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Bastardi e Bastar-si

 Anna Lombroso per il Simplicissimus

Se ti sta bene che un solo partito che dispone di una maggioranza fittizia, prodotta da una legge già dichiarata incostituzionale, con la copertura di un Presidente che ha dato una interpretazione personale e inappropriata dei suoi obblighi di fedeltà alla Costituzione ancora vigente, si sia attribuito la facoltà di dettare le regole per tutti e l’approvazione di un Parlamento eletto con una legge dichiarata incostituzionale, quindi non legittimato ad operare in materia costituzionale.
Se ti garba che quel partito e il suo leader che non incidentalmente è anche premier definisca marmaglia e accozzaglia chi dice No, avvalendosi dell’appoggio invadente e irrispettoso di Capi di Stato e di Governi stranieri, di stampa e di Banche, corree nell’impostazione autoritaria e impositiva della cosiddetta riforma.
Se non sei risentito per  la definizione di “riforma” per un abuso commesso da un Parlamento in cui un terzo dei componenti ha cambiato casacca, esonerandosi dalla rappresentatività datagli dal voto.
Se non sei indignato perché quell’abuso compie l’abbattimento dell’edificio della nostra Carta ben prima di averla applicata, sottomettendola alla tecnocrazia europea e cancellando diritti sociali e assetto democratico, in previsione una legge elettorale che consegna tutto il potere alla maggioranza di governo ed al suo presidente che già si definisce “capo del governo”, proprio come Mussolini nel 1925.
Se non ti preoccupa che il Parlamento venga espropriato di poteri e competenze, attribuendogli prerogative di carattere notarili a conferma dei disegni di legge governativi e di essere privato in quanto cittadino della potestà di eleggere i senatori che condivideranno con la Camera poteri come la revisione costituzionale, l’elezione del Presidente della Repubblica, l’elezione dei membri della Corte Costituzionale.
Se non ti offende essere oggetto di una propaganda fatta di bugie, intimidazioni, omissioni, prevaricazioni. Se non ti offende che non ti si dica la fonte del formidabile dispendio finanziario mobilitato per la campagna del si. Se non ti offende l’atteggiamento padronale con il quale il leader del Pd e presidente del consiglio insieme al suo socio in affari al Viminale ha gestito la partita del voto all’estero, gestendo l’anagrafe dei residenti e perfino gli schedari dei consolati in regime di monopolio del Si, come mailing list aziendali cui inviare la pubblicità dei loro prodotti tarocchi. Mentre sono stati tagliati del 60% i fondi destinati ai Comuni per garantire lo svolgimento delle elezioni. Se non ti offende la loro opera di disturbo della quale è stata rivendicata la natura di molestia, per la quale hanno impiegato modalità e canali opachi, con la complicità esplicita di compagnie telefoniche e delle Poste italiane.
Se non ti turbano le nuove procedure del voto di scambio, come si è verificato in Campania, dove l’appoggio incondizionato e maleducato di De Luca è stato conquistato grazie alla somministrazione di cospicui finanziamenti per opere pubbliche nella regione in cambio del consenso alla riforma e come è avvenuto invece in Puglia dove un governatore meno allineato è stato penalizzato col taglio dei fondi per l’emergenza sanitaria a Taranto.
Se ti aggrada subire minacce e terrorismo piscologico, premiando la tua indole alla delega, al lavartene le mani, credendo che se vince il No siano in agguato cavallette, pestilenze, stenti, fuga di investitori e compratori venuti a acquisirsi il tuo territorio, i tuoi monumenti, le tue isole, i tuoi beni comuni, come è avvenuto in Grecia. Dove almeno uno straccio di dignità il popolo l’ha mostrato e altrettanto è stato verificato cosa davvero vuole l’impero e i suoi commissari europei e nazionali.
Se non ti umilia che pensino di comprarti con una mancetta di 80 euro condizionata al tuo Si e probabilmente estemporanea. Se non ti avvilisce essere bersagliato da raffiche di balle in libertà: soldi sottratti alla politica per dirottarli a pioggia sui “poveri”; Ponte sullo Stretto in favore di occupazione; contrasto del terrorismo grazie alla governabilità; cura del cancro e del diabete, perché Basta un Si.
Ecco se a te Basta un Si, se non sei offeso, se non hai conservato più nemmeno un barlume di rispetto e di onore di cittadino, allora Renzi, Boschi, JP Morgan, Pera, Phillips, Alfano, Lorenzin, Banca Etruria, Cacciari, confindustriali disattenti a innovazione e sicurezza, finanzieri disinvolti sempre in volo verso isole complici, norcini promossi a mecenati e così via, beh te li meriti tutti.

Noi non siamo così, non li  abbiamo voluti e non li vogliamo e votiamo No.

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Donne ammazzate: il fioretto della Boschi

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Ancora mi chiedo che cosa si aspettassero amiche e compagne anche intelligenti, anche lucide e impegnate su quel fronte sempre aperto che non esito a chiamare femminista, dalla ministra delle Riforme Costituzionali a proposito del sinistro succedersi di assassinii ai danni delle donne, forse perché donna anche lei? Io personalmente non nutrivo dubbi, né sulla sua dubbiosa appartenenza ideale e morale al genere femminile, malgrado fattezze ed apparenza muliebre, tanto meno sulle pillole che ci avrebbe somministrato, con un certo ritardo rispetto,  ad altre squinzie di regime, noblesse oblige, e pure rispetto a una pletora di accademici e professoroni, determinati alla condanna dei mostri che si aggirano nel loro mondo virile e che si manifestano tramite delitto cruento, senza preoccuparsi del potenziale mostro  che si annida in loro, vocato a manifestazioni certo meno sanguinose e criminale, ma pericoloso e “attivo” seppur dormiente, per via di una cultura che combina codici, costumi e educazione patriarcali, con ideologie ispirate a sopraffazione dei deboli, mercatizzazione dei corpi e delle intelligenze, sfruttamento.

E infatti la ragazza dello zoo di Rignano non mi ha delusa, fornendoci una “riflessione” e delle soluzioni congrue con la sua vocazione e la sua formazione: le leggi ci sono, le forze dell’ordine hanno conseguito maggiore consapevolezza, abbiamo una regione che costituisce, come in tutti i campi, un caso  ed eccellenza (ma guarda un po’ che coincidenza, è la Toscana) , basta replicarne il successo e il gioco è fatto. Ovviamente con l’ausilio illuminato di una task force, mobilitata anche tramite un investimento economico di 12 milioni, quelli già “”stanziati” da Letta per il finanziamento dei centri anti violenza, costituita da consulenti eccellenti e mobilitati presso di lei, e incaricati di fornire linee guida, consigli, raccomandazioni, interventi pedagogici resi autorevoli dal marchio doc di una vittima, che, personalmente, mi auguro si sottrarrà alla prestigiosa funzione di specchietto per le allodole, una di quelle cariche onorifiche immaginate dal governo  per alzare una cortina fumogena su inadempienze, correità, responsabilità, complicità, come i magistrati in lista o nelle alte autorità a garantire legalità e trasparenza, purché senza poteri e deleghe.

Come c’era da attendersi anche in questo caso l’uovo di Colombo, secondo la più influente gallina del pollaio, consiste nella via amministrativa, nella gestione propagandistica, elettorale e burocratica dell’emergenza, impiegata profittevolmente per alimentare una nuova cerchia di fedeli a pagamento, per preparare la strada a qualche intervento eccezionale e anche a qualche commissario straordinario, riducendo al questione al livello di un straripamento e di una frana, da sanare coi cerotti senza neppur pensare di contrastare il dissesto, che, si sa, può essere provvidenziale per dare humus e nutrimento a corruzione, speculazione, malaffare, autoritarismo e centralità delle funzioni esecutive.

