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Nelle tende, come i mohicani

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Ci sono stati studiosi che hanno attribuito all’Italia la virtù della mitezza, valore impolitico per eccellenza ma indispensabile a rendere più abitabile la nostra società perché esalterebbe altre disposizioni e “ambizioni” morali, che tendono alla giustizia, all’uguaglianza, alla solidarietà, alla libertà propria e degli altri intorno a noi. E hanno trattato colonialismo, repressioni, fascismo,  le sue leggi razziali, i suoi crimini, come fatti mostruosi ma quasi incidentali rispetto a un’indole nazionale meno bestiale, meno cruenta anche se troppo accondiscendente.

Oggi sembra proprio che nulla sia rimasta di quella decantata virtù che farebbe parte della nostra autobiografia, non solo in lato dove è stata poco praticata, ma anche più giù sostituita da risentimento perfino per chi sta peggio, abulica indifferenza, consuetudine abitudinaria a concentrarsi sul proprio destino personale, sulle proprie perdite e i propri bisogni indispettiti che altri diversi da noi aspirino agli stessi diritti che riteniamo di aver meritato. E altri non sono solo gli ospiti indesiderati e indesiderabili ovunque nella fortezza difensiva che abbiamo contribuito a erigere col la complicità o il silenzio.

Chissà se tollereremo anche che venga istituita una giornata della memoria del terremoto, rituale irrinunciabile dei regimi per celebrare una volta all’anno criminali inadempienze, ipocrite promesse, interessi opachi, inettitudine scellerata, anticipata in questi giorni dalla liturgia mediatica del ricordo del sisma dell’Aquila a distanza di otto anni, di quello dell’Emilia del 2012, a pochi mesi da quello del Centro Italia i cui abitanti sono scesi in strada a manifestare la loro collera, arrivando fino a Roma, meritando qualche breve di cronaca.

Si, l’Aquila dove i ragazzini vanno ancora a scuola nei container, in Emilia dove la ricostruzione governata dal probo Ermini è sembrata al governo Renzi e diversamente Renzi talmente efficace da essere replicata, commissario compreso, anche in Centro Italia e dove tre procure hanno accertato che il cratere del sisma è occupato militarmente dalle organizzazioni mafiose infiltrate in appalti per togliere le macerie, seppellendo l’amianto sotto pochi centimetri di asfalto, e per realizzare costruzioni provvisorie e non, mettendosi d’accordo tra loro in tempo reale con l’immancabile e ridente telefonata che festeggiava il crollo dei primi capannoni.

E dove non ci sono le cosche, vengono in soccorso del “non fare” o del “far male” altre forme e modelli organizzativi altrettanto criminali, a cominciare dall’inadeguatezza sempre colpevole anche quando non nasconde orrende trame del malaffare sulla pelle dei disgraziati. Sicché dopo aver appreso che le propagandate casette di legno ordinate a imprese del Nord, sorteggiate in piazza per garantire con la riffa la trasparenza delle assegnazioni, non sono arrivate e ancor meno sono arrivate le stalle e gli aiuti promessi per gli agricoltori e allevatori, veniamo a sapere che il villaggio “donato” agli sfollati  con moduli abitativi per 400 persone a Amatrice non si fa, perduto, si dice, nei meandri della burocrazia.  Dando a intendere che è meglio astenersi, meglio affidarsi alla sorte e alle lotterie che prendere decisioni della quali non si vuole essere responsabili, che essere accusati di losche alleanze con cupole e clan, come se lasciare la gente in tenda tutto l’inverno non fosse un delitto. E come se da anni non ci avessero abituato alla impellente necessità di aggirare leggi e controlli per combatterla la burocrazia, ma solo quando blocca le grandi opere portatrici di profitti speculativi e corruzione o penalizza rendite e vantaggi di privati eccellenti.

Hanno avuto ragione i sindaci di quella terra martoriata a denunciarla  quella maledetta burocrazia. Ma bisogna stare attenti, tutti, che non sia peggio il rattoppo del buco, perché deroghe, licenze, regimi e autorità eccezionali sono le armi che le emergenze coltivate e favorite mettono nelle mani di chi trae giovamento da condizioni estreme per foraggiare clan amici, cordate consolidate e contigue a poteri nazionali e locali, quegli stessi soggetti che non si vergognano di creare impalcature giuridiche per promuovere la corruzione, del sistema economico e delle leggi attraverso le leggi stesse, disposizioni e norme sospette.  Come sta accadendo con un decreto legislativo  del quale si è saputo grazie ad uno scarno comunicato stampa di un Consiglio dei Ministri di metà marzo che avrebbe l’intento di  “efficientare le procedure, di innalzare i livelli di tutela ambientale, di contribuire a sbloccare il potenziale derivante dagli investimenti in opere, infrastrutture e impianti per rilanciare la crescita (ovviamente) sostenibile” allo scopo di armonizzare il nostro ordinamento alla  direttiva 2014/52/UE.

Opere, infrastrutture, impianti: la proposta ora nelle mani delle Commissioni Ambiente, Bilancio e Politiche europee è chiara, si lavora alacremente non per semplificare il contesto che dovrebbe razionalizzare l’attività di ricostruzione. Macché,  l’ennesima  legge “ad personam” offre   opportunità appetitose ai proponenti di una grande opera da sottoporre alla procedura di valutazione di impatto ambientale.  La prima è quella di poter sottoporre alla Commissione ministeriale  elaborati progettuali nella forma di “progetto di fattibilità”, quindi  con un livello informativo e di dettaglio inferiore a quello di un “progetto definitivo”, come vorrebbero il Codice degli Appalti  e i criteri per la compatibilità e la sostenibilità ambientale e finanziaria, oltre che il buonsenso e la legalità. La seconda è quella di attrezzare un contesto negoziale risparmiato dall’indebito controllo di organismi di sorveglianza e dalla vigilanza dei cittadini, per la trattativa “privata” tra autorità competente e soggetti promotori  sui gradi di dettagli e di informazione offerta al pubblico, dei progetti. Così se è anche prevista la necessaria accelerazione dei tempi di approvazione, viene ulteriormente ridotto l’accesso dei cittadini al processo decisionale che riguarda interventi che incidono sulle loro vite e il bilancio statale.

Non c’è proprio niente di mite, niente di generoso, niente di solidale in tutto questo e nemmeno nella nostra sopportazione che pare sempre arrivare al limite ma non sa oltrepassarlo per diventare controllo, opposizione, collera. Quella si,  costruttiva.

 

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Pellegrini sulla nostra pelle

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Lo ha rivendicato con orgoglio anche lo spaventapasseri che sta sul colle come una di quelle tetre croci piantate sulle vette alpine. È andato più volta in visita pastorale nelle zone del sisma.

E mica solo lui, la passerella del varietà della commiserazione in cambio di decisioni, atti e responsabilità li ha visti passare tutti. Qualche colpito è stato anche benevolmente prescelto per assistere al concerto di Natale su invito della zarina a Montecitorio, a tutti è stato rivolto il caldo invito a sperare, a pazientare, a non temere. Da parte di quelli che hanno gridato allo scandalo per la decisione di non ospitare a Roma Olimpiadi costose senza ritorno, dannose per l’ambiente, come fosse una resa alla corruzione. Lo  stesso male che ora, a loro dire, rallenta e ostacola la ricostruzione nel ragionevole timore che procedure e assegnazioni così come qualità dei materiali e criteri possano essere infiltrati  da criminalità e malaffare. Così il nuovo governo fotocopia del vecchio ha tolto per l’ennesima volta dalla naftalina lo spauracchio ufficiale che a intermittenza regolare decanta primati morali della gran Milan a copertura di personalità distratte quanto potentemente autoreferenziali, tanto da autosospendersi e poi auto assolversi rafforzate da cotanto sponsor, come lamenta competenze, mezzi e risorse ridotte.

E’ davvero uno spettacolo  l’avvicendarsi, si fa per dire, di governi che smentiscono negli atti le loro stesse parole d’ordine, premiando con incarichi prestigiosi gli immeritevoli, ministri o commissari straordinari sui quali pesa la normale impotenza, incapacità o sospetta inadeguatezza a mettere riparo con equità e efficienza ai danni di un precedente sisma, deridendo requisiti di efficienza e competenza sostituiti da quelli di appartenenza e fidelizzazione, garanzie di trasparenza sulle quali si stende la nebbia opaca di istinti arruffoni e arraffoni, opportunità della semplificazione, impiegata a fini intimidatori per restringere l’operatività della rete dei controlli, ridurne le competenze e i poteri, stabilire l’egemonia dell’interesse privato su quello generale. Per non parlare del diritto dei cittadini di partecipare ai processi decisionali,  frustrato e vilipeso anche grazie a una stampa retrocessa come si conviene in vigenza di regimi autoritari e cialtroni a passacarte e veline, o, più modernamente, a eco di stati su social network o tweet di notabili in carica o detronizzati solo apparentemente, strumenti ben visti solo nella loro qualità di altoparlanti degli annunci governativi, altrimenti oggetto di riprovazione per il loro potenziale eversivo.

