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Matteo affonda nel mediterraneo

renzi-la-barca-affondaLe flebili proteste dello sgoverno Gentiloni per l’assenza di qualsiasi sostegno europeo nell’affrontare la migrazione e persino la minaccia di bloccare l’ingresso nei porti ai pescherecci di carne umana delle ong, hanno avuto conseguenze estreme per il mondo contemporaneo, ossia lo spuntare di qualche verità rimasta nascosta: sia la Bonino rimasta silente fino a pochi giorni fa, sia Mario Mauro ex ministro della difesa del governo Letta, hanno rivelato che furono Renzi e il suo esecutivo con l’eminente appoggio di Alfano a volere che i migranti fossero tutti sbarcati in Italia in cambio probabilmente di un po’ di flessibilità sui conti pubblici da parte di Bruxelles. E proprio per questo l’Italia non si è nemmeno fatta avanti per chiedere che l’Europa estendesse il piano da sei miliardi per indurre la Turchia a chiudere la rotta balcanica in maniera da comprendere anche Egitto e Tunisia fra le aree di sosta forzata.

Insomma la tragedia del mediterraneo si sta riducendo a un impressionante mercato delle vacche di cui finora non si sapeva poco o nulla e che guarda caso viene fuori non appena c’è un tentativo di rialzare la testa, dovuto peraltro solo al sospetto che la perdita di voti del Pd sia in parte dovuta all’incapacità assoluta di gestire l’immigrazione lasciando tutto al buonismo salottiero, alla sulfurea xenofobia piccolo borghese e alle varie mafie interne ed esterne che gestino il traffico di uomini. Non si tratta solo di cinismo e di totale assenza etica, ma anche di inettitudine: la stessa Bonino che ha fatto le sue rivelazioni a orologeria ammette che “Non ci siamo resi conto che era un problema strutturale e non di una sola estate. E ci siamo fatti male da soli. Un po’ ci siamo legati i piedi.  Francamente abbiamo sottovalutato la situazione”. Così adesso dobbiamo raccogliere tutti i profughi e i migranti che si mettono in mare, portarli in Italia, tentare di identificarli, provvedere a mantenerli e allo stesso tempo imprigionarli in un punto zero della storia evitando che vadano altrove come la stragrande maggioranza di loro vorrebbe fare. Non si potrebbe immaginare situazione peggiore.

Altrettanto francamente l’ errore di valutazione ammesso candidamente dalla Bonino non nasce solo dalla pochezza di un ceto politico che essendo di fatto “irresponsabile” per aver delegato tutto alle oligarchie di comando può permettersi di essere inetto e corrotto. Nasce anche dal fatto che i governi occidentali dell’Europa non vogliono prendere atto che sono le loro cattive azioni, le loro guerre, il loro sfruttamento, i loro neo colonialismi all’ombra del padrone americano che determinano la migrazione dal Medio Oriente e dall’Africa: l’impossibilità politica di denunciare questo legame diretto e di sottrarsi a questo gioco al massacro, assieme al rifiuto ideologico di riconoscere il rapporto di causa ed effetto tra problemi derivanti in ultima analisi dalle logiche neoliberiste, corrobora ogni stupidità così come ogni apparente furbizia non solo dei parlamentari, ma di tutta la classe dirigente. Solo separando schizofrenicamente gli effetti dalle cause si poteva pensare che si trattava di un problema di una sola estate.

E si resta senza fiato a sapere che fu proprio il governo Renzi a contrattare l’onere di portare tutti i migranti in Italia, in cambio evidentemente di concessioni che avrebbero tenuto in piedi il suo esecutivo, ricordando le dichiarazioni del guappo mentitore all’indomani dello scandalo delle ong: “Noi siamo accoglienti e salviamo vite umane ma non possiamo essere presi in giro da nessuno, né in Europa, né da Ong che non rispettano le regole. C’è un problema europeo, che prima o poi verrà fuori. Non è possibile che l’Europa abbia 20 navi che prendono e portano solo in Sicilia”. Ora sappiamo che fu lui stesso a creare questo stato di cose, provocando come primo effetto il complice silenzio sulla faccenda del suo house organ, ovvero Repubblica e dintorni oltre che dei altri giornaloni i quali vogliono soffocare uno scandalo nel quale si è impigliato come primo attore il guappo di Rignano, ma che mostra di pasta sia il ceto politico nel suo complesso. Di fronte all’evidenza di tutto questo sembra davvero una barzelletta di cattivo gusto  quella secondo cui il No al referendum dimostrebbe la poca volontà di cambiamento degli italiani: ne hanno eccome, ma non di rottamare la Costitutuzione, bensì questa massa di cinici cialtroni.

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Governo ladro, ma in inglese

dare avereMolti italiani non se ne rendono conto, ma hanno appena contratto altri 500 euro di debito a testa, neonati compresi, giusto per salvare le due banche venete decotte, scherzetto da 17 miliardi con in più la beffa di cedere gratis a Banca intesa tutti gli attivi delle due istituti di credito in via di fallimento e regalare agli italiani le passività. Sarebbe scandaloso, ma ormai è normale in questo Paese dove l’operazione rischia di passare come una straordinaria mossa del governo. Invece essa oltre ad essere onerosa e ingiusta per i cittadini, è anche tra le più disonorevoli della storia unitaria e rappresenta nel modo migliore un ceto politico cialtrone, machiavellico e vigliacco che tenta unicamente di salvare se stesso dalle conseguenze del suo malgoverno.

Disonorevole perché il ripiano dei debiti coi i soldi pubblici e la concessione gratuita dei crediti a un altro soggetto bancario di contorno governativo  (basta solo dire che  Elsa Fornero e il marito Mario Deaglio sono pappa e ciccia con la fondazione San Paolo) sarebbe vietato dalle norme dell’unione bancaria europea sottoscritte meno di un anno fa entusiasticamente e servilmente dagli stessi che oggi le violano. La chiave è in quel servilmente: il governo attuale e i due precedenti  sono talmente sottomessi ai voleri di Bruxelles e Berlino che è meglio chiudere un occhio piuttosto che metterli in pericolo specie nell’approssimarsi delle elezioni. Naturalmente dopo le urne sarà tutt’altra musica e il Paese verrà svenduto alla troika, ma per il momento meglio far buon viso a cattivo gioco.

Detto questo la questione fondamentale è che l’informazione su tutto questo è ancora una volta grottescamente deformata e resa oscura alla grande massa delle persone non soltanto dalle impervie manipolazioni dei media, ma anche dal massiccio uso dell’inglese in funzione educolrante: le regole dell’unione bancaria prescrivono per le situazioni di dissesto come quelle delle due banche venete l’intervento diretto a copertura dei debiti dei proprietari degli azionisti, dei possessori di obbligazioni subordinate e infine dei correntisti per quanto riguarda la parte dei conti che supera i 100 mila euro. E’ stata una vera e imperdonabile follia aver firmato senza condizioni questo patto di Brenno, ma il fatto è che pochi ne comprendono la portata perché invece di usare l’espressione salvataggio interno o ricapitalizzazione interna si è adottato il termine bail in, espressione più gergale che tecnica (bail significa in realtà cauzione) , mentre il salvataggio con i soldi pubblici viene anodinamente chiamato bail out. Ha relativa importanza che si conosca o meno l’inglese finanziario, che si sappia più o meno cosa voglia dire bail in nello specifico contesto di regole: l’impatto psicologico viene di gran lunga attenuato rendendolo disponibile ad ogni manipolazione. La stessa cosa che è successa col job act, espressione che nascondeva l’intenzione di sovvertire e abbattere regole e diritti del lavoro, ma che pareva neutrale e anzi poteva essere rivestito di qualunque aspettativa.

Probabilmente molti sono portati a sottovalutare l’impatto semantico nella comunicazione che invece è essenziale: sta di fatto che ci troviamo di fronte ad una delle più verminose e scandalose operazioni dal dopoguerra e allo stesso tempo a un Tesoro che in complicità con la “grande” informazione tenta addirittura di spacciare tutto questo come un ottimo affare. Come sia possibile credere che caricarsi di tutti i debiti delle due banche venete, resi peraltro possibili dalle opportune distrazioni di Bankitalia e della Consob così come regalare gli attivi a un’altra banca, possa essere una buona operazione, rimane è un mistero. Ma sta di fatto che l’operazione mediatica di pompieraggio può essere condotta proprio grazie all’alterazione complessiva del contesto semantico e agli scavallamenti resi possibili dai nascondimenti all’inglese, così come mesi fa fu possibile sedare l’allarme del trattato bancario europeo, anche giocando su bail in e bail out, sugli acronimi, sulle sigle misteriose e su espressioni che i più non comprendono, ma davanti alle quali ci si pone in atteggiamento subalterno. Del resto cosa meglio che esprimere le bugie e gli stereotipi dell’egemonia culturale e del pensiero unico nella sua lingua originale?


Banca con Intesa al renzismo

banksterNell’era del neo liberismo lo Stato serve principalmente a questo: a sollevare i ricchi privati dalle loro responsabilità e ad evitare che paghino per gli errori, le manipolazioni, i giochi irresponsabili, le grassazioni  che hanno compiuto. Ed è quanto sta accadendo anche con la generosa offerta di Banca Intesa di comprare per un euro la Popolare di Vicenza e Veneto Banca, soffocate ormai dalle conseguenze di gestioni opache: detto così, come del resto viene comunicato dai canali televisivi, sembrerebbe un atto di generosità mentre al contrario si tratta di una vera e propria truffa nei confronti dei cittadini, uno di quei giochi che l’elite è ormai libera di fare avendo in mano l’informazione e tenendo in tasca la politica.

Banca Intesa infatti vuole affrontare la spesa di un euro, ma solo per la parte buona dei due istituti di credito, ovvero gli sportelli, i beni patrimoniali, i titoli di stato posseduti e i crediti esigibili, ovvero quelli in massima parte detenuti dai poveracci col mutuo o con il micro prestito , mentre lascerà i titoli tossici, i crediti inesigibili o che non si vogliono esigere, le partecipazioni azionarie fallimentari alla creanda “cattiva banca” (in italiano si esce fuori dagli eufemismi anglofoni) che in sostanza si accollerà tutti i debiti e che ovviamente verrà finanziata dallo stato oltre che dai piccoli risparmiatori con in mano le obbligazioni subordinate. Il mondo della politica ringrazia perché questa generosa offerta gli evita di perdere la faccia nel caso di una bancarotta che prevederebbe anche la mattanza dei conti sopra i centomila euro, secondo gli accordi che loro stessi hanno firmato. Conti che prevalentemente sono quelli di chi per vocazione o necessità fa affari con la politica e che si vendicherebbero.

Banca Intesa sa bene come sfruttare questa gratitudine estorta al prezzo di un euro: per ora si accontenta appena di chiedere la messa in mora della democrazia, della giustizia e della stessa Costituzione, esigendo per portare a termine l’operazione una serie di norme che la sollevino da tutte le pendenze legali presenti, future o semplicemente possibili che riguardano gli istituti incamerati. Insomma lo Stato, ovvero tutti noi, non è altro che un donatore di sangue affinché i ricchi possano fare affari estorcendo di fatto prestiti a fondo perduto per ripianare le voragini create dagli errori e dagli inganni. Nulla viene dato in cambio, non c’è alcuna contropartita in denaro e nemmeno alcuna nazionalizzazione che dovrebbe essere quanto meno doverosa in questi casi, ma solo debito pubblico che i cittadini dovranno ripagare in corpore vili e arricchimento privato: una delle ragioni per cui l’Europa canaglia chiude un occhio sugli sforamenti su questo capitolo e su quello di Monte Paschi.

Quanto all’arricchimento privato non c’è alcun dubbio: i soli prestiti personali e al consumo ( senza contare i mutui casa) ammontano ormai a quasi 260 miliardi di euro e con un interesse medio del 9 per cento l’anno, significa per il sistema bancario un trasferimento di circa 24 miliardi l’anno. E così Banca Intesa che già fa la parte del leone in questo campo si approprierà di molte posizioni sul microcredito al consumo sui quali potrà ampiamente lucrare. Del resto questo è il nuovo territorio di caccia delle banche dal momento che una parte notevole di questi prestiti avviene direttamente con la cessione del quinto dello stipendio (parliamo in gran parte dell’impiego pubblico a quello privato o precario ci pensano le finanziarie) realizzando un corto circuito tra lavoro e rapina. Parlo di rapina perché in realtà le operazioni di prestito delle banche non corrispondono a nulla se non alla digitazione di cifre su una tastiera, sono operazioni fittizie che trasferiscono il valore reale del lavoro in un debito senza alcun corrispettivo o con corrispettivo minimo, mai più alto del 5% del valore nominale complessivo.

Tutto questo ovviamente sta creando una bolla italiana che si aggiunge a quella in preparazione al di là dell’atlantico: per ora fa pil, anche se in misura molto modesta visto che il credito al consumo finisce per gran parte su prodotti importati e dunque realizzati altrove, ma si prepara a fare boom in un futuro probabilmente più prossimo di quanto non si pensi. L’unica soddisfazione sarà almeno di veder travolto un governo indecoroso e un ceto politico che azzanna democrazia per sopravvivere.


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