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Ministero della verità

bugiemedia1Il processo di dissoluzione delle libertà e in particolare della libertà di espressione si va completando: qualche giorno fa alla presenza di sua eccellenza il ministro per gli affari interni Marco Minniti e del Capo della polizia Franco Gabrielli è stato presentato  il nuovo servizio di segnalazione istantanea contro le fake news. Così il Centro nazionale anticrimine informatico avrà meno tempo e meno mezzi per dedicarsi che ne so ai pedofili in rete e alla truffe via internet per fare spazio alla guerra contro le notizie scomode ovvero quelle da cui da cui la galassia del potere si sente danneggiata. Il fatto stesso che il servizio sia “istantaneo” rivela  il fatto che esso prescinda da qualsiasi accertamento di merito o criterio di verità e si limiti a segnalare qualunque cosa compaia negli elenchi di ciò che dovrebbe essere considerato menzogna. E quindi lascia anche spazio ad interventi altrettanto istantanei di censura (tipo chiusura o oscuramento dei siti ) in attesa di eventuali e futuri accertamenti giudiziari che – al di là delle normalissime offese e querele – sono di fatto impossibili.

Non si potranno più dire un’infinità di cose comprese quelle che tra qualche anno passeranno da “false notizie” ad ammisioni ufficiali, come è accaduto per i cinqiue miliardi passati all’Ucraina, ai terroristi arrruolati contro Assad, come sta già accadendo col Russiagate. Ma non si potranno più dire cose più vicine al nostro quotidiano come per esempio che l’influenza di quest’anno è stato uno stratosferico affare per le aziende farmaceutiche che prima hanno venduto a man bassa un vaccino contro un ceppo virale sbagliato e poi hanno lucrato sui farmaci che alleviano i sintomi. Qualcosa che è già avvenuto ufficialmente nel 2014 e nel 2015, ma che si è riproposto molto spesso al punto che uno dei padri dei vaccini, Sabin, trent’anni fa espresse molti dubbi sulla reale efficacia dell’immunizzazione contro questo tipo di virus i cui ceppi si mescolano e mutano costantemente in modo difficile da prevedere,  sostenendo che il crollo dei decessi  per influenza fosse in gran parte da addebitare ai presidi farmacologici contro le complicanze batteriche e alla migliore assistenza verso i ceti più poveri della popolazione.

Benché non sia affatto un antivaccinista, questo eventuale post entrerebbe certamente nel novero delle fake news perché potenzialmente danneggia un complesso economico che ha una notevole osmosi verso la politica subalterna. Il punto centrale però è che queste affermazioni sono difficilmente smentibili, per definirle semplicemente false ci vuole un atto di imperio e questo perché la verità che non riguarda le fatturalità elementari,  non è qualcosa di dato, è un processo, un logos, deriva da una dialettica di argomenti che poi hanno il loro riferimento negli interessi reali: non a caso la conoscenza significa conoscere insieme. Dirò di più la democrazia è denotata più dalla libertà di questo processo che dalle ritualità elettorali e istituzionali che sempre più spesso subiscono la subornazione memica ed emotiva dell’informazione centralizzata.

Ora per quanto io possa svalutare chi ha votato per Minniti o per le forze che ora lo hanno trasformato nel ras dellgli Interni, non credo che gli abbiano affidato il potere di decidere cosa è vero e cosa non lo è. E men che meno di decidere nel caso specifico che le fake news popolano la rete e non giornali o televisioni, perché tanto si sa che l’informazione ufficiale è in buone mani e che loro false notizie assumono l’attrazione che hanno le deiezioni per lo scarabeo stercorario. Magari da un punto di vista pratico questa macchina di censura orwelliana si metterà in moto lentamente, più lentamente di quanto non stiano operando le major della rete che spacciano il controllo dell’informazione con le solite idiozie di mercato, ma di fatto ciò che sta accadendo da noi come nel resto del mondo occidentale è un golpe, teso a strappare gli ultimi brandelli democrazia reale, con una politica trasformata nel lobbismo del potere economico e lo stato ridotto ad occhiuto e pervasivo strumento di sorveglianza.

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Sotto il vulcano: dagli Usa alla Catalogna

trump-onuProprio la fine dell’anno, in maniera quasi simbolica, ci porta i segnali della fine di un mondo che un ceto di rianimatori sparsi tra la politica, l’informazione e gli intellettuali di riferimento faticano ormai a tenere cosciente e a spacciare per un paziente in buona salute, vivo e vegeto, con un grande avvenire che in realtà è già dietro le spalle. La sconfitta degli Usa all’Onu su Gerusalemme, avvenuta nonostante l’estensione degli ascari europei e le minacce americane all’intero orbe terraqueo; la durissima replica della Polonia alla minaccia di sanzioni venuta dall’Europa sulla riforma della magistratura definita liberticida con controminacce di uscita dall’Ue; il fatto che in Catalogna i partiti indipendentisti abbiano ora  la maggioranza in parlamento (e la partecipazione al voto è stata straordinaria) lasciano nudi i trucchetti di Madrid che si illudeva di poter facilmente sistemare la situazione, anzi di averla risolta con queste elezioni di emergenza. Il risultato è stato che il partito di Rajoy è praticamente scomparso e dovunque, tranne che ha Barcellona, il voto indipendista è in maggioranza. Una sconfitta tale che El Pais, massimo giornale fdiancheggiatore del governo, apre l’edizione on line con i vincitori della lotteria nazionale.

Si tratta di segnali inequivocabili, anche se non necessariamente coerenti, che la struttura su cui è costruito il mondo neo liberista si sta disgregando assieme ai suoi muri portanti: la tracotante volontà Usa di rimanere l’unico padrone del pianeta, la superficialità con cui si è costruita l’Europa degli interessi e delle oligarchie, la reazione conseguente verso un nuovo sovranismo che nel caso specifico si oppone al nazionalismo franchista voluto da quella stessa Ue che bacchetta la Polonia. La reazione al coacervo di contraddizioni non può che essere contraddittoria a sua volta, ma in ogni caso accelera i processi in corso e porta ad esempio a un isolamento degli Usa proprio quando essi lottano per rimanere i decisori planetari o rende ipocriti i richiami della Ue a una democrazia che essa ha rifiutato in ogni stadio del suo processo di costruzione ponendosi come strumento delle istanze elitarie e degli interessi ad esse collegati. Così per esempio si è determinata un’assurda e frettolosa inclusione dei Paesi dell’Est, appena usciti dall’esperienza sovietica, per poter più facilmente delocalizzare e accontentandosi della pura formalità democratica,

Quanto potrà durare tutto questo? Si direbbe a prima vista fino a che questa disennatezza non avrà esaurito le risorse del pianeta e alterato a tal punto l’ambiente da mettere in forse le risorse alimentari e quelle delle materie prime. Del resto tutta la complessa macchina dell’informazione  e comunicazione interamente posseduta da poche mani, non è assolutamente in grado di far percepire i rischi ontologici del sistema dal momento che essa per ragioni proprietarie, non è più da tempo uno strumento di conoscenza e di dibattito critico, ma è invece legata alla creazione di  emozioni e credenze, teologie antropologiche in ragione degli interessi del capitalismo estremo che rappresenta, tanto che in alcuni casi, soprattutto fra le major della rete, questo si esprime addirittura attraverso un contatto nativo con i servizi segreti. Non c’è da stupirsi se il suo grado di libertà sia talmente ridotto da essere divenuta alfiere della repressione e contestazione della libertà di espressione.

E tuttavia le contraddizioni intrinseche a questo sistema globale sono tali che esse lavorano  comunque a cominciare dalla realtà dei singoli così diversa dalla narrazione, per finire nell’irrazionalità delle scelte: ad esempio la pretesa di perseguire un dominio mondale economico – militare, con quella di fare più profitti delocalizzando e avvilendo il lavoro ovvero impoverendo la base del consenso e nello stesso tempo regalando fare e conoscenza altrove. Così assistiamo a scricchiolii sempre più chiari e sempre più forti, avvertibili ormai anche con i tappi alle orecchie con cui molti amano proteggersi dalla fatica di pensare, Purtroppo sarà difficile uscire in maniera razionale da questa situazione: se c’è una cosa impossibile  per le elites di comando è quella di fare un passo indietro.


Informazione aliena: gli italiani temono Kim e non la crisi

310x0_1504500180962.AP17247042296119Credere a un’ indagine “affidata” all’ Ipsos, ma condotta a quattro mani secondi i criteri e le direttive stabilite dall’ Ispi (Istituto per gli studi di politica americana… ah no, pardon, internazionale) e da Rainews è come credere ai messaggi della Madonna di Medjugorie, anzi peggio perché almeno i veggenti balcanici sono più furbi e sono meno servili verso la Beata Vergine che non i nostri sondaggiatori verso il sempre venerato San Iuesei, protettore dei burattini. Così viene fuori che gli italiani non sono più tanto preccupati per la crisi economica, che del resto come Rai News spiega quotidianamente è già molto dietro le spalle, ma per i missili nord coreani che si situano al secondo posto dopo il terrorismo.

Si potrebbe ironizzare a lungo su questi risultati e sulla cognizione degli italiani in merito alla Corea del Nord che probabilmente nemmeno sanno dove si trovi e che a quanto pare rimane un oggetto misterioso, colpito dalla congiura del silenzio spezzata  solo da qualche esoterico cachinno. Ma non c’è alcun dubbio che questa scala di valori rappresenti esattamente quella stessa che viene fornita e inoculata dalla Rai e dalla stampa maistream.  Persino sulla figura di Trump c’è chiarissimo questo calco delle pseudoidelogie di giornata: il presidente. essendo niente meno che a capo dell’amministrazione americana, verrebbe percepito come il leader più influente, più dello stesso Obama e al tempo stesso come fattore di instabilità. Insomma la battaglia tra Casa Bianca e deep state che si riverbera tale e quale nelle parole tra noi leggere.

Tuttavia quando si parla attaccati a fili che tirano da ogni parte, succede che alla fine risultano questi risultano ben visibili. Così Paolo Magri, direttore dell’Ipsos, spiegando l’indagine ai giornalisti maistream e forse sentendosi troppo sicuro in questo ambiente di ampie complicità si è lasciato andare al grottesco e ha lamentato il fatto che gli italiani abbiano un’immagine “distorta” del presidente cinese Xi Jinping, rappresentante  di un grande Paese emergente (tranquilli è già emerso da un bel pezzo, ma non si può dire ufficialmente)  il quale “grazie a una politica molto accorta non viene percepito dal grande pubblico come una minaccia”.

Ora quali sarebbero le minacce della Cina che noi grande pubblico non percepiamo? Ha forse intimidito qualcuno o promesso armageddon atomici come fa ogni giorno Trump? Il progetto di una nuova grande via della Seta nuoce a qualcuno,  forse ai padroni del presidente dell’Ispi? O forse minaccia la supremazia bianca e anglosassone? Magari c’è gente che insegna alla Bocconi, è membro della Trilaterale, produce autorevoli testi insieme a Monica Maggioni quando, guarda caso, dirigeva Rainews che dovrebbe imbarcarsi su qualche portaerei e andare nel mar della Cina cantando Stra spalgled banner invece di percepire stipendi d’oro  assiso sul divano. Mi scuso per l’ironia, ma è mai possibile avere un istitito per la politica estera, dichiarato tra l’altro ente morale, che ha fra i suoi soci spezzoni del gruppo Agnelli, Unicredit, Deutsche bank, Ubi banca, Intesa San Paolo e Compagnia San Paolo, Volkswagen, Philps Morris, Pirelli, Impregilo. Mediobanca,  Fca, Hewlett Packard, Italmobiliare, Borsa italiano, Bracco e persino Invernizzi e Christies? Mi sembra chiaro che questi soggetti, assolutamente privati, ma trattati quali supreme istanze pubbliche, vedano come fumo negli occhi il più virtuoso circuito finanziariario alternativo di Shgangai e che facciano stretto riferimento alle narrazioni e agli interessi occidentali, compresi quelli inconfessabili.

Ora una cosa è dire che gli italiani non percepiscono l’importanza del presidente cinese, anche perché le coautrici del presidente Ispi che oggi governano la tv pubblica, si guardano bene dal farlo sapere, ben altra è che non si rendano conto di fantomatiche minacce distillate come veleno nelle orecchie. Altro che Cina, la vera minaccia sono proprio queste camarille di ricchi e di personale di servizio.

 


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