Annunci

Archivi tag: Ue

Affari di bottega

oligarchi     Anna Lombroso per il Simplicissimus

I bottegai globali tanto hanno fatto che ci hanno ridotti come loro, intenti solo a miserabili giochi di prestigio per mettere qualcosa in cassa, si tratti dei proventi speculativi del Grande Buco, della possibilità di commettere qualche abuso e di approfittare di qualche clientela, diventate ormai forme legittimate di autodifesa concessa dall’establishment, o della rassicurazione che stando tranquilli nella nicchia ci si possa salvare dal peggio che così riguarderà altri meno furbi e meni fortunati.

E infatti mentre in alto sono affaccendati intorno al capezzale del governo agonizzante che però può godere di molta assistenza, anche chi sta più giù invece di preoccuparsi di quello che non si vede, degli interessi vergognosi che hanno promosso le ultime misure del governo, una grande opera totem e tabù dell’ideologia di regime, forziere della speculazione e del sacco del territorio, una strategia per zittire qualsiasi voce che le si opponga e che esprima critica o malessere, perfino le vittime segnate e predestinate pare sia più appassionate alla ragioneria dei voti, alle colpe dei più sciocchini che si sono fatti fregare da uno che non è certo nuovo all’intrallazzo, all’intrigo, alla malversazione visto che la sua organizzazione è stata al governo per vent’anni e ci è tornata potendo contare in appoggi di porta acqua affini, e che vengono sbertucciati se vengono meno alle promesse elettorali e ancora di più se le mantengono, mentre riguardosa indulgenza viene riservata a salvatori esterni, ma non estranei, della coalizione in veste di possibili alleata di un governo di afosa e velenosa salute pubblica.

Che d’altra parte la politica  ormai sia per il ceto dirigente che per elettori sempre più espropriati di ruolo, fosse  ridotta appunto a un contesto provinciale da banco della salumeria, anche quello nobilitato da norcini di fama e prestigio, si sapeva, basta pensare alle varie tornate elettorali ormai senza programmi idee e valori  e retrocesse a micragnosa conta, a quelle europee convertite anche quelle in indicatore e misuratore di consenso paesano e dell’efficacia nella manutenzione di lobby e cerchie.

Lo si capisce anche dal malessere che suscita il tentativo di qualche volonteroso di concentrarsi sui processi che ci hanno condotto alla condizione attuale, che viene invece interpretata come un inatteso e sorprendente accadimento, un incidente occasionale e estemporaneo caduto come un fulmine sull’albero della vita. Chi ci prova viene immediatamente assimilato al partito del “e allora il Pd” in modo da costringere ogni riflessione critica nei limiti delle faide e delle tifoserie.  Il perchè è banale: l’egemonia del presente è ricercata e desiderata, promossa dal succedersi delle ideologie del “fare” dell’affaccendarsi fino all’ammuina, del dinamismo senza progetto e senza preparazione, della fattualità senza buonsenso e competenza, induce a rimuovere il passato e a non desiderare il futuro ignoto e dunque preoccupante. E poi che sollievo non  dover fare i conti con responsabilità individuali e collettive, restando ben protetti nella tana rassicurante dei disillusi, dei disincantati che hanno maturato la accidiosa e mesta coscienza che non c’è alternativa, che è normale e legittimo che la sfiducia abbia preso il posto della democrazia, che il governo più auspicabile dovrebbe essere un’entità invisibile che amministra lasciandoci liberi di occuparci dei fatti nostri garantendoci una modesta sopravvivenza.

Potrebbe essere anche questa la spiegazione dell’eclissi volontaria della sinistra socialdemocratica – e ben le sta – che ha abbracciato la teoria e la prassi neoliberista, abbandonando la rappresentanza delle classi subalterne in modo da poter essere assoldata in quelle “superiori”, limitandosi a assumere quella della borghesia globale, die ceti emergenti, dei “movimenti”, femminismo, ambientalismo, abiurando allegramente e senza rimpianti dalle funzioni antagoniste e anticapitaliste  e concentrandosi sulle rivendicazioni, più visibili e premianti e meno impegnative e coinvolgenti, delle prerogative di minoranze sessuali, etniche e simili, purchè facciano sfoggio di militanza, anche solo verbale, antiautoritaria, antigerarchica e antipatriarcale.

Cosa ci si può aspettare da quelli che per alcuni sono il meno peggio, i commessi al banco del politicamente corretto, del nuovismo, del modernismo e dell’europeismo, che vogliono farci credere ancora che capitalismo e mercato possano autoregolarsi e possano aiutare a emanciparci, che la tecnologia da chiunque e comunque gestita significhi progresso, che la fidelizzazione a questo credo  sia preliminare alla ricostituzione di un soggetto – hanno la sfrontatezza di usurpare il nome di sinistra – portatore di una coscienza del cambiamento, purché non sia rivoluzionario, per carità, e men che mai popolare e di classe.

Il realismo ha prodotto molti re, che ci comandano e raccomandano la rinuncia all’utopia, la resa alla realpolitik degli obblighi, delle sanzioni, della reputazione, dell’appartenenza al contesto dei grandi (ancora stamattina sul corrierone una penna di quelle che intingono nell’inchiostro degli obblighi antipopulisti, antisovranisti in modo da nutrire l’odio per popolo e stato, ci ricorda che non dobbiamo farci riconoscere con certe beghe da giovinastri, noi che siamo l’ottava potenza secondo una  graduatoria ormai ridicola). Molti re e troppi sudditi, anzi, servi volontari, con buona pace di Étienne de La Boétie, che pure capì il rischio a soli 22 anni, un bel po’ meno dei nostri zerbinotti di governo e di opposizione

 

Annunci

Sicurezza di I° Classe

tav 1  Anna Lombroso per il Simplicissimus

Credo che nessuno si aspettasse che il  governo potesse precipitare nella crisi in pieno agosto, con il ministro in braghette e le braghe calate dei 5Stelle, quando   il numero di coloro che nel centrodestra si sono assentati o astenuti per non votare contro il governo, ha superato  il numero dei 5Stelle  (cinque appunto) che si sono assentati per non votare il si al decreto sicurezza bis, sul quale è stata mobilitata una frangia solerte disposta a spendersi per l’alleato ideale ma davvero abbandonato.

Adesso il partito umanitario che ogni giorno dispiega sui social le foto delle sue vacanze, può sostituire il selfie con dietro il panorama greco, dove si spende meno, o del Portogallo, o della masseria pugliese, con qualche commossa immaginetta di chi è destinato al rifiuto per mano dell’empio esponente del neofascismo.

Non si sono letti il testo del provvedimento che con scarsi interventi  – proprio come accade ormai con le misure del governo in carica che consistono perlopiù di fotocopie spiegazzate per il passaggio di mano in mano salvo qualche aggiustamento più virtuale che feroce – ripete stancamente le lezioni del passato nemmeno tanto recente, quelle prodotte dalla Bossi-Fini, dalla Maroni, dalla Turco-Napolitano e soprattutto da quelle firmate Minniti, che hanno esplicitamente dato la rotta per una repressione in forma di legge attuata per criminalizzare gli ultimi di tutte le etnie in modo da rassicurare i penultimi di pure razza ariana. Dobbiamo a quelle la centralità del decoro, la ammissione della paura e della diffidenza come virtù nazionali, la ratifica della differenza tra italiani e stranieri cui sono negati tutti i gradi di difesa garantiti ai connazionali, nel quadro degli empi contratti di cooperazione con governi fantoccio.

Non hanno voluto capire che quel pizzico di protervia sgangherata in più è stato sparso per persuadere della convinzione sbagliata, che si tratti di misure ad personam del bieco razzista che il Salvini ha scatenato suscitandolo fuori dagli italiani brava gente, contro gli “stranieri”, quando invece la partita si gioca domani a tutela di una sicurezza che altro non è che la difesa violenta irragionevole coercitiva e oppressiva di interessi affaristici che deve essere assicurata e riaffermata a ogni costo  e tutelata dai soliti sospetti.

