Annunci

Archivi tag: ricostruzione

Cratere del sisma, come prima peggio di prima

i-800-600-accumolinevesaeAnna Lombroso per il Simplicissimus

“I residenti si trovano in uno stato di emergenza freddo senza che nessuno della filiera governativa a tutti i livelli si sia preoccupato di dotare il territorio di gruppi elettrogeni autonomi. La richiesta era stata fatta dai residenti consapevoli, per esperienza diretta, dei problemi legati al gelo. L’elettricità è saltata pertanto il riscaldamento non funziona”. La denuncia arriva da un comitato di cittadini del cratere di Accumoli che aggiungono: sui tetti, piatti, si sta accumulando ingente quantità di neve con il rischio crolli. E il sindaco: “Non   abbiamo più soldi in cassa  e non siamo più in grado di pagare stipendi e tredicesime ai 21 lavoratori assunti a tempo determinato dopo il terremoto,  né ai 10 di ruolo che avevamo già in organico …. il Commissario straordinario alla ricostruzione (Farabollini è stato nominato in sostituzione della De Micheli)   non ha erogato i fondi alla Regione Lazio e quindi noi non abbiamo ricevuto ancora nulla”.

Questo accadeva qualche giorno, quando si è fatto sentire con non inattesa puntualità il terzo inverno sui terremotati. Ma domenica ci ha pensato il Ministro dell’Interno a rassicurare i sofferenti con una epistola domenicale: non ha mai smesso di pensare a loro e alle loro terre meravigliose!  E se già possono godere degli effetti positivi del suo decreto sicurezza, non dovendo più temere la  insana concorrenza  di altri disperati stranieri e potendo approfittare del Daspo urbano che restituirà decoro alle città rimaste in piedi dopo il sisma e dell’opportunità di impugnare la pistola contro eventuali sciacalli  e rapinatori (in estinzione, che c’è ormai non c’è niente da rubare e, se è per quello, non ci sono nemmeno le case), possono stare tranquilli: il dialogo del governo con amministratori e cittadini è sempre aperto. E infatti “io ci sono, a presto”, conclude il viatico a mezzo stampa.

Stanno freschi, è proprio il caso di dire. Nel segno della continuità col passato, i terremotati non godono del principio: prima gli italiani.

Infatti per i danni  del sisma che ammontano secondo i dati trasmessi a Bruxelles a 23 miliardi e 530 milioni di euro (di cui 12,9 miliardi riferiti agli edifici privati e 1,1 miliardi di euro agli edifici pubblici) si stima un costo di 360 milioni di euro, fabbisogno che verrà coperto con le risorse del Fondo per le emergenze nazionali previsto dall’articolo 44 del decreto legislativo del 2 gennaio 2018 (nuovo codice “Protezione Civile”). I relativi oneri per ciascuno degli anni 2019 e 2020 sono i medesimi previsti a legislazione vigente per l’anno 2018 dal governo Gentiloni ripartiti in 18,5 milioni complessivi al fine di far fronte agli oneri riguardanti la dotazione di personale della struttura commissariale (cfr. art. 50 del decreto legge n. 189/2016) pari a 225 unità complessive, oltre al personale di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 settembre 2016, pari a 17 unità, comprensive di tre dirigenti, e a 10 esperti; 14 milioni complessivi per fare fronte alle spese di personale degli uffici speciali per la ricostruzione; 29 milioni complessivi, destinati all’assunzione, da parte dei Comuni colpiti dagli eventi sismici, di fino un massimo di 700 unità di personale. A fronte della proroga dello stato di emergenza a tutto il 2019, in aggiunta allo stanziamento dal Fondo, la Legge di Bilancio destina ai territori colpiti dal terremoto gli 85 milioni frutto dei tagli alla Camera saranno destinati dell’agosto 2016.

