Annunci

Archivi tag: ripresa

L’economia del calabrone

Il-calabrone-asiatico-un-pericolo-per-le-api_articleimageIl calabrone non potrebbe volare, ma si libra lo stesso. Il celebre apologo creato nel 1934 dall’entomologo francese Antoine Magnan nonostante la fola che lo attribuisce ad Einstein, si potrebbe applicare a migliaia di apparenti impossibilità, ma anche al loro inverso concettuale, ossia a creature che dovrebbero volare, ma giacciono diperatamente al suolo  e questo accade in particolare nel campo economico dove la politica si traveste da scienza e dove le manipolazioni fanno nascere creature impossibili. Così ci si trova di fronte a blatte spacciate per insetti volatori, intere file nere che infestano i media, ovvero i sacerdoti officianti del rito neo liberista impegnati a convincerci che la crisi è passata e che dunque è solo ciclica, non di sistema.

A fine luglio si sta trascinando faticosamente al suolo un’altra creatura impossibile: le statistiche rosa dell’occupazione in Usa e quelle invece che rifuardano lo straordinario aumento dei debiti privati e soprattutto delle insolvenze, due cose che proprio non potrebbero stare insieme se non sapessimo che il lavoro di cui si parla è in parte un miraggio statistico , dunque un’irrealta, in parte un effetto della precarietà più assoluta e infine un derivato della caduta dei salari che spesso non consentono di uscire dalla povertà assoluta. Così si è creata, anzi ricreata un’economia interamente fondata sul debito che oggi sta scricchiolando paurosamente mettendo in crisi di nuovo i muti casa, ma anche quelli per le auto per le spese da carta di credito. Solo queste ultime hanno creato un debito che a giugno ha largamente superato i mille miliardi di dollari di cui quasi l’8% è afflitto da gravi problemi di insolvenza, tanto che le società che gestiscono le carte di credito stanno correndo ai ripari aumentando del 30 per cento gli accantonamenti per le perdite. Vediamo in volo un’economia che in realtà impossibile visto che l’aumento dell’occupazione e allo stesso tempo delle insolvenze con percentuali peraltro molto più alte è un controsenso.

D’altra parte come simulare una crescita se non ricorrendo a prestiti molto rischiosi, peraltro per importi complessivi che hanno superato quelli che hanno innescato la crisi? Se poi ci mette l’aumento straordinario di morosità sui prestiti auto, su quelli per il colle e sui mutui cas, si ha la fotografia di un’economia sotto stress dove il potere di acquisto complessivo diminuisce in termini reali, ma il cui calo è nascosto dai prestiti in qualche modo truffaldini in cui il creditore non fa altro che creare un documento contabile rifacendosi poi anpiamente sui beni reali e guadagnando a più non posso creando strumenti finanziari in cui l’eventuale restituzione dei prestiti diventa una sorta di scommessa. Alla fine una consistente parte della popolazione finisce per pagare i debiti facendo debit ovviamente più gravosi e dando inizio a fenomeni che rassogliano a quelli del microcredito dove poche persone fanno guadagni stellari.

In effetti sono proprio questi guadagni che costituiscono la cosiddetta ripresa e che vanno a finire nelle borse, cosa che è evidente anche in Spagna dove a numeri del Pil che sembrano incoraggianti corrisponde un sempre maggior numero di situazioni di povertà se non di vera e propria malnutrizione: il lavoro malpagato e sempre precario, insieme alla caduta di bgran parte degli aiuti sociali, serve a pagare bollette e affitti oppure alla disperata battaglia per non farsi confiscare la casa. Così si riparmia sul cibo, tanto che nel sud del Paese il 40 per cento dei bambini deve ricevere aiuto da organizzazioni umanitarie come la Charitas. Una cosa che non si può credere tanto che avviene pure a Siviglia, una delle città più investite dal turismo internazionale e che tuttavia rimane la quinta città più povera del Paese.

Insomma volano solo i calabroni e chi invece avrebbe tutte le possibilità di salire nell’aria libera si trascina al suolo incapace di reagire.

Annunci

Il lavoro di Matrix

Spesso ci si chiede come siano possibili certe deformazioni della realtà, come quelle che si stanno attuando per il Venezuela o per la Siria o per l’Ucraina o in generale per le considerazioni sul terrorismo: persino un cretino funzionale capirebbe che si tratta di manipolazioni, che qualcuno sta mettendo le mani nel suo capitale emotivo, nelle sue reazioni pavloviane e persino nella sua noncuranza, accuratamente coltivata dal pensiero unico, per trarne un vantaggio. E’ un gioco assolutamente facile perché si bara sull’evidenza, si lucra sul non detto e si trasforma persino la matematica in un’opinione.

Prendiamo le statistiche sul lavoro che sono un inarrivabile esempio di ipocrisia scientifica e numerica e che presentano le stesse stigmate in tutto il mondo occidentale essendo state dettate da Washington all’Europa. Prendiamo l’ultimo dato diffuso in Usa che riguarda giugno e che mostra una disoccupazione appena al 4,4% per cento a smentire l’esperienza concreta di milioni americani col suo ottimismo. Ora non soltanto il calcolo risente in radice di una svalutazione del lavoro come attività continuativa e capace di fornire un reddito sufficiente, ma bara anche sui particolari, fornisce dati che  riguardano solo una parte della disoccupazione, quella che riguarda la misura U-3, mentre il Bureau of Labor Statistics produce 6 diverse valutazioni ognuna delle quali si somma all’altra, ma di cui diffonde attraverso i media solo quella intermedia e dunque parziale. Ora guardate questa tabella che penso spieghi chiaramente come stanno le cose:

tabella

Se a questo punto prendiamo la misura U-6 che è quella complessiva che comprende anche gli scoraggiati, ci si accorge il tasso di disoccupazione è più che doppio rispetto a quello emanato dai centri finanziari e gridato ai quattro venti dagli organi di informazione. Eppure non si tratta di dati segreti o inattingibili dall’uomo della strada al quale basterebbe un clic per informarsi: sono infatti chiaramente spiegati sul sito stesso del Bureau of Labor, insieme a tutti gli altri dati che evidenziano come in ogni caso i nuovi posti di lavoro siano in stragrande maggioranza precari e di basso livello, quelli che riguardano l’assistenza familiare, o le attività nei bar e nei ristoranti o ben che vada nelle posizioni di secondo e terzo piano nella sanità ambulatoriale. La produzione reale di beni riguarda solo cifre assolutamente marginali e molto inferiori all’uno per cento. Del resto con una precarizzazione selvaggia, una disoccupazione che sfiora le due cifre sarebbe impossibile spiegare la ripresa, la crescita del Pil e occorrerebbe confessare che l’economia americana si basa esclusivamente sul debito, ovvero su una scommessa di risorse future e comunque sempre più ipotetiche che è possibile solo se il dollaro mantiene la sua posizione dominante.  Forse per i cittadini non sarebbe troppo arduo comprendere perché le elites di comando siano disposte alla guerra nucleare pur di conservare questa rendita di posizione.

Eppure la governance è fiduciosa che il cittadino non andrà a guardare, che si fiderà sulla base di antichi concessioni di fiducia dell’informazione ufficiale, che sarà preso da una forma di atarassia conoscitiva o depistato da interpretazioni fasulle.  Insomma che non ha altro dio che la tendenza e la controtendenza, ma immagina di vivere nel mondo di 70 anni fa anche se ha sotto gli occhi una realtà tutta diversa: figli che rimangono a casa alla soglia dei trent’anni, che sono gravati da debiti di studio che nella massima parte dei casi non riusciranno a pagare e salari che si abbassano a vista d’occhio. Naturalmente tutto questo avviene in ogni parte dell’occidente anche se il Matrix del neo liberismo fa di tutto per rendere il più possibile inefficace l’esperienza personale.


Bugie ad alto voltaggio

FULMINI-E-ARCOBALENOIeri mi è giunta in mail la milionesima “offerta”  proveniente da un web ormai inquinato dal veleno di una pubblicità pervasiva come le polveri sottili e questa volta si trattava di un sito che aiuta a scegliere la bolletta elettrica più conveniente. L’invito a una scelta oculata viene sollecitato con queste parole: “Dopo i rincari di gennaio, il costo dell’energia è gradualmente sceso fino ai minimi di Aprile e Maggio.Tuttavia, a causa della crescente domanda di energia elettrica, per il secondo semestre 2017 si prevede un rialzo del 16%Proteggere la tua bolletta dai rincari è semplice, basta scegliere un’offerta a “prezzo fisso” tra le numerose del mercato”.

Inutile sottolineare che si tratta di fessserie perché non c’è alcun aumento di domanda elettrica la quale anzi, nel quadro di un calo tendenziale in atto ormai dal 2006, ha visto nel primo quadrimestre 2017 un leggero calo rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e ha avuto uno scivolone ad aprile con un meno – 2,5%. Però si tratta di sciocchezze che in qualche modo, assieme a tutta la valanga reclamistica, entrano nel rumore di fondo che ci stordisce e ci inpedisce di vedere con un minimo di chiarezza lo stato del Paese. Si perché non diminuiscono solo i consumi elettrici, ma anche quelli di petrolio in calo costante fin da gennaio in particolar modo per ciò che riguarda il consumo di carburanti per autotrazione che è andato oltre il meno 7% complessivo ad aprile. Mese nel quale peraltro si è avuto un brusco calo di immatricolazioni di auto preconizzando l’esaurimento del mini boom automobilistico in atto dal 2014 e responsabile per gran parte di quesi risicati segni più delle statistiche.

Mettendo insieme questi dati e sapendo che il consumo di energia è direttamente proporzionale al livello di attività economica, la minicrescita di cui ha parlato il governo è una pura e oserei dire anche tragica presa in giro perché cerca di nascondere sotto il tappeto il pericolo imminente di una gestione diretta da parte della troika a cui il buffone Renzi, il su babbo, le su banche, i su piddini e le su … lasciamo perdere, ci ha condannato.   Infatti il dato di realtà soffocato a monte, si mostra in tutti i suoi effetti concreti a valle con uno straordinario aumento delle richieste di indennità di disoccupazione: il 12 % in più rispetto al 2016 a marzo e il 7% nel complesso del primo trimestre. Nè può certo consolare il fatto che siano calate del 46% rispetto al 2016 le richieste della Cig, perché con il job act le aziende possono semplicemente licenziare invece di chiedere la cassa integrazione ordinaria, l’unica rimasta dopo la sostanziale abolizione di quella straordinaria, ovvero di quella più utilizzata. Non solo è più conveniente, più “moderno”, presenta meno difficoltà, ma dimostra al di là di ogni dubbio che nessuno pensa davvero che ci possa una significativa ripresa e che qualcuno possa essere riassunto in pianta stabile.

Del resto finiti gli sgravi previsti dal job act per le assunzioni a tempo indeterminato si ritorna ai contratti precari e ci si libera man mano di quelli stabili siglati per poter incassare gli sgravi. Per la verità è già da un anno che gli effetti delle magie renziane si sono esauriti e ora non rimane che raccogliere la cenere, anche se al governo si ostinano a tirra fuori dal cilindro conigli morti con la benedizione di Draghi che spaccia per superamento della crisi la sua stessa emissione di soldi che finiscono poi nel circuito della finanza. E auspica nel prossimo futuro progressi sulla via della desovranizzazione e riduzione del lavoro in chiavità virtuale, grazie ai suoi complici a Roma e Parigi.


L’ampolla di Draghi

2.Alessandro-Grande_caricatura-mario-draghi_2011_BN_Within-our-mandate,-the-ECB-is-ready-to-do-whatever-it-takes-to-preserve-the-euro,-and-believe-me,-it-will-be-enoughQuando ero ragazzo la stupidità da qualunque parte venisse mi spingeva a prendere parte, a cercare di fare della maieutica; negli anni  berlusconiani questo sentimento in  si è trasformato in incazzatura e poi in divertimento per lo spettacolo miserando che, pensavo, prima o poi sarebbe stato destinato destinato a finire; adesso l’ottusità mi suscita solo sconforto perché mi rendo conto che essa è un dato morale più che intellettuale e insieme uno strumento di dominio. Possibile che dopo quasi un decennio di crisi, trasformatasi da acuta a endemica, il governatore della Bce faccia gli stessi identici discorsi dei suoi predecessori nonostante la prova della loro inconcludenza? Si è perfettamente possibile perché non sono più ragionamenti, ma rosari, responsori, ritualità che preservano gli interessi e il potere: Sempre sia lodato et cum spirito tuo.

Si non è possibile che uno dei cardinali del capitalismo finanziario, monsignor Mario Draghi, davanti al consiglio europeo possa dire che “occorrono riforme strutturali e tasse più basse per sostenere la domanda”. Tenendo conto che le riforme consistono in abbassamenti di salario, negazione di diritti e smantellamento dello stato sociale, mentre le tasse più basse riferiscono ai ricchi, come è possibile che questo possa far crescere la domanda? E come è possibile accrescere con questi mezzi la competitività se vengono adottati da tutti? Il passato recente e il fallimento delle cure messe in campo, peraltro apertamente ammesso, non basta a supportare ciò che ci dice anche la logica più elementare e cioè che siamo di  fronte a un immenso trasferimento di ricchezza in poche mani, visto che questo tipo di competitività è vuoto e accresce solo il profitto? Non basta perché non ci troviamo di fronte a qualcosa di razionale e morale, ma di fronte al progetto di una società diseguale in ogni sua parte che toglie a tanti per dare a pochi, a una religione dell’oligarchia, il cui credo per quanto improbabile e sospetto viene recitato ad ogni occasione.

Anzi il fatto che lo stesso Draghi riconosca che bisogna fare “chiarezza sul futuro dell’Unione economica e monetaria” ci dice che siamo di fronte al tentativo di trasformare prassi e credenze imposte sulla scia delle emergenze in una sorta di religione strutturata e integralista che probabilmente avrà il suo concilio di Nicea nel Ttip. Quindi è del tutto inutile contrastare sul piano della ragione o dell’esperienza ciò che si viene costruendo, l’ecomostro politico europeo,  perché si finisce solo per fornire credito alle illusioni e fare la fine di Syriza. Occorre finalmente riconoscere il senso e la valenza politica di un progetto che viene portato avanti con argomenti economici talmente pretestuosi da apparire per ciò che sono: rituali encomiastici del liberismo. Occorre apertamente contrastare tutto questo sul piano politico e morale e non solo su quello tecnico  come fanno parecchi oppositori che sono soltanto dei dissidenti dell’ortodossia: le cose, i fatti, il contesto empirico sono più che evidenti e invano Draghi cerca di far credere  che nelle sua ampolla si sciolga il sangue di qualche santo della ripresa. Non basta più essere agnostici, occorre diventare atei.


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: