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Nato bum bum

strangebgIl 29 settembre scorso, subito dopo il discorso di morte e distruzione fatto da Trump, presidente di un impero impazzito dove la gente si difende dagli uragani sparando, l’Onu ha aperto la firma sul trattato di messa al bando delle armi nucleari che impegna chi lo sottoscrive a non produrre, possedere, usare o minacciare di usare questi ordigni. Immediatamente però la Nato ha proibito ai 29 paesi così sfortunati da farne parte di aderire a questo impegno esautorando così i parlamenti e minacciando oscuramente quei Paesi che volessero siglare l’accordo (122 fino ad ora) a riflettere attentamente sulle sue implicazioni, cosa che non vuol dire nulla, ma che si profila come evidente intimidazione mafiosa.

L’alleanza insomma non perde occasione di mostrare come sia parte integrante della governance europea, la mano armata del neo liberismo e non ci pensi nemmeno a rinunciare – ovviamente per la causa della pace – alle armi atomiche: infatti la proibizione di firmare nasce dal timore di dover ritirare gli arsenali nucleari sparsi un po’ ovunque sul territorio europeo, chiara violazione del vecchio trattato di non proliferazione, a garanzia certa dell’armageddon continentale in caso di guerra e come presa di ostaggio delle popolazioni con la scusa ahimè fin troppo consunta, anche se ancora buona per i cretini, di difenderla. Così i buoni sciumbasci europei hanno detto si buana a Trump e sdegnosamente non hanno firmato.

Ma al di là di questa canagliate, sono davvero eccentrici gli argomenti e i pretesti ( qualcosa bisognava pure dirla come accade anche per i peggiori banditi)  volti ad appoggiare a giustificare la proibizione di firma: in una dichiarazione del Consiglio della Nato si dice esplicitamente «un trattato che non impegna nessuno degli stati in possesso di armi nucleari non sarà effettivo, non accrescerà la sicurezza né la pace internazionali, ma rischia di fare l’opposto creando divisioni e divergenze». Benissimo, ma allora se è così, se la non proliferazione non accresce la sicurezza  in base a quale criterio o quale fantasma di un possibile e di fatto inesistente diritto internazionale, si minacciano di distruzione Paesi che si dotano di armamento nucleare? Non ci potrebbe essere esempio più chiaro della sfrontatezza dell’impero che nello stesso giorno con una mano anzi con un orrido parrucchino minaccia la distruzione della Corea del Nord perché sperimenta armi atomiche e missili (che tra l’altro di per sè non hanno nulla di nucleare) e dall’altra ordina ai Paesi soggetti alla Nato di non firmare un trattato sulla denuclearizzazione.

Strano che in pochi si siano accorti di questa gigantesca aporia anche se è scontato che quasi tutti abbiano fatto finta di non accorgersene per salvare la faccia dei padroni i quali di certo non amano tutto quello che potrebbe mettere in moto processi che strappino loro il potere della minaccia nucleare o li costringano a mostrarsi quali sono, spogliati della retorica di cui si ammantano. E tuttavia dentro tutto questo c’è anche una contraddizione incipiente di segno diverso, al di là dei deliri del Pentagono, di Trump e dello stato profondo: gli Usa non attaccheranno la Corea proprio perché possiede armi nucleari e potrebbe dare avvio all’apocalisse, mentre ha attaccato l’Irak perché non aveva le armi di distruzione di massa che sono state il pretesto per l’intervento.

Allora nessuna messa al bando delle armi nucleari, ma minacce e propositi di distruzione per chi se le costruisce a parte i tradizionali possessori: la logica dei folli.

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Nuovi miscugli di amici e nemici

one_one-greyMentre in Europa si votava in ordine sparso e con risultati sia imprevisti, sia contradditori, nel resto del mondo sono accadute alcune cosette che prefigurano scenari del tutto nuovi sulla via della multipolarizzazione mondiale. La prima è che nella Sco, ovvero la Shangai Cooperation organization sono entrati grazie a Cina e Russia due nemici storici, ovvero l’India e il Pakistan, il che non solo porta questo centro di sviluppo economico a rappresentare metà dell’umanità e la metà dell’economia reale, molto più dunque che non il G7, ma che la sua forza aggregante è molto superiore al previsto. La seconda è che la Turchia è scesa a fianco dell’Iran in difesa del Qatar minacciato da Arabia Saudita, Usa e Israele, impiantando una base militare e cominciando a inviare cinquemila uomini, sufficienti peraltro a buttare nel Mar rosso la truppaglia saudita che già in Yemen ha dimostrato la sua grande disponibilità a scappare. Anche qui abbiamo due eterni nemici, Ankara e Theran, che si mettono assieme per non farsi divorare da Washington, il che vuol dire che la minaccia occidentale è sentita ormai come prevalente, ma che spalanca anche nuove ipotesi nella politica degli oleodotti e dei gasdotti. Infine la Russia ha risposto alle manovre Nato chiaramente dirette a evocare giochi di guerra contro di lei,  installando nel pezzetto di Prussia orientale che rimane una sua enclave, nuovi missili S 400, Iskander e Topol M, si tratta di una panoplia di armi a medio raggio, tutti dotati ovviamente di capacità nucleare, velocissimi,  molto precisi e in grado di evitare molti tipi di contromisure. Insomma sono in grado di bucare con facilità le difese europee esponendo direttamente il continente alle conseguenze dell’ostinazione di Washington nel mantere un dominio unipolare sul pianeta.

