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Orecchio non sente, morale non duole

 Anna Lombroso per il Simplicissimus

Vi propongo un test di quelli che i settimanali pubblicano nel numero di ferragosto ad uso di neo ateniesi sotto l’ombrellone dell’Ultima Spiaggia. Allora cosa fareste se foste un dirigente politico alle prese con uno scandalo che coinvolge ministri, imprese pubbliche, boiardi di stato, amministratori locali, imprenditori e sottobosco d’impresa, autodefinitisi cricca del quartierino, rivelati grazie alla somministrazione al pubblico di intercettazioni accuratamente selezionate da editori impuri e media assoggettati e felici di mettersi a disposizione del regime?

  1. Scegliereste decisori e membri dell’esecutivo tra orfani eccellenti, misantropi tenacemente determinati a vivere un’esistenza romita e solitaria, sfuggendo ogni relazione e vincolo, eremiti dediti a solinghe contemplazioni, trovatelli restii alla ricerca di qualsiasi esponente pentito di genitorialità?
  2. Non avendo a disposizione moralisti pervicaci, gerolamisavonarola incalliti, fustigatori di costumi indefessi, ripieghereste su una legge ombrello che imponga a partiti e movimenti lo screening del personale politico in modo da evitare all’origine familismo, clientelismo e corruzione, attraverso misure severe e che non si basino su dichiarazioni volontarie e poco affidabili e nemmeno su patrimoni di famiglia che – con buona pace del motto di Cacciari: non rubo perché sono ricco di famiglia – non mettono al riparo, anzi, da avidità, ambizione smodata, smania di sopraffazione?
  3. Ergereste pubbliche gogne, istituireste tribunali speciali e possibilmente frettolosi in barba al garantismo, con processi sommari ma quanto mai gratificanti per l’opinione pubblica, sottoponendo a giudizio drastico e inflessibili i supposti rei, per riguadagnare fiducia, limitare disincanto e disaffezione?

Quale sia la casellina che avreste riempito, sappiate che la risposta extra test del governo non è nessuna delle 3, perché invece la reazione a caldo e quasi unanime è la stessa che avrebbe scelto il Cavaliere: limitare con severità intransigente l’impiego delle intercettazioni. Ce ne dà con sollievo notizia, tra le righe, qualche giornale, seppellendola tra nuove e ghiotte indiscrezioni su serve guatemalteche, sultani ingrati, reprimende a un Bel Ami dell’eterna “Altra”, gelosa di moglie e figli di primo letto, e come darle torto dopo tutte le reiterate prove d’amore. È si, perché preda di una inquietante bi- logica spesso in contraddizione, i media che da anni campano di spiate, pizzini, conversazioni rubate o artatamente messe a disposizione per sabotare o esaltare, mettere in mezzo o chiamar fuori, si prestano anche ad essere censori di se stessi se lo chiede il padrone. Che tanto sanno che gran parte delle intercettazioni arrivano a comando nelle redazioni, “svelate” a sorpresa dopo accordi e negoziati opachi, in modo da far sapere quello che qualcuno in alto gradisce che venga divulgato, sollevando i tendaggi degli arcana imperii per mostrare qualche aspetto, qualche figura, qualche dialogo per la rovina di competitor, concorrenti, antagonisti.

O anche, e sarebbe bene ricordarlo, per deviare l’attenzione, distrarre i lettori/ascoltatore puntando i riflettori solo su quel che si vuol fare vedere e sentire. E infatti c’è poco da credere sulla svolta censoria e suicida dei legislatori in materia. Che hanno molto interesse alla diffusione non più delle gesta di quelle che un tempo chiamavano “mele marce”, ma dei contorcimenti emotivi di un ceto molto molto sentimentale, vittima di amori di varie tipologie, quindi meritevoli di indulgenza e dolce compassione, siano figlie amorevoli che nel rovesciamento dell’antico vincolo, proteggono e promuovono papà faciloni e sprovveduti, siano compagne amorevoli e appassionate immolate sull’altare di un eros dissipato e dissennato, siano mammine e babbi apprensivi a caccia di  facilitazioni e sistemazioni di una prole timida e e ritrosa, tanto da avere ritegno nell’affacciarsi al mercato del lavoro. Sarebbe davvero improvvido fermare il festoso flusso di confidenze, retroscena, curiosità pruriginose su tante viscerali intimità,  che finiscono per riportare solo a ragioni di opportunità più che di legalità, di eleganza e bon ton, più che al rispetto di regole e imperativi morali.

Vedrete, leggi o non leggi, continuerà l’erogazione controllata di piccati e  stuzzicanti gossip, perché che giornale in cerca di buoni rapporti col regime, i cui editori sono legati da patti e alleanze indissolubili, ormai largamente parassitario, non la preferirebbe alla notizia incauta sui   pellegrinaggi del parroco di governo ai siti di culto della ‘ndrangheta, sulle pastette di generali e ammiragli per assicurarsi profittevoli attività di sorveglianza sugli affari del governo, sui crimini contro ambiente, salute, territorio di rappresentanti eletti e non in accordo con manager che non conoscono il lavoro e ciononostante lo odiano tanto da avvilire anche quello degli altri.

La storia si avvita su se stessa e per anni tra domande al premier e finto sdegno, riprovazione per i vizi privati e invettive sulla volgarità come sistema di governo, si è taciuto sulla carriera e le aspirazioni  del golpista, preferendo annusare tra le lenzuola, rivelare travestimenti e gesta erotiche con   particolareggiata  minuziosità, mentre veniva su una nuova leva di furfanti ancora più cinici, ancora più spregiudicati, ancora più impudenti che compiono le gesta di quello che aveva assolto al compito universalmente desiderato di nemico pubblico n.1, anche lui come quello di Chicago messa da parte per reati economici, per far posto a una nuova generazione di gangster, più giovane e più assassina.

 

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