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I media con Lula di traverso

Brasile Sao PauloSpesso parlo dei media mainstream in mano al potere, della menzogna intrinseca e globale che vi corre. Menzogna che spesso funziona attraverso l’enfatizzazione e la negazione come è avvenuto ieri dove abbiamo dovuto seguire tutto il giorno un’azione di polizia per la cattura di un terrorista con tanto di telecamera fissa su una via prossima all’evento e voci affannate nella gonfia narrazione delle voci e dei contrordini, ma non abbiamo avuto praticamente notizia sulla gigantesca manifestazione che si è svolta a San Paolo in appoggio a Lula. Solo oggi qualche notiziario su carta e su video tenta una sortita in chiave di moralismo spicciolo, come si conviene nel paese dove anche l’etica è un balocco che si può giocare o nascondere nella scatola a seconda dei casi.

Ma basta fare la prova del nove, andare su google e cercare notizie sulla manifestazione: si trovano pochi testi e praticamente nessuna foto significativa, solo qualche immagine di repertorio di Lula stesso ed eccezionalmente quella di un gruppetto di gente con cartelli, Per trovare anche solo delle immagini si fatica e a buona ragione, visto che la campagna contro Lula è un classico dell’arancionismo di marca Usa che  ovviamente detesta ogni segnale di appoggio popolare ai personaggi che si vogliono eliminare sotto la spinta di una supposta volontà dal basso. Difficile trovare immagini anche sui giornali brasiliani, a parte il maggior quotidiano della città. Bene allora ecco quello che è accaduto a San Paolo lungo l’Avenida Paulista, cuore della metropoli, due chilometri e mezzo di strada dove hanno parlato Lula e Dilma Roussef. Basta guardare .

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10 responses to “I media con Lula di traverso

  • eduardo d'errico

    Ringrazio a mia volta Casiraghi per la risposta. Tuttavia egli vorrà ammettere che, quando afferma che ” personaggi come Lula e Roussef , come prima di loro Chavez o Castro siano stati installati dal Capitale, rispondano al Capitale, e faranno sempre quello che vuole il Capitale..” introduce un elemento di “disperazione storica” difficile da accettare. Poiché ho una certa età e ho seguito con una certa partecipazione gli eventi dallo sbarco del Granma ad oggi , quindi negli ultimi 60 anni, mentre trovo comprensibile che si discuta sul rapporto tra Lula e Roussef con l’establishment economico occidentale ( e anche se il post che commentiamo sembra smentirne la funzionalità attuale al “piano del capitale”) , mentre è noto che l’avvento del Castrismo al potere a Cuba fu in buona misura favorito dagli USA – che però se ne pentirono quasi subito ) , non riesco proprio a immaginare la sinistra rivoluzionaria dell’ America latina ( a questo punto si potrebbe parlare anche di Allende , Morales, Correa…) come subalterna ai disegni statunitensi. Disegni che avrebbero compreso anche il fallimento della Baia dei Porci e del colpo di stato contro Chavez, oltre alla riuscita di quello contro Allende. Insomma, in tutti i conflitti degli ultimi decenni ( ci mettiamo anche il Vietnam ?) il capitale avrebbe ricoperto entrambe le parti in commedia. La cosa mi pare francamente eccessiva, e continuo a ritenerla dettata dallo scoramento per quello che a noi poveri viandanti del secolo sembra il “trionfo finale del nemico”. Porta pazienza, Casiraghi…..

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    • Roberto Casiraghi

      Quello che propongo è un lavoro di tipo investigativo, niente di diverso rispetto a quello che fanno gli inquirenti quando hanno a che fare con episodi di corruzione o terrorismo. Partono da ipotesi “negative”, ossia che un certo personaggio sia davvero colpevole e poi si mettono alla ricerca delle prove che esibiranno, se le trovano, in tribunale. Noi dovremmo fare lo stesso perché non possiamo fare a meno di riconoscere, con molto realismo, che del passato ante-internet non sappiamo nulla a parte quello che ci raccontavano allora i giornali, i libri e le TV italiane. Cosa sarebbe questo blog se dovessimo, come allora, basarci solo su fonti locali iper-manipolate? Oggi le fonti di prova sono invece innumerevoli e grazie al web posso verificare in un pomeriggio la situazione di un paese come Cuba o il Venezuela, i trattati che hanno firmato con gli Stati Uniti, le zone economiche speciali che hanno introdotto, il tasso di “felicità” dei loro cittadini, il grado di inquinamento dei media ufficiali e dell’opposizione, se le loro costituzioni proteggono i diritti dei cittadini o, come la nostra, fanno solo finta di proteggerli eccetera.
      A proposito di Cuba, proprio stamane ascoltavo alla radio un’intervista ad un personaggio della CIA che fu presente al momento della cattura e successiva esecuzione di Che Guevara, Felix Rodriguez, e che ha raccontato che fu proprio Castro a volere la morte del Che mentre fu l’allora presidente boliviano ad emettere l’ordine finale. Posso credere o non credere a questa ex-spia ora pensionata ma il fatto decisivo è che gli Stati Uniti abbiano tollerato la presenza di Castro quando avrebbero potuto invadere Cuba in 24 ore, se non negli anni ’60, almeno dopo lo scioglimento dell’Unione Sovietica. Ma non fu fatto niente, evidentemente agli USA faceva comodo avere questo preteso “nemico” per poter tessere meglio le proprie ragnatele politiche. Si pensi, per contrasto, a come venne liquidato Saddam Hussein. Con Castro, invece, si fece solo una sorta di invasione-burla (l’episodio della Baia dei Porci) che era chiaramente una presa per il naso dell’opinione pubblica che, però, non poté fare a meno di cascarci, sempre per il solito motivo: non c’era internet, non c’erano fonti alternative rispetto all’ufficialità!
      Per quanto riguarda la Roussef, il lettore anonimo qui sotto ha postato un interessante link ad un articolo che distrugge completamente la sua figura smascherandola come l’artefice del brutale avanzamento delle politiche neoliberiste nel Brasile di oggi (d’altronde essendo Dilma un’economista, che altro poteva essere se non neoliberista?). Ora, se Dilma è la portavoce ufficiale del capitale e Dilma sceglie Lula per incarichi di rilievo è così illogico applicare la proprietà transitiva e dire che anche Lula non deve essere poi così alieno dagli ambienti neoliberisti? Del resto basta pensare a Tsipras, esponente massimo di quella tipologia di politico di sinistra che, poi, nella realtà fa gli interessi della destra ma facendoli “da sinistra” li fa addirittura meglio perché blocca la protesta e impedisce che nasca una reale opposizione al neoliberismo. Ricordo anche uno dei leitmotiv del Corrierone dagli anni ’70 in poi: che per imporre freni all’eccessivo sindacalismo occorreva un governo di sinistra! Successivamente tutte le leggi più brutalmente anti-lavoratori e anti-cittadino del nostro paese furono varate da governi di sinistra, compreso l’attuale.
      L’intervista audio a Felix Rodriguez (tradotta in francese) si trova qui: http://www.rts.ch/play/radio/tout-un-monde/audio/rencontre-avec-felix-rodriguez-lun-des-derniers-a-avoir-vu-le-che-vivant?id=7571497

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  • Angelo Kinder

    Qualche annetto fa il Foreign Office degli yankees, foraggiato e zeppo di massoni, bilderberghiani ed economisti di Harvard esperti di (im-)politica estera le ha promesse e compromesse, in maniera monroeana, a tutto il centro-sud America che aveva osato alzare la testa dopo secoli di submission. Chavez “tumorizzato”, Castro annichilito, Maduro lasciato senza beni di prima necessità quali la carta igienica (proprio così, la carta igienica: sono geniali nel loro sadismo…), Kirchner spalmata, adesso hanno deciso di fargliela pagare alla coppia Lula-Roussef colpevole di aver ricevuto il Segretario di Stato dello Zio Sam in ordine alfabetico (facendogli fare anticamera, preceduto dalla feluca dell’Uganda…). Il prossimo della lista è Evo Morales.
    Dev’essere interessante nascere figlio di papà di uno stato sudamericano: babbo ti manda a studiare economia ad Harvard, poi torni nel tuo Paese, ti candidano alle elezioni e le vinci (con il fattivo aiutino della NSA…).

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  • voltaire1964

    Sono d’accordo in generale con la tesi del Sig. Casiraghi, a riguardo del momento corrente, ma non estesa alla storia. Proprio in questi giorni cade un anniversario poco ricordato che può offrire un punto di vista diverso. Mi riferisco alla Comune di Parigi del 1871, che poi fu un preludio sui generis della rivoluzione d’Ottobre del 1917. A entrambi gli avvenimenti seguirono feroci guerre civili e massacri, segno evidente che il capitalismo, nella sua espressione ideologica, non poteva permettere la propria sconfitta.
    Tuttavia dalla rivoluzione russa nacque un rivolgimento sociale che, sia pure con molti errori, raggiunse a suo modo i fini ideologici e sociali prefissi. Lo stesso vale per il movimento castrista.
    Chiaro, in ogni movimento rivoluzionario ci sono gli approfittatori in senso capitalistico (vedi il Kamarowski del Dr. Zhivago, che in un momento di sincerità esclama (parafraseggio) – “Qualunque rivoluzione avrà sempre bisogno di gente come me”). Ma – almeno cosi’ mi fa piacere credere – il nucleo ideologico da cui le rivoluzioni citate si sono sviluppate, era sincero.
    Concordo, tuttavia, che oggi il capitalismo mira al controllo totale, senza neppure bisogno di maschere lessicali (vedi “full spectrum dominance”), quindi anche i movimenti politici di segno opposto sono giustamente sospetti.
    D’altra parte, la crisi e’ elemento fondante e fondente del capitalismo storico, e quindi anche la gestione della medesima.

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    • Roberto Casiraghi

      Non avendo certezze ma solo ipotesi, rilevo che mentre oggi, grazie a internet, ci è dato modo di controllare e incrociare le fonti in tempo reale, per quanto riguarda il passato dobbiamo sempre e solo accontentarci di quanto ci passano gli storici. Ma gli storici non sono voci fuori dal coro e anche quando non perseguono un’agenda dettata da altri sono messi molto peggio di noi perché non hanno accesso al tempo reale e alle mille contraddizioni che si rivelano semplicemente andando su Wikipedia e mettendo a confronto ogni singola voce in varie lingue. Gli storici, in effetti, lavorano su documenti dell’epoca (giornali, libri, editti, leggi) o su archivi declassified e siccome non hanno accesso ad altro sono un po’ obbligati a farci credere che questo basti se no il loro lavoro non godrebbe della stima che è d’uso tributare agli storiografi. Peraltro, un’analisi linguistica dei libri di storia rivela non solo gli inevitabili pregiudizi degli storici ma soprattutto l’incompletezza delle loro premesse, l’inconsistenza logica delle loro conclusioni e la cieca fiducia nelle fonti che hanno permesso loro di arrivare a tali conclusioni. Credo che sia un po’ poco per parlare di storia come di una scienza.
      Faccio un esempio banale. La voce italiana di Wikipedia “Cristoforo Colombo” esordisce così: “Cristoforo Colombo (…) è stato un esploratore e navigatore italiano, cittadino della Repubblica di Genova.” E già qui si palesa tutto il dramma della storiografia. Colombo non è un navigatore italiano, al limite potrebbe essere stato un navigatore la cui lingua madre era l’italiano ma la cosa è abbastanza improbabile perché all’epoca si parlava nativamente la lingua locale, come succede ancor’oggi in India o in Cina, e nel caso di Colombo possiamo supporre fosse il genovese. Ora, proprio nella nostra fase storica in cui vediamo come le nazioni europee vengano revocate con brutalità e siamo obbligati ad intrupparci in un indefinito coloniale che sa tanto di coda degli Stati Uniti, si può capire meglio di prima quanto di ideologico vi sia in quell’aggettivo “italiano” appioppato da Wikipedia a Cristoforo Colombo, quanto sappia di rivendicazione nazionale post-litteram perché la nazione italiana, al tempo di Colombo, semplicemente non esisteva. E questa rivendicazione a posteriori ha essa stessa una storia, è come una mano di vernice che si tira sopra un buco nero che non si voglia far vedere o, fuor di analogia, è la volontà precisa di nascondere il fatto che l’unità italiana fu fatta nello stesso modo violento e autoritario con cui oggi si sta “facendo” l’unione europea ossia disfacendo le nazioni d’Europa come allora si disfecero le piccole nazioni che popolavano la nostra penisola.
      A parte l’approccio linguistico, la storiografia manca completamente anche di un approccio strutturale meta-storico, mancanza che si concretizza nella rinuncia aprioristica, anche negli storici contemporanei, a vedere negli eventi storici la mano invisibile delle massonerie, dei servizi segreti e delle lobby economiche e militari, che non sono state certo inventate in questo secolo. Ossia si spiega tutto salvo l’essenziale. Anche gli spin doctor sono sempre esistiti e non sono tutti buoni come il povero Machiavelli che si limitava, in fondo, a dare consigli sgradevoli ma in un’ottica di totale patriottismo e dedizione alla causa del suo “padrone”. Gli spin doctor tosti sono invece al servizio di cause multiregionali in un’ottica di disfacimento di stati e imperi con ricreazione contestuale di nuovi stati e nuovi imperi, ossia quello che succede oggi ed è davanti agli occhi di tutti noi. Ecco perché ritengo che gli eventi di adesso, ma anche quelli di ieri e l’altro ieri, siano figli di una tradizione certamente non documentata, che certamente non si trova negli archivi a cui è stato tolto il segreto di stato, e che non può essere ricostruita se non partendo da principi ipotetici (ossia una teoria) per poi, forti degli strumenti gnoseologici offerti dalla teoria, andare a reperire nei documenti e materiali d’archivio quei precisi riscontri che serviranno poi per arrivare alla storia in chiaro, quella da insegnare ai nostri figli e a tutti coloro che sono appassionati di vicende umane.

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  • Anonimo

    Penso che i partiti di sinistra come quello di Lula siano parecchio differenti da quelle caricature di partiti di sinistra che ci sono qui in ItaGlia…

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  • Roberto Casiraghi

    Mi sono ormai convinto che non esiste una sinistra innocente e che, anzi, non è mai esistita. Vedendo le strabilianti inversioni ad U dei politici di sinistra europei non posso fare a meno di pensare che la sinistra sia stata solo un progetto della destra, o per meglio dire, che entrambe, destra e sinistra, siano figlie di una stessa mamma, anzi mammona, che le usa come due carte da giocare con minore o maggior forza a seconda dei contesti così che mentre da noi ormai la sinistra viene avviata a rapida eutanasia, nei paesi in via di sviluppo essa, o quanto meno le sue istanze tipiche, sono ancora forti, presenti e creano i cambiamenti che ci aspetteremmo dalla sinistra, per esempio a livello di dinamiche salariali positive per i lavoratori.
    Il gioco è poi magari finalizzato a far crescere il debito pubblico dei paesi in via di sviluppo, cosa che permetterà – magari dopo cinquant’anni – di tornare a massacrarli come sta accadendo adesso all’Europa.
    Il capitalismo ha come regola l’instabilità provocata ad arte, la creazione di zizzanie sociali e l’ideazione/sponsorizzazione di movimenti politici di segno opposto al fine di gestirli meglio secondo le sue multiformi necessità. È il capitalismo a decidere quali paesi devono svilupparsi e quali de-svilupparsi e la parola magica è controllo totale, sia a livello di eventi politici (come le rivoluzioni colorate, i colpi di stato, i regime change, le guerre umanitarie, le migrazioni bibliche) che di personale politico. Quest’ultimo, in particolare, non è mai autonomo, si tratta di gente reclutata per recitare una parte, piccola o grande, all’interno di un disegno complessivo che a loro stessi probabilmente sfugge. Coerentemente a questo modo di vedere, decisamente minoritario, lo ammetto, rimango sempre più convinto che personaggi “positivi” come Lula o la Roussef, come prima di loro Chavez o Castro, siano stati installati dal capitale, rispondano al capitale e faranno sempre quello che vuole il capitale. Possiamo rimanere esaltati dalle cose che dicono (YouTube conserva alla memoria pubblica delle bellissime interviste a Chavez, per esempio) ma al di là delle apparenze la sostanza non cambia. Non è che mentre Lula e la Roussef si beano dell’entusiasmante supporto del loro popolo la foresta amazzonica cessi di essere decimata, lo spionaggio dei leader brasiliani da parte dell’NSA sia venuto meno o le pseudo-epidemie tipo zika siano state smascherate per quello che sono, un complotto per far arricchire i produttori del vaccino anti-zika prossimo venturo.

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    • eduardo d'errico

      Il ragionamento di Casiraghi è di quelli che “provano troppo”.
      1) Se tutto fa parte del piano del Capitale, che stiamo qui a parlarne a fare ? E oltre a tutto, forse anche Casiraghi fa parte del piano del capitale. Cosa mi impedisce di pensare, con lo stesso metro, che egli, per conto del Capitale, voglia convincerci che non c’è nulla da fare e bisogna rassegnarsi e star buoni?
      2) In realtà, presupponendo invece la buona fede, credo che lo scetticismo globale di Casiraghi ( che non è isolato sul web, basta frequentare quello di Micromega) sia il frutto della condizione di isolamento individuale, e quindi di impotenza non solo nei confronti della potenza mondiale del Capitale ma anche dell’infermiere che picchia i pazienti davanti a te o del vigile urbano che riscuote il pizzo.Allo stesso modo in cui la satira di Crozza procura voti reali al politico Razzi, così la descrizione dell’onnipotenza del male gli procura nuovi adepti.

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      • Roberto Casiraghi

        Nel ringraziare Eduardo D’Errico per il suo commento gli rispondo:
        1) Personalmente sono felice che esista uno spazio dove potersi confrontare su temi anche di una certa complessità e senza rischiare di essere presi per dei matti o degli eccentrici. Forse la cosa vale anche per altri commentatori di questo blog. Quanto al fatto che io possa far parte del capitale è del tutto irrilevante, l’importante è dire cose che siano verificabili da altri. Quando mi resi conto che il referendum di Tsipras dell’anno scorso era basato sull’approvare o meno dei documenti che non c’entravano minimamente con l’argomento del referendum chiunque avrebbe potuto verificare l’inganno andando su Wikipedia, come avevo segnalato anche allora su questo blog. Se la cosa è verificabile ed è rilevante, che importanza può avere se io, come persona, sono un vero cattivo, un falso cattivo, un vero buono o un falso buono? Nessuna, perché la buona informazione non è quella basata sul “fidati di me” ma sul “ripercorri i miei passi”, “vedi quello che ho visto” e poi “decidi per conto tuo”. Purtroppo ancora oggi tanti sono in cerca di persone di cui fidarsi, di un ipse dixit di cui si possa essere sicuri che non ci ingannerà mai e che ci liberi dalla necessità di controllare noi stessi. Ma è un errore di metodo, il miglior modo per finire ingannati. Quanto alla rassegnazione, Le posso assicurare che sono la persona meno rassegnata del mondo al punto che continuerò ad esprimere le mie idee ad onta di tutto. Ma se sei un pesciolino rosso nel suo vaso, sei rassegnato a stare nel vaso o non puoi fare a meno di stare nel vaso?
        2) Il mio non è affatto scetticismo anzi è la convinzione che si possa finalmente capire tutti gli innumerevoli buchi neri della storia umana partendo da quello che vediamo in chiaro oggigiorno (la prevalenza dei poteri economici, militari e degli apparati segreti, dalle massonerie ai servizi veri e propri) per estenderne la portata esplicativa anche a ritroso nel tempo. Si tratta in realtà di una nuova impostazione conoscitiva che affronta il passato, ossia la storia, come se il passato “funzionasse” come il presente ovvero ricercando nel passato le tradizioni di potere e le manine invisibili che nella nostra realtà muovono tutto, dalle false rivoluzioni arancioni ai falsi incidenti aerei inspiegabili, dalle false guerre umanitarie alle false migrazioni di massa. È chiaro però l’enorme problema di comunicazione che questo tipo di indagine comporta. La gente si ritroverebbe immediatamente orfana di una grossa parte della propria identità nazionale in quanto capirebbe che si è trattato di una costruzione interamente artificiale, di un inganno. Anche per gli intellettuali e accademici di qualsiasi colore politico non è una buona notizia il fatto di dover ammettere che si sono schierati per anni su fronti che sono fasulli, in quanto gestiti da un unico “costruttore di fronti”. Mi sento isolato o sono isolato? Direi che sono isolato ma visto che non faccio parte del mondo accademico la cosa non mi pesa troppo e, anzi, trovo straordinaria l’opportunità che ho di far sapere alle persone intelligenti che frequentano questo blog che esiste anche la teoria che sostengo. Da ultimo, anche se è vero che “la descrizione dell’onnipotenza del male gli procura nuovi adepti”, osservo intanto che minimizzare la pesantezza delle situazione è il punto di partenza per strategie inevitabilmente perdenti e, in seconda battuta, che il male non ha bisogno di nuovi adepti su questo blog in quanto basta e avanza il supporto che gli conferisce il popolo tutto completamente disarmato rispetto alla pressione mediatica che gli fa credere quello che vuole. Basta pensare che oggi la gente media di sinistra in Italia vota Renzi, in Francia Hollande e in Grecia Tsipras.

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