Ormai anche i nostri Pc sono stanchi di scrivere quanto si è speso per il salvataggio delle banche criminali e dei loro dirigenti, quanto si continua a spendere in armamenti, quanto si spenderà per opere megalomani, inutili e dannose, alle quali pare che il ceto governativo non voglia e non sappia dire di no. Ma come se non bastasse, i pochi quattrini “devoluti” vengono spesi male.

A smentire la lettera pastorale del lupo all’Interno c’è la denuncia della Regione Marche cui si sono associate Lazio, Umbria e Abruzzo: in attesa dei quel popò di Legge di Bilancio e delle sue disposizioni finanziarie, i rubinetti sono stati chiusi, i fondi bloccati e sono arrivati con grave ritardo i finanziamenti per pagare i Cas cui hanno diritto 20 mila sfollati.

Non c’è da stupirsi: il decreto sisma secondo l’attuale governo riporta ben poche modifiche rispetto a quello presentato  dal governo Gentiloni. Non c’è traccia della tanto decantata e promessa semplificazione per i passaggi procedurali, sono stati aggiunti solo  la sanatoria delle casette abusive e il condono per le difformità gravi nelle abitazioni da ricostruire. E intanto sono migliaia le schede Aedes, quelle per la valutazione iniziale del danno e l’accesso al contributo, non congrue e alcune non veritiere (secondo la Guardia di Finanza solo lo 0,3% nasconde illeciti, le altre sono viziate dalla difficoltà oggettiva di rispettare i criteri di legge)  e altrettante le perizie non adeguatamente certificate. Nella sola Regione Marche alla data prevista fissata al 30 aprile e ora prorogata a fine anno in corso, a fronte di 5000/6000 progetti di ricostruzione per danni lievi stimati, ne erano stati presentati solo 1300.

È che le preistruttoria delle domande e le procedure per la presentazione delle domande restano molto complicate e farraginose, mentre gli Uffici sono sottodimensionati e hanno poco personale: per definire una pratica per un immobile con danni pesanti occorrono 365 giorni in media: 83 se ne vanno con la prima elaborazione del progetto, altri 26 per la compilazione e il caricamento della pratica sulla piattaforma informatica Mude. Poi ci sono i tempi dell’Ufficio: 120 giorni in media per l’istruttoria, altri 80 per passare all’emissione del decreto di concessione dei contributi, cui si aggiungono 57 giorni per l’avvio materiale del cantiere. Ma nel 49 per cento delle casi gli Uffici chiedono integrazioni informali delle pratiche presentate, che già richiedono una valanga di documenti, e in media le richieste di questo tipo sono una decina.

E non c’è traccia del reddito di cratere, più provvisorio e esiguo rispetto al reddito di cittadinanza e altrettanto aleatorio, una delle tante richieste presentate nei mesi scorsi dal Coordinamento dei Comitati Terremoto Centro Italia quale   misura di sostegno economico ai terremotati in difficoltà, che dovrà attendere, così come la “completa defiscalizzazione e decontribuzione per i due anni successivi all’assunzione con contratto di lavoro a tempo indeterminato” promessa alle aziende del cratere che assumono un terremotato. Che dove accontentarsi della già prevista  proroga della scadenza della cosiddetta ‘busta paga pesante” con la sospensione dei termini per gli adempimenti e i versamenti tributari e contributivi, del “posticipo” del rimborso da parte di lavoratori dipendenti e pensionati al gennaio 2019 e della sospensione del pagamento del canone Rai fino al 31 dicembre 2020.

Intanto nelle sole Marche sono ancora più di mille gli sfollati negli alberghi della costa, centinaia quelli ospitati presso parenti ben oltre i tre giorni che spettano ai pesci prima di puzzare, avendo raggiunto i tre anni, le casette si piegano sotto il peso della neve anche in Abruzzo e in Lazio, quelle di Castelluccio sono state scelte senza tener conto della esposizione della zona a condizioni climatiche caratterizzate da forti venti, a ottobre dell’anno scorso gli scarriolanti del Centro Italia hanno rovesciato le macerie che ancora occupavano le strade per protesta davanti a Palazzo Chigi, ma quelle sono state portate via, quelle invece sulle diramazioni dalla Roma-L’Aquila a Norcia, Amatrice, Accumuli, Arquata, sono ancora là. Si vede che non pesano abbastanza, sulle coscienze.

 

 

 

 

 

 

 

 

Annunci

Castelluccio, il deltaplano caduto

DSCN0102Anna Lombroso per il Simplicissimus

Si spalanca d’improvviso la vallata col suo trascolorare dal blu al vermiglio sotto la strada impervia che costeggia la montagna, come un prodigio cercato eppure inatteso, una rivelazione inseguita eppure sorprendente che turba per la sua bellezza e al tempo stesso suscita una specie di vergogna perché parla di onore e fedeltà offesi, di riscatto e orgoglio umiliati. A chi volesse avventurarsi su per quella strada sulla piana di Castelluccio durante la fioritura delle lenticchie, il navigatore partendo da Roma consiglia un percorso lungo e tortuoso. Si esce dall’A24 sfiorando la periferia dell’Aquila, trafficata e viva anche se brutta con quel proliferare di costruzioni senza coerenza e identità e si prosegue lungo strade selvagge e incantevoli, mentre sbucano dall’infittirsi della vegetazione con il grande massiccio che fa da sfondo borghi scoscesi. E a un certo punto ecco la prima indicazione: Amatrice, un paese che abbiamo letto e saputo che è diventato uno spettro dimenticato. E da là comincia il susseguirsi di cartelli stradali con delle luttuose bende nere a nascondere i nomi di altri paesi che non esistono più, irraggiungibili perché i varchi delle carreggiate che dovrebbero condurvi là sono chiuse e dei quali si sta cancellando la memoria. E poi via via il tragitto prosegue mostrando case sventrate , quinte teatrali rimaste su nel palcoscenico dell’orrore mentre dietro tutto è crollato, ammassi di calcinacci di quelle che erano cucine con le ante dei pensili precipitati e i piatti rotti e poi rovine e macerie ammucchiate malamente che invadono anche la strada proprio come se i fuggiaschi fossero scappati dall’apocalisse non due anni fa ma ieri, stamattina, poco fa lasciandosi dietro tutto.

Chi passa può vedere che qualcosa è cambiato dall’anno scorso: è stata rimossa la mesta cartellonistica della Protezione Civile che definiva quegli abitati come “emergenza sismica” a significare forse che è il tempo di rassegnarsi alla continuità della crisi. E infatti in giro non c’è nessuno, né abitanti, né lo Stato rappresentato solo da una muscolare presenza militare coi posti di blocco dei carabinieri che chiedono i documenti a chi va verso Accumuli e dintorni dei quali abbiamo saputo e letto che non esistono più nemmeno quelli e soldati che stazionano vicino ai semafori che indicano l’alternarsi del senso di marcia o davanti ai cavalli di Frisia che bloccano la viabilità mai ripristinata verso altri borghi estinti e abrogati. È caduto il silenzio su questa tragedia collettiva che è stata retrocessa a interessare solo le vittime.

Da tempo sono cessate le visite pastorali dei notabili, scomparsa, forse ridotta in DSCN0112volontaria clandestinità la figura della commissaria straordinaria tanto che il sito dedicato alla “ricostruzione” reca occasionali e rare comunicazioni di servizio per rammentare scadenze burocratiche. Nell’agenda del governo il tema non viene menzionato a confermare che se devono venire prima gli italiani, quelli di Norcia, Castelluccio, Accumuli, Amatrice italiani non lo sono più ad onta della bella sagoma dello stivale disegnata con gli alberi sul dorso della montagna sopra la vallata.
A voler essere onesti qualche autorità c’è andata a Castelluccio in questi giorni. Si tratta del festoso corteo dei promotori – autodefinitisi “plasmatori di un’idea firmata dall’archistar ambientalista Francesco Cellini nel pieno rispetto del paesaggio” – del Deltaplano, l’imponente opera che avrebbe dovuto segnare il riavvio dell’economia nell’area più colpita, quel “Villaggio delle attività produttive ed economiche”, fortemente voluto dalla Regione, dal sindaco di Norcia e dal Pd regionale rappresentato da un inequivocabile esponente che di nome fa Chiacchieroni, una cattedrale del gusto e dell’alimentazione, un’Expo nel cratere del sisma con alle spalle uno sponsor illustre quanto parsimonioso, la multinazionale Nestlè. Lunedì, con una semplice e toccante cerimonia hanno consegnato simbolicamente le chiavi delle prime strutture destinate alla delocalizzazione delle attività gastronomiche del borgo: 5 “negozi” e due caseifici, in attesa (cito il vicepresidente della Regione) di “completare il programma di delocalizzazioni di tutte le attività commerciali e produttive borgo terremotato”, “dove sarebbero quasi finiti (cito la stampa locale) gli interventi di ricostruzione”.

DSCN0113Qualcosa deve essere andato storto: a picco sulla vallata, sopra interventi di sbancamento della montagna vanamente smentiti, la cittadella del gusto, la cattedrale della gastronomia, viene ridimensionata a “iniziativa di rilocalizzazione delle attività di ristorazione”. Si è persa traccia del prestigioso e immaginifico architetto e si vede soltanto una bieca costruzione di metallo anodizzato e vetracci spessi, che dovrebbe dare l’illusione di essere provvisoria, ancorché i materiali siano stati scelti con cura proprio perché eterni come reciterebbe una pubblicità, in un luogo dove è bandito il più consono legno che non resisterebbe a vento, gelo e neve e ampiamente usato invece per le casette somministrate con oculata moderazione agli abitanti irriducibili. Per l’obbrobrio sono stati spesi finora più di 500 mila euro di un budget previsto di due milioni, perlopiù finanziato dalla Protezione Civile, che la frugale Nestlè avrebbe erogato meno di 200 mila euro frutto di una raccolta fondi. Si può star certi che non ci andranno i coraggiosi ristoratori che hanno improvvisato dei locali appena a ridosso del paese o gli allevatori e contadini che vendono in queste belle giornate di sole i loro prodotti nei chioschetti lungo la strada. Chi si ferma per comprare sente dire che nel Deltaplano non ci vanno loro, non ci vanno i trattori della zona, non ci vanno gli Ansuini che hanno rifatto la loro antica bottega in un capannone fuori Norcia, non ci vanno quelli che hanno montato un efficiente ristorante in un prefabbricato e sfornano pasti per i pellegrini della bellezza proprio dietro le insegne di antichi esercizi rimaste in piedi mentre gli hotel e le locande sono state cancellate dal terremoto.

La bellezza dei luoghi non risiede solo in quei colori dal blu al rosso. Ma nel coraggio di chi vuole restare e si sottrae alle lusinghe infami di chi raccomanda la ragionevolezza e l’assennatezza della resa e dell’esodo. In tanti abbiamo pensato e scritto che c’è un disegno criminale nell’inazione, nella proterva volontà di non far nulla in modo da svuotare il cuore del paese per farne un “muscolo” artificiale di metallo e vetro nel quale esibire i fasti del mercato con prodotti replicati e uguali in tutto il mondo a tutte le latitudini e con tanti avviliti dall’esercizio della servitù al servizio di pochi autorizzati a comprare e visitare il luna park del Bel Paese. È avvilente pensare che ci siamo sbagliati, che è peggio di così, che non sanno nemmeno perpetrare il loro misfatto, che si perdono per strada rincorrendo miserabili interessi. Vale la pena di andarci a vedere la piana di Castelluccio per fare una gita educativa nella realtà, per nutrire un po’ di sana collera e per imparare che tra noi pare ci sia ancora qualcuno che resiste, lassù, ancora una volta in montagna, come dovremmo fare tutti.


Non bastava il terremoto, atterra il Deltaplano

deltaAnna Lombroso per il Simplicissimus

In assenza di compassionevoli visite pastorali di qualche autorità, da molto tempo era calato il silenzio sul cratere del sisma che ha colpito il Centro Italia quasi due anni fa.

