Annunci

Archivi tag: Arabia Saudita

I pisapippi e l’Emirato di Milano

zipipAnna Lombroso per il Simplicissimus

Mi par proprio di sentirlo: ma dai, è troppo, così mi imbarazzate e poi chi glielo dice agli Amici della Scala, che già mi rimproverano di eccesso di accondiscendenza, salvo qualche repulisti in stazione Centrale, nei confronti degli stranieri.

Eh si, il sindaco Sala che come gli è già successo con incarichi e appalti opachi e infiltrazioni mafiose all’Expo, si è accorto con un certo ritardo della esagerata donazione che i sauditi hanno offerto alla Scala, una prima tranche di tre milioni di euro per entrare tra i soci fondatori del teatro. «Non per i diritti umani, perché non esiste una black-list governativa e perché il Cda non reputa l’Arabia Saudita un Paese con cui non si debba collaborare», ribadisce il Sindaco, che rimanda al mittente, il principe-ministro Badr dell’Arabia Saudita, il lauto contributo, inaccettabile, a suo dire, per mere questioni procedurali che però denuncerebbero la volontà della controparte di assumere un ruolo di gestione nelle scelte del prestigioso luogo della cultura milanese e italiana, esuberando da quello di generoso mecenate. Resta la volontà di continuare a collaborare, vedi mai, così come la fiducia del sindaco, catapultato sulla poltrona di primo cittadino su mandato della divina provvidenza, nei confronti della sovrintendente così sprovveduto da aver creduto nei politici, sic, che cambiano idea un giorno si e un giorno anche.

Eh si, devono essersi trovati spiazzati dall’atteggiamento del lombardo più autorevole del governo, che prima guarda all’Arabia Saudita come a un partner desiderabile e poi lo infila nella lista nera degli indesiderabili. Mentre invece avranno guardato con sollievo alle nuove aperture nei confronti dei più scatenati shopping victim che da anni fanno acquisti vantaggiosi in quel di Milano, grazie alla benevola disponibilità di un susseguirsi di giunte comunali fotocopie della gestione Moratti, quella che ha dato il via alla penetrazione del Qatar – prima malvisto dai governi in carica in qualità di petrol-monarchia finanziatrice del terrorismo, oggi diventato ambito “socio” commerciale, generoso compratore, munifico sponsor –  che ha occupato militarmente la capitale morale sul gradino più elevato delle gerarchie della finanza immobiliare più assatanata.

Ma quello che più ha contribuito alla trasformazione di Milano in terreno di conquista per i predatori del deserto e non solo, è stato Pisapia, al quale era stato attribuito un ruolo salvifico, quello della rottura col passato, quello della discontinuità sulla quale avevano scommesso i tanti pisapippi (la società civile di architetti, fotografi di moda, Pr, arredatori, stilisti, chef ), che oggi rialzano la testolina in presenza del tandem del rinnovamento, oggi  terzetto, l’araba fenice che risorge dalla cenere forte della empatia oltre che dell’unità di intenti: denigrazione del voto popolare sul referendum, abiura di mandato e tradizione “di sinistra”, sviluppismo delle Grandi opere intorno al buco con l’utopia del cemento intorno, europeismo scatenato, esecutivi (nazionali e locali) rafforzati con la riduzione del potere parlamentare rispetto a governo e sindaco, attenzione speciale “per chi innova, investe e produce”, Riva o Arcelor Mittal compresi.

