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Miracolo in Francia: ricompare la vera sinistra, oligarchie nel panico

jean-luc-melenchon-meeting-paris-5-mai-2016-1024x683In Francia sta accadendo una sorta di miracolo: inaspettatamente risorge dalle ceneri della marginalizzazione mediatica il candidato della sinistra Jean-Luc Mèlenchon che è andato via via crescendo negli ultimi sondaggi è ora è dato appena un passo indietro rispetto ai due candidati principali, l’ uomo della finanza Macron e la Le Pen che tuttavia appaiono entrambi in lieve, ma costante declino. Naturalmente la nuova situazione scatena sussurri e grida nelle stanze del potere dall’Eliseo a Bruxelles perché scompagina tutti i piani costruiti per le presidenziali: nella previsione di uno scontro finale col Front National contro il quale si sarebbe potuto mobilitare tutto l’arco costituzionale, l’elite di comando aveva giocato d’azzardo puntando tutto su un uomo di Rothschild, legato alla parte più reazionaria degli ambienti finanziari ( vedi qui ) buttando a mare il vecchio gollista Fillon non del tutto affidabile nell’opera di smantellamento della sovranità e dunque dei diritti. Così si pensava che persino la sinistra radicale avrebbe finito per votare questo squallido arnese pur di fermare la Le Pen.

Naturalmente questo scenario non prevedeva che sarebbero spuntati fuori altri candidati di rilievo e men che meno che essi sarebbero apparsi da sinistra, mentre ora devono fare i conti con Mèlenchon, inzialmente dato al 10% nella più rosa delle ipotesi, ma che adesso è arrivato al 19 per cento contro il 23 di Macron e il 24 di Le Pen che sono però in discesa. E vi lascio immaginare la desolazione di Hollande e dei suoi social banchieri, quella di Juncker o della nomenklatura europea al vedersi profilare una possibilità da incubo per loro: che al ballottaggio ci vadano i rappresentanti della sinistra radicale da una parte e della destra nazionale dall’altra. Naturalmente se davvero accadesse tutto l’apparato politico e mediatico, tutto lo status quo si schiererebbe con la esecrata Le Pen, mostrando tutta la fatuità e l’ipocrisia non solo della battaglia in corso, ma anche di una cultura miserabile e mefitica che demonizza non costruendo delle ragioni, ma solo degli slogan,

La cosa più interessante però, quella che costituisce una possibile svolta politica per l’intero continente è che l’ascesa di Melenchon è dovuta alle nuove posizioni assunte con il suo raggruppamento dal nome France Insoumis, ovvero Francia non sottomessa e che sono di rottura senza se e senza ma con la Ue e con l’euro. Se eletto Melenchon ha promesso di andare a rinegoziare i trattati europei, compreso quello di Maastricht che riguarda la moneta unica e di congelare i contributi che la Francia versa a Bruxelles  se gli oligarchi europei non volessero, prospettando anche un’uscita dall’unione se le cose non dovessero davvero cambiare. E’ chiaro che ha attirato su di sé e finalmente da posizioni di sinistra molti degli umori dell’elettorato, non soltanto quello della protesta pura e semplice, anche se ormai profondamente radicato, ma anche di quello tradito da socialisti di pura fantasia che propongono di votare un fantoccio di Rothschild per stoppare il Front National.

Naturalmente è quasi impossibile che Melenchon ce la faccia davvero, anche perché è cominciata una ossessiva campagna mediatica contro di lui enfatizzando le paure della cosiddetta Francia moderata che a quanto pare rischia di essere in minoranza o cominciando a far comparire il ricatto finanziario. Ma se davvero egli riuscisse a cogliere il secondo posto al primo turno, sarebbe una piccola, ma vera rivoluzione che come primo effetto avrebbe quello di stilare l’atto di morte della sinistra collaborazionista e di quella che non possiede né animo, né idee, né coraggio per battersi contro il moderno fascismo neo liberista e facendosene anzi oggettivamente complice. Questo forse riaprirebbe le sbarre della prigione in cui è stata chiusa la politica vera a partire dagli anni ’90, sarebbe una svolta su scala europea molto più inquietante dei movimenti di destra come giustamente e autorevolmente dicono Le Figaro o La Stampa, insomma i giornali del reazionarismo e autoritarismo liberale. perché metterebbe in campo un’opzione molto più intelligente e allettante di quelle finora in campo. Si può cominciare anche a stare dalla parte del futuro.

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Euro, contrordine a 5 stelle, anzi buchi neri

2_euro_commemorativo_Italia_2016_PlautoDopo anni di tormenti e di illusioni oggi è diventato chiaro che per l’Italia e  gran parte dell’Europa l’euro è stato il più grosso fallimento del secolo lungo che parte dal ‘900 , mentre è stato il più grande successo della Germania. Dopo anni di confusione e di spot della finanza è divenuto evidente il ruolo che ha avuto la moneta unica nel dividere il continente e nel favorire una politica di reazione alle conquiste del lavoro. Tuttavia ancora si cerca di salvare questo feticcio, anzi più diventano espliciti i mali e meno si è disposti a considerare l’uscita dalla moneta unica che ci sta rovinando, sia pure come prospettiva da costruire nel tempo. Ma ormai, nel maelstrom contemporaneo, il paradossale è diventato la norma per cui non c’è da stupirsi se il M5S sia sia convertito a una proposta in campo da alcuni anni, ovvero quella moneta fiscale di cui Luciano Gallino ( qui ) era il massimo fautore, ma in una dimensione impoverita e distorta perché “euro e non euro è la stessa cosa, non è quello il problema”. Fa sempre piacere apprendere che c’è chi ha capito tutto, chi si appropria di temi in un orizzonte completamente diverso da quello di Gallino stesso il quale prima della sua scomparsa aveva chiarito che per salvare l’Europa bisognava liberarsi della moneta unica.

Ora la proposta in sé è avrebbe un senso: l’idea che lo stato emetta certificati validi per il pagamento di qualsiasi tassa o balzello, con valore di moneta corrente a tutti gli effetti, da distribuire a disoccupati, persone in difficoltà o per intraprendere piccole opere o progetti, consentirebbe di immettere nel circuito economico risorse che oggi rimangono nella banche, ovvero nei forzieri di chi crea denaro, in una sorta di autoctisi del capitalismo finanziario. Una mano santa insomma basata tuttavia sul presupposto che lo Stato abbia conservato un’autonomia fiscale, cosa della quale dubito fortemente visto che nella “clausole di salvaguardia” volute da Bruxelles figura l’obbligo di aumentare la tassazione indiretta (vedi Iva) in caso di deficit pubblico e che l’intenzione esplicita della Commissione è proprio quella di assumere anche le competenze fiscali . Questo, insieme ad altri presupposti come la nazionalizzazione della Banca d’Italia, rende chiara una cosa: l’operazione potrebbe essere realizzata solo la Ue l’autorizza, insomma se è disposta a permettere la creazione di una valuta parallela sapendo che essa finirà inevitabilmente per mandare all’aria i conti e gestire così il Paese in via diretta ancor peggio che con la Grecia.

Già perché lo Stato emetterebbe 100 o 200 miliardi l’anno di certificati fiscali gratuiti, ma dopo un certo periodo, poniamo due anni come nella proposta Gallino in gran parte recepita dai Cinque stelle, dovrebbe accettarli come pagamento delle imposte facendo calare drammaticamente il gettito, creando tagli draconiani ai servizi e dandoci definitivamente in pasto alla troika, sempre ammesso che questo non accada prima a causa dei disastri bancari. Certo l’immissione di risorse nel circuito economico porterebbe a un aumento delle entrate, ma a causa del tempo limitato, di vizi nazionali come l’evasione fiscale e di altri fattori legati alla pratica del caporalato sul lavoro, in misura del tutto insufficiente a controbilanciare la spesa, per cui dopo i fatidici due anni questi crediti, di cui probabilmente molti non si fiderebbero, rischiano facilmente di diventare carta straccia e di avere ben che vada un valore solo eventuale e futuribile.  Il fatto è che la buona anzi l’ottima intenzione di far sì che lo Stato ricominci a creare denaro in proprio, si scontra con il fatto che questo denaro deve poi essere tradotto in euro e non in una divisa nazionale sulla quale si ha la sovranità. E’ fin troppo chiaro che questo sistema, nelle sue diverse varianti, ha un senso solo come strumento di emergenza e in vista di una uscita concordata dalla moneta unica, ma è totalmente privo di significato, anzi un vero e proprio suicidio, qualora si pensi che possa essere usato per lo scopo esattamente contrario, ossia rimanere nell’euro secondo la nuova teoria pentastellata.

Ora mi chiedo se dopo un decennio di crisi e di declino, dopo aver sperimentato tutti gli effetti deleteri di una moneta unica calata su realtà profondamente diverse, sia ancora il caso di fare melina sull’euro, di riconoscerne i veleni economici, politi e geopolitici, ma arzigogolare sul modo di rimanervi, invece di intraprendere studi e analisi serie sulle vie d’uscita che del resto hanno ormai una ragione e un’esistenza intrinseche dopo l’adozione ufficiale dell’Europa a doppia velocità. Se questo è stato purtroppo il dubbio amletico di una sinistra troppo legata ad astrazioni e meno alle realtà sociali, il fatto che ora i Cinque stelle, ad anni di distanza, la facciano propria mi sembra il chiaro segnale di un annaspare faticoso tra una contrapposizione indecisa, altalenante, mai netta e un malinteso tentativo di apparire responsabili. O forse di trovare un modus vivendi ( e moriendi)  con gli oligarchi di Bruxelles nell’ambito di una svolta diciamo così moderata e smodatamente incoerente.

Comunque siamo fregati se non usciamo collettivamente da questo mondo di ombre, tic di pensiero, cautele prive di senso se non anche di dignità e se continuiamo a usare l’intelligenza rimasta per farci del male.


Eurodeliri

17499369_1647303052023919_4615086781146593777_nSe c’è qualcosa che mi ha colpito nel sabato in cui le oligarchie Europee hanno festeggiato se stesse, è la comparsa delle sacre stigmate dell’anacronismo che ha avvolto i potenti  rinchiusi nel loro ridotto a recitare un messale logoro e frusto, a imitare in maniera grottesca i riti pieni di speranza di 60 anni fa, con parole ambigue e prive di senso. Ma questo progetto fallito e ormai privo di anima è stato difeso contro il mondo esterno da gigantesche misure di sicurezza per fare paura, schedature sotto forma di controlli, polizia e ancora polizia a sorreggere una messa cantata senza contenuti, parole come aria calda per una mongolfiera di carta  e quel terribile chiacchiericcio mediatico, così straordinariamente unanime, ottuso, in questo caso consapevolmente servile. Insomma il tentativo di tappare la bocca ai terribili antagonisti perché ormai gli argomenti e le illusioni sotto cui viene sostenuta e nascosta la presa di potere della finanza, non sono più credibili e generano rabbia o noia. Essi cercano di fare paura perché hanno paura.

Il momento più significativo della giornata è stato quando il corteo di Eurostop è stato applaudito dalle finestre del  Testaccio, quartiere semigentrificato e dunque valido come test. Certo non era un corteo fiume essendo stato preventivamente decimato dal fermo dei bus dei manifestanti e persino delle auto private, dai controlli ossessivi e forse pure incostituzionali, dai nuovi poteri concessi alla polizia guarda caso in contemporanea con lo sblocco, dopo anni, di 1 miliardo e 600 milioni per “valorizzare” la forza pubblica e aprire le carriere in cambio di fedeltà. Ma rappresentava uno spirito molto più vasto e molto più evoluto dell’anti europeismo miserabile  dei fascio bottegai di sempre, i cui giornali sono stati gli unici a plaudire alle operazioni di “prevenzione”. Prima o poi si dovrà cominciare a distinguere tra l’anti europeismo degli gaglioffi che hanno in odio Bruxelles perché non gli permette di fare i loro affaracci di clan e di cosca al di fuori delle regole, ma amano lo stato autoritario  e quello invece che riconosce nella Ue la negazione dell’Europa come spazio di libertà e progresso, la radice con cui si attua la dissoluzione della lo democrazia reale, la crescita esponenziale delle disuguaglianze, la caduta dei diritti del lavoro, la precarietà a vita, la presa di potere della finanza e contemporaneamente favorisce un sistema vice imperiale con al centro la Germania come tutore, cosa quest’ultima che ormai è tematizzata sotto la voce Europa a due velocità.

In ogni caso il coro dei media a reti unificate con i loro commentatori di rito o di eccezione come il povero Prodi e il suo calmo delirio, che pronti a far suonare l’organetto delle balle e insieme anche quello di vulgate storiche e geopolitiche  quanto mai rozze e schematiche, aveva un sapore di vecchio, di ripetitivo, di giustificatorio, un’aria di tramonto incombente, di palese resa al ruolo di megafoni della Verità del padrone. E’ anche questo, soprattutto questo che evidenzia la svolta che sta maturando qui come altrove: per questo ogni contestazione anche la più civile ancorché radicale e non ambigua va circoscritta, ridotta ai minimi termini e demonizzata con lo spettro della violenza per evitare che alla fine dilaghi. Del resto è l’unica maniera di uscirne per ceti politici mediocri e subalterni, dunque anche irresponsabili e corrotti che non sanno come rimediare alle enormi fratture che hanno creato: fra loro e i cittadini, fra l’Europa del Sud e quella del Nord, fra l’Europa occidentale e quella orientale frettolosamente aggregata proprio per nascondere dietro l’espansione il disegno dei poteri forti e il fallimento fortemente voluto e guidato delle speranze iniziali.

Ma proprio per questo la setta degli euro liberisti diventa più aggressiva: sa di non potersi appoggiare su tutta la fuffa priva di senso e di nerbo come quella del Petain del Quirinale per intenderci, con quell’idea stravagante e per molti versi ignobile secondo cui i singoli Paesi non sarebbero in grado di tutelare la propria sovranità ( infatti la Ue mai e poi mai sarebbe succube della Nato e delle volontà americane, come sappiamo), insomma queste fesserie dell’ultimo capitolo che alludono a un presunto gigantismo economico ma che di fatto convergono nel conferire la sovranità esclusivamente al potere economico. No, sanno che non si conquista il consenso con queste pinzillacchere di pessimo livello, il loro vero argomento non può che essere la forza.


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