Eh si perchè bisogna ricordare a chi pensa che non abbia la dignità di una lotta civile e la dignità di un tema umanitario quella intrapresa da un territorio che dice no al  Tav , che mentre si concede a tre regioni il diritto a venir meno a ogni patto di solidarietà nazionale, una parte del territorio italiano (non solo quelli dati in comodato agli Usa) è stato militarizzato, confinato e i suoi abitanti ( nel 2005 mille agenti in assetto antiguerriglia caricarono i manifestanti guidati dai sindaci con la fascia tricolore) sospettati, discriminati e sottoposti a una repressione brutale per punirli di quello che pare essere diventato il reato più inammissibile, la volontà di decidere delle proprie esistenze e dei propri beni comuni.

Quei beni comuni  incarnati per fare  qualche esempio, non solo dai boschi, dal paesaggio, dalle attività tradizionali,  ma anche dalla necropoli neolitica di Chiatamone schiacciata dalle forze dell’ordine coi mezzi pesanti dell’esercito o dal Museo Archeologico adiacente convertito in caserma, da Ponte sul Clarea presidiato e il cui passaggio è interdetto, annoverati tra le motivazioni che hanno spinto il Tribunale Permanente per i Diritti dei Popoli a emettere una sentenza storica  contro due governi, Berlusconi per la Legge Obiettivo e Renzi per lo Sblocca Italia, condannandoli alla pubblica riprovazione per aver escluso le comunità locali e i cittadini dai processi decisionali e perfino dalle informazioni dovute che interessano i loro territori.

Ci vorrebbe un Tribunale Permanente anche per il diritto all’informazione che avrebbe il suo bel da fare a giudicare una stampa che negli anni ha sempre più manifestamente abbracciato la causa “progressista” di un’opera che era già superata in fase progettuale al servizio degli interessi di una cerchia parassitaria che ha, non sorprendentemente dalla sua parte la cosiddetta sinistra Fiat (Chiamparino e Fassino) Forza Italia e Lega, Confindustria, Coop e cordate altre presenti in tutti gli scandali di malaffare e corruzione, una stampa che favoleggia delle magnifiche sorti di vettori futuristi “per merci e persone”, di formidabile bacino occupazionale: 470 per 10 anni al costo secondo i calcoli dei soliti disfattisti di 2.5 milioni per addetto, di  obblighi imposti dalla Commissione Europea che non ha mai chiesto che l’attraversamento delle Alpi avvenga su una line a ad alta velocità, di terrorizzanti penali a nostro carico mentre non esiste un solo contratto o accordo con governo francese, con l’Ue o con le imprese appaltanti che parli di sanzioni o multe, come dimostra il caso del Portogallo che quando uscì dall’armata del buco non fu costretto a sborsare nemmeno un centesimo, fino all’increscioso incidente della Stampa, l’house organ del tunnel che nel 2018 titola sfidando la sfiga: “Frejus come il Ponte Morandi, la Tav creerà flussi economici”. Per non parlare delle entusiastiche cronache dall’Onda Rosa delle sciure, “donne motore”  alla guida della nuova marcia dei  40 mila e dei goffi tentativi di screditare le analisi costi-benefici, compresa quella commissionata dal governo Gentiloni che bolla l’intervento come superato dalla realtà.

Proprio oggi a ridosso del voto al Senato il Sole 24 ore proprio come un Michele Serra che ha tante volte esortato a non opporsi allo sviluppo,qualunque ci fa sapere che “gli ingeneri di Lombardia e Piemonte stroncano le analisi costi-benefici sulla nuova linea ad alta velocità Torino-Lione e sul terzo valico dei Giovi. …. Una presa di posizione «costruttiva», come la definiscono l’Ordine degli ingegneri di Milano e di Torino, la Consulta regionale della Lombardia e la Federazione interregionale di Piemonte e Valle d’Aosta dei professionisti”.

E quando dicono costruttiva sanno quel che dicono i tecnici del partito del cemento in attesa del parere oggettivo degli ingegneri di Sicilia e Calabria in merito al ponte sullo Stretto, che proprio non si danno pace che per  i volumi di traffico futuri sopravvalutati e smentiti dalla realtà oltre che dalla previsioni, basterebbe un effettivo e quasi indolore adeguamento dell’Asse ferroviario Torino-Lione senza buco. O che la cura del ferro non ha prodotto esiti sulle nuove linee Av/Ac da Torino a Milano e ds Milano a Napoli, mentre le loro tangenziale sono afflitte da migliaia di veicoli pesanti e Tir, a fonte delle scintillanti rotaie inutilizzate, Segno evidente che il mito della velocità non è così profittevole, che bastava il Pendolini che resta un’eccellenza italiana, acquisita dai francesi che se lo rivendono in giro e che aveva la caratteristica di richiedere meno investimenti e meno consumi energetici, oltre a quella di fermarsi nelle stazioni intermedie.