Aveva fatto un gran brutta fine quel sogno, quando l’audace sindaco preferì tirarsi fuori dalla partita dell’Expo, lasciando il giocattolo già avvelenato nelle mani degli affaristi, dando luogo a uno dei più indecenti intrecci di interessi illeciti e di atti corruttivi  che l’intervento della magistratura ha marginalmente arginato. O quando ha manifestato la stessa apatica inerzia nel contesto della istituzione della Città Metropolitana nel corso della quale è stato consolidato il processo di trasformazione di Milano in città vetrina svuotata dai suoi abitanti spinti a forza nelle cintura metropolitana. Peggio ancora è andata per le speranze accese con 5 referendum consultivi che non erano un  piano di governo della città, ma ne fornivano indirizzi, e spente quando nessuno dei pronunciamenti ha trovato attuazione. O quando il voto su uno di quei 5 referendum, quello sulla piantumazione di  verde pubblico, è stato tradito tagliando centinaia di alberi sani, ultimo residuo polmone della città, per far posto ai cantieri della linea 5 del metrò. O quando con la privatizzazione-finanziarizzazione di A2A sono stati collocati ai vertici  soggetti  che hanno incrementato le falle di    una delle ex municipalizzate più indebitate d’Italia grazie a progetti dissennati come la centrale a carbone in Montenegro e l’integrazione in A2A della gestione dei rifiuti, per aumentarne la quota da incenerire.

Ed è ancora niente rispetto all’ideale di città perseguita dalla giunta Pisapia in totale continuità con la gestione Moratti, su cui spiccano i grattacieli che nemmeno Dubai interpreta più come monumenti alla modernità, tanto che cerca di appiopparli a noi, con la mega-sede di Unicredit progettata da Cesar Pelli (230 metri di altezza) o il Palazzo Lombardia, 161 metri, progetto di Pei-Cobb-Freed e Partners, prodotto della megalomania di Roberto Formigoni, in una foresta di torri tirate su  senza un piano particolareggiato del Comune e per iniziativa liberista e irregolare di società immobiliari, banche, presidenza regionale. O rispetto ai regali fatti al Qatar nell’ambito di quella che è stata definita una “Jihad” virtuale, immobiliare e finanziaria con l’acquisto a prezzo scontato del 40% dell’area di Porta Nuova, inteso a edificare quasi 300 mila metri quadrati del centro città, nei quartieri Garibaldi-Repubblica, appena oltre la cerchia monumentale dei Bastioni spagnoli. O se pensiamo allo strapotere concesso alla finanza immobiliare anche grazie allo sciagurato accordo di programma sugli Scali Ferroviari improntato a criteri di deregulation che trasformano l’urbanistica in negoziato privato tra amministrazione e imprese i cui appetiti vanno appagati, in questo caso spalmando in maniera pressoché indifferenziata 670.000 mq di superficie di cemento, per terziario, commercio, residenze di lusso e ricezione alberghiera per il turismo aziendale. O con l’autorizzazione nel Piano di Governo del Territorio a quello che viene definito il “mix funzionale libero” con cui si permette al privato piena libertà di intervento su tutto il tessuto consolidato della città.

E mentre i dati evidenziano una sorta di boom edilizio nel centro metropolitano, le tendenze rilevate sul fronte demografico segnalano la continua emorragia di popolazione a Milano  e una crescita robusta dell’hinterland, segno evidente che è in corso una espulsione degli abitanti per sostituirli con avventizi, per convertire il patrimonio residenziale in uffici, sedi di imprese e banche, grandi firme, residence e hotel.

A guardare a Milano, dove si è già consumato dietro a qualche battibecco di facciata, il sodalizio  tra Pd e Lega, a guardare al Lazio, a guardare a Taranto, c’è da preoccuparsi pensando all’Italia che potrebbe essere  nella futura età del “meno peggio”.

Annunci

Un Kashoggi al giorno leva l’ipocrisia di torno

Turkish-prosecutor-Khashoggi-strangled-immediately-at-Saudi-consulateQuando Trump venne eletto ne fui contento per due ragioni che non hanno nulla a che vedere con gli umori degli opposti beghinaggi politici o pseudo tali: la prima consisteva nella sconfitta della potenza di fuoco informativa e comunicativa del globalismo ortodosso, evento che aveva un valore in sé molto al di là e al di sopra del personaggio che aveva incarnato questa “ribellione”, fatto che trova un analogo anche in Italia. La seconda era che l’arrivo alla Casa Bianca di un personaggio così rozzo e “americano” avrebbe cancellato il trompe l’oeil di ipocrisie divenuto intollerabile con Obama e messo a nudo la realtà di una potenza imperiale aggressiva e violenta sotto ogni punto di vista capace di tollerare soltanto sudditi ma non partner. Insomma una ventata di realismo in mezzo al maramaldeggiare di una confusa retorica che  poi serviva agli ambienti per così dire atlantisti anche se situati su altri oceani, di dare appoggio a ogni guerra e a ogni strage di uomini, di verità e di diritto.

Quanto al primo motivo a due anni di distanza possiamo tranquillamente parlare di occasione perduta perché non si è realizzata quella presa di coscienza che si poteva sperare e si assiste a una miserabile batracomiomachia fra tifoserie. Per dirla con le parole di Naomi Klein pronunciate all’ indomani dell’elezioni di Trump: ” E’ stato  ignorato i il motivo principale per cui ci troviamo a vivere questo incubo ad occhi aperti: il neoliberismo. E’ questa visione del mondo – totalmente incarnata da Hillary Clinton e dal suo ambiente – che è stata inefficace contro Trump . La decisione di presentare questo tipo di scontro ha determinato il nostro destino: se non riusciamo a imparare nulla, perché non dovremmo almeno apprendere la lezione che viene da questo errore? Ecco cosa dobbiamo ammettere: un sacco di persone soffre e sta all’inferno.  Con le politiche neoliberiste di deregolamentazione e privatizzazione, con l’austerità e le imprese transnazionali, i livelli di vita sono drammaticamente peggiorati. le persone hanno perso il lavoro, hanno perso le pensioni, hanno perso gran parte delle reti di sicurezza che rendevano queste perdite meno spaventose. E per i loro figli si annuncia un futuro anche peggiore dell’attuale precarietà”. Infatti se la potenza di fuoco di un’ informazione centralizzata non è riuscita ad evitare il disastro elettorale per i suoi referenti politici diretti è però finora riuscita a impedire che il discorso pubblico si evolvesse e si affrancasse dal reciproco sventolio di feticci privi di senso o disseccati del senso originario e che si mettesse mano a un generale cambiamento di paradigma che di certo non può essere rappresentato da un mero ritorno di sovranismo .

Quanto alla seconda ragione essa si è invece realizzata in pieno: le politiche protezioniste contro la Cina, il voltafaccia sull’Iran, la grottesca commedia della Corea del Nord, il mantenimento di sanzioni oltre ogni plausibilità, le manovre mediorientali, il tentativo peraltro riuscito di riconquista dell’America Latina, la riedizione di una guerra fredda completamente  artificiale, tutto realizzato, senza più mediazioni o infingimenti  in un’ atmosfera di tracotanza e di aperto disprezzo verso un ipotetico diritto internazionale hanno mostrato come geopolitica ed economia vadano a braccetto nel progetto di dominio e abbiano fatto degli Usa una sorta di nemico universale. Come tutto questo non bastasse è piombato nelle cronache l’affaire Kashoggi: nel momento stesso in cui Washington ha fatto finta di credere all’Arabia Saudita e alla ridicola dinamica dell’uccisione del giornalista – magnate -.agente segreto, peraltro protegé degli Usa e probabilmente legato a oscuri piani contro casa Saud, ma specialmente contro la sua eminenza grigia, il principe bin Sultan viene dimostrato al di là di ogni ragionevole dubbio e di qualunque irragionevole illusione, l’assoluta parzialità degli Usa nel perseguire i propri interessi sia economici  (massiccio acquisto di armi da parte dei sauditi e de enormi investimenti negli States) sia geopolitici essendo Riad il fulcro di appoggio di tutto il caos in mediorente e nel golfo. Insomma l’ Arabia Saudita non può essere toccata, qualunque cosa faccia, dalle stragi in Yemen all’assassinio nelle ambasciate, mostrando così tutta la precedente e untuosa pretestuosità di interventi, guerre e sanzioni attuate in nome di principi messi sotto i piedi.

