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Archivi tag: Repressione

Ecco la democrazia secondo Bruxelles

CatturaOggi me la voglio prendere comoda e pubblico semplicemente un video, che ha fatto il giro del mondo e si mostra come la polizia abbia trattato gli studenti impegnati nella protesta contro la riforma della scuola e dell’università in senso privatistico. Come si può vedere le scene sono da campo di concentramento e mostrano il volto vero del macronismo che è poi lo stesso dell’Europa che lo ha voluto in quanto enfant prodige del mondo finanziario. In quelle immagini si scorge oltre ogni dubbio una mentalità e un progetto di società servile che porta con sé lo stesso fascismo e autoritarismo che dice di voler combattere con la marea di ipocriti che assentono con la testa che suona come le maracas al carnevale di Rio. L’imbarazzo del governo francese è stato palpabile, non tanto per i 146 arresti quanto per il fatto che le immagini sono scioccanti,  visto che non riprendono la violenza durante lo scontro che è deprecabile, però in qualche modo comprensibile, ma mostrano quella successiva nella quale i “prigionieri” vengono messi al muro e fatti inginocchiare, totalmente al di fuori dell’adrenalina del corpo a corpo. Sembra di vedere scene sudamericane o quelle della Francia di Vichy e riproducono in qualche modo quelle del G8 di Genova.

La scusa addotta dalla ministra della Difesa, Florence Parly,  è stata quella della violenza che ha costretto i poliziotti ad intervenire. E’ una miserabile giustificazione, una fuga per la tangente perché intanto le immagini si riferiscono a momenti molto successivi agli scontri e poi perché questi avvengono proprio perché le persone si sentono private della partecipazione e si trovano a vedere calata all’alto ogni cosa da parlamenti che hanno ormai una rappresentatività solo mediatica e non reale. Quindi l’accusa ancorché pretestuosa va restituita al mittente.

 

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Catalogna, certe estreme conseguenze

2017-10-01T201248Z_559464058_RC186E569230_RTRMADP_3_SPAIN-POLITICS-CATALONIA-kJbB-U43370957024727p5-593x443@Corriere-Web-SezioniC’erano una volta le vacanze intelligenti, divenute poi desuete per esaurimento della materia prima, ma in compenso abbiamo il terrorismo intelligente che si direbbe molto più perspicace del milieu politico europeo per non dire delle popolazioni guidate e incantate dai pifferai di Hamelin dell’informazione: sembrano branchi di lupi o esemplari isolati che ululano Allah akbar, che colpiscono nel mucchio come possono, magari col furgone, fanatici così rozzi da lasciare regolarmente i propri documenti di identità in bella vista prima di essere crivellati di colpi, e invece parrebbe che sappiano esattamente dove e come colpire per ottenere il massimo risultato dal frutto avvelenato della paura.

Pensate, attaccano in Gran Bretagna prima del Brexit e delle elezioni politiche, in Francia prima del voto amministrativo  del 2015, che a causa della dell’accorpamento delle regioni rischiava di regalare un successo storico al Front National e prima delle presidenziali che hanno avuto lo stesso tema, poi dopo 13 anni di assenza totale tornano nella penisola iberica e fanno strage a Barcellona a distanza di un mese e mezzo dal referendum sull’indipendenza della Catalogna e ora, a un mese dallo scadere dello stato di emergenza che da anni ha sospeso la costituzione di Francia, si rifà vivo a Marsiglia e in circostanze sospette nelle quali un rapinatore  noto alla polizia fermato e rilasciato il giorno prima, senza riferimenti al terrorismo, ammazza due donne e  viene freddato da militari di pattuglia: meglio di un discorso presidenziale. Tanto più che è arrivata regolare come una cartella di Equitalia, la rivendicazione dell’Isis o meglio di Rita Katz,

Insomma sembrano saperla più lunga di noi, sembrano calcolare precisamente le reazioni, la logica emotiva, se non fosse che alla fine favoriscono sempre e senza eccezioni, quei governi, quello status quo che formalmente è in guerra con il terrorismo e che si fa votare in quanto garante della sicurezza pretendo poi di essere remunerato con restrizioni della libertà. Si direbbe anzi che il terrorismo è un nemico di classe favorendo di fatto le forze dedite ai massacri sociali concepiti in nome della finanza e della politica ad essa subalterna. Allora forse quei poteri non sono davvero in guerra con il terrorismo, forse se ne servono nell’ambito di un do ut des opaco, forse parti di quel potere si sono autonominati spin off di certi clan elitari e fanno propaganda con i metodi che conoscono meglio. La vicenda drammatica e illuminante del referendum catalano, con tutto il suo carico di assurdità, mi fa dubitare che un potere il quale  ” in chiaro” è disposto a reprimere ogni libertà di parola, a sparare proiettili di gomma ferendo in qualche caso gravemente i propri cittadini, che fa manganellare settantenni, che fa chiudere seggi, che rapina le urne con i voti, è disposto a ben altro se le azioni sono in qualche modo “criptate” e non possono essere decifrate se non si hanno i codici giusti.

Mi sono spinto in questo territorio minato da molti punti di vista, perché osservo che sia a destra che a sinistra, sulla base di opposti tic culturali, si faccia fatica a riconoscere il dato di fatto fondamentale, ossia che in Catalogna c’è stata una vasta e compatta mobilitazione popolare contro gli assalti di Madrid e del potere visto in parte come “centrale” in parte come stragista di diritti e tutele, spesso in entrambi i modi. Una mobilitazione prima ancora che a favore dell’indipendenza contro la negazione del diritto di voto. Rifugiarsi dentro l’analisi di ciò che vorrebbro o non vorrebbero i dirigenti catalani, che da varie sponde aderiscono l’indipendentismo (che tra parentesi non ha proprio nulla a che vedere con le ridicole vicende italiane),  delle vere intenzioni o delle tattiche che sono all’origine del referendum,  è solo un’evasione dal tema principale che da destra vuole esorcizzare la forza del popolo come si potrebbe dire in maniera un po’ retorica, ma efficace, da sinistra (ammesso che esista al di là delle etichette) come ritrosia ad ammettere che le mobilitazioni ci sono anche al di là dei contesti in cui si è abituati a considerarle e a benedirle. Dire che anche questa sarebbe una grande occasione per comprendere i processi ed entrarvi da protagonisti invece di fare salotto e parlare con la erre moscia.

Ma allora se si vuole accuratamente evitare il dato fondamentale della vicenda e dedicarsi ai retroscena elitari, bisogna andare fino in fondo al cinismo del potere, fino alle estreme conseguenze.


Prove tecniche di eurofranchismo

DLDcbOaXoAE7bHu-720x300Quasi  mille feriti, proiettili di gomma, arresti, assalto della guardia civil ai seggi per impedire il voto, barricate, immagini di violenza poliziesca persino sugli anziani, gente che si mette davanti ai mezzi della polizia come in Piazza Tienanmen e questa volta senza montaggi o ricostruzioni mitologiche: insomma scene come se ne vedono in qualche angolo lontano del mondo con l’ottusa convinzione che da noi queste cose non possono accadere. E tuttavia il referendum per l’indipendenza della Catalogna ha superato ogni aspettativa di partecipazione al voto viste le condizioni in cui si è svolto: più di due milioni e 200 mila persone sono andate a mettere la scheda e ill 93% per cento di loro ha detto sì all’indipendenza.

Ma a questo punto i numeri hanno un’importanza relativa: ciò che è morto nelle strade di Barcellona è l’idea civile e democratica di un’Europa che sta progressivamente gettando la maschera: al suo posto vediamo un’ Unione, che fa le pulci al Venezuela per molto meno di ciò che è accadto in Catalogna, che istituisce i ministeri della verità, censura i media russi in un crescendo di isteria, che ha tollerato e anzi appoggiato l’ormai conclamato franchismo del governo di Madrid, necessario al mantenimento dello status quo finanziario e delle istituzioni che lo rappresentano, come del resto appoggia concretamente il nazismo in Ucraina, l’autoritarismo in Ungheria e Polonia ogni e qualunque schifezza nei Paesi baltici o il mantenimento ad libitum di un regime extra costituzionale in Francia. La democrazia e la partecipazione sono ridotte a miserabili pretesti gestibili di volta in volta vuoi per glorificare i golpe contro governi liberamente eletti, vuoi per demonizzare la partecipazione popolare quando essa va contro i governi amici o si orienta su personaggi lontani dall’establishnet.

Nel recente passato l’arma utilizzata è stata una densità senza precedenti di minacce banco – finanziarie e campagne mediatiche pervasive e pressoché univoche grazie a un sistema mediatico ridotto a megafono del potere, ma questa volta si è permesso che un regime amico mostrasse il suo vero volto, la sua radicata ispirazione all’ultimo totalitarismo nazifascista sopravvissuto in Europa dopo la guerra, di fatto arrivando a innescare una sorta di guerra civile visto – tanto per dirne una – che la polizia catalana e impompieri si sono rifiutati di obbedire agli ordini di Madrid e alla sua vera e propria occupazione. Tutto questo è tanto più grave perché la possibilità che un referendum sull’indipendenza della Catalogna raggiungesse la maggioranza era davvero minima e tutti i protagonisti lo sapevano benisimo: una condizione ideale per lasciare spazio al dialogo e alla trattativa piuttosto che alla repressione militare. Ma in questo caso hanno prevalso i bassi e irrefrenabili istinti del franchismo conservatore di Rajoy, timoroso forse che una buona percentuale degli indipendentisti al referendum avrebbe indebolito la posizione sua e dell’elite cui fa riferimento o forse semplicemente che un “atto di debolezza” – così questi signori interpretano un referendum – avrebbe aperto la porta ad analoghe richieste: insomma ha voluto dare un esempio, usare la forza e dare prova  di incommesurabile idiozia. Abbandonando la persuasione in favore della repressione il governo di Madrid è riuscito a dare una base di piena legittimità alle richieste di indipendenza. L’Europa invece di arginare questa strategia di azione l’ha coperta pur rendendosi conto dei pericoli insiti nell’azione di Rajoy e ha preferito rimanere a fianco del suo uomo di Madrid, per interesi evidenti e timori per lo status quo, ma anche per una forma di rigetto e sospetto contro ogni forma di consultazione popolare. Così quello stesso continente che è accorso a fianco degli Usa per distruggere la Jugloslavia in nome dell’autonomia e dell’indipendenze delle sue regioni, poi con la Scozia e con la Catalogna, ha seguito l’orientamento esattamente contrario, segno che ormai l’Unione non ha più idee o ragioni, ma solo interessi e pretesti.

Con questo risultato: ciò che prima era un’aspirazione all’indipendenza più gettata sul tappeto dalle elites locali per ottenere maggiore autonomia, si è e prima saldata al desiderio di sfuggire alla mannaia dei diktat europei e adesso, con la stupida repressione del referendum na acquistato un vero, visibile nemico ede è divenuta dunque una lotta concreta.


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