Andando sul sito della “ricostruzione” si possono contemplare alcune immaginette votive della commissaria e del presidente del consiglio in occasione della cerimonia per lo  stanziamento di   1,03 miliardi di euro per la ricostruzione di scuole, case comunali, caserme ed edilizia popolare e pure per finanziare  il Piano di intervento sul dissesto idrogeologico nelle zone terremotate.

Si poco più di un miliardo, dei 7, 5 in bilancio statale, mentre  la  spesa militare italiana amm0nterà a 25 miliardi di euro nel 2018 (1,4% del PIL), con un aumento del 4% rispetto al 2017 che rafforza la tendenza di crescita avviata dal governo Renzi (+8,6 % rispetto al 2015) e che riprende la dinamica incrementale delle ultime tre legislature (+25,8% dal 2006) precedente la crisi del 2008.

Si, poco più di un miliardo a fronte dei 10 miliardi, tanto ci è costato  il salvataggio delle banche venete e dei 9 per Mps.

Ah, sul sito si trova anche l’agile prontuario che va sotto il nome di Vademecum  della ricostruzione ad uso di privati e aziende, che non deve aver mostrato una grande efficacia se dalle scarse notizie, e ufficiose che trapelano, sarebbero più di 43 mila gli sfollati, solo 18 le case riparate su 100 mila, meno di 4000 le domande di autorizzazione presentate agli uffici competenti e i cantieri aperti 600,  che nelle Marche, dove c’è la massima concentrazione dei danni, l’attività degli Uffici sguarniti di personale è quasi ferma e le pratiche presentate ai primi di aprile erano 2.170, a fronte di 60-70 mila immobili danneggiati.  E che continuando di questo passo per tornare a prima dell’agosto 2016 ci vorrà più di un secolo e mezzo.

Però in questi giorni il silenzio è stato squarciato degli squilli di tromba che hanno salutato il Deltaplano, l’imponente struttura che dovrebbe segnare il riavvio dell’economia nell’area più colpita, la cattedra del gusto e dell’alimentazione che sta per sorgere nella piana di Castelluccio, pomposamente descritta come il   “Villaggio delle attività produttive ed economiche”, fortemente voluto da Regione e dal sindaco di Norcia, che di nome fa Alemanno e è stato eletto in rappresentanza di una lista civica del centro destro: Rispetto per Norcia, pronto a querelare chiunque sparga notizie false e   tendenziose sulla radiosa iniziativa, a cominciare dalla fake news più calunniosa, che cioè si tratti di una struttura permanente.

Macché i “plasmatori dell’idea  firmata dall’archistar ambientalista Francesco Cellini nel pieno rispetto del paesaggio”, così si definiscono,  stretti intorno a uno sponsor al bacio ma particolarmente parsimonioso, la Perugina cioè la multinazionale Nestlè. E senza il becco di un quattrino  in attesa di generosi finanziatori “disinteressati” e caritatevoli, determinati a  dare ospitalità provvisoria a osti, ristoratori e mescitori, ne parlano come di una grande vetrina che esporrà la ricchezza agroalimentare del luogo, effimera e temporanea: appena conclusa la sua missione verrà chiusa e cancellata. Si, promette bene, proprio come gli stadi e le stazioni dei Mondiali, proprio come le infrastrutture delle Olimpiadi e proprio come le rovine e le aree dell’Expo per le quali non si è trovata  una destinazione, che nemmeno gli speculatori più incalliti le vogliono,  se il primo passo del cammino glorioso del Deltaplano è stato una bella colata di cemento proprio  sul Pian Grande, segnato  finora solo dai solchi della seminagione, sui suoi declivi dolce e erbosi, in una delle zone più belle e celebrate d’Italia, spunto spettacolare dei grandi vedutisti e sfondo ideale per i pittori del rinascimento.

È passato più di una anno da quando se n’è cominciato a parlare, grazie alla denuncia di ambientalisti,  di urbanisti, paesaggisti e studiosi e di associazioni e comitati locali, contro i quali sono insorti la Regione, qualche sindaco e sospette  associazioni di imprenditori e industriali che hanno voluto accreditare l’iniziativa come un “volano” per la rinascita, “motore” per valorizzare quel giacimento profittevole  rappresentato dal comparto gastronomico e agroalimentare, secondo il gergo osceno applicato ai “serbatoi e giacimenti” che  sgorga dalle bocche avide di cha sa usare solo il dizionario delle sfruttamento, della speculazione e della doverosa svendita del bene comune.

E infatti andandosi a leggere le impermalosite dichiarazioni dei rappresentanti della Comunità Agraria e della ProLoco si scopre che nelle loro menti si è andato formando il disegno di una expo minore, una aggregazione di greppie e mangiatoie al servizio di quello strano turismo delle catastrofi che è già attivo anche in altre sedi, dai funerali delle celebrità a quelli che si fermano in autostrada a impedire il passaggio delle ambulanze per rimirare lo spiaccicato sull’asfalto fino ai festosi picnic con cicerone al cimitero di Venezia, già collaudato nel giorni successivi al sisma quando carovane di visitatori andavano a godersi da sopravvissuti e contenti il lutto di un Paese e di una comunità.

Ora è probabile che con l’acqua alla gola, senza casa, con le bestie morte dopo il secondo inverno, con le aziende strangolate dalle banche, quelle salvate in prima fila, fallite o chiuse, coi bulldozer che attraversano le terre ma le strade ancora impraticabili per dissesto e macerie mai prelevate e conferite altrove, si, è probabile anche qualche operatore della zona, allevatore, piccolo imprenditore, casaro, macellaio,  abbia aderito alla proposta.. se è stato consultato e forse inconsapevole di trovarsi in una condizione di evidente svantaggio. Perché  mai potrà competere con le star della distribuzione di parmesan austriaco e salami slovacchi, di bucatini e fusilli a cura di esuberanti multinazionali, con quel brand nel quale primeggiano i norcini di regime, i Farinetti continuamente celebrati e assistiti ecome divinità dalle nuove idolatrie e correnti della panza svogliata, piena e involgarita  che esondano in tv e pure nei musei dove officiano le loro messe nere di grandi infinocchiatori e acchiappacitrulli all’azoto liquido.

Ormai tocca ripetersi (del Deltaplano anche prima che si chiamasse così, ne abbiano scritto ripetutamente qui  https://ilsimplicissimus2.com/2017/07/22/svenduti-senza-un-piatto-di-lenticchie/  e qui https://ilsimplicissimus2.com/2017/10/17/il-bel-salame/ ) c’è un senso in quello che accade ben oltre l’incapacità, l’inadeguatezza, l’ignoranza, nel condannare a morte il cuore vivo di un paese, i suoi abitanti, la sua storia, la sua traduzione, la sua cultura, la sua bellezza.

Ed è la volontà proterva di suggellare  il patto feroce e perverso stretto con un impero che ci ha scelti come colonia adibita allo svago, dove consumare i riti della contemplazione, della gourmandise, e pure dell’esproprio e del furto di valori, ideali, con il valore aggiuntivo di essere serviti dagli eredi irriconoscenti e rinunciatari di chi ha realizzato un’utopia fatta di arte, creatività, sapere, talento. Meglio se in costume  acconcio per fare gli inservienti del parco tematico dell’Italia, Bel Paese a fette come il formaggio, in qualità di osti, rosticcieri, servette e stallieri, in posti amati che non sono più loro al servizio di chi si gode l’umiliazione e l’oltraggio a un trascorso  rimosso e concluso, premessa sinistra della fine  del futuro.

 

 

 

 


Aiuti ai terremotati, possono tenersi le macerie

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Il 20 agosto ad Amatrice termina ufficialmente lo stato di emergenza, quella condizione di eccezionalità che dovrebbe permettere deroghe e licenze, concesse in nome dell’interesse generale per contrastare ritardi, lentezze, intoppi burocratici e amministrativi e che dovrebbe aver consentito a autorità straordinari – si dice proprio così –  di rimuovere gli ostacoli e  realizzare la prima fase della ricostruzione.

È che da noi anche le emergenze sono disuguali. Quelle dichiarate per legge e di sovente contro le leggi per appagare avidità e profitti speculativi, premiare insane megalomanie, proclamare stati di necessità ineludibili promossi proprio per rimuovere lacci e laccioli, aggirare regole e  sorveglianza, quelle, dunque delle Grandi Occasioni, delle Grandi Opere, della Grande Corruzione, possono durare tempi indefiniti e infiniti, diventare stabili e inviolabili. Quella per dare le case ai terremotati,  per ricostruire le stalle, per restaurare il patrimonio artistico extra-ecclesiastico,  per erogare fondi e impegnarli in favore delle imprese in ginocchio è  proprio di serie B, talmente di seconda categoria che anche in piena vigenza pare non abbia potuto o saputo averla vinta su formalismi, sovrapposizioni, conflitti di competenze, cavilli e carte bollate, comprese  le 29 ordinanze firmate dal Commissario straordinario alla ricostruzione Vasco Errani, dieci delle quali  emanate per  cambiare le precedenti, a quanto dicono amministratori centrali e locali lamentandosi che anche per puntellare un muro ci vogliono dieci amministrazioni, che per ottenere un permesso di rimozione delle macerie ci vogliono innumerevoli analisi e accertamenti, che per ricostruire le case con criteri di sicurezza ci vuole tempo se sono più di 200 mila le abitazioni da controllare e verificare quando si è ancora alle prese con quelle dell’Aquila che erano 75 mila e dell’Emilia dove erano poco più di 41 mila.

E dire che governo, partiti di maggioranza, sindaci hanno deriso e condannato la decisione di Roma che proprio come Monti prima aveva declinato con decisione la candidatura ai giochi olimpici, considerati un costo economico e ambientale inopportuno, anche nella sua qualità di formidabile occasione di insaziabile magna magna per le cordate dei soliti noti, corruttori, speculatori, opportunisti sempre in azione anche sotto forma di sciacalli e iene ridenti. Invece con uno di quegli sfrontati ribaltoni, ecco che lo stesso timore di precipitare nella voragine del malaffare avrebbe motivato ritardi inadempienze incapacità e pure delle trovate particolarmente infami come quella di assegnare le famose e attese casette di legno tramite riffa in piazza.

Qualcuno quelle casette le avrà anche vinte e regolarmente. Peccato che a Visso non ci sono, che ad Amatrice e Norcia dove le prime dovevano essere installate a dicembre per “regalare” un Natale sereno a qualche senza tetto,  ne sono pervenute a marzo inoltrate 188 e anche quelle hanno problemi di fornitura di gas e acqua, che delle oltre 3600 ordinate per i 51 comuni del cratere ne sono state consegnate poco più di 290 e nessuna nelle Marche. E quando arriveranno e se arriveranno  le altre, quando su qualche casa potranno iniziare i lavori di consolidamento e restauro anche grazie ai 30 milioni raccolti con le donazioni private, affacceranno su montagne di detriti perché    ci sono 2,3 milioni di tonnellate di macerie da rimuovere: da quel 24 agosto la macchina dell’emergenza è stata in grado di portarne via 176mila e 700, meno dell’8 per cento. Nel Lazio hanno cominciato a novembre: tolte 98mila su un milione; in Umbria 3.700 su 100mila; in Abruzzo 10mila su 100mila. Nelle Marche sono partiti solo ad aprile: a oggi hanno raccolto appena 65mila tonnellate su un milione, il 6,5 per cento del totale.

Certamente i soldi non sono tanti: l’Ue ha appena impegnato1,2 miliardi che potrebbero essere erogati entro agosto e che si aggiungono ai 530 milioni stanziati dal governo, perché c’è emergenza e emergenza e c’è salvataggio e salvataggio, così quello delle banche sleali e criminali vale meno di quello dei cittadini del Centro Italia, espulsi, esuli, abbandonati. Ma pochi o tanti vanno spesi e bene.

Dopo le prime visite pastorali,  commosse e solidali, leader, ministri, parlamentari sono spariti.  E pure Errani – l’ultima apparizione è di aprile a Amatrice – forse smarrito nei meandri del Ddl 189 del governo Renzi, successivamente modificato tre volte, dal decreto Gentiloni, dalla Finanziaria, dalla “manovrina”. Si dice in difficoltà per via dell’instabilità del suo partito. Forse inadeguato o stranito se addirittura dice che il governo dell’emergenze e della ricostruzione è più avanti che in Emilia, da dove è stato chiamato in qualità di commissario straordinario proprio per la sua esperienza di successo. E che rassicura che l’odiosa tassa di successione non si dovrà pagare, che le opere possono cominciare, ma che vanno rispettate le regole, comprese quelle che prevedono più di 10 passaggi soltanto per decidere la collocazione delle casette  e l’acrobatica capacità di districarsi nella miriade di organismi e enti preposti ai diversi livelli decisionali e  di controllo. La visita al suo sito istituzionale è poco tranquillizzante salvo per chi si affida alla divina provvidenza tramite devote preghiere, visto che l’ultimo comunicato molto pubblicizzato concerne la messa in sicurezza delle chiese danneggiate in modo da garantire la continuità dell’esercizio di culto.

Difficile credere che i fedeli saranno molti: troppi sono i paesi fantasma dove nessuno è tornato e dove nessuno tornerà, perché le stalle sono crollate, le bestie morte di fame  e freddo, le imprese artigiane chiuse, le aziende alimentari serrate . le strade interrotte con le voragini aperte dietro i cartelli “Emergenza sisma”, macarbi cartelloni pubblicitari dell’impotenza, della incapacità, meglio ancora della volontà di non fare, per un disegno perverso, quello di fare di quest’area un museo a cielo aperto, senza attività produttive con gli abitanti retrocessi a comparse del tableau vivant del pingue e laborioso paesaggio del centro Italia convertito in percorso del turismo religioso, la abitazioni trasformate in accoglienza, le greggi pronte per una riedizione dell’intervallo o per una ricostruzione virtuale del presepe.

Così siamo prossimi a rimpiangere l’autoritarismo decisionale di Zamberletti e perfino il discutibile dinamico affaccendarsi di Bertolaso. È che i sociologi si sono sprecati nell’indagare l’utilità irrinunciabile per il potere   degli stupidi funzionali, indispensabili alle imprese perché ispira la rinuncia a spirito di iniziativa per sconfinare nella cieca ubbidienza, l’abiura di critica e giudizio per ripiegare nella fidelizzazione.  Ma questi sono inetti funzionali, ministri, regioni, commissari e autorità straordinarie, gli addetti del potere, polittici, universitari,  giornalistici ed editoriali; oltre naturalmente ai politici.

Sono loro che mantengono inalterata, che anzi incrementano la sconnessione drammatica tra livello istituzionale e livello sociale. È il loro contesto istituzionale  che   trattano la gente e i suoi interessi, desideri, bisogni come un fattore di disturbo, che   sopperiscono  con ‘narrazioni’ agli esiti disastrosi delle misure che impongono, che hanno scoperto la qualità formidabile del non fare. E non per la paura di sbagliare, ma perché è così che comandano i loro padroni, intenti a svuotare il loro territorio dal fastidioso e esigente popolo, a delocalizzarlo come si faceva con gli eserciti mercenari così affamati da rischiare la vita per la gavetta, a avvilirlo con tasse e balzelli, a depredarlo di casa e terra, destinati ad altri come loro, perché sia sancito che non abbiamo diritto a niente, solo a fatica, ubbidienza, paura senza ieri né domani-

 

 


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: