld mc che ci conquisteremmo a caro prezzo sono un volume marginale che, a proposito di stimolo alla concorrenza,  non scalfirà la quota di mercato di Gazprom. E che il costo stimato per portare gas azero in Europa attraverso il SGC è di 7-8 doll./MBtu, ossia il doppio del costo marginale sostenuto dalla Russia (3,5-4 doll./MBtu).

E non occorre avere la conferma della storia per farsi un’opinione sul prezzo nel lungo periodo di scelte così improvvide anche paragonate ad eventuali costi di penali e risarcimenti, rispetto al danno che si ripercuoterà per anni e attraverso più generazioni, prodotto all’ambiente e alla collettività.

Invece la storia ci dirà, ma già adesso possiamo avvalerci della cronaca, che bisogna dire dei no per lasciare una impronta che non sia quella lasciata dai faraoni, dai conquistatori, dai feudatari ai danni degli schiavi delle piramidi, dei nativi, dei cittadini oppressi e depredati. Che se non si comincia si è condannati a subire capestri, imperativi, avvertimenti mafiosi e costrizioni in fiammingo, francese, inglese, come si addice a cupole legali, che ci hanno già imposto pareggio di bilancio, accondiscendenza a una carità pelosa a nostro carico, cravatte e forche per il salvataggio di banche criminali.

Il rapporto dell’Corporate Europe Observatory sull’industria e la lobby del gas pubblicato un anno fa  informa che l’industria del gas che vuol costringere l’intera Europa a protrarre per oltre 40-50 anni la sua dipendenza dai combustibili fossili, con conseguenze disastrose per il clima, le comunità locali e per i territori lungo tutta la tratta del gas, infrangendo gli impegni presi in materia di cambiamenti climatici ed energia pulita, ha speso circa 100 milioni di euro nel 2016 per azioni di lobby dirette a influenzare le scelte dei governi nazionali e della Commissione Europea in materia  energetica e a tenere a bada le proteste, con truppe di oltre 1.000 lobbisti e un esercito di agenzie di consulenza e pubbliche relazioni.

Metterci insieme per fermare soprusi e prepotenze ai nostri danni, non costa niente e ci risarcisce in futuro e dignità.


I tartufon di Bruxelles

TartufoneGiorno dopo giorno l’Europa con tutta la sua assurda costruzione si sta rivelando una sorta di dittatura di elites reazionarie che si sono incistate come tarme in un sogno. Giorno dopo giorno il disprezzo della democrazia da parte di questi poteri si fa più visibile e netto, esce dal retroscena dove era rimasto nascosto, per diventare compulsivo. Giorno dopo giorno come in un gioco di specchi  la negazione degli stati e delle nazioni si rivela negazione di cittadinanza, ma lascia anche trapelare la guerra sotterranea per l’egemonia di stati e nazioni.

Tutto questo è visibile proprio in questi giorni dopo la lettera all’Italia scritta dai commissari Moscovici e Dombrovskis la quale attacca la finanziaria, ribattezzata Def dai pretini del montismo, perché “sembra costituire una deviazione significativa dal percorso di bilancio indicato dal Consiglio Ue il che è motivo di seria preoccupazione”. Tutto questo non nasce affatto da considerazioni economiche che del resto i due commissari non sviluppano, anche ammesso che ne siano capaci e che i presupposti delle da cui partono avessero un senso, nasce soltanto dalla volontà di affossare un governo non del tutto prono quanto meno nelle parole e di punire gli italiani che hanno osato votarlo mandando a casa i loro maggiordomi verificati. Altrimenti non si capirebbe per quale ragione non siano stati così severi quando sforamenti anche superiori venivano dai governi amici di Letta e Renzi,  ma soprattutto è assurdo che non stiano bacchettando la Francia che per il 2019 ha annunciato un deficit del 2,8% sul pil, quindi nettamente superiore a quello previsto nel Def e ancora più grave visto che Parigi, al contrario dell’Italia. ha un saldo primario in rosso. Anzi la cosa è davvero grottesca perché l’Italia è l’unico tra i grandi Paesi dell’Ocse a mantenere un saldo primario, cosa che tuttavia implica sacrifici per i cittadini che l’Ue non solo non riconosce, ma prende a sberleffi dandoci delle cicale. Tutto questo esclude nella maniera più assoluta che l’avvinazzato di Bruxelles, come sta tentando di fare, possa arzigogolare qualche squallido pretesto per giustificare la disparità di trattamento. Ora che queste lettere le scriva Moscovici, grande amico di mon cherie Macron che ormai viene spernacchiato da tutti, è un conto, ma che abbiano anche la benedizione della cricca di Juncker e dei suoi tutori tedeschi rappresenta una sconfessione della stessa idea di Europa e fa apparire in controluce una realtà che molti si ostinano ancora a non vedere con un pervicacia patologica.

In ogni caso, di fronte a queste evidenze  ci si aspetterebbe  che le massime istituzioni italiane prendessero la parola per difendere il Paese, come a suo tempo fece, tanto per proporre un esempio di dignità, il presidente del Portogallo che costrinse in qualche modo Bruxelles ad abbassare la cresta. Vediamo invece che questo non accade, anzi la vecchia guardia  lavora per i grafomani di Bruxelles e persino l’inquilino del Quirinale, bacchetta e lancia allarmi a lui suggeriti da Draghi come del resto rendicontano fedelmente (quale avverbio migliore?) La Repubblica e la Stampa. Chiediamoci soltanto se sia legittimo che un banchiere cerchi di condizionare un governo attraverso un Capo dello Stato e se sia ammissibile che quest’ ultimo si faccia pubblico megafono di tesi quanto meno pretestuose visto che in definitiva è la Bce che fa il prezzo dei titoli con, ma anche senza il quantitative easing. Forse il presidente M. ignora che l’Italia è  il primo mercato obbligazionario europeo e il terzo più grande nel mondo dopo Stati Uniti e Giappone e che dunque un problema sui titoli italiani creato apposta per questioni politiche, diventerebbe immediatamente un problema europeo e di tutto l’ occidente. Quello degli scriventi di Bruxelles e delle quinte colonne italiane è dunque più che altro un bluff che si ritorcerebbe sui suoi autori che di certo non sono kamikaze e che qualcuno comunque fermerebbe prima che possano fare troppi danni.

Intanto però il gioco al massacro ha messo ancora una volta in luce il  fatto che i governi legittimamente eletti sono sotto ricatto dei banchieri e dei loro valletti, che l’Unione conta figli e figliastri proprio come accadrebbe in una falsa unione funzionale ad egemonie continentali allo stesso tempo di Paesi e di politiche elitarie. Tuttavia questa guerriglia ha un senso che viene messo in luce da uno dei quotidiani di riferimento dell’ultraeuropesimo macroniano ovvero Le Figaro il quale qualche giorno fa ha scritto: “Se probabilmente è impossibile per la Ue mettere in ginocchio il governo italiano, sostenere questa guerriglia contro la terza economia della zona euro può anche essere una sfida di esistenza  per la Comunità.  Da parte italiana, se la guerra di attrito con l’Ue si trascina, è probabile che l’elettorato della Lega e del M5S divenga impaziente e che il governo italiano finisca per perdere la forte fiducia in se stessi di cui gode oggi”. Tutto torna adesso, le minacce a cui si presta la razza padrona italiana sono funzionali a rimettere sul trono se stessa. Semplice e squallido-


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