Domani equipaggiata delle nuove disposizioni buone per armare il contrasto a antagonismi e opposizione, la cricca del buco innalzerà il suo totem davanti al quale sacrificare ragione e ragioni della cittadinanza, degli stranieri e degli stranieri in patria, quelli che reclamano il diritto di scegliere e decidere in libertà.


Avrà preso una cantonata?

renzi-cantone-718974Anna Lombroso per il Simplicissimus

Spaventapasseri, lo avevo definito quando venne incaricato di guidare l’organismo di vigilanza e controllo sul fenomeno della corruzione. Mi pareva efficace come definizione perchè con le competenze e il budget che gli erano stati affidati avrebbero potuto mettere paura solo ai passeri e non certo a avvoltoi e gazze ladre.

A 5 anni di distanza, uno prima della naturale scadenza,  Cantone lascia per tornare a vestire la toga presso l’Ufficio del massimario della Corte di Cassazione, motivando così la sua decisione: “la magistratura vive una fase «difficile», che mi impedisce di restare spettatore passivo”.

Verrebbe da dire che al ruolo di astante, sia pure dal palco d’onore, doveva essere abituato.  L’Autorità anticorruzione era stata istituita nel 2012 durante il governo di Mario Monti nell’ambito della cosiddetta legge Severino, con il compito di  prevenire fenomeni di illegalità all’interno della pubblica amministrazione attraverso pratiche di trasparenza e mediante vigilanza sui contratti, appalti e incarichi pubblici. A nominare lui al vertice dell’Anac era stato però Matteo Renzi nel 2014 seguendo il trend di moda allora, sistemare un magistrato, un tecnico dunque,  a incarnare la legalità e la sua tutela conferendogli un’autorità  morale oltre che legale, sull’intera società. Anche se di fatto si trattava di un potere virtuale più che reale, e pure “postumo”,  come un pompiere chiamato a spegnere incendi già appiccati da quelli che lo chiamano in soccorso.

E infatti non  a caso la designazione avviene poco prima che si aprano i cantieri e fervano le opere dell’Expo (ha l’incarico di commissario speciale del grande evento),    ma un bel po’ dopo che gran parte degli appalti, delle attribuzione  e delle consulenze erano stati assegnati. A vedere i ritagli di allora si legge Cantone chiede spiegazioni, Cantone non ritiene soddisfacenti le spiegazioni sull’affidamento a Farinetti, e Cantone indaga sui subappalti, per poi sentirlo ammettere che  “esulavano del tutto da un suo possibile controllo», accontentandosi della squadra anticorruzione istituita da Sala, della altisonante Piattaforma per la trasparenza del premier, con tanto di App, e rassegnandosi a  chiudere un occhio anzi tutti  e due sulla sostanza dell’iniziativa, sul già concluso e  spartito,  mettendo un sigillo di impunità e legittimità sulla sua inutilità, sui danni erariali e per la collettività, sulla pretesa emergenza coltivata per permettere licenze  e deroghe, sul contributo alla cancellazione di diritti, garanzie e conquiste del lavoro, che più corruzione morale di quel “volontariato” ce n’è poche.

Niente di diverso da quello che succede a proposito del Mose, quando tira fuori il capo e chiede informazioni per poi ammettere  ragionevolmente (in una intervista alla Rai di giugno 2014) che. “Credo non abbia alcun senso indagare, non è che ogni emergenza necessita di un commissario. Sull’ Expo può avere un senso perché ci sono termini stretti, sul Mose i tempi sono già da tempo superati”.  E altrettanto avviene per la Metro C di Roma, che definisce la madre di tutte le corruzioni: anche là, come succede ai treni, è arrivato in ritardo e i giochi sono fatti.

