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Il terremoto nel dna

terremoto-centroitalia1009-1000x600Com’è noto da almeno 2500 anni la penisola italiana è un’area ad altra frequenza sismica e alcune zone sono ad altissima frequenza: non è raro incontrare in Europa persone che non hanno mai avvertito un terremoto in vita loro, mentre questo è pressoché  impossibile in Italia. E di questa condizione fanno fede gli innumerevoli decreti o leggi di cui abbiamo conoscenza che si prefiggono lo scopo di dettare norme costruttive nelle zone colpite da un terremoto, fin dal 1627 quando un sisma distruttivo nella Capitatana indusse il vicerè di Napoli Antonio Alvarez de Toledo y Beaumont di Navarra ad emanare un decreto per stabilire un metodo costruttivo detto “sistema baraccato alla beneventana” basato su una struttura intelaiata in legno, con elementi verticali infissi in un basamento di muratura e con le specchiature dei telai chiuse con materiali leggeri (canne, legname) cementate con malta ed intonacate, metodo che ancora oggi fa baluginare le sue tracce in Puglia e che tuttavia permise una ricostruzione quasi totale in dieci anni dopo un sisma che aveva raso al suolo San Severo e fatto 30 mila morti.

Un evento che ha qualcosa di eccezionale e di unico in un Italia che dal tempo dell’unità ha visto 46 tra leggi e decreti tutti creati dopo qualche terremoto, Casamicciola, Messina, Irpinia, Friuli, Emilia, L’Aquila, Belice, Valnerina (nel ’79),  non c’è che da scegliere e che stabiliscono vari accorgimenti costruttivi, di solito rispettati solo per breve tempo e poi abbandonati o revocati come accadde per il regio decreto del 1937 nel quale con passo romano del gambero venivano ammorbidite per non dire completamente svuotate le regole stabilite negli anni precedenti.  Da tutto questo, anche facendo il confronto con altri Paesi con particolare attività sismica possiamo dedurre una lunghissima continuità storica riguardo ai terremoti: se Seneca considerava i fenomeni naturali distruttivi come ineluttabili e la cui conoscenza serve agli uomini non per intervenire concretamente, ma per sconfiggere superstizioni e paure innaturali, non pare che le cose sia cambiate in maniera sostanziale da allora, a parte una rivalutazione dell’universo apotropaico. Di fatto si agisce o ci si propone di agire solo dopo l’evento luttuoso, come se esso fosse unico e inaspettato, pur sapendo che in un arco di dieci anni esso è sicuro da qualche parte.

Certo dopo decenni di buonismo palazzinaro e di molte migliaia di morti  oggì abbiamo un quadro abbastanza completo della geografia sismica del paese e delle regole di costruzione sulle quali tuttavia è ormai quasi impossibile svolgere un controllo perché si metterebbero troppi lacci e lacciuoli all’economia, leggi profitti di padroni padroncini di incerta origine (è forse un caso che sia semicrollato l’ospedale di Amatrice, relativamente recente?) , ma questo riguarda comunque gli edifici nuovi a partire per una prima fase minima dal 1974 e per una invece più adeguata e realistica dal 2007. Tutto il resto, vale a dire l’immenso patrimonio definibile come storico e l’altrettanto enorme numero di edifici con sulle spalle 30, 50, cento e più anni che non ringiovaniscono col tempo, ma non hanno tutela alcuna, nemmeno nelle zone più a rischio. E per tutela non intendo solo l’adeguamento e la sistemazione le quali  procedono a un ritmo sfrenato, tanto che a fine giugno sono stati sbloccati  fra Stato e Regioni la bellezza di 139 milioni per quasi 3900 comuni, che ci si ristruttura anche un bagno, a patto di farlo fare ai bangla, ma protezioni legislative certe e non episodiche sia di carattere assistenziale che  economico, fiscale e assicurativo le quali almeno consentano di non perdere ogni cosa e di poter ricostruire e sistemare i danni secondo regole architettoniche precise. Tutto questo è del tutto impossibile secondo regole privatistiche e senza un intervento pubblico che prenda atto in concreto della sismicità del Paese e delle sue conseguenze a lungo termine. Perché se i forti terremoti non si possono prevedere per quanto riguardo l’ora, il giorno e la zona, la statistica di dà la certezza che avverranno.

Così sappiamo già cosa accadrà nella nuova aerea di lutto e di distruzione: precarissime tendopoli opportunamente sorvegliate perché non si osi alcuna protesta e i media possano lodare nel loro crudele e ridicolo rosario quotidiano l’azione del governo e del suo grullo in capo, chiacchiere e vaniloqui sulla ricostruzione che non avverrà, atterraggio di  avvoltoi per le new town di cartone, desertificazione turistica e produttiva. Insomma tutto il modello Aquila che giace ancora in perfetta rovina e dove spesso la conta dei vivi è drammatica come quella dei morti.

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One response to “Il terremoto nel dna

  • Evaporata

    L’ha ribloggato su e ha commentato:
    Non avendo parole mie da esporre sull’argomento, propongo la lettura di questo articolo del blog “Il silplicissimus”. So che è lungo e normalmente gli articoli lunghi scoraggiano il lettore. Se proprio non avete voglia di “affaticarvi”, leggete almeno l’ultimo paragrafo che credo riassuma il pensiero di tutti gli italiani non coinvolti nella speculazione delle disgrazie altrui.

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