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Donne ammazzate: il fioretto della Boschi

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Ancora mi chiedo che cosa si aspettassero amiche e compagne anche intelligenti, anche lucide e impegnate su quel fronte sempre aperto che non esito a chiamare femminista, dalla ministra delle Riforme Costituzionali a proposito del sinistro succedersi di assassinii ai danni delle donne, forse perché donna anche lei? Io personalmente non nutrivo dubbi, né sulla sua dubbiosa appartenenza ideale e morale al genere femminile, malgrado fattezze ed apparenza muliebre, tanto meno sulle pillole che ci avrebbe somministrato, con un certo ritardo rispetto,  ad altre squinzie di regime, noblesse oblige, e pure rispetto a una pletora di accademici e professoroni, determinati alla condanna dei mostri che si aggirano nel loro mondo virile e che si manifestano tramite delitto cruento, senza preoccuparsi del potenziale mostro  che si annida in loro, vocato a manifestazioni certo meno sanguinose e criminale, ma pericoloso e “attivo” seppur dormiente, per via di una cultura che combina codici, costumi e educazione patriarcali, con ideologie ispirate a sopraffazione dei deboli, mercatizzazione dei corpi e delle intelligenze, sfruttamento.

E infatti la ragazza dello zoo di Rignano non mi ha delusa, fornendoci una “riflessione” e delle soluzioni congrue con la sua vocazione e la sua formazione: le leggi ci sono, le forze dell’ordine hanno conseguito maggiore consapevolezza, abbiamo una regione che costituisce, come in tutti i campi, un caso  ed eccellenza (ma guarda un po’ che coincidenza, è la Toscana) , basta replicarne il successo e il gioco è fatto. Ovviamente con l’ausilio illuminato di una task force, mobilitata anche tramite un investimento economico di 12 milioni, quelli già “”stanziati” da Letta per il finanziamento dei centri anti violenza, costituita da consulenti eccellenti e mobilitati presso di lei, e incaricati di fornire linee guida, consigli, raccomandazioni, interventi pedagogici resi autorevoli dal marchio doc di una vittima, che, personalmente, mi auguro si sottrarrà alla prestigiosa funzione di specchietto per le allodole, una di quelle cariche onorifiche immaginate dal governo  per alzare una cortina fumogena su inadempienze, correità, responsabilità, complicità, come i magistrati in lista o nelle alte autorità a garantire legalità e trasparenza, purché senza poteri e deleghe.

Come c’era da attendersi anche in questo caso l’uovo di Colombo, secondo la più influente gallina del pollaio, consiste nella via amministrativa, nella gestione propagandistica, elettorale e burocratica dell’emergenza, impiegata profittevolmente per alimentare una nuova cerchia di fedeli a pagamento, per preparare la strada a qualche intervento eccezionale e anche a qualche commissario straordinario, riducendo al questione al livello di un straripamento e di una frana, da sanare coi cerotti senza neppur pensare di contrastare il dissesto, che, si sa, può essere provvidenziale per dare humus e nutrimento a corruzione, speculazione, malaffare, autoritarismo e centralità delle funzioni esecutive.

Eh si perché non occorre essere maliziosi per capire che se il “femminicidio” è l’orrenda punta dell’iceberg, quella più vistosa e immediatamente mortale,  di un’azione strategica mossa contro i cittadini tutti, per espropriarli di consapevolezza, autodeterminazione, libertà, responsabilità, dignità e diritti, anche grazie al recupero e all’esaltazione di “controvalori” bigotti, reazionari, repressivi, sessuofobi e omofobi; se è vero che tutto questo, orchestrato nell’occupazione, nell’istruzione, nell’assistenza, colpisce due volte le donne, estromettendole  dal lavoro e dalla possibilità di governare le proprie vocazioni, le proprie aspettative e i propri talenti, per subire una malintesa scelta naturale, beh, è altrettanto vero che la minaccia della violenza, il pericolo tangibile di un sopruso le rende più ricattabili, attribuisce nuovo vigore alla loro supposta vulnerabilità e debolezza, le consegna a uomini “protettivi”, le consiglia di salvaguardarsi tra le pareti domestiche, le stesse dove si consuma la maggior parte dei delitti.

Cosa immaginavate avrebbe detto la seconda firmataria di un provvedimento d’urgenza abusivamente denominato riforma che vuole cancellare i principi fondanti di una carta che, attraverso una democrazia intesa come sistema di valori più che come sistema elettorale, predica uguaglianza nel rispetto delle differenze, equità e solidarietà? Se non la banalizzazione della questione, ridotta a fenomeno di ordine pubblico, rimessa alla buona volontà didattica di una scuola sempre più avvilita e asociale, occasione per la deplorazione di una indifferente tolleranza generalizzata (ne ho scritto qui: https://ilsimplicissimus2.wordpress.com/2016/06/01/lupi-pecore-scimmiette/ ).