Al contempo però la vicenda Kashoggi dimostra anche la debolezza dell’impero  di fronte all’inevitabile avanzata della multipolarità, per cui Washington deve disperatamente cedere alle ambizioni e alle manovre dei suoi spalleggiatori per evitare di perdere le sue pedine e accelerare il proprio declino. Solo con l’Europa, resa ormai debolissima dalle sue stesse logiche interne e dai condizionamenti politici dei miliardari di Davos e dei loro valletti che negli Usa vedono il loro guardaspalle, può spadroneggiare sia portando alla guerra i suoi vassalli in vista di ricompense che non ci saranno, sia alzando la voce per stimolarli a battaglie suicide. Forse non è cambiato molto rispetto al passato ma è il tono sguaiato del comando che non consente alle elites continentali di apparire come alleati e non come servi.


Correnti del Nord, dell’Est e del Sud

nord_stream2Le cose cambiano e mentre siamo costretti a vedere come la razza padrona e i suoi dipendenti dell’informazione si diano un gran daffare per smacchiare Benetton e Atlantia da ogni responsabilità in nome del mercato, nel resto del mondo si è vissuta una settimana piuttosto densa di eventi franosi per gli assetti dell’ordine nuovo. Prima Putin è andato a Vienna per festeggiare il matrimonio del ministro degli esteri austriaco Karin Kneiss, cosa che di per sé supera appena la barriera della cronaca mondana, ma che in realtà svela un intreccio di rapporti e interazioni che ben poco hanno a che fare con le sanzioni a Mosca che Bruxelles si è fatta imporre da Washington. E infatti subito dopo il leader di Mosca ha incontrato Angela Merkel e con lei ha ha siglato un accordo per il completamento del gasdotto North Stream 2, contro il quale gli Usa da cinque anni gli Usa stanno facendo fuoco e fiamme, mettendo a segno anche colpi bassi come quello dell’affaire Volkswagen. Ma la Merkel non aveva politicamente altra strada per sopravvivere perché se perdesse il favore dell’industria tedesca sarebbe fuori gioco e dunque il niet statunitense, con sanzioni alle aziende che partecipano alla costruzione del gasdotto, avrà comunque poco effetto, anche grazie alle possibilità di aggirarlo.

Ma c’è di più perché a margine dell’accordo si è discusso di una possibile missione russo – tedesca di pace in Ucraina e di uno sforzo europeo per la ricostruzione della Siria distrutta dalla guerra americana, il che paradossalmente sembrerebbe poter resuscitare un qualche ruolo europeo ucciso dal totale e servile appiattimento sugli Usa e sulla Nato. Certo l’accordo segna anche una frattura continentale in ragione dei diversi interessi, ma essa è più che ovvia dopo una quarantina d’anni di silenzio geopolitico.  C’è da chiedersi quanto dureranno le sanzioni contro Mosca in queste condizioni, ma del resto proprio in questi giorni Trump ha fatto sapere di aver interrotto i finanziamenti alla Siria, ovvero ai terroristi  ingaggiati  per simulare una sanguinosa guerra civile, ufficializzando in questo modo la sconfitta a stelle e strisce. Se si vuole proseguire sarà l’Arabia Saudita a dover intervenire in prima persona.

A questo proposito c’è da segnalare che la Cnn ha ammesso che il missile a guida laser lanciato dai sauditi contro un bus ammazzando 43 bambini era di fabbricazione americana. Nessuno lo dubitava minimamente, tuttavia l’ammissione fatta per interposta informazione embedded forse prelude a un qualche presa di distanza dalla politica saudita. Certo è impossibile dirlo perché ormai gli Usa sono un demente con personalità multipla per cui bisogna vedere se prevarrà il deep state o Trump o magari nessuno dei due in un indescrivibile caos di azione. Del resto proprio in questi giorni John Bolton ha fatto sapere che sono solo la Russia può interferire nelle elezioni americane, ma anche Cina, Corea del Nord, Iran e via dicendo: i più grandi creatori di brogli e imbrogli elettorali dell’universo ora temono non ben chiarite interferenze, dalle  quali è comunque escluso ogni segno di intelligenza. Tuttavia già solo questo è un cambiamento gigantesco negli assetti globali.