La decisione di Mosca, ha spiazzato completamente la Nato mettendone in luce le debolezze che consistono essenzialmente nella difficoltà di conciliare la difesa unica e la deterrenza nucleare, ma soprattutto ha messo la Germania e l’Europa nella condizione di dover considerare scenari del tutto inediti dopo la fine della guerra fredda e di certo non bilanciabili con l’aumento delle spese militari convenzionale chiesto dagli Usa. Ora ancora di più ci si domanda perché il continente dovrebbe perdere molti miliardi ogni anno a causa delle sanzioni alla Russia (di parla complessivamente di circa 100 miliardi) e nel contempo tornare a vivere sotto minaccia solo per compiacere le mire di Washington e più che altro quelle del potere profondo che la domina. Sacrificarsi per permettere che a Kiev i nazisti e l’Fmi (anche supposto che vi sia una sostanziale differenza) la facciano da padrone è davvero un non senso. Anzi la cosa è talmente assurda che basta da sola a porre le premesse per una futura disgregazione dell’alleanza, quanto meno nelle attuali forme di totale sottomissione agli Usa e messi a fare da vittime sacrificali di un conflitto.

Il fatto è che se si vuole agire nella logica per la quale il nemico del mio amico diventa mio nemico, bisogna prima accertarsi che ci sia davvero un amico e non uno sfruttatore. Tanto più che questi “nemici” sono coloro che non sopportano più la colonizzazione semplicemente perché è diventata ormai una palla al piede e gli svantaggi diventano più onerosi dei vantaggi: prima o poi non basteranno più i Macron, le May, i Renzi e le Merkel e nemmeno le socialdemocrazie complici a nascondere questa evidenza, mostrando come la geopolitica e la politica siano qualcosa di molto più strettamente legate di quanto comunemente non si pensi. La liberazione dal giogo delle elites anglosassoni finirà per essere anche quella dal pensiero unico che esse hanno imposto.


Gli ascari e la parata degli orrori

pinotti-mattarellaFrancamente non riesco a capire perché la festa della Repubblica debba essere celebrata con una parata militare, specie pensando ai tragici eventi ne hanno accompagnato la nascita, ma rimango ancor più stranito perché i brandelli di esercito in marcia non appartengono nemmeno al Paese e sono invece vere e proprie truppe di occupazione, milizie coloniali, ascari sotto comando straniero. Detto così potrebbe suonare indigeribile e offensivo a chi va a sventolare la bandierina, ma la realtà è purtroppo questa: il sistema militare che assorbe circa 25 miliardi l’anno almeno ufficialmente, senza contare le spese nascoste e accessorie che portano il conto a non meno di 30 miliardi, è costruito e pensato in modo da essere di appoggio e contorno alla Nato, cioè al sistema militare Usa, però non ha alcuna autonoma capacità di difesa del Paese e dunque neanche un autonomia di comando. Quello che interessa all’impero è la disponibilità del territorio per le sue basi, qualche nave e aereo di supporto, qualche vittima sacrificabile nelle guerre invariabilmente giuste a cui si è comandati per dare un ipocrita estensione internazionale a mire esclusivamente americane e qualche incauto acquisto per foraggiare le industrie del padrone. Tutto il resto non interessa e infatti marcisce o è preda della corruzione più sfacciata dei boiardi di stato, della politica corrotta e della repubblica dei generali.

Partiamo dalla realtà attuale che suona davvero impietosa: tutto quello che abbiamo – ma questo annotatelo per ciò che verrà dopo – sono 200 carri armati Ariete, i peggiori di tutto il panorama mondiale e un centinaio di vecchi Leopard I usati per addestramento. Ecco ciò che rimane di una forza corazzata notevolissima al tempo della guerra fredda quando le priorità imposte da Washington erano diverse, il resto circa 3000 carri ormai inutilizzabili, giace ad arrugginire nelle campagne del vercellese visto che nemmeno ci  si è peritati di venderli o forse qualcuno ha posto un veto in merito.

Dei rimanenti circa 2600 blindati solo il 15 per cento è di concezione e fabbricazione relativamente moderna, mentre tutto il resto appartiene a un’altra epoca, per non parlare del parco artiglierie, meno di 1500 pezzi in tutto, di cui due terzi già in via di dismissione per anzianità. Il resto consiste in meno di 300 elicotteri tra le varie armi (compresi quelli dei carabinieri) tra cui parecchi in dismissione e moltissimi da sostituire per raggiunti limiti di età, esclusi quelli per addestramento o per “il trasporto di pesrsonalità di rilievo”, 200 caccia utilizzabili, una portaerei senza aerei, poche batterie di missili  e in compenso spese folli per sovvenzionare la Lockheed, acquistando i mediocrissimi, ma costosissimi F35 e continuando a buttare soldi nel sistema missilistico Mead, in progetto dal 1995, che nessuno vuole più, a cui hanno rinunciato sia americani che tedeschi ma che per sostenere il quale qualche ammiraglione nostrano si è messo in volo per implorare il ministero della difesa di Washington di non cancellare il programma, che tanto gli italiani saranno così boccaloni da compralo lo stesso.  Certo i servetti diventano cuor di leone quando si tratta di sgraffignare qualcosa, perché non c’è alcuna altra plausibile  ragione per questo intestardimento.

Composto  questo quadro veniamo al grosso della nostra forza di terra, basata essenzialmente sul Centauro, un semicarro armato, dotato di un potente cannone, ma montato su ruote e dotato di blindatura leggera, praticamente un dinosauro delle tattiche della guerra fredda, improponibile negli scenari odierni. Dal Centauro è derivato pari pari il Freccia, un blindato da trasporto truppe (8 uomini) con un cannoncino in torretta e protezione già insufficiente per le mitragliatrici pesanti. Bene il governo Berlusconi ne acquistò un primo lotto di 249 al prezzo di 1,6 miliardi e il governo Renzi altri 381 per la miseria di altri 2,6 miliardi, nonostante lo stesso capogruppo PD in commissione Difesa abbia tentato invano di bloccare la decisione del governo e del ministro della difesa, ammiraglio de Giorgi (lo stesso degli F35 3 dei Mead) . A che ci serviranno mai 600 blindati di questo tipo? Ma la cosa spassosa e miserabile insieme è che essi costano mediamente più di 6 milioni e mezzo ad esemplare quando veri ed evoluti carri armati si possono acquistare a molto meno: 5,74 milioni per un Leopard II, da 4 a 6,2 milioni per un Abrams americano, 4,5 milioni per un Merkava IV israeliano, 5 milioni per un Challenger britannico. Per non parlare dei soli 3 milioni necessari all’acquisto  quello che viene considerato il miglior mezzo trasporto truppe del mondo ovvero il Namer israeliano. E non basta perché per dare un minimo di protezione agli uomini il Freccia deve essere equipaggiato con corazzature supplementari che costano un occhio della testa oltre a peggiorare di parecchio le prestazioni del mezzo.

Naturale che nel contesto di un esercito coloniale si aprano spazi per operazioni di questo tipo che gridano vendetta per lo spreco di denaro pubblico, in vista di interessi privati. Ma poiché questa è sostanzialmente la stessa situazione dell’intera Europa sotto il tacco della Nato, una situazione simile nella sostanza anche se non nelle tipologie italiane, è presente in tutto il continente. Sulla carta l’Europa è una potenza straordinaria, numericamente superiore a quelle degli Usa e della Russia, in qualche caso (vedi navi e sommergibili) più di Usa e Russia messe assieme, ma tutta questa mole di armamenti non riesce ad esprimere né una forza operativa credibile né una politica più dignitosa del comodo traino da parte degli Stati Uniti e della sudditanza nei loro riguardi. In realtà le forze armate italiane, ma europee in genere, forse con la parziale eccezione della Francia hanno dimensioni, logica e qualità del tutto indipendenti dalle reali esigenze operative e dalle risorse economiche. Non sono al servizio della difesa e della sicurezza, ma di chi le vede come mucche da mungere, bacini clientelari, territori di caccia grossa per le lobby o per la politica, stravaganti e inutili reperti nel contesto di una subalternità imposta e allo stesso tempo cercata.

Così la sfilata del 2 giugno non è altro che una parata di orrori che non ha risparmiato nemmeno i terremotati traditi, costretti a sfilare davanti a chi nega loro la ricostruzione e persino le strutture di emergenza, promesse, ma mai arrivate. Però a pensarci bene il Freccia potrebbe valere la spesa se lo si pensa non come uno strumento utile alla difesa, ma come un mezzo anti rivolta. Caso strano il loro numero totale è pari a quello dei parlamentari perché alle volte persino le coincidenze più improbabili dicono qualcosa.


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