E siccome sono incazzata, ne ho per tutti e non solo per la madonnina  che ci infilza,  anche per le solite firme in calce, che hanno avuto la rivelazione di appartenere all’élite di un mondo sessista, maschilista, che si è espresso rispetto ai fatti di Colonia in difesa delle “sue” donne, confermando pregiudizi proprietari e patriarcali. Le stesse personalità assenti quando si parla di disparità salariali, di oltraggi ed affronti perpetrati dall’obiezione di coscienza che cancella una legge irrinunciabile per garantire un diritto, il più sofferto, in modo che non diventi colpa, reato, pratica commerciale.

È che dovremo anche stavolta difenderci da sole, care compagne,  da certi maschi e da certe donne  “diversamente maschi”.

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8 responses to “Donne ammazzate: il fioretto della Boschi

  • Anarkikka

    Personalmente non mi aspettavo nulla, ma era doveroso spingerla ad esporsi. Non le abbiano dato noi la delega alle Pari Opportunità, ma è lei il referente e non può cavarsela col silenzio. Ora il confronto è più facile, in totale trasparenza e senza equivoci è più chiara a tutt* la sua ”politica”.

    p.s. mi dissocio dalla definizione di ”gallina del pollaio e simili…

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  • Anonimo

    “se è vero che tutto questo, orchestrato nell’occupazione, nell’istruzione, nell’assistenza, colpisce due volte le donne, estromettendole dal lavoro e dalla possibilità di governare le proprie vocazioni, le proprie aspettative e i propri talenti, per subire una malintesa scelta naturale, beh, è altrettanto vero che la minaccia della violenza, il pericolo tangibile di un sopruso le rende più ricattabili, attribuisce nuovo vigore alla loro supposta vulnerabilità e debolezza”

    ciò è vero per tutti gli appartenenti alle classi subalterne, altro che donne o femminicidio … anzi, se sei maschio delle classi subalterne, puoi beatamente morire vittima di violenza tanto non sei indifeso come una danna,secondo la comune e qualunquista vulgata, in quanto indistintamente maschio.

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  • voltaire1964

    “…una di quelle cariche onorifiche immaginate dal governo per alzare una cortina fumogena su inadempienze, correità, responsabilità, complicità…”
    Mutati alcuni piccoli mutandis, anche questa pratica è quasi copia carbone di prassi usa. Dove, persino intrattabili problemi sociali diventano sorgente di profitto (e di pompa), per università “ivy league”, con i loro corifei e sicofanti.
    Tipico esempio tra mille (senza esagerare sul numero), uno “studio” – condotto dall’Università del Michigan e finanziato dal governo – sui ghetti di Chicago. La conclusione, spettacolare ed illuminante, annunciata dopo mesi ed anni di indagini ed esperimenti, e’ che “crescere in un brutto ambiente, fa piu’ male di quanto si fosse pensato.”
    Sentenza che ogni lettore di questo blog avrebbe potuto pronunciare gratis (o magari al costo di un espresso). Ma lo spirito della suddetta ricerca (e delle conclusioni) non finisce lì. E dimostra, a parte la banalità dell’evidente, una forma profonda di malattia cronica-psicologica, proprio negli autori (quando non nei finanziatori-promotori) dello studio.
    Chi fosse interessato può leggersi l’articolo “Chicago Burning” (http://wp.me/p2e0kb-1W5)

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  • Manunzio

    Per esplicitare un ragionamento è fatto obbligo di usare parole che tale voglio essere, “mezzo” del ragionamento. E se una volta è “femmina” e un’altra è “donna” qui si è alla presenza di falsa partenza, non si fa menzione di omicidi di rituali che sono altra cosa, e non va tanto per il sottile se “donna” “femmina” diversamente equiparabile, neonati, bambini…. La confusione è ‘na bella cosa, però è chiaro l’intento! Altrimenti è roba da bar sport frequentato parimenti da “donne” e “femmine”. Anzi di bar sport con camicetta giustamente aperta all’obelisco, na coscia longa in P.P…, a discutere di palloni: vuoi mettere?

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    • ilsimplicissimus

      al 90 per cento non capisco i suoi commenti e non solo per la densità di refusi, non trascurabile. Me ne farò una ragione, ma mi punge vaghezza di capire cosa voglia dire con le sue “provocazioni” piuttosto ingenue… Che peraltro sconfinano sempre nell’area dei più vieti pregiudizi

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      • Manunzio

        Si ringrazia per l’uso sapienziale (alchemico?) della matita (donna o femmina?) ad uopo usata. Evidentemente si gioca quando uno (donna o femmina?) fa il pesce in barile. Ma presto detto: donna e femmina, basta un semplice vocabolario a dirimere la vexata quaestio. Il problema, casomai, donna-femmina è funzionale all’Era corrente o del ritorno (resurrezione?) alla Dea Madre, tutto qua per chi ha orecchio per intendere (Mc.4,) che il suo numero è 666 il Nome della Bestia (Apocalisse 13,18). E questa, la Bestia dicasi, sarà donna o femmina? Intelligenti pauca verba.

        Ps. Conosciamo ad libitum l’uso sapienziale dell’Argumentum ad hominem, se ne dia pace.

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  • Anna Rosa Arpaia

    Io dico e concludo …il sazio non crede a colui che è digiuno

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