Così per sapere cosa succede a Amatrice  o a Norcia dove ha chiuso i battenti la vecchia fabbrica del cioccolato per i danni subiti ma anche perché i lavoratori senza casa e le  loro famiglie senza scuole e servizi essenziali sono stati consigliati a andarsene, dove il comparto agroalimentare è piegato, le stalle in rovina e le bestie affamate e assetate, dove in attesa delle provvidenziali “casette” l’invito è a lasciare paesi, abitazioni e lavoro, quando c’è, dove chi si vuol comprare un container a sue spese o adattarlo a esigenze quotidiane,  è ostacolato e rischia una denuncia per abuso edilizio, dove la priorità viene attribuita al restauro delle chiese, con l’oscuro disegno di fare di quei territori spopolati una specie di Disneyland diffusa e profana del turismo sacro, con i pochi operatori trasformati in comparse in costume come nei parchi tematici americani, si per saperlo dovremo aspettare un film che sfugga alle maglie della censura da proiettare nei circuiti dei disfattisti o dei pericolosi centri sociali.

Perché è vero che ci sono andati tutti là, in pio pellegrinaggio e in cerca di indulgenze popolari. Ma a noi è stato dato solo di conoscere le loro litanie compassionevoli e le rassicurazioni che i soldi ci sono ma bisogna spenderli in modo appropriato. Appropriato? Come quando si devono impiegare per salvare banche o per foraggiare il mercato incrollabile delle armi? Si, perché a visitare le zone terremotate c’è andata anche quel bel campione della Pinotti cui dobbiamo probabilmente  la promozione al decimo posto dell’Italia nella top ten dei paesi che spendono in armamenti. E d’altra parte lo chiede l’Europa, come ha segnalato il quotidiano britannico Independent  in un articolo dal titolo inequivocabile: “I soldi del bilancio europeo potrebbero servire a sviluppare armi per l’Arabia Saudita” a proposito della decisione di destinare risorse europee , comprese quelle della ricerca, al cosiddetto Fondo Europeo per la Difesa, che utilizzerà il denaro dei paesi membri per investire nel settore bellico, con un budget a partire da oggi, dal 2017,  di 25 milioni di euro l’anno per tre anni e come parte di un più ampio Piano d’Azione del valore di 3,5 miliardi di euro.  a favore dell’industria degli armamenti. In modo da confermare la posizione invidiabile dell’Ue, già oggi al secondo posto nel mondo in termini di spese militari con un budget di 217,5 miliardi di euro.

Come non capirli? Quando si è in guerra non si bada a spese. E poi il settore è in crescita come non mai e non teme corruzione, malaffare e infiltrazioni se a comandare è il crimine e le armi sono puntate contro di noi.

 

 

 


Truffa ai terremotati, continuità di governo

sisAnna Lombroso per il Simplicissimus

Si pareva davvero un terremoto quello che si proponeva di sgretolare il sistema politico italiano, sbriciolandone i piani alti e condannando un progetto politico che aveva la finalità manifesta di abbattere l’ultimo argine alla cancellazione della democrazia, quella diga antica ma ancora solida, anche se non pienamente realizzata,  per difenderci da cento milioni di vaucher in aperto contrasto con  l’articolo 36 della Costituzione, secondo il quale la retribuzione del lavoratore dovrebbe essere “sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”, contro la svalutazione e derisione dell’istruzione pubblica svalutata in aperto contrasto con gli articoli 33 e 34 della Carta, contro la malasanità promossa dall’abolizione del Welfare in aperto contrasto con i principi di assistenza e cura garantiti  dall’impianto costituzionale perfino nel vecchio Titolo V che prevedeva la surroga statale in caso di disuguaglianze e inefficienze delle Regioni.

A dispetto di chi aveva voluto trasformare la consultazione in un plebiscito bonapartista, in un atto notarile a suggello della insostituibilità di un governo e della sua ideologia proprietaria e tirannica, il popolo è entrato nel merito dando un giudizio politico dettato dal suo profondo malcontento e dal rifiuto per lo status quo, nella convinzione che la Costituzione serve ancora, e così com’é anche nella parte  relativa alla distribuzione dei poteri dello Stato,  a difendere giovani e anziani, precari e pensionati, impiegati e operai, partite Iva e soggetti in mobilità, ex cococo e beneficiari di vaucher, meridionali o settentrionali, tutti a vario titolo colpevoli del crimine di non avere ambizioni, disinvolta intraprendenza, spregiudicatezza e arrivismo, tutti a vario titolo Untermenshen, schiavi riottosi talmente ricattati e intimiditi da dover per forza piegarsi in condizione di totale soggezione a un esecutivo finalmente libero da contrappesi, riscattato da regole e leggi, come da istituzioni e tribunali ancora  indipendenti, e a una cultura egemonica, quella degli allegri venditori porta a porta delle balle della Leopolda, quella dei media posseduti dalla narrazione di regime, compresa delle apocalittiche profezie sulla rovinosa vittoria del No, compresa degli spettri della destra  montante,  diversa forse da quella di governo? Come se quella che si stava coagulando intorno alla battaglia per la Costituzione non fosse l’unica vera testimonianza rappresentativa di una opposizione sociale, responsabile e consapevole che quella Carta non è una salma ormai rifiutata perfino da vecchi marpioni e mummie irriducibili, ma una barriera e a motivo di ciò odiata, irrisa, vilipesa da un impero sovranazionale spaventato dalla sua vocazione antiautoritaria, democratica, egualitaria.

Pareva proprio un terremoto mentre avevano sperato fosse lo squillo di tromba della resa definitiva, la bandiera bianca levata tristemente dopo un trentennio di arretramenti, sconfitte, perdita di diritti, salario, stato sociale e  potere contrattuale.

E lo è stato di certo, a dispetto del governo dello Stuntman insediatosi ieri, dei suoi gregari pronti a porgere la borraccia e all’estremo sacrificio di addossarsi la colpa del doping e della sua rivelazione, assuefatti al destino dei numeri due che godono di luce riflessa e soffrono di pene patite per interposta persona. A dispetto dei tentativi patetici delle figurine del presepe, pronto per essere collocato alle spalle del fine dicitore del discorso di fine anno che mima i concetti cari al re mai abbastanza detronizzato e dei suoi suggeritori, per accreditare quel 40 % in qualità di vittoria morale che  legalizza – ma non legittima – il suo ruolo inderogabile di partito di maggioranza relativa, convinti che ci beviamo l’ennesima balla stratosferica di una maggioranza coesa, di una forza inossidabile e inviolabile. E non, come davvero è, una merce scaduta che non  vale più del 26-28%, molto meno cioè della maggioranza relativa, con alleati poco manovrabili, altri troppo avidi, altri improbabili, tra maldipancisti, vecchie turcherie e nuove sinistre un tanto al chilo, sultanati e feudi territoriali, revenants e zombie, figure amletiche con preferenza per romei delusi piuttosto che per principi pensosi.

È stato talmente un terremoto che si comportano come fanno con quelli reali, facendoli sprofondare nell’oblio delle bervi di cronaca, rimuovendoli dalla loro coscienze nere e oscurandoli agli occhi di chi preferisce non vedere, chiedendo la  ribalta per mostrare le affissioni propagandistiche della fabbrica delle menzogne, per far calare l’ombra sui risultati, ricorrendo a un altro cascatore del cine in funzione di imperituro commissario per tutte le stagioni e i sismi, ineguagliabile nello stendere veli impietosi su inefficienze, illegalità, ritardi, soprusi e magagne con l’aiuto del solito spaventapasseri a guardia di appalti e controlli.

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E infatti il governo Renzi Bis- meglio chiamarlo così piuttosto che “diversamente Renzi” – è un dopo sisma come quello di Amatrice e Norcia, dove abbiamo appreso che il primo grande appalto del dopo terremoto è andato a una ditta sotto processo per traffico di rifiuti e truffa, un’azienda che per almeno due anni ha affidato le operazioni di movimento terra a un imprenditore sotto inchiesta per legami con la camorra. Che si chiama Htr Bonifiche è stata incaricata di rimuovere tutte le macerie provocate dal sisma nelle Marche e nel Lazio, un’operazione che implica lo spostamento di migliaia e migliaia di tonnellate di detriti  dai comuni devastati dalle scosse.  Che le centinaia di  persone non hanno  accettato  il trasferimento in strutture alberghiere: anziani, sì, ma soprattutto allevatori che non volevano abbandonare le loro attività, sono ancora in attesa dei moduli abitativi promessi “in attesa della casette di legno promesse per la primavera. Che ai più fortunati è stata elargita una soluzione alternativa, un container di 15 Mq per famiglia. Che i privati che vogliono arrangiarsi sarebbero accusati di violazione dei piani regolatori: i prefabbricati di fortuna  vengono considerati un abuso edilizio, comprese quelle portate là dalla Charitas e quelle offerte dalla Curia, che di solito gode di trattamenti di favore.

La lezione è la stessa: i terremoti non si dimenticano. Abbiamo l’obbligo di ridare dignità e non solo un tetto a chi è stato colpito e ha perso tutto. E abbiamo il dovere di restituirla a noi stessi, quella dignità che abbiamo respirato come un’aria fresca dopo tanto veleno, insieme alla speranza di un riscatto che credevamo irraggiungibile. Se l’abbiamo difesa la Costituzione, adesso sarebbe proprio ora di attuarla.

 


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