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L’ampolla di Draghi

2.Alessandro-Grande_caricatura-mario-draghi_2011_BN_Within-our-mandate,-the-ECB-is-ready-to-do-whatever-it-takes-to-preserve-the-euro,-and-believe-me,-it-will-be-enoughQuando ero ragazzo la stupidità da qualunque parte venisse mi spingeva a prendere parte, a cercare di fare della maieutica; negli anni  berlusconiani questo sentimento in  si è trasformato in incazzatura e poi in divertimento per lo spettacolo miserando che, pensavo, prima o poi sarebbe stato destinato destinato a finire; adesso l’ottusità mi suscita solo sconforto perché mi rendo conto che essa è un dato morale più che intellettuale e insieme uno strumento di dominio. Possibile che dopo quasi un decennio di crisi, trasformatasi da acuta a endemica, il governatore della Bce faccia gli stessi identici discorsi dei suoi predecessori nonostante la prova della loro inconcludenza? Si è perfettamente possibile perché non sono più ragionamenti, ma rosari, responsori, ritualità che preservano gli interessi e il potere: Sempre sia lodato et cum spirito tuo.

Si non è possibile che uno dei cardinali del capitalismo finanziario, monsignor Mario Draghi, davanti al consiglio europeo possa dire che “occorrono riforme strutturali e tasse più basse per sostenere la domanda”. Tenendo conto che le riforme consistono in abbassamenti di salario, negazione di diritti e smantellamento dello stato sociale, mentre le tasse più basse riferiscono ai ricchi, come è possibile che questo possa far crescere la domanda? E come è possibile accrescere con questi mezzi la competitività se vengono adottati da tutti? Il passato recente e il fallimento delle cure messe in campo, peraltro apertamente ammesso, non basta a supportare ciò che ci dice anche la logica più elementare e cioè che siamo di  fronte a un immenso trasferimento di ricchezza in poche mani, visto che questo tipo di competitività è vuoto e accresce solo il profitto? Non basta perché non ci troviamo di fronte a qualcosa di razionale e morale, ma di fronte al progetto di una società diseguale in ogni sua parte che toglie a tanti per dare a pochi, a una religione dell’oligarchia, il cui credo per quanto improbabile e sospetto viene recitato ad ogni occasione.

Anzi il fatto che lo stesso Draghi riconosca che bisogna fare “chiarezza sul futuro dell’Unione economica e monetaria” ci dice che siamo di fronte al tentativo di trasformare prassi e credenze imposte sulla scia delle emergenze in una sorta di religione strutturata e integralista che probabilmente avrà il suo concilio di Nicea nel Ttip. Quindi è del tutto inutile contrastare sul piano della ragione o dell’esperienza ciò che si viene costruendo, l’ecomostro politico europeo,  perché si finisce solo per fornire credito alle illusioni e fare la fine di Syriza. Occorre finalmente riconoscere il senso e la valenza politica di un progetto che viene portato avanti con argomenti economici talmente pretestuosi da apparire per ciò che sono: rituali encomiastici del liberismo. Occorre apertamente contrastare tutto questo sul piano politico e morale e non solo su quello tecnico  come fanno parecchi oppositori che sono soltanto dei dissidenti dell’ortodossia: le cose, i fatti, il contesto empirico sono più che evidenti e invano Draghi cerca di far credere  che nelle sua ampolla si sciolga il sangue di qualche santo della ripresa. Non basta più essere agnostici, occorre diventare atei.

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2 responses to “L’ampolla di Draghi

  • charliepersol

    Però c’è ampio margine all’interno della UE stessa per ridurre le tasse eliminando sprechi. Basterebbe togliere quella cosa abominevole della “transumanza” tra Strasburgo e Bruxelles, questo non toglierebbe granché se non alla Gondrand ed agli affittacamere di una di quelle due città.

    Altre cose penso attengano all’efficienza nell’utilizzo degli investimenti europei e nel contenimento della corruzione. E’ vero che finora il taglio delle tasse ha privilegiato la parte più ricca della popolazione a svantaggio del welfare, ma è anche vero che molto è frutto di politiche di assoluta cecità da parte dei nostri governanti. O meglio della loro indifferenza pelosa.

    Per il resto sono convinto anch’io che non basti esprimere auspici e muovere leve monetarie, ma è anche l’unica cosa che può fare un banchiere centrale. La politica la fanno altri.

    Ad esempio io sarei felice se si combattesse l’evasione fiscale, ma posso dire per esperienza di vita vissuta che nei Tribunali italiani pure se glieli porti al banco e li smascheri di fronte al Magistrato non succede nulla. Anzi rischi pure se insisti.

    Non c’è interesse a punire chi mente sul proprio reddito, chi si accaparra privilegi economici che dovrebbero proteggere i più deboli per rendersi invulnerabile in una causa che poi pregiudica interessi legittimi e diritti naturali anche di un minore.

    Sono anni che si è consentito agli “amici” di fare qualsiasi cosa, a danno di chiunque. Nessuno paga mai, e questo sinceramente non è un problema di Draghi, ma dei nostri localissimi politici. Quelli che in Europa non ci mettono piede se non per garantirsi un buon stipendio e mantenersi attivi politicamente, e che poi lasciano fregare i soldi alla povera gente dai loro affiliati.

    Saluti!

    Carlo Orecchia

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  • Angelo Kinder

    A metà Ottobre scorso, ricordo a memoria, un cronista dell’Indipendent ha chiesto al Commissario UE al Commercio Cecilia Malmstroem perché adottare un Trattato che quasi tutti i popoli europei contrastano. La signora scandinava ha tranquillamente risposto: “il mio mandato non discende dal popolo europeo…” (vedasi qui: http://www.independent.co.uk/voices/i-didn-t-think-ttip-could-get-any-scarier-but-then-i-spoke-to-the-eu-official-in-charge-of-it-a6690591.html, perché con l’età alle volte capisco male io, poi leggo articoli come questo che mi illuminano sul perché questi signori fanno ciò che fanno e ti marchesedelgrillano in faccia). Ci sarebbe stato da continuare a chiedere all’ineffabile signora Malmstroem, il cui fondotinta del maquillage deve essere composto da una lega di rame e stagno, da chi discende quindi il suo mandato, ma dev’essere sembrato pleonastico al buon cronista britannico.
    Più che atei qui bisogna diventare iconoclasti e abbattere i templi dove si venerano questi falsi idoli.

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