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Digiunassero davvero…

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Da qualche giorno seguiamo con crescente trepidazione il digiuno del già emaciato Ministro Delrio che manifesta contro il governo del quale è autorevole esponente per sollecitare l’approvazione dello ius soli, provvedimento che (ne abbiamo scritto anche qui: https://ilsimplicissimus2.com/2017/06/17/ius-sola-2/ ) si colloca al disotto del minimo sindacale da pretendere in materia di diritti, ma che ha incontrato infiniti ostacoli in nome della tutela di una civiltà superiore che ogni giorno mostra i suoi limiti e di una identità culturale ogni giorno compromessa dall’indiscriminato impiego omologatore di un inglese coloniale,  da una involuzione dell’istruzione che cancella i valori fondanti della memoria, della storia, della produzione artistica, sostituiti dai capisaldi del liberismo, a cominciare da quella competitività tra esuberanti aspiranti manager di startup e mansioni precarie e servili.

Infatti fin da subito si era capito che si trattava di una forma moderata di ius culturae  stabilendo  che acquisisce la cittadinanza italiana chi è nato nel territorio della repubblica da genitori stranieri, di cui almeno uno sia in possesso del permesso di soggiorno Ue per soggiornanti di lungo periodo. Perché chi è nato in Italia abbia diritto alla cittadinanza deve dimostrare che almeno un genitore sia nella norma. La nascita non è sufficiente, dunque, e la promozione a “italiani” non  è automatica, condizionata  com’è anche da altri fattori: la frequenza scolastica e la condizione economica della famiglia e stabilendo definitivamente quindi che la povertà è una ragione di esclusione, principio che – paradossalmente – potrebbe sancire criteri e requisiti di uguaglianza in negativo tra marginali indigeni e stranieri.  Mentre sarebbe sufficiente interrogarsi e rispondere a un quesito di fondo: cittadini si nasce o si diventa? per capire che  certe questioni, certe differenze altro non sono che odiose discriminazioni, preliminari a perpetuare e applicare disparità tra gli “altri” e noi, in attesa di adottarle per legge anche “tra noi”.

I più maligni sospettano che il Ministro sotto sotto sia stanco di provvedere personalmente all’incremento demografico italiano tramite la sua indiscussa indole procreativa. Altri liquidano sbrigativamente la trovata di Delrio assimilandola agli espedienti tardivi per conquistare un target ormai totalmente estraneo al suo partito in prossimità delle scadenze elettorali, che esalta il festoso e utile convivere sia pure schizofrenico di sindaci che tassano chi integra, di amministratori che tirano su muri, di intellettuali signorotti della piccola Atene che difendono il feudo dai barbari, con rimasugli, buonisti li definirebbe Sallusti, di quell’area “catto” che ha gettato alle ortiche la bandiera rossa, preferendo i meeting di Cl alla feste della defunta Unità e la caritatevole pietà confessionale alla civica solidarietà.

Il realtà l’aspetto più sconcertante della faccenda risiede della sfacciataggine con la quale  un ministro influente, un rappresentante della fantasiosa maggioranza che regge il governo al quale appartiene, si mobiliti in forma militante contro il suo stesso ruolo, facendo opposizione all’opposizione interna, interpretando i due attori in commedia come nell’opera die pupi, non ritenendo però di dover ricorrere al certamente molesto istituto delle dimissioni, né dall’esecutivo, fosse mai, né tantomeno dal Parlamento reo di battersi con tenace determinazione per una coerente assunzione di responsabilità politica e civile.

Chissà se la pratica si farà strada, se così fosse potremmo aspettarci lo spettacolare sciopero del conto corrente da parte della Boschi contro il Bail in e in appoggio ai correntisti truffati, Franceschini che fa il graffitaro sulle pareti del Colosseo contro l’alienazione del patrimonio artistico favorita da se medesimo, perfino Rajoy che manifesta in piazza contro l’indipendentismo e la repressione degli indipendentisti, per i referendum previsti dalla costituzione e contro chi li promuove.

Anni fa una teoria fece la fortuna degli piscoanalisti, ma soprattutto dei loro pazienti perché  indagava comportamenti contraddittori. Tanto per semplificare, la bi-logica intendeva spiegare e normalizzare la convivenza nell’inconscio e pure nell’azione consapevole di attitudini e scelte contrastanti ambedue apparentemente razionali e simmetriche anche se in aperto conflitto.

Pare che la bi-logica funzioni anche in altro contesto, alla bi-politica ha ormai fatto seguito la bi-democrazia, che dà forma legittima a istituti e pulsioni partecipative e a leggi che cancellano il diritto e la funzione del voto, alla bi- giustizia, che incoraggia diritti cancellandone altri, con risultato in tutti i casi che nella gran confusione si disperda tutto quello che c’è di buono e bello e resti solo il privilegio di pochi e la soggezione dei tanti cui è stato tolto anche la facoltà che un tempo era dei poveri: essere matti.

 

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Le pensioni vanno in pensione

downloadCome si sa assieme alla nuova card pre elettorale destinata a un’elemosina temporanea per le famiglie in povertà assoluta che ricorda molto da vicino le malefatte di Tremonti, il governo ha annunciato di stare pensando a una rete di sicurezza che garantisca a tutti quelli che andranno in pensione con il metodo contributivo un assegno di 650 euro mensili nel caso i contributi versati non siano sufficienti a raggiungere tale minimo vitale. E saranno molti. una vera valanga, visto che già ora il 63% per cento dei trattamenti di quiescenza sono pari o inferiori ai 750 euro. Ma questa più che un’idea, ancorché vaga e utilizzata come carburante per le urne,  è una confessione perché essa rivela in maniera chiara una verità più che intuibile, ma che in questo ultimo decennio si è voluta pervicacemente nascondere, persino negando agli occupati più giovani l’entità delle loro future ed eventuali pensioni.

Con i 650 euro si riconosce implicitamente che il combinato disposto dei tre capisaldi della narrazione liberista  contemporanea, ovvero la cosiddetta flessibilità che è poi precarietà, il calcolo contributivo delle pensioni e la repressione salariale spacciata come necessaria alla competitività, non sono in grado di fornire un minimo vitale al termine della vita lavorativa.  Se poi a tutto questo si aggiunge la disoccupazione a livelli impossibili e che non sembra davvero staccarsi dal cabotaggio di piccoli e ingannevoli numeri, abbiamo fatto tombola. Assistiamo a un paradosso: per anni ci siamo sentiti dire che le pensioni erano un fattore di squilibrio del Paese, quando invece i conti dell’Inps sono sempre stati in attivo nella partita contributi – pensioni ed era semmai tutto il settore assistenziale ( di fatto le pensioni sociali e quelle di invalidità) a trascinare i conti verso il rosso. Ma adesso, dopo aver corposamente tagliato i contributi pensionistici delle aziende ( e in parte assai più ridotta quelli dei lavoratori), con un’operazione esattamente contraria a quella che la ragione avrebbe consigliato qualora gli allarmi dei soliti noti avessero qualcosa a che vedere con la realtà e con i conti, ci si viene a dire che la grande parte delle pensioni future, sia pure nella loro miseria, saranno di fatto assistenziali. Dunque avranno la meravigliosa proprietà di aver favorito i profitti di chi direttamente o indirettamente gestisce i fondi pensione, in definitiva l’ambiente finanziario, costituendo per altro un aggravio per il bilancio pubblico che si troverà a dover supportare un eneormità di pensioni al di sotto del minimo vitale e con rapporto contributi – prestazioni più sfavorevole rispetto al regime precedente.

Una cosa che in parole povere e nella sostanza esprime chiaramente la volontà di demolire totalmente l’istituto pensionistico, come del resto chiedono con melliflua ipocrisia i centri finanziari e l’Fmi sostituendolo con una sorta di obolo. Dubito molto che alla fine di queste “rivoluzioni” si erogherà meno di quello che si sarebbe speso tenendo in vita il sistema retributivo, il quale tuttavia consentiva a molti di avere una capacità economica in grado di alimentare l’economia, ma probabilmente  il risparmio non è l’obiettivo primario in queste mutazioni che introducono invece una diversa e significativa differenza rispetto a quella contabile che viene presa soltanto a pretesto: mentre prima i soldi venivano distribuiti fra una vastissima platea di soggetti adesso finiranno nelle mani dell’ 1 per cento, lasciando a quasi tutti gli altri solo le briciole. Dei miserabili ci rendono miseri. Proprio questo intreccio di contraddizioni illustra alla perfezione le antinomie in cui si dibatte il sistema liberista e anche la sua chiarissima tendenza a spogliare il lavoro della sua dignità, dei suoi diritti e del suo peso politico nella società, dando in cambio elemosine generalizzate che sono i 650 euro ipotizzati o le card per non morire di fame, ma anche certe forme ingannevoli di reddito di cittadinanza che in pratica sono concepite per consentire di abbassare i salari molto oltre i limiti della povertà per cui l’individuo, ben lontano dal diventare libero, diventa schiavo due volte. E’ una situazione da basso impero, da panem e circenses nella quale il cittadino ridotto da soggetto di diritti a mendicante coatto non avrà altra scelta che sottomettersi.

 

 


Matteo affonda nel mediterraneo

renzi-la-barca-affondaLe flebili proteste dello sgoverno Gentiloni per l’assenza di qualsiasi sostegno europeo nell’affrontare la migrazione e persino la minaccia di bloccare l’ingresso nei porti ai pescherecci di carne umana delle ong, hanno avuto conseguenze estreme per il mondo contemporaneo, ossia lo spuntare di qualche verità rimasta nascosta: sia la Bonino rimasta silente fino a pochi giorni fa, sia Mario Mauro ex ministro della difesa del governo Letta, hanno rivelato che furono Renzi e il suo esecutivo con l’eminente appoggio di Alfano a volere che i migranti fossero tutti sbarcati in Italia in cambio probabilmente di un po’ di flessibilità sui conti pubblici da parte di Bruxelles. E proprio per questo l’Italia non si è nemmeno fatta avanti per chiedere che l’Europa estendesse il piano da sei miliardi per indurre la Turchia a chiudere la rotta balcanica in maniera da comprendere anche Egitto e Tunisia fra le aree di sosta forzata.

Insomma la tragedia del mediterraneo si sta riducendo a un impressionante mercato delle vacche di cui finora non si sapeva poco o nulla e che guarda caso viene fuori non appena c’è un tentativo di rialzare la testa, dovuto peraltro solo al sospetto che la perdita di voti del Pd sia in parte dovuta all’incapacità assoluta di gestire l’immigrazione lasciando tutto al buonismo salottiero, alla sulfurea xenofobia piccolo borghese e alle varie mafie interne ed esterne che gestino il traffico di uomini. Non si tratta solo di cinismo e di totale assenza etica, ma anche di inettitudine: la stessa Bonino che ha fatto le sue rivelazioni a orologeria ammette che “Non ci siamo resi conto che era un problema strutturale e non di una sola estate. E ci siamo fatti male da soli. Un po’ ci siamo legati i piedi.  Francamente abbiamo sottovalutato la situazione”. Così adesso dobbiamo raccogliere tutti i profughi e i migranti che si mettono in mare, portarli in Italia, tentare di identificarli, provvedere a mantenerli e allo stesso tempo imprigionarli in un punto zero della storia evitando che vadano altrove come la stragrande maggioranza di loro vorrebbe fare. Non si potrebbe immaginare situazione peggiore.

Altrettanto francamente l’ errore di valutazione ammesso candidamente dalla Bonino non nasce solo dalla pochezza di un ceto politico che essendo di fatto “irresponsabile” per aver delegato tutto alle oligarchie di comando può permettersi di essere inetto e corrotto. Nasce anche dal fatto che i governi occidentali dell’Europa non vogliono prendere atto che sono le loro cattive azioni, le loro guerre, il loro sfruttamento, i loro neo colonialismi all’ombra del padrone americano che determinano la migrazione dal Medio Oriente e dall’Africa: l’impossibilità politica di denunciare questo legame diretto e di sottrarsi a questo gioco al massacro, assieme al rifiuto ideologico di riconoscere il rapporto di causa ed effetto tra problemi derivanti in ultima analisi dalle logiche neoliberiste, corrobora ogni stupidità così come ogni apparente furbizia non solo dei parlamentari, ma di tutta la classe dirigente. Solo separando schizofrenicamente gli effetti dalle cause si poteva pensare che si trattava di un problema di una sola estate.

E si resta senza fiato a sapere che fu proprio il governo Renzi a contrattare l’onere di portare tutti i migranti in Italia, in cambio evidentemente di concessioni che avrebbero tenuto in piedi il suo esecutivo, ricordando le dichiarazioni del guappo mentitore all’indomani dello scandalo delle ong: “Noi siamo accoglienti e salviamo vite umane ma non possiamo essere presi in giro da nessuno, né in Europa, né da Ong che non rispettano le regole. C’è un problema europeo, che prima o poi verrà fuori. Non è possibile che l’Europa abbia 20 navi che prendono e portano solo in Sicilia”. Ora sappiamo che fu lui stesso a creare questo stato di cose, provocando come primo effetto il complice silenzio sulla faccenda del suo house organ, ovvero Repubblica e dintorni oltre che dei altri giornaloni i quali vogliono soffocare uno scandalo nel quale si è impigliato come primo attore il guappo di Rignano, ma che mostra di pasta sia il ceto politico nel suo complesso. Di fronte all’evidenza di tutto questo sembra davvero una barzelletta di cattivo gusto  quella secondo cui il No al referendum dimostrebbe la poca volontà di cambiamento degli italiani: ne hanno eccome, ma non di rottamare la Costitutuzione, bensì questa massa di cinici cialtroni.


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