Niente domande per un verminaio

948deceae9ce05154cabf2b6f3ea54edLa domanda che mi faccio è quanti italiani o europei o americani sappiano delle dichiarazioni esplosive dell’ex ministro degli esteri del Qatar basate sulla dell’esperienza personale, ma con l’appoggio di un documento piratato da Edward Snowden al più potente servizio segreto statunitense, ovvero la Nsa. Quanti sanno che in quel documento viene detto con straordinaria e inequivocabile chiarezza che l’opposizione armata in Siria era sotto il diretto comando dei governi stranieri (occidentali più Arabia Saudita, Qatar stesso e Turchia) fin dai primi momenti e che in sostanza è stata artificialmente creata una guerra civile che ha fatto al minimo mezzo milioni di morti all’unico scopo di impadronirsi della Siria e di affermare una nuova cartina del Medio Oriente?

Mi chiedo ancora quanti siano quelli che a tutti i costi non vogliono né sapere di quel documento e delle decine che affiorano ogni settimana dal un vergognoso carnaio occidentale, comprese le mail di appoggio di Hilary Clinton, per non dire del fatto che fu proprio il governo saudita in accordo con gli Usa a scatenare,  sotto il comando diretto del principe Salman bin Sultan,  l’assalto missilistico sull’aeroporto di Damasco e sui quartieri civili della città , che doveva costituire quasi l’atto finale della caccia alla “preda” ossia a ad Assad che invece si è rivelato un osso più duro del previsto e con l’appoggio della Russia, oltre che sul consenso popolare è ancora la suo posto.

Il caos provocato in medio oriente dal fallimento dell’impresa, spacciata come l’ennesima esportazione di democrazia, sta oggi favorendo l’emersione degli arcana imperii e facendo venire alla luce tutto il terribile verminaio della vicenda. Quello che del resto ha dato origine all’ Isis come derivazione dell’ esercito di liberazione siriano e che ha continuato ad essere in qualche modo preservato perché la confusione era comunque funzionale alla manipolazione del Medio Oriente.  Eppure ad ascoltare i main stream di tutto questo si ha solo qualche equivoco accenno, mentre la narrazione ufficiale non cambia sostanzialmente di una virgola rispetto agli anni passati e non propone nemmeno un dubbio sul fatto che il regime arcaico di Riad, oggi sottoposto a purga, pare dopo intensi colloqui tra il principe Salman Bin e il genero di Trump, possa davvero avere così a cuore la democrazia in Siria. Anzi ogni tanto sugli speciali spazzatura che vengono generosamente offerti dalle televisioni, si hanno annunci trionfali sui gli immesi progressi del sultanato saudita e viene citato il fatto che oggi le donne saudite possono guidare. Peccato che vengano omesse le stragi di civili in Yemen o il rapimento del primo ministro libanese nella speranza di creare un cuneo di Al Quaeda al sud della Siria, tutto naturalmente sotto suggerimento, consenso e copertura americana.

L’informazione occidentale è insomma per qualche verso un’informazione di guerra che arriva a negare l’evidenza con la differenza che durante un conflitto vero e proprio è normale dubitare delle notizie che vengono fornite, mentre nella situazione attuale non ci si accorge nemmeno di essere presi letteralmente in giro. Del resto l’assuefazione alle narrazioni deformi è vitale più per scopi interni, per nascondere i massacri sociali o a per enfatizzare sedicenti crescite, per  rendere omaggio alle elites e a mettere sotto il tappeto le evidenti manovre per abolire la democrazia reale. Comunque sia tutto questo è reso possibile dall’addestramento ormai quarantennale a non porsi mai domande, ma ad accettare le risposte che vengono fornite anche quando sono palesemente contradditorie, insufficienti, prive di fonti credibili che non siano autoreferenziali: se si arriva ad accettare l’incoerenza persino quando si tratta di della propria esperienza reale, arrivando a colpevolizzarsi per la propria condizione, figurarsi cosa si può ottenere quando si parla di avvenimenti del tutto al di fuori degli orizzonti comuni.

E’ per questo che il totale ribaltamento cognitivo  riguardo al medio oriente, anche quando riesce a penetrare l’opacità informativa, può essere ignorato o ancor peggio accettato senza alcun problema, dopo una strage inutile e ininterrotta da sette anni che tra l’altro ha reso ancor più intenso e disperato il dramma delle migrazioni.


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: