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Il popolo populista di Riotta

maxresdefaultIn un’altra era, quaranta o cinquant’anni che sembrano un secolo ridotto all’osso, gli avrebbero gridato “Scemo, Scemo” o forse, visti i brevi trascorsi in eskimo, se lo sarebbe gridato lui stesso. Ma dopo tanto tempo, dopo un trentennio di bagni nel Potomac e spinte dagli ambienti catto destrorsi palermitani nei quali è maturata la sua figliolanza d’arte giornalistica, Gianni Riotta, è diventato intelligente per definizione politica, direttore del Tg1, osservante puntiglioso dei riti Nato, persino scrittore di libri che hanno lasciato il segno solo nella deforestazione. Non solo insegna in auguste accademie private, non solo è direttore del giornalino parrocchiale “Comunità in cammino” per eredità di bonari vezzi paterni, ma compare regolarmente in Tv in una trasmissione di sapore storico.

Naturalmente non appena compare col funebre volto da Malavoglia, non appena partito l’eloquio che è un inno alle anfetamine per tenersi svegli e un attentato all’intelligenza, cose queste che gli anno negato lo spazio che vorrebbe, si sarebbe tentanti di gridare “Scemo Scemo”. Ma  è fatica sprecata, è lui stesso che provvede con magistrale efficienza a farlo. Basta leggere il twitt che questo padron Ntoni al contrario ha scritto sul referendum olandese, un vero capolavoro, un precipitato di riottismo allo stato puro : ” Il referendum olandese contro l’Ucraina favorisce Putin e dimostra come il qualunquismo soffi forte sull’Unione Europea. Forte”. Ecco vedete cos’è il qualunquismo: favorire Putin contravvenendo agli ordini di Washington, cosa che orripila il nostro Kinglax a tappetino. Ma soprattutto è contravvenire agli ordini di scuderia, permettere al popolaccio di esprimersi e non  lasciar fare ai vertici. Ora è chiaro a chiunque che i nazisti di Kiev sono i cocchi di questa intelligentia (si fa per dire naturalmente) che dietro gli ipocriti salmi alla democrazia formale e al feticcio spogliato dell’europeismo lavora per le oligarchie. Dalle quali è peraltro compensata con posti, stipendi, prebende, presenza, premi. O sarebbe meglio dire con le briciole offerte ai valletti di cucina pur necessari ai banchetti, i quali si incaricano di svuotare con solerzia qualsiasi segno di partecipazione dal basso.

Finisce in questo miserabile bidone tutta la fumisteria sull’obiettività e sui suoi maestri americani, insomma tutta la paccottiglia italiota messa in campo per diventare direttore del Tg1 e poi del Sole 24 ore: Riotta si rivela un Nando Mericoni che ha fatto il liceo, che ha sostituito la moto con la scrivania, la polizia del Kansas Siti con il dipartimento di stato. E alla fine, grazie a questo se magna il maccarone. Non senza ovviamente onorare i capi reparto locali. L’anno scorso il nostro moderava (anche qui si fa per dire) un dibattito al Forum Ambrosetti di Cernobbio quando si presentò, inatteso, Matteo Renzi suscitando in lui un vero e proprio orgasmo:  “Potete dare il benvenuto a Matteo Renzi. Siete testimoni del suo debutto qui al forum di Villa d’Este. Poi un domani ai vostri nipoti potrete dire io c’ero quella volta”.

E’ evidente che Riotta non ama l’uomo qualunque, ma l’uomo di potere. Mazza che zozzeria direbbe Nando.

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