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Archivi tag: Al Capone

Miglior sceneggiatura: Oscar italiano

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Finalmente una buona notizia: quest’anno il premio Oscar per la migliore sceneggiatura andrà a un italiano. L’ambita statuetta spetta con tutta probabilità a uno dei cinematografari firmatari degli appelli per il Si autore di canovaccio e dialoghi della scena madre, o meglio della scena-padre affidata a due attori che non ci permettiamo di definire dilettanti, anche se l’averne solo letto il testo, ci ha privati  delle ruspanti intonazioni vernacolari, dei sospiri, dello sdegno inframezzato a contrizione.  L’Hollywood sul Tevere deve essersi fatta influenzare da superpremiate pellicole del filone dei legal thriller, con Al Pacino che indottrina l’accusato ricordandogli che l’inquisitore sarà più severo di lui e gli dà l’imbeccata e lo mette alle strette per addestrarlo a difendersi rispondendo alle domande più incalzanti.

Nemmeno gli americani, un pubblico antropologicamente affetto da credulona dabbenaggine, potrebbe  prestar fede all’ipotesi fantasiosa che Renzi, il Crono alla rovescia,  sia stato intercettato a sua insaputa, che quella telefonata che come una radiosa epifania gli ha regalato autorevolezza istituzionale, fermezza da leader, grandezza da statista, statura di uomo pronto perfino a sacrificare gli affetti più sacri, quello filiale che ha onorato anche in favore di figlie e babbi terzi, in nome della necessaria intransigenza e della doverosa integrità che deve caratterizzare l’uomo investito di un ruolo pubblico.

Così abbiamo assistito a una evoluzione della pratica degli ascolti, finora rubati, peraltro sorprendentemente, a soggetti che magari la promuovevano a danno di altri, ma che per una forma paranoica di presunzione di superiorità e di connessa inviolabilità, si erano convinti di esserne esenti o risparmiati, usi quindi a parlare in libertà di mazzette, pressioni, orologi, massaggi, argent de poche a cadenza regolare e così via. adesso no. Adesso no, adesso è cominciata la fase delle intercettazioni su commissione, tanto che potremmo perfino sospettare che prima o poi si salti il proverbiale maresciallo e che il “captato” eccellente invii tramite comodo pony, la registrazione faidate al cronista di riferimento per la pubblicazione su foglio o agile instant book. E c’è da consigliare a giornali sempre più in crisi di proporre inserzioni a pagamento di pubbliredazionali, a fini di propaganda elettorale e che magnifichino le virtù di candidati, il loro talento istrionico e perfino come in questo caso, le delicate attenzioni spese in difesa della tranquillità domestica di mamma, la integrità di boy scout che non vogliono tirare in mezzo il compagno di giochi e di festose, innocenti piccole bricconate.

Ancora una volta l’allievo ha superato il maestro. Mai il Cavaliere era riuscito a arrivare a tanto, per riconquistare verginità (termine che di per sé gli era estraneo e molesto), per denigrare le critiche ridotte a schizzi di cacca sollevati dalla macchina del fango, mai aveva rischiato così sfrontatamente il ridicolo denunciando complotti, congiure e trame ordite per ostacolare la sua irresistibile ascesa, anche quando di trattava di indagini doverose per reati fiscali, gli stessi che tanto erano costati ad Al Capone. Nemmeno lui, e nemmeno Al, era riuscito a trasformare un’inchiesta rivolta a chiarire i miserabili risvolti dell’attività opaca di un incauto e spericolato  faccendiere di provincia, cominciata ben prima della discesa in campo del figlio, in una macchinazione concertata per smantellare l’edificio delle garanzie democratiche.

Nemmeno lui, Berlusconi, e nemmeno Al Capone, avrebbe immaginato un simile coup de theatre, una simile mossa da prestigiatore che taglia in due il babbo nel baule per far distogliere lo sguardo degli astanti da un business miliardario quanto sporco messo in piedi nella centrale appalti della pubblica amministrazione da un accertato intrallazzatore, ben protetto, pare, da un ministro intoccabile, da alti vertici dell’Arma e da un contesto favorevole di ambito governativo e ministeriale.

Lui, il rottamatore del su’ babbo, in un momento di verità, ha ammesso che la pubblicazione dell’intercettazione è stata “un regalo”, il suo carro dei Tespi proprio come la cerchia di Arcore grida al massacro mediatico e all’infame gogna della stampa, ripreso entusiasticamente dalla stampa stessa, in un gioco delle parti così scopertamente gaglioffo da suscitare la riprovazione del re deposto quanto ingrato che ne denuncia l’ipocrisia.  Tutti però concordi sulla necessità di chiudere il flusso delle intercettazioni “inutili” secondo una interpretazione che ricorda la condanna di un altro atto inutile, il voto  degli oppositori, e che comprendono vicende di letto, poco interessanti se non influenzassero processi decisionali e selezione del personale politico, intrighi familiari, privati e ininfluenti se non incidessero sulla vita dei risparmiatori, aspirazioni e ambizioni che sarebbero innocenti se non rivelassero l’avida brama di possedere banche e posti di rilievo, risatacce infami, personali se non rendessero palese la volontà di speculare sui morti di un terremoto, esultanza per la scoperta di nuovi brand commerciali, insignificante se non fosse la spia dell’osceno commercio di vite e corpo.

Non bisogna smettere di intercettarli, allora, bisogna toglier loro il diritto di parola.

 

 

 

 

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Orecchio non sente, morale non duole

 Anna Lombroso per il Simplicissimus

Vi propongo un test di quelli che i settimanali pubblicano nel numero di ferragosto ad uso di neo ateniesi sotto l’ombrellone dell’Ultima Spiaggia. Allora cosa fareste se foste un dirigente politico alle prese con uno scandalo che coinvolge ministri, imprese pubbliche, boiardi di stato, amministratori locali, imprenditori e sottobosco d’impresa, autodefinitisi cricca del quartierino, rivelati grazie alla somministrazione al pubblico di intercettazioni accuratamente selezionate da editori impuri e media assoggettati e felici di mettersi a disposizione del regime?

  1. Scegliereste decisori e membri dell’esecutivo tra orfani eccellenti, misantropi tenacemente determinati a vivere un’esistenza romita e solitaria, sfuggendo ogni relazione e vincolo, eremiti dediti a solinghe contemplazioni, trovatelli restii alla ricerca di qualsiasi esponente pentito di genitorialità?
  2. Non avendo a disposizione moralisti pervicaci, gerolamisavonarola incalliti, fustigatori di costumi indefessi, ripieghereste su una legge ombrello che imponga a partiti e movimenti lo screening del personale politico in modo da evitare all’origine familismo, clientelismo e corruzione, attraverso misure severe e che non si basino su dichiarazioni volontarie e poco affidabili e nemmeno su patrimoni di famiglia che – con buona pace del motto di Cacciari: non rubo perché sono ricco di famiglia – non mettono al riparo, anzi, da avidità, ambizione smodata, smania di sopraffazione?
  3. Ergereste pubbliche gogne, istituireste tribunali speciali e possibilmente frettolosi in barba al garantismo, con processi sommari ma quanto mai gratificanti per l’opinione pubblica, sottoponendo a giudizio drastico e inflessibili i supposti rei, per riguadagnare fiducia, limitare disincanto e disaffezione?

Quale sia la casellina che avreste riempito, sappiate che la risposta extra test del governo non è nessuna delle 3, perché invece la reazione a caldo e quasi unanime è la stessa che avrebbe scelto il Cavaliere: limitare con severità intransigente l’impiego delle intercettazioni. Ce ne dà con sollievo notizia, tra le righe, qualche giornale, seppellendola tra nuove e ghiotte indiscrezioni su serve guatemalteche, sultani ingrati, reprimende a un Bel Ami dell’eterna “Altra”, gelosa di moglie e figli di primo letto, e come darle torto dopo tutte le reiterate prove d’amore. È si, perché preda di una inquietante bi- logica spesso in contraddizione, i media che da anni campano di spiate, pizzini, conversazioni rubate o artatamente messe a disposizione per sabotare o esaltare, mettere in mezzo o chiamar fuori, si prestano anche ad essere censori di se stessi se lo chiede il padrone. Che tanto sanno che gran parte delle intercettazioni arrivano a comando nelle redazioni, “svelate” a sorpresa dopo accordi e negoziati opachi, in modo da far sapere quello che qualcuno in alto gradisce che venga divulgato, sollevando i tendaggi degli arcana imperii per mostrare qualche aspetto, qualche figura, qualche dialogo per la rovina di competitor, concorrenti, antagonisti.

O anche, e sarebbe bene ricordarlo, per deviare l’attenzione, distrarre i lettori/ascoltatore puntando i riflettori solo su quel che si vuol fare vedere e sentire. E infatti c’è poco da credere sulla svolta censoria e suicida dei legislatori in materia. Che hanno molto interesse alla diffusione non più delle gesta di quelle che un tempo chiamavano “mele marce”, ma dei contorcimenti emotivi di un ceto molto molto sentimentale, vittima di amori di varie tipologie, quindi meritevoli di indulgenza e dolce compassione, siano figlie amorevoli che nel rovesciamento dell’antico vincolo, proteggono e promuovono papà faciloni e sprovveduti, siano compagne amorevoli e appassionate immolate sull’altare di un eros dissipato e dissennato, siano mammine e babbi apprensivi a caccia di  facilitazioni e sistemazioni di una prole timida e e ritrosa, tanto da avere ritegno nell’affacciarsi al mercato del lavoro. Sarebbe davvero improvvido fermare il festoso flusso di confidenze, retroscena, curiosità pruriginose su tante viscerali intimità,  che finiscono per riportare solo a ragioni di opportunità più che di legalità, di eleganza e bon ton, più che al rispetto di regole e imperativi morali.

Vedrete, leggi o non leggi, continuerà l’erogazione controllata di piccati e  stuzzicanti gossip, perché che giornale in cerca di buoni rapporti col regime, i cui editori sono legati da patti e alleanze indissolubili, ormai largamente parassitario, non la preferirebbe alla notizia incauta sui   pellegrinaggi del parroco di governo ai siti di culto della ‘ndrangheta, sulle pastette di generali e ammiragli per assicurarsi profittevoli attività di sorveglianza sugli affari del governo, sui crimini contro ambiente, salute, territorio di rappresentanti eletti e non in accordo con manager che non conoscono il lavoro e ciononostante lo odiano tanto da avvilire anche quello degli altri.

La storia si avvita su se stessa e per anni tra domande al premier e finto sdegno, riprovazione per i vizi privati e invettive sulla volgarità come sistema di governo, si è taciuto sulla carriera e le aspirazioni  del golpista, preferendo annusare tra le lenzuola, rivelare travestimenti e gesta erotiche con   particolareggiata  minuziosità, mentre veniva su una nuova leva di furfanti ancora più cinici, ancora più spregiudicati, ancora più impudenti che compiono le gesta di quello che aveva assolto al compito universalmente desiderato di nemico pubblico n.1, anche lui come quello di Chicago messa da parte per reati economici, per far posto a una nuova generazione di gangster, più giovane e più assassina.

 


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