Eppure ieri nel dare le dimissioni rivendica  i risultati della sua battaglia: «Naturalmente la corruzione è tutt’altro che debellata ma sarebbe ingeneroso non prendere atto dei progressi, evidenziati anche dagli innumerevoli e nient’affatto scontati riconoscimenti ricevuti in questi anni dalle organizzazioni internazionali (Commissione europea, Consiglio d’Europa, Ocse,  Fondo monetario) e dal significativo miglioramento nelle classifiche di settore».

E come  non esultare del fatto che Trasparency ci faccia scendere di due piazzamenti nella graduatoria della percezione “popolare” del fenomeno,  uno di quegli organismi concepiti dallo stesso sistema che genera il malaffare, un po’ come le agenzie di rating,  che prende in esame come indicatori le malefatte dei pesci piccoli, quelli che fanno la cresta sui documenti e le merci, che non danno la fattura, lasciando fuori  le banche, gli enti pubblici, i vertici delle multinazionali  e quindi i grandi impuniti e i grandi immuni, i Paesi guida dell’Occidente e della Ue non levantina o che dire dell’Ue dove se volessimo applicare il criterio della lievitazione dei costi delle opere pubbliche, si scoprirebbe  che in Germania le spese dei lavori pubblici vengono gonfiati artificialmente e  a dismisura, come ha denunciato perfino Der Spiegel, lo stesso organo di stampa che ha definito Vienna un “intrico del malaffare” riprendendo il giudizio di un grippo di lavoro Ocse che ne parlò come del “crocevia della corruzione”.  E come non esultare dell’encomio delle istituzioni europee, quando basterebbe leggere il Sole 24 ore per sapere che il crimine economico trova un humus favorevole  nella regione e mica solo alle Cayman se è vero che    “nell’ultimo decennio sono stati almeno 133 mila gli oligarchi dell’ex Unione Sovietica, i milionari cinesi e arabi, i ricchi uomini d’affari turchi, libanesi, brasiliani, venezuelani e sudafricani, che hanno acquistato a mani basse la cittadinanza o la residenza in un Paese dell’Unione europea in cambio di soldi“,  ritenendola un luogo favorevole a traffici illeciti e opacità.

Va a sapere come mai proprio adesso il presidente Cantone, ha raggiunto il limite della sua sopportazione, stanco  che “all’Anac istituita sull’onda di scandali ed emergenze,  e che rappresenta oggi un patrimonio del Paese e motivo di orgoglio” ( e si direbbe a lui che ne incarna l’autorità), vengano riservati scarsi riconoscimenti.

Dipenderà che i supposti reati del lobbista Siri ( indagato per aver ricevuto una promessa di denaro in cambio di una norma da inserire in una legge) sono più disdicevoli dell’azione di un ministro che tenta di favorire l’esonero dalle responsabilità di una banca e del suo management?

Sarà che alcune  misure contenute nel decreto sblocca cantieri entrato in vigore a giugno in materia di appalti   (lo stop all’obbligo per gli enti locali di avere una centrale unica, lo stop di scegliere i commissari per le gare da un registro dell’Anac, l’aumento al 40% per i subappalti)  gli sono sembrate più rischiose dello Sblocca Italia, delle deregulation promosse a livello regionale e locale dai piani paesaggistici e dalle deroghe comunali in forma bipartisan, come in Emilia, Lazio, Veneto o Firenze e Milano?

Sarà perchè il nefasto si all’Alta Velocità del governo in carica macchiato di abiura, scoprirà l’osceno vaso di Pandora delle cordate delle imprese sempre in piedi, ma non sul banco degli imputati? e allora è meglio dedicarsi alle sudate carte del Massimario in attesa di una meritata ricompensa elettiva, in forma di premio fedeltà? 

 


L’ economia secondo Pirandello

goya-follia-e-ragione-all-alba-della-modernita-mostra-arte-incisione-museo-tiziana-leopizzi_copiaSe si vanno a prendere le statistiche economiche storiche, vale a dire quelle già da tempo corrette non servendo più alla propaganda mediatica, ci si accorge che il massimo fulgore dell’economia liberista lo si è avuto nel 1989, ossia l’anno in cui è caduto il muro di Berlino ed è stata coniata l’espressione Washington consensus per indicare il nuovo spirito con cui Il Fondo monetario e la Banca mondiale cominciavano a imporre misure politiche e sociali in cambio dei loro interventi. Semplicemente la scomparsa definitiva del contraltare sovietico aveva cancellato ogni remora nel combattere le conquiste del dopoguerra: poi, si sa,  ci furono le crisi della lira e della sterlina, la crisi asiatica, quella delle dot com, l’introduzione dell’euro come moneta simbolo del neoliberismo europeo  e infine la voragine dei subprime che ha dato avvio a una stagnazione senza fine.

Invano la Federal reserve e la Bce che tra l’altro deve salvare l’euro e le oligarchie continentali dal naufragio hanno tentato di limitare al minimo i tassi di interesse per stimolare gli investimenti delle imprese e far ripartire l’economia: la caduta dei redditi ha creato sia una crisi di domanda aggregata che di debiti privati per cui tutti i soldi a costo quasi zero sono finiti nei paradisi fiscali, nei casinò finanziari e ancora di più sono serviti alle aziende e gruppi multinazionali, scettiche sulle possibilità di crescita reale, a ricomprare le proprie azioni e dare così avvio a un innaturale boom borsistico in presenza di un’economia stentata o addirittura in reflusso. Naturalmente questo pone sia un problema reale, sia un problema di consenso per suscitare una fede del tutto irrazionale in un superamento della crisi ed evitare così contraccolpi politici. Questi ultimi sono ciò che più preoccupano le elite di comando che non esistano a costruire narrazioni insensate sia dal punto di vista politico e geopolitico: nulla viene trascurato pur di conservare il controllo territoriale e commerciale sui beni reali e non nominali in un mondo che si fa facendo multipolare, dal reclutamento del terrorismo, alla vera e propria pirateria, come vediamo in questi giorni fino alle strategie per affamare le popolazioni che resistono. Ma il male è strutturale, è dentro il sistema non fuori, così ci si trova di fronte a contraddizioni pirandelliane. Per due decenni si è tentato di contenere le misure dell’inflazione in modo da evitare aggiustamenti del costo della vita, manomettendo l’indice dei prezzi al consumo: per ottenere questo effetto si sono cambiati i criteri con cui viene composto il “paniere”: si sostituiscono i prodotti con alternative di prezzo inferiore, magari basandosi su offerte occasionali, oppure si fa passare un aumento di costo come un miglioramento della qualità non considerandolo dunque come inflazione e qualcosa di simile si fa con l’indice dei prezzi alla produzione. Questa alterazione ha tuttavia influenza sul Pil reale per il cui calcolo si deve sottrarre l’inflazione: se quest’ultima viene sottostimata il prodotto interno lordo risulterà sovrastimato.

Potrebbe sembrare una situazione ideale dal punto di vista della comunicazione: bassa inflazione dunque pochi timori per la capacità di acquisto delle retribuzioni e Pil in ascesa: nei termini delle teorie economiche capitaliste è una contraddizioni, ma dal punto di vista della propaganda è l’ideale. Solo che in Europa dove l’inflazione è stata particolarmente sottostimata tutto questi si sconta con aumenti al di sotto del 2% dunque non più convenienti per i poteri finanziari e le loro gestioni privatistiche, mentre in Usa sta aumentando a dismisura il debito privato con le auto che vengono vendute a rate fino a sette anni e milioni di famiglie che vivono con le carte di credito pagando il premio mensile minimo. L’economista John Williams ha calcolato a partire dal 2008 una sottostima dell’inflazione di due punti l’anno che si traducono in due punti in più fasulli di pil: depurata dalle manipolazioni l’economia rimane molto al di sotto del livello nel 2008. Del resto il modo veramente incredibile con sui si calcola il tasso di occupazione rende i successi in questo campo una presa in giro.

Siamo insomma al Così è se vi pare o all’Enrico IV dove non si sa bene se assistiamo a un fenomeno di pazzia vera o di pazzia simulata che è altrettanto folle, l’occidente ha imboccato un vicolo cieco e la prospettiva che vediamo è solo un trompe l’oeil, un inganno ottico


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: