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La lotta al terrorismo dei boy scout

 Anna Lombroso per il Simplicissimus

I più giovani non sanno che ci fu qualcuno che, a proposito di Via Fani, espresse una malcelata ammirazione per la strage  – “contenuta nel numero dei morti”, sì disse – espressione, anche in ragione di ciò, di una “geometrica potenza”. Erano parecchi i cretini allora che avevano aggiornato così la passione per le divise, per la potenza militare, per le gerarchie care all’esercito come al politburo, erano molti quelli che preannunciavano l’egemonia tecnocratica applicandola alla lotta armata,  erano numerosi quelli che abbassavano il passamontagna per entrare in clandestinità, magari nella seconda casa di papà e mamma a Santa Marinella, anche in modo da non doversi esporre alla fatica di esami ancorché di gruppo e con voto politico, gli stessi che pensavano che si potesse “agire” una rivoluzione senza consenso popolare e   non rappresentando essi stessi una elite critica, intellettuale e culturale.

Si lo so, è un’analisi frettolosa e semplicistica, ma me la perdonerete perché torna buona a proposito del terrorismo a Parigi, del quale in questi giorni si dice di tutto e il contrario di tutto, insistendo però su un dato che pare incontestabile, quello che riguarda la preparazione, l’organizzazione, l’efficienza anche tecnica e tecnologica che, combinata con il fanatismo, renderebbero invincibili quelli che, con una frase icastica e geniale, un amico ha definito “quattro maledetti stronzi”, che pretenderebbero di farci più paura  dei fumi dell’Ilva a Taranto, delle spore dell’amianto a Casale, dei veleni nell’acqua, nel vino e nell’olio, nella carne, nella mozzarella, dei  tumori grazie alle onde di Radio Vaticana a Roma e degli sversamenti tossici in Campania, senza parlare di intere regioni consegnate alla criminalità che fa, agisce e spara e dell’altro inquinamento, quello della corruzione.

Delle affinità ci sarebbero. In ambedue i casi il passo obbligato sembra consistere nella inevitabile limitazione delle libertà di tutti, resa ancora più necessaria perché in questo caso non esistono obiettivi sensibili, se lo sono diventati ristoranti cambogiani, supermercati, salette da concerto, mentre allora si colpiva una “funzione” circondata da altre “funzioni” più poveracce a meno di 300 mila lire al mese, si abbatteva un potente per castigarne, o meglio, intimorirne cento.  E mentre oggi si compie una specie di esecuzione meccanica, come se si stesse giocando  a un wargame o si partecipasse a un gioco di ruolo, nel quale fai  punteggio e vinci se ne ammazzi di più e più in fretta. E quando dico wargame so quel che mi dico, se a contraddire l’immagine di macellai sì, ma addestrati a impiegare tecniche sofisticatissime ci pensa il Ministro dell’Interno belga che sostiene che per preparare la strage parigina comunicavano con le playstation.

Forse in ambedue i casi è presente una componente di protagonismo e vanità più o meno orrendamente epici, anche se per fortuna l’Isis è più sbrigativa e ci risparmia mefitici volantini e documenti politici, limitandosi a drastiche rivendicazioni. Ma è senz’altro vero che c’è sempre qualcosa di orribilmente spettacolare negli agguati, una oscena rivendicazione di grandezza, dilatata e esasperata quando a morire non sono i vertici di una nomenclatura ma la gente comune nella quale ci riconosciamo.

Certo è che c’è da sospettare quando i “generali” incaricati di difenderci comunicano ad intermittenza  incoraggianti  rassicurazioni alternate con l’ “obiettiva” ammissione della capacità del nemico, della sua facoltà di sorprenderci e coglierci impreparati, della difficoltà di contrastarlo a causa non solo della sinistra energia del suo fanatismo talmente estremo da non fargli temere di darsi la morte, ma anche per via di risorse, preparazione e armamenti che proprio noi dovremmo conoscere bene, visto che le vendiamo con profitto ai suoi protettori e padrini.

C’è da sospettare, ma soprattutto da aver paura, visto che, mentre il Ministro dell’Interno e l’autonominato leader della destra si sparacchiano insulti purtroppo incruenti via web e interviste, l’ineffabile Presidente del Consiglio, cui riconosco di non subire il fascino della divisa lasciando giacche coi galloni e mostrine alla gran marescialla Pinotti, pensa di tranquillizzarci ipotizzando per voce del sottosegretario – bagnino Baretta, uno stanziamento aggiuntivo nella legge di stabilità per il rafforzamento della sicurezza di 120 milioni. E non voglio perdere nemmeno a calcolare che percentuale vergognosa rappresentano delle spese e dei buchi incolmabili dell’Expo, delle previsioni sul Ponte di Messina, dell’esborso per gli F35 e per i due droni che recentemente gli Usa, dai quali li abbiamo acquistati, ci hanno concesso di armare e che magari ricollocheremo in  Arabia Saudita, perché, è giusto dirlo, l’Italia ha il commercio  nel sangue: prima  li arma, poi li combatte.

C’è da sospettare, eccome, perché sono tutti unanimi nel volerci persuadere che  questo nemico è così pericoloso perché si insinua, si infiltra, serpeggia e non sappiamo chi sia e allora l’unica e bombardarlo anche a caso come fa lui, combinando punizione e vendetta, proprio come ha riassunto Scalfari, un altro cui sarebbero piaciute le divise tanto che ha cominciato con quella da piccolo italiano, nella sua pastorale domenicale: Le nazioni aggredite ed i loro alleati debbono scendere sul terreno che sta tra Siria, Iraq e Libia, ma non solo con bombardamenti aerei ma con truppe adeguate. Ci vuole un’alleanza politica e militare che metta insieme tutti i membri della Nato a cominciare dagli Usa e in più i Paesi arabi, la Turchia (che nella Nato c’è già), la Russia e l’Iran. Credo che sia questo il modo di agire nell’immediato futuro. Se non si fa, la nostra guerra con la barbarie terrorista non vincerà.

All’anima del nemico sconosciuto, inafferrabile e  imbattibile perché si tratterebbe di un piccolo esercito di fanatici fuori di testa e dediti a tagliarla agli occidentali! Ma  l’Isis non è uno stato autodefinitosi tale,  non riconosciuto da nessuno, la cui base  risiede in una parte dell’Iraq il cui territorio è controllato da un governo alleato dell’occidente, con una forte presenza di forze Usa? Ma tutto il civile Occidente, la Nato, l’Unione Europea, gli Usa, perfino noi, non abbiamo contribuito a sostenere, fare affari, vendere armamenti ai suoi finanziatori e patron? Ma non sembra anche a voi che il grande teatro di guerra veda allineati soggetti che sono alternativamente avversari e alleati gli uni con gli altri e che lo sono altrettanto spostandosi velocemente da un campo o da uno scenario di battaglia all’altro?

Si, c’è da sospettare e da aver paura perché ancora una volta voi, noi, io siamo impotenti e disarmati, a meno che non togliamo il potere di decidere a chi le armi la ha, le possiede, le vende, ci si arricchisce, le idolatra,  le rivolge contro di noi.

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