Eh si perché non occorre essere maliziosi per capire che se il “femminicidio” è l’orrenda punta dell’iceberg, quella più vistosa e immediatamente mortale,  di un’azione strategica mossa contro i cittadini tutti, per espropriarli di consapevolezza, autodeterminazione, libertà, responsabilità, dignità e diritti, anche grazie al recupero e all’esaltazione di “controvalori” bigotti, reazionari, repressivi, sessuofobi e omofobi; se è vero che tutto questo, orchestrato nell’occupazione, nell’istruzione, nell’assistenza, colpisce due volte le donne, estromettendole  dal lavoro e dalla possibilità di governare le proprie vocazioni, le proprie aspettative e i propri talenti, per subire una malintesa scelta naturale, beh, è altrettanto vero che la minaccia della violenza, il pericolo tangibile di un sopruso le rende più ricattabili, attribuisce nuovo vigore alla loro supposta vulnerabilità e debolezza, le consegna a uomini “protettivi”, le consiglia di salvaguardarsi tra le pareti domestiche, le stesse dove si consuma la maggior parte dei delitti.

Cosa immaginavate avrebbe detto la seconda firmataria di un provvedimento d’urgenza abusivamente denominato riforma che vuole cancellare i principi fondanti di una carta che, attraverso una democrazia intesa come sistema di valori più che come sistema elettorale, predica uguaglianza nel rispetto delle differenze, equità e solidarietà? Se non la banalizzazione della questione, ridotta a fenomeno di ordine pubblico, rimessa alla buona volontà didattica di una scuola sempre più avvilita e asociale, occasione per la deplorazione di una indifferente tolleranza generalizzata (ne ho scritto qui: https://ilsimplicissimus2.wordpress.com/2016/06/01/lupi-pecore-scimmiette/ ).

E siccome sono incazzata, ne ho per tutti e non solo per la madonnina  che ci infilza,  anche per le solite firme in calce, che hanno avuto la rivelazione di appartenere all’élite di un mondo sessista, maschilista, che si è espresso rispetto ai fatti di Colonia in difesa delle “sue” donne, confermando pregiudizi proprietari e patriarcali. Le stesse personalità assenti quando si parla di disparità salariali, di oltraggi ed affronti perpetrati dall’obiezione di coscienza che cancella una legge irrinunciabile per garantire un diritto, il più sofferto, in modo che non diventi colpa, reato, pratica commerciale.

È che dovremo anche stavolta difenderci da sole, care compagne,  da certi maschi e da certe donne  “diversamente maschi”.


La Costituzione dei pizzini

asini-580x419Anna Lombroso per il Simplicissimus

Denis Verdini,  intervistato sul misterioso “pizzino” nel quale sarebbero stilati i comandamenti scellerati del patto del Nazareno, risponde tracotante all’affronto: io non ho l’abitudine di scrivere. Sarà per rammentare i tempi nei quali tra gentiluomini bastava una franca stretta di mano? Sarà perché di certi contratti è meglio che resti solo la memoria orale e possibilmente niente testimoni? Non sarà anche che ormai si registra un esultante ritorno ai tempi di prima dell’alfabetizzazione, una promozione dell’egemonia della altera e prepotente ignoranza, sancita dal fastidio per soloni, professori, saggi , esperti, compresi quelli incaricati per dar ragione ai potenti e rimossi appena mostrano qualche flebile manifestazione di indipendenza e una allarmante indole al pensiero?

Anche senza aderire alle sgangherate e insolenti esternazioni del ministro che pretendeva di andare  alla buvette a farsi fare un panino infarcito di divina commedia, è ormai prassi consolidata la ragionevole e  realistica derisione della cultura e della conoscenza come  fatica e fardello non solo inutili, ma controproducenti, a discapito di ben altre virtù e qualità: ambizione, decisione, tenacia, attivismo, dinamismo, pragmatismo e flessibilità, capacità di adattamento ai desiderata di altri – temporaneamente più in alto, ma che un po’ alla volta si potrebbe essere destinati a sostituire.  Così pensatori, filosofi, moralisti sono graditi si, ma solo se sono molto morti, e da tempo, mai letti ma assai citati, conosciuti di seconda mano grazie a operosi ghost writher assidui conoscitori di risvolti di copertina, utili perché nello spirito del tempo adatto all’oblio e a una festosa superficialità, il loro pensiero e le loro idee possono essere ridotte a aforismi su Facebook, tweet, citazioni in campagna elettorale o, meglio ancora, provvidenzialmente manomessi, adattatati, manipolati secondo bisogno, da La Pira a Che Guevara, da Berlinguer a Gramsci,  il cui giornale è affidato alle cure postume del dottor Bisignani, che dall’immarcescibile  piccola Atene rassicura che una banca lo salverà.

E d’altra parte qualche giorno fa quello che a prima vista potrebbe sembrare il naturale antagonista del Verdini, quel Mineo che ha guidato la sia pur dimessa pattuglia dei dissidenti, ha magnficato i meriti dell’adattabilità, della flessibilità, della cedevolezza, qualità da proporre alle giovani generazioni in modo che la rinuncia a vocazioni, aspirazioni ed inclinazioni sia premiata da assunzioni sia pur temporanee, da ingressi, sia pure non garantiti, nel mondo del lavoro a seconda dei bisogni irrinunciabili e implacabili del mercato, dove deve vigere profitto senza ricchezza, quella del pensiero e delle idee, ricavi senza guadagno, quello della consapevolezza di sé e dei propri desideri e diritti.

Insomma pare che ci dobbiamo convincere che è obbligatorio e generoso per sé e per la collettività, essere prima di tutto manodopera e poi cittadini,  merce più che uomini. E mobili, in modo da poter essere spostati in modo conforme e tempestivo ai comandi di padronati che intimano da centri direzionali collocati in alti palazzi di cristallo dove si specchia questa crudele modernità.

È per corrispondere a questa ideologia, quella che ha preso il posto di tutte le altre e soprattutto di quelle che parlavano di riscatto, di lotta allo sfruttamento, di libero esprimersi di vocazioni e aspirazioni, che questo ceto di improvvisati, di ignoranti, che ha superato la convinzione di un tempo,quando si impiegava la cultura come arma di detenzione e monopolio del potere, il sapere come fortezza inattaccabile a difesa di privilegi, sta agendo con ls demolizione degli studi umanistici ed artistici a favore di abilità tecniche e conoscenze pratico-scientifiche, per forgiare scuola, formazione, istruzione proprio come hanno fatto i paesi egemoni dell’Occidente in declino, che pure hanno saputo colonizzare anche il nostro immaginario, corrispondendo all’imperativo della crescita economica e delle logiche contabili a breve termine. E così mentre il mondo si fa più sempre più complesso, gli strumenti per capirlo si fanno più poveri e semplici; mentre l’innovazione chiede intelligenze   aperte e creative, l’istruzione dovrebbe ripiegarsi su poche nozioni stereotipate, impoverendo indole, qualità, attitudini, predisposizioni e desideri. In modo da avvilire anche quello di felicità alla quale ci è negato il diritto, proprio come se fosse stato scritto in quella Costituzione che è diventato necessario accartocciare e gettar via,  come un attentato, come un pericolo, quello di nutrire l’istinto alla libertà.


A rotta di Colle

giorgio-napolitano2Anna Lombroso per il Simplicissimus

Un monarca obnubilato dal delirio di onnipotenza e interessato solo alle sorti del suo proconsole, che parla come un preside asserragliato in ufficio mentre intemperanti ragazzini occupano la scuola: “Rischio scosse sociali, attenzione a malessere. No ad elezioni anticipate, subito la riforma elettorale in senso maggioritario. Severo richiamo al rispetto della legge. Avviso a Berlusconi: “Basta evocare colpi di Stato”.

I giornali oggi titolano tutti sull’immancabile monito,  con il sollievo condiviso con la classe politica,  di subire il rituale pistolotto periodico, per poi continuare a fare quello che si è sempre fatto, non informare, imprimere le scosse sociali, così che il susseguirsi di choc abbia l’effetto demiurgico di abituare al peggio fino all’ultimo terremoto, quello di marca golpista.

L’apoteosi di questa liturgia pedagogica si è avuto con il primo discorso della rielezione, quando tutto il Parlamento accolse con voluttuosa sete di pentimento le bacchettate di chi li li rimbrottava per essere legittimato a delegittimarli ben prima della Corte, imponendo per la seconda volta un cavallo, un delfino, un console di suo gradimento con l’ostinata tenacia dei vecchi che pensano che l’esperienza e l’età avanzata sostituiscano competenza, autorevolezza, ragione. accecato dalla sua perversione: salvare questo governo e con esso l’ubbidienza cieca e assoluta all’ideologia e ai diktat europei, sancire il fraintendiomento delle larghe intese come scorciatoia all’ineluttabilità di  più ampi poteri presidenziali e di progressivo svuotamento del parlamento, ampiamente adottato con le decretazioni e il ricorso alla fiducia, ridurre credibilità e potenza della critica, tacciando ogni opposizione di eversione proprio come fa il ministro dell’interno, raccomandando ascolto in sostituzione della’zione.

L’avvertimento ricattatorio, o così o me ne vado, l’intransigenza sia pure solo verbale, non sono piaciuti a Berlusconi nella sua nuova veste di co-leader dell’opposizione insieme all’altro comico,. Si aspettava più lealtà, quella fedeltà e coesione che dovrebbe unire i correspnsabili della crisi così come dellla crisi della politica. In fondo  l’avventuriero in attesa di condanna, aveva dato credito alla formula di governo Berlusconi-Mapolitano, salvifico per lui e giustificato per il migliorista   con il sedicente stato di necessità e nobilitato da illustri percedenti che parlano di ineluttabile realpolitik, con il più o meno esplicito richiamo alla tradizione togliattiana, così come  al compromesso storico di Berlinguer. E si era illuso quando il monarca vibrante si è dimostrato inquietantemente  tiepido e torpido quando gli allora suoi numerosi fan  andarono a manifestare sfrontatamente sotto il Palazzo di Giustizia. Era convinto che   il presidente della Repubblica  avrebbe mantenuto i patti incredibili siglati tra chi dovrebbe per ruolo e incarico essere garante della costituzione  e i suoi nemici espliciti e giurati, accusata di rappresentare iniquo ostacolo al dinamismo della libera iniziativa e alla vivacità della modernità. E aveva ragione di fidarsi, non solo perché i salvataggi si erano susseguiti puntuali e tempestivi, ma perché le invocazioni ecumeniche di tutela della Carta, hanno rivelato la loro vera natura di burbanzosi messaggi propagandistici,  dietro ai quali si esercitava lo smantellamento dell’edificio di principi e la sottrazione di sovranità. È così anche per la riforma elettorale, diventata moneta corrente di una perenne negoziazione tra poteri impotenti. Nessuno pare volere davvero una  buona legge elettorale in grado di realizzare  le  promesse  della democrazia: che la maggioranza abbia il diritto di governare; che l’opposizione non si senta ingiustamente trattata; e che i cittadini si percepiscano come parte del gioco.

È soprattutto questa terza caposaldo della rappresentatività che non si addice a questo ceto politico, che guarda con fastidio, quando guarda, ai diritti di cittadinanza, primo tra tutti quello di critica, come è normale che sia per chi ha conosciuto solo calde e accoglienti poltrone, garanzie e privilegi inviolabili, carriere promesse e mantenute alla nascita, e che non riconosce i bisogni ormai urlati di chi è da sempre o solo da oggi senza rete di protezione, improvvisamente o più ferocemente indifeso ed esposto.

L’incomprensione burocratica delle ragioni di un magma che scorre febbrile e esplosivo sotto il tessuto sociale, minacciando di venire alla luce in forme sempre più dirompenti, il non riconoscimento espresso perfino dalla Camusso che ha ammesso di non capire cosa vogliano quelli che protestano, è fisiologico e condiviso da chi è direttamente responsabile di una crisi economica, politica, culturale, da chi l’ha tollerata, da chi ne è stato per ora solo fiorato. E che liquida i fermenti giudicando solo quello che affiora, fascistelli, masanielli, padroncini ribelli, per non guardare – per paura – quello che sta sotto e che potrebbe trasformare anche il più quieto dei colli